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Fabrizio
De André di qua, Fabrizio De André di là,
il nuovo Fabrizio De André, il premio Fabrizio De André,
La Fondazione Fabrizio De André ... Fabrizio viene
tirato tutti i giorni per la giacchetta in tutte le direzioni.
E' strano per uno che non si faceva tirare e che non mi sembra
portasse neanche le giacchette. Questo eccesso di "Deandreume"
ha portato alla nascita del CASD, in seno a Bielle. Il Comitato
Anti-Scempio De André si propone di segnalare tutti
i casi di abuso del nome e dell'arte di questo grande artista,
supplendo alla vacanza di iniziative e di idee di una Fondazione
che porta il nome, contempla gli eredi, ma, almeno per ora,
non si muove nella logica di proteggerne la memoria. Il Casd
raccoglie adesioni: se vuoi aderire scrivi le tue motivazioni
qui
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Mauro
Pagani: "Creuza de ma 2004"
Mauro
Pagani non
usurpa la memoria di Fabrizio De André. Anzi, con "Creuza
de ma 2004" (alias "On the Creuza again") rende
al maestro ed ex sodale un partecipe e devoto omaggio che, contemporaneamente
è anche un omaggio alla sua stessa (di Mauro) capacità
creativa e, questa volta a sorpresa, anche interpretativa. In
tutto questo profluvio di finti omaggi, dove perfino Antonello
Venditti decide di dedicare un suo brano a Fabrizio, il lavoro
di Mauro spicca per nitore, per onestà intellettuale
e, ultimo, ma non ultimo, per sua intima bellezza, come se il
dover rimettere mano a così grande materiale gli avesse
fornito una scarica aggiuntiva di creatività e sensibilità
sia compositiva che interpretativa. I due inediti che si trovano
nell'album sono perfettamente in linea con le tematiche del
disco primigenio, così come gli inserti da "Nuvole",
reale terza facciata del lavoro. |
AAVV:
"Canti randagi"
Quando
si parla di omaggi
sentiti
e sinceri a Fabrizio De André non si può ignorare
questo disco. In primo luogo perché pubblicato nel 1995,
ossia a Fabrizio ancora ben in vita e in salute e in secondo
luogo perché rappresenta un sentito omaggio non solo
all'autore, ma soprattutto a un suo disco: quel "Creuza
de Ma" che ha cambiato la storia di buona parte della musica
italiana. E questo era anche l'intenzione degli ideatori del
progetto, in primo piano Adele Di Palma e il suo staff: fare
interpretare il repertorio di Fabrizo da ottimi esponenti della
seconda ondata del folk revival in Italia. Ottimo risultato
e stupefacente resa! Dopo di che, passano altri dieci anni e
viene celebrato questo disco (e Fabrizio) con un grande concerto
quest'estate al Forte di Vinadio, in provincia di Cuneo. Ecco
la cronaca di quella serata: Canti
randagi a Vinadio |
Morgan:
"Non al Denaro, non all'amore, nè al cielo"
Ben
fatto, ma perché? Questa è la ovvia domanda
che viene da porre, non dico nel sentire il disco, ma nel
sentire la notizia dell'uscita del remake di "Non al
denaro non all'amore né al cielo" di De André.
Ossia, quello che il sottoscritto ha sempre considerato il
miglior lavoro prodotto nella storia della musica italiana
del '900. Perché, se proprio si vuole fare un atto
d'amore a De Andrè - come è stato ribadito da
Morgan e dalla Fondazione D'Andrè (che ha coordinato
il progetto) - non si riprende interamente uno dei primi album,
di quelli poco curati musicalmente, anziché questo?
La rilettura,
in tal caso, deve essere una cosa spiazzante, che modifica
completamente l’originale - azzardo comunque sconsigliabile
per un lavoro così straordinario. Morgan è un
musicista che sa il fatto suo, che unisce ad intuizioni d’avanguardia
un’ottima preparazione classica: questo ci faceva sperare
che la sua opera avesse quel rinnovamento che la rendesse
interessante, anche se provocatoria o, persino, brutta. Macché.
Un bel disco, sia ben chiaro. (segue)
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Mai
titolo, per un concerto, fu più appropriato! Delle
due l'una, o chi ha organizzato il concerto non ha mai letto
le note di copertina del disco di De André, oppure
possiede un singolare senso dell'umorismo. Già, perché
erano proprio quelle nuvole che oscurano il sole e ci lasciano
una voglia di pioggia, anzi di un alluvione che riesca a spazzarli
via, per sempre.Introdotti da una recita, becera da una parte
e ispirata dall'altra, le nuvole cominciano ad affollarsi
sul palco. Povero “Pescatore”, con le majorettes
e senza fischio! Lo scugnizzo Ranieri comincia sparando cazzate
a proposito del fatto di come sarebbe stato difficile, all'epoca,
e di come sarebbe difficile ora, sentire canzoni che parlassero
di stelle, vento e fiordalisi. Detta
la puttanata, ha iniziato l'ultimo stupro della povera Marinella
(che ragazza sculata!!). Ho aspettato con ansia che si sbrigasse
a buttarla in quel cazzo di torrente! PUBBLICITA'! Mi sembra
giusto. Francesco
Di Giacomo (Banco) e Morgan (al piano). E anche “Bocca
di rosa” è sistemata. Giustizia sommaria! Non
so nemmeno se provo rabbia o pena per questo simil-barbone
che rantola sul palco. Introdotto
da dei versi misteriosi, recitati con sussiego da un tenebroso
più ridicolo con quei baffetti che bello, Neffa (Neffa!!!
e chi cazzo è?) ci ha cantilenato una “Guerra
di Piero” che ha fatto sgorgare da dentro il cuore una
domanda destinata a non avere risposta. Ma perché Piero
non ha sparato, nonostante le ripetute esortazioni? Perché
non ha sparato.....a Neffa!!???-( segue)
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Faber
amico fragile
Esiste
un cd, tra i miei, praticamente consumato dal gran suonare.
E' la copia pirata, fatta al volo, del concerto del Carlo
Felice in memoria di De Andrè. Esiste un cd, sempre
tra i miei, quasi intonso, che non ha mai l'onore di salire
sul carousel dei mei 100 dischi preferiti: è "Faber,
amico fragile". Ebbene sì, vostro onore, mi confesso
colpevole! Non solo non lo sento mai, ma non mi piace neanche.
Eh sì, io sono l'uomo a cui non piace Faber! Come è
possibile, visto che mi piaceva il concerto da cui il disco
è tratto? Vostro onore, è questione di emozione.
Lì c'era, qui non c'è più. "Faber"
come cd è stata una banale strenna di Natale. Lo
so, lo so che i fedeli deandreiani mi aspetteranno all'angolo
per appendermi con le mie budella all'albero più alto
della nave della nostalgia, ma devo dirlo. Sentire Gino Paoli
che fa un Fabrizio di maniera, Edoardo Bennato che dimostra
di non aver capito un cazzo di quello che sta cantando, Roberto
Ferri che storpia una inutile Marinella in francese, Alloisio
che canta qualcosa che non c'entra per niente, Celentano che
fa strame di "La guerra di Piero", Cecilia Chailly
che si arrampica a fatica per le strade di "Inverno",
Teresa De Sio che uccide per la seconda volta Michè,
sinceramente non mi dà brividi di piacere.
( segue)
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