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Canzoni d'autore al Piccolo

Carlo Fava: l'erede è qui
di Silvano Rubino

Quello della ricerca degli eredi dei grandi della canzone, del teatro, del cinema, è un gioco che piace tanto ai giornali e alla critica, ma che spesso risulta un po’ forzato, oltre che ozioso. Il caso di Carlo Fava e di Giorgio Gaber, invece, è uno dei pochi in cui il concetto di eredità può essere speso con una forte dose di pertinenza. Se il teatro-canzone inventato e incarnato per più di 30 anni dal signor G. può essere considerato un genere di spettacolo vivo e vitale anche in assenza del suo profeta più grande, allora Carlo Fava oggi è l’artista che più di ogni altro lo rende tale. Con talento, presenza scenica, capacità, carisma.

Così, il 22 e il 23 gennaio, nell’ambito della rassegna “Canzoni d’autore”, il teatro canzone è tornato sulle scene del Piccolo di Milano (nello specifico, al Teatro Studio), con lo spettacolo “L’uomo flessibile in concerto”. Allora, visto che il concetto di eredità è pertinente, proseguiamo su questa strada: come in Gaber, lo show è basato sull’alternanza di canzoni e monologhi; come in Gaber, la satira sociale e di costume si alterna a riflessioni più intimiste e squarci lirici; come in Gaber, si tratta di uno spettacolo dalla forte unitarietà, frutto di un lavoro in tandem (Carlo Fava e Gianluca Martinelli); come in Gaber le canzoni possiedono melodie semplici e accattivanti (senza mai essere banali), capaci di essere godute anche al primo ascolto, a uso e consumo di una fruizione totalmente teatrale della musica.

Ci sono momenti in cui Fava arriva anche ad “assomigliare” al signor G.: nell’unico tratto di spettacolo in cui abbandona il pianoforte e recita/canta in piedi (per il brano “L’uomo flessibile”), alcune movenze, alcune espressioni del volto ci hanno dato un forte brivido di deja vu. Chiariamolo subito, però: non ci troviamo di fronte a un clone, né a un pedissequo imitatore bravo negli “esercizi di stile”. Ci troviamo di fronte a un artista che sa fare tesoro di una lezione, professionale, umana, intellettuale. E qui con la storia dell’eredità mettiamo punto.

Per proseguire dicendo che lo spettacolo è bello e intelligente. Si tratta di un aggiornamento de “Le notizie”, andato in scena l’inverno scorso al Teatro Verdi di Milano, uno spettacolo fatto di binomi, quello monologhi-canzoni, ma soprattutto quello pubblico-privato. La riflessione sulla dimensione pubblica, su quello che ci circonda, su quello che ci piace e soprattutto non ci piace di questa società - Fava lo dice chiaro in uno dei monologhi - è una cosa che sempre meno interessa all’italiano medio, all’”uomo flessibile”, appunto, a cui piace sentirsi “individuo”, più che “cittadino” e che è abituato a rispondere alla domanda “come va” con un profluvio di considerazioni sulla propria vita privata (di solito lamentele).

Fava e Martinelli, invece, preferiscono continuare a guardarsi attorno, cercare di emergere dalla “palude” (il titolo della canzone più politica dello spettacolo), utilizzando in particolare le lenti della satira, soprattutto nei confronti del modo in cui in Italia viene gestita l’informazione. “Le notizie”, appunto. Distorte, mischiate, confuse, svilite, nascoste. Come emblema di questo modo di gestire l’informazione Fava prende Studio Aperto, costruendo una filastrocca in musica basata sui titoli (veri) del tg di Italia Uno: un miscuglio indigesto di tragedia e frivolezza, di omicidi e veline, di avvocati e shopping.

Insomma Fava e Martinelli vogliono continuare a sentirsi cittadini, pur non rinunciando al loro ruolo di individui, alle loro inquietudini private, raccontate nei molti squarci intimisti dello spettacolo, alle difficoltà nei rapporti tra uomo e donna (amaro e affilato il monologo – inedito - dell’uomo che odia le donne, perché così maledettamente capaci di metterne a nudo le debolezze).

Il tutto disteso in un tappeto musicale affascinante ed evocativo. Abbandonata la chitarra elettrica, - presente nello spettacolo e nel disco precedente “Personaggi criminali” - e con essa qualche asprezza rockeggiante di troppo di quell’esperienza, Fava punta su atmosfere decisamente più evocative, accostando la sua voce, bella e suadente sia quando canta che quando recita, al suo pianoforte, al basso di Beppe Quirici (produttore), alla batteria di Vittorio Marinoni e – soprattutto – al violoncello di Martina Marchiori, un “evidenziatore” musicale straordinario. Due serate al Teatro Studio, diciamo la verità, non bastano. Perché anche fuori Milano c’è chi si merita di ascoltare e apprezzare il teatro-canzone di Carlo Fava. La domanda, quindi, sorge spontanea: a quando una tournèe?

La scaletta dei brani: Tenera è la notte, Se fossi il futuro, L'Italia non legge, Metroregione, La palude, L'uomo flessibile, Nuvola Nera, La malavita non è più, Dottore, Cofani e portiere, L'ultima volta che ho visto i tuoi occhiali, Sotto il quadro di Chaplin. Bis: In caduta libera dall'ottavo piano, Lettera da un luogo che non so.

Ultimo aggiornamento: 23-01-2005
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