Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.


Scarica le canzoni per la pace
 














BiELLE EVENTI

 

Mantova: il DopoFestival 2005

L'edizione 2005
L'edizione precedente 2004



Miglior concerto: "Riccardo Tesi e Banda Italiana" e Radiodervish
Migliore showcase: "Sulutumana"
Migliore iniziativa del Festival:
"Una vita per la musica"

Migliore canzone:
"Amore d'Egitto" dei Sulutumana e "Il regno delle fate" di Max Manfredi

Miglior debutto:
Maria Pierantoni Giua

Migliore resa scenica: Fragil Vida e Magoni & Spinetti
Miglior artista a Hyde Park:
Barbara Lagomarsino

Miglior artista all'Ariston:

Max Manfredi

Miglior arrangiamento:

Simona Salis

... di Flavio Oreglio

“"Credo che la musica, il teatro e lo spettacolo in genere, stiano cercando un nuovo punto di approdo, la possibilità di avere un punto di riferimento che possa costituire un momento di ritrovo annuale per poter confrontarsi, proporre cose nuove, discutere. Mantova per gli artisti è questo punto di riferimento. Sono del parere che bisognerebbe costruirne molti di questi appuntamenti per creare una sorta di circuito alternativo a quello “ufficiale”, o al Festival di Sanremo che è l’imputato principale. E’ arrivato il momento in cui gli artisti devono rendersi conto che devono fare loro stessi qualcosa. Credo che occorra una sorta di “ribellione” nella musica italiana. Gli artisti dovrebbero farsi parte attiva per cercare di migliorare la situazione. Noi artisti dovremmo cercare di costruire delle cose insieme perché non si può sempre aspettare che qualcuno costruisca o abbia un’idea geniale. Bisognerebbe lavorare al di là della semplice ricerca del “soldo"". (segue)


di Enrico Deregibus
(Kwmusica)

Per un rendiconto della seconda edizione del MantovaMusicaFestival - versione estiva, magliette e canottiere - è indispensabile scindere gli aspetti artistici dal resto. Il resto sono le disfunzioni organizzative (che, come già era successo lo scorso anno, sono diminuite giorno dopo giorno), i ritardi, i disguidi. E il resto è il pubblico al di sotto delle previsioni e delle speranze. Gli organizzatori hanno contato 35mila presenze, formate in gran parte da mantovani, da persone venute per un giorno solo e da un nugolo di addetti ai lavori. Gli italiani hanno preferito muoversi verso il mare e le code autostradali.
A farne le spese - e qui bisogna mettere un grande "purtroppo" - è stata la rassegna al teatro Ariston con una sfilza di artisti nuovi (selezionati da apposita commissione), che l'anno scorso era il cuore del Festival e quest'anno è stata disertata nelle prime due sere, mentre sabato e domenica, quando è arrivata più gente da fuori, le cose sono andate meglio. Ma il pubblico preferiva spargersi nei luoghi all'aperto. E come dargli torto, considerato il bel clima - non solo atmosferico - e la molteplicità delle proposte.
I luoghi più centrali sono stati i più affollati, per cui, come in un mondo al contrario, gli appuntamenti con il jazz nella centrale piazza Alberti erano pieni e quelli con il cabaret a palazzo San Sebastiano spesso no. Ma è stata piazza delle Erbe a vincere il premio dell'afflusso, tra le presentazioni (musicate) dei libri sulla musica, gli showcase e il talk-show del dopofestival. (segue)



Seconda giornata

Arriva qualche correzione di rotta, ne prendiamo atto. La rassegna principale rimane all'Ariston rimane sì al chiuso, rimane schiacciata da una serie di eventi concorrenti all'aperto, ma se non altro diventa gratuita, per evitarne la desertificazione totale. E così per la seconda serata la platea era un po' meno desolata: una sessantina di persone. Oggi alla conferenza stampa di metà evento qualche accenno di autocritica, la spiegazione dei problemi logistici che hanno portato alla scelta del teatro al coperto (i no della soprintendenza agli spazi prescelti in origine). Ma si va avanti così: lo spostamento è impraticabile, a quanto pare. (segue)

Quarta (e ultima) giornata

Cala il sipario sulla seconda edizione del Mantova Musica Festival. Dopo quattro giorni di soggiorno in questa meravigliosa città, cullati da un dolcissimo clima estivo, da buona musica e da belle parole sparse in giro, ce ne andiamo con un po’ di magone. Non che adesso ci rimangiamo tutte le critiche fatte nei giorni scorsi. Rimangono le perplessità che abbiamo espresso nei giorni scorsi su alcune scelte artistiche e organizzative, su alcuni errori, su occasioni mancate e soprattutto sui rimedi (o mancati rimedi). Ma ci siamo divertiti, abbiamo fatto lo slalom tra eventi troppo spesso in contemporanea, ci siamo goduti, concentrati in pochi giorni, una serie di occasioni di buona musica (e non solo) che in un anno avremmo fatto fatica a inseguire in giro per l’Italia. Ma veniamo alla cronaca dell’ultima giornata. (segue)


5 giugno - Apoteosi circumfinale
4 giugno - Tesi vince (o convince?)
3 giugno - Arrivano le correzioni
2 giugno - La "stecca" di Mantova
2 giugno MMF- MistoMesto o festa?
2 giugno - Si ricomincia
2 giugno - Guarda le immagini
1 giugno- I "no" di Mantova (e i "sì")

... di Bielle

Una bella serie di critiche al Festival di Mantova le abbiamo fatte, è vero, lo ammettiamo, ma buona parte di queste sono state spinte dal profondo dispiacere nel vedere che una manifestazione che avrebbe potuto viaggiare su altezze siderali rischiava di accomodarsi in un tranquillo tran-tran, fino al punto da lasciar pensare che un festival che, in qualche modo, è nato "contro" potesse rischiare di affondare nel banale presente di un festival qualunque. Visto che "si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio", vorremmo provare a dare i nostri "buoni consigli" per un'edizione 2006 che non sia solo un elenco di tutto quello che il MMF non è, ma che lo sia anche di quello che "è" o che potrebbe essere. (segue)

Enzo Gentile: "Legata a un granello di sabbia" - Libretto gentile (appunto, di Enzo Gentile) e perfettamente intonato alla stagione. E come una canzone del "Disco per l'estate", costruito in modo da non turbare o conturbare. Semmai affascinare con il filo lieve dei ricordi che si dipana a costruire trame che sono molto più nell'immaginario di chi legge che nelle righe e nelle parole scelte da chi scrive. Ma certamente nelle intenzioni di Gentile c'era questa voglia leggera, che ogni tanto tutti ci prende, di fare una cavalcata sul filo dell'onda, tra gli spruzzi salati di salsedine e la sabbia arsa dei ricordi, per rispolverare motivetti e canzoncine (o canzonette e motivini?) che davano un tempo, un senso e una colonna sonora alle nostre estati anni '60 sulle riviere di entrambe i mari. (segue)

Stefano Jacini: "Le Svetlana"
Svetlana era la figlia di Stalin, salita agli onori delle cronache negli anni '60. Svetlana, in questo bel libro di Stefano Jacini, sono chiamate le valvola che fungono da cuore pulsante per il
pre-amplificatore di un impianto di Hi-fi da favola, anzi di uno di quegli impianti in cui l'hi-fi smette di essere tale e diventa un prodotto esoterico per audiofili talmente raffinanti da sfiorare la mania. E uno di questi è il protagonista del romanzo: Carlos (come il Don verdiano) Qualso, che ha a che fare con una coorte di personaggi dal nome verdiano che si muovono in una piccola città di provincia (che potrebbe essere Parma, ma anche no) e che danno vita a un giallo musicale di buona intensità. ottima tenuta e felice, felicissima scrittura. (segue)




Alla fine è uscito. Non è arrivato per i giorni del Festival di Mantova, non è arrivato subito dopo, ma entro la metà del mese di giugno, nei principali punti vendita di Milano abbiamo iniziato a scorgere la copertina di un disco uscito alla chetichella ed esposto in posizione defilata. Ma pur sempre il disco era! Il triplo dell'edizione 2005 del MMF. Ancora una volta un'operazione gestita dal "discografico ufficiale" del Festival, ossia Annibale Bartolozzi, per la Uprfolkrock e messo in vendita al prezzo, invariato dallo scorso anno, di 19,90 euro. Un prezzo che, se suddiviso per le 32 canzoni che fanno parte della compilation, risulta pari a 62 centesimi a canzone. Ancora un affarone, anche prima di voler analizzare la qualità dell'offerta che, a parte alcune scivolate, resta medio-alta.
(segue)


Prima giornata



Quando alle ore 20.45 nella platea dell’Ariston contiamo 28 persone e Pamela Villoresi si presenta sul palco di verde-bianco-rosso vestita, i nostri timori diventano improvvisamente realtà. Il Festival di Mantova si è suicidato. Suicidato scegliendo per il suo evento clou un luogo chiuso, in queste belle serate estive in cui la gente riscopre la voglia e il desiderio di starsi a godere il fresco, all’aperto. (segue)

Si ricomincia

Si ricomincia. Ci eravamo lasciati sotto una fitta nevicata, l’anno scorso, ci ritroviamo sotto un caldo sole estivo, a godere del fresco dell’ombra dei portici, delle strade strette di Mantova. Ci ritroviamo con un bel po’ di perplessità al seguito (di cui si è fatto carico prima di partire il nostro Leon), ma anche con una certa apprensione, per una creatura che in fondo abbiamo visto nascere con gioia l’anno scorso e che quest’anno si misura con la sua prima vera edizione, dando per scontato che l’anno scorso sia stata una sorta di numero zero. (segue)

di Giorgia Fazzini

... rincasare alle cinque del mattino preleva il sonno, chè il farsi della luce, sembra mangiarselo di colpo. In realtà sei stanco, dopo cinque giorni di festival - spina attaccata 20 ore su 24, ventimila cose e persone cui badare, ego sull'ago, pensieri ed emozioni frullati nella corsa.. - sei enormemente, assolutamente, sbadatamente stanco.




Lu Colombo: "L'uovo di Colombo- "E parliamo di due dischi che escono direttamente dal Mantova Musica Festival, in modo diverso e per motivi diversi: Lu Colombo ha fatto le selezioni ed è stata scelta dalla Commissione. Finardi è andato all'Ariston come ospite, ma entrambi sono ottimi lavori. E' davvero l'uovo di Colombo. Come fare un buon disco? Mettiamo assieme un ottimo musicista (Maurizio Geri, uno di quelli che trasforma in oro tutto quello che tocca), una brava cantante di quelle che-una-volta-hanno-assaporato-il-successo-ma-una-volta-sola (Lu Colombo, autrice di un hit da discoteca degli anni '80: "Maracaibo"), un gruppo di ottimi autori (Claudio Sanfilippo, Nicolis di Robilant, gli stessi Colombo e Geri, Davide Riondino, Gaita e Fasano) e l'idea di produrre nel 2004 un disco di swing che possa suonare vecchio quanto si vuole, perchè tanto suona fuori tempo massimo comunque. Shakerare bene. Unire gin a piacere. Ghiaccio tritato. E, altro che Campari Mixx Music! Il cocktail che ne esce è di grande raffinatezza e piacevolissimo ascolto.(segue)

Eugenio Finardi: "Anima Blues"- "Praticamente questo è il mio disco in dialetto! Non solo, ma se non fossimo partiti negli anni '70 con l'idea di rifondare il rock italiano o meglio di trovare una strada italiana per il rock, io, Camerini e altri dell'epoca, forse questo avrebbe potuto essere il mio primo disco. Insomma, quando arrivi a 50 anni o ti compri il Porsche Cayenne o la Harley Davidson o ti fai l'amante giovane. Io ho comprato le chitarre che avevo sognato per tutta la vita e mi sono fatto "da solo" questo disco che le case discografiche non volevano farmi fare". All'incirca così, al Mantova Musica Festival 2005, dove è stato ospite il primo giorno (e dove era stato anche lo scorso anno per un altro emozionante set ispirato a "Il silenzio e lo spirito"), Eugenio Finardi ha raccontato la genesi e le finalità di questo progetto, facendo il quale si è divertito molto, come si diverte e continua a farlo tutte le volte che lo può suonare in giro. Se aggiungiamo che col tempo la stazza di Finardi, non solo fisica, ma di interprete è salita di parecchie spanne, si può avere un'idea di cosa possiamo attenderci. (segue)

Patrizio Fariselli: "Area variazioni per piano" - Ci sono due motivi che mi hanno portato a comprare questo disco: il primo aver visto Patrizio Fariselli in un bellissimo concerto al Teatro Dal Verme di Milano in trio con Paolino dalla Porta e Roberto Vecchioni. E il secondo motivo è che dovevo vederlo al Festival della Musica di Mantova e le code dell'infausto (per il Festival) ponte mi hanno impedito di arrivare in tempo. A me e a tanti altri. Gli spettatori paganti erano sei! Come risarcimento dovevo almeno comprare il disco. Come risarcimento a me per aver perduto lo spettacolo, perché il disco mi piace moltissimo. (segue)

Sine Frontera: "Sine frontera"
Avete presente i Modena City Ramblers? Mischiateli, ma bene, perché non restino grumi irrisolti, assieme al Van De Sfroos degli inizi, prendeteci anche un pizzico di Gang per speziare il tutto e sarete arrivati vicini a quello che i Sine Frontera possono proporre in questo disco omonimo che resta il primo della loro carriera. Gruppo sostanzialmente sconosciuto al di fuori della loro terra d'origine, la Lombardia, i Sine Frontera offrono una patchanka sonora che coniuga modi folk a ritmiche vagamente in levare: come dire un folk-reggae vagamente irlandese. Potrebbe essere un gran pastrocchio, a volte il pastrocchio si sfiora, ma alla fine emerge invece un disco gradevole, forse non particolarmente nuovo ma ben suonato e ben cantato. (segue)

Eugenio Balzani: "Io perdio per tre e quattordici"
Quasi di sicuro Eugenio Balzani non sarà il futuro della canzone d'autore italiana. Ma visto la "sfiga" che porta con sé una simile definizione, forse non è tutto male. Di sicuro questo insieme di provini, riuniti sotto il nome della sua canzone "meno ignota" è un buon biglietto da visita per un presente significativo, di cui la partecipazione al Mantova Musica Festival può essere stata la prima tappa. (segue)

Terza giornata

L’anno scorso si erano aggiudicati uno dei premi della rassegna dell’Ariston. Anche quest’anno, Riccardo Tesi e Banditaliana tornano a Mantova e vincono. Non parliamo di premi veri e propri, ma di una vittoria morale per il concerto migliore per qualità della proposta e per partecipazione (in numeri e in emotività) di pubblico. Solo per questo concerto (insieme a quello dei Radiodervish) è valsa la pena di venire a Mantova. Sul palco, a sorpresa, è salito anche Carlo Fava, per un “Valzer della povera gente” da brividi. Musica perfetta, pubblico perfetto, luogo perfetto, piazza Leon Battista Alberti. Tanto da far mormorare a uno degli organizzatori: “questa è la dimensione ideale per il nostro festival, ne terremo conto per l’anno prossimo”. (segue)


Le "cinque giornate"
Mercoledì 01 giugno
Giovedì 02 giugno
Venerdì 03 giugno
Sabato 04 giugno
Domenica 05 giugno

Scarica il pdf del programma generale

Il programma integrale del festival di Mantova 2005 è stato presentato mercoledì 18 maggio in conferenza stampa. Sono stati presi alcuni "beniamini" di Bielle come Gigi Maieron, Max Manfredi, Fragil Vida, Farabrutto, Raffaello Simeoni. Alessio Lega e Sulutumana gratificati di uno showcase. Qualche luce, ma anche molte ombre sul programma che, francamente ci sembra di scarsa levatura artistica. Non è difficile scorgere l'ombra di qualche conflitto di interesse nemmeno troppo bene mascherato, così simili, ahimé, a quelli dell'altro Festival "contro" cui questo era nato. E per finire la totale assenza dell'area della musica alternativa, il timore eccessivo a "dire qualcosa che possa suonare di sinistra". Insomma: dubbi.Qualche dubbio di troppo per una manifestazione che di dubbi non avrebbe dovuto lasciarne. E le dimissioni di Franco Fabbri, di cui lui stesso parla, non rientrano tra gli episodi positivi. (GM)

HOME