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Donne, gorilla, Fantasmi e lillà

"Nanni Svampa e il mondo di Brassens... in italiano"
di Lucia Carenini

Sta per uscire il nuovo esperimento di Nanni Svampa: dopo averlo cantato per quarant'anni in milanese, darà all suo amato Brassens un respiro più ampio, proponendo le sue canzoni - in traduzioni sue, ma anche di altri autori - in italiano. Il Brassens di Svampa abbandona l'Ortiga e si tuffa in un' italia più vasta, e lui, Nanni, in una cornice di blu, illuminato dalla luce del sole e non dai riflettori e con la platea ben in vista – “Mi sembra di essere in mutande in corso Buenos Aires”, confesserà ad un certo punto - attacca per l’occasione con le note de Il testamento. Poi parla del tema della morte, sempre presente in Brassens, ma spesso affrontato in chiave ironica, quasi per stuzzicarla, per esorcizzarla. Accompagnato dal fido Mastino alla chitarra snocciola Il Fantasma, L’ombelico, La contadinella (ex Rita de l’Ortiga), Funerali d’altri tempi, Il temporale, La Cesira, Lei mi rompe (Mysoginie a part).

Amicizia, amore, sesso, umorismo, satira di costume, nostalgia per i valori semplici e “di un tempo” si dipanano nell’aria, dimostrando tutta l’attualità e il valore di Brassens, da molti definito il più grande poeta francese del ‘900.

La scelta delle canzoni cade non solo sulle traduzioni da lui scritte in una cariera trentennale, ma anche sulle interpretazioni Brassensiane di altri: De André, Amodei, Medaille.

“Sono contento del lavoro fatto, primo perché ho lavorato molto sui testi, poi perché in sala d’incisione sono stati bravissimi e infine perché c’è dietro questa base musicale complessa ma leggerissima, in tono con le canzoni”. Brassens è difficilissimo da tradurre anche se è il più tradotto nel mondo, nel senso che a tradurlo in chiave canzone ci abbiamo tentato in tantissimi, dagli anni ’60 in poi. Chierici, Amodei, ma non è un linguaggio in grado di entrare nel mercato della musica legera seppur di alto livello, come Brel o Aznavour, proprio per la sua complessità. E’ stato tradotto in tutto il mondo, solo che è un fenomeno che è rimasto un fenomeno di nicchia, legato al mondo dei suoi cultori. Chi ha tradotto e cantato Brassens nel mondo? Solo i cultori. Renderlo canzone fruibile nel senso normale della parola non è facile”.

“Le radici di questo lavoro sono legate alla manifestazione che feci nel ’91 in occasione del decennale della morte di Brassens, quando mi dissero: ‘Ma tu celebri ora uno che in vita non lo conosceva nessuno’. Ed era vero, però grazie al lavoro di Fabrizio De André sei o sette canzoni importanti sono state divulgate, conosciute e amate. Questo è quindi un ringraziamento a Fabrizio e agli altri che hanno fatto sì che molti giovani si siano avvicinati al mondo della canzone francese classica. Sto pensando ai Tetes de Bois che cantano Ferré o a Raffaella Benetti che interpreta Barbara”. Quindi c’è molto interesse oggi a riscoprire questo patrimonio. Penso quindi che questo disco possa essere destinato ai giovani interessati alla poesia oltre che alla musica, a un pubblico che ha amato De André per lo spessore letterario dei suoi testi e naturalmente a tutti i miei coetanei che mi hanno seguito per tanti anni con Brassens in milanese, poi sono passati a conoscere l’originale francese. Quidi dovrebbe interessare un target abbastanza vasto; il punto è farglielo sapere, farglielo ascoltare”.

Il disco è assolutamente sprovincializzato, molto cosmopolita, fatto con un rigore incredibile attingendo da traduzioni di altri. Emergono dei sapori forti, degli odori perduti, l’etica rovesciata dei bassifondi. Il periodo milanese è stato dimenticato, quasi abbandonato

“In questi due cd c’è una quota – poco più della metà – di canzoni tradotte in italiano che non hanno avuto una versione milanese. Sono in parte mie, tre di Fabrizio una di Medaille e una del famoso mascalzone pentito Fausto Amodei. Poi ce ne sono alcune che hanno avuto la loro versione in milanese e potrebbero essere un termine di confronto interessante per chi conosce la mia produzione.” L’ascoltatore attento può anche andare a scoprire quali siano le differenze strumentali affinché una canzone venga resa canzone nelle diverse lingue. Alla sera uno si mette lì e invece di guardare il grande fratello può discutere di questo con gli amici. E’ un bel tema, no”?.

“Ho lavorato indipendentemente dalle versioni milanesi, anche se in qualche caso ti tornano dentro, procedendo in modo autonomo. Per ritornare ad un discorso fatto un paio di anni fa al Club Tenco, riesaminando il lavoro ora mi sembra che la versione italiana sia più fedele nel senso canonico del termine, anche se le traduzioni, proprio fedeli non sono mai, specialmente in Brassens, con i suoi modi di dire i suoi giochi di parole, i suoi proverbi ribaltati.L’italiano rimane una lingua letteraria, quindi si è portati ad un rigore maggiore. La critica maggiore che mi è stata fatta sui miei lavori precedenti era che il milanese aveva un po’ addolcito Brassens. Le coloriture del dialetto portavano a degli ambienti particolari, mente l’italiano ha preservato una certa durezza che c’è in Brassens. Non d’animo, ma di scrittura”.

“Ho ascoltato per la prima volta Brassens con una mia compagna di Università che aveva dei cugini in Francia. Preparavamo un esame insieme e lei mi fa ascoltare queste cose. Ecco, anche se Brassens la prima volta che lo ascolti capisci la metà, mi sono detto ‘Ecco adesso ho capito cosa voglio fare io se faccio il cantautore’ E’ stato quello che viene mitizzato con il coup de foudre. Avevo già fatto esperienze di scrittura, cercavo una strada all’umorismo, alla canzone, all’impegno e lì l’ho trovata”.

“Brassens ha scritto 140 canzoni circa, poi ha musicato testi di poeti come Aragon e Paul. Quando è morto ha lasciato alcune canzoni non ultimate. Lui pubblicava un disco ogni 4 anni; la sua limatura dei testi era quasi maniacale. Infatti in questi postumi incisi da Jean Bertola, uno dei suoi musicisti, si sente questa differenza, questa mancanza dell’ultimo cesello”.

Il disco, un doppio Cd prodotto da Recording Arts e distribuito da Ducale, esce in Italia, Francia, Svizzera, Germania e Spagna.

Ultimo aggiornamento: 22-09-2004
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