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Miglior
concerto: "Riccardo Tesi
e Banda Italiana" e Radiodervish
Migliore showcase: "Sulutumana"
Migliore iniziativa del Festival:
"Una vita per la musica"
Migliore canzone:
"Amore d'Egitto" dei Sulutumana e "Il regno delle fate" di Max Manfredi
Miglior debutto:
Maria Pierantoni Giua
Migliore resa scenica: Fragil
Vida e Magoni & Spinetti
Miglior artista a Hyde Park:
Barbara Lagomarsino
Miglior artista all'Ariston:
Max Manfredi
Miglior arrangiamento:
Simona Salis

...
di Flavio Oreglio

“"Credo
che la musica, il teatro e lo spettacolo in genere,
stiano cercando un nuovo punto di approdo, la possibilità
di avere un punto di riferimento che possa costituire
un momento di ritrovo annuale per poter confrontarsi,
proporre cose nuove, discutere. Mantova per gli artisti
è questo punto di riferimento. Sono del parere
che bisognerebbe costruirne molti di questi appuntamenti
per creare una sorta di circuito alternativo a quello
“ufficiale”, o al Festival di Sanremo che
è l’imputato principale. E’ arrivato
il momento in cui gli artisti devono rendersi conto
che devono fare loro stessi qualcosa. Credo che occorra
una sorta di “ribellione” nella musica italiana.
Gli artisti dovrebbero farsi parte attiva per cercare
di migliorare la situazione. Noi artisti dovremmo cercare
di costruire delle cose insieme perché non si
può sempre aspettare che qualcuno costruisca
o abbia un’idea geniale. Bisognerebbe lavorare
al di là della semplice ricerca del “soldo"".
(segue)

di Enrico Deregibus
(Kwmusica)
Per
un rendiconto della seconda edizione del MantovaMusicaFestival
- versione estiva, magliette e canottiere - è
indispensabile scindere gli aspetti artistici dal resto.
Il resto sono le disfunzioni organizzative (che, come
già era successo lo scorso anno, sono diminuite
giorno dopo giorno), i ritardi, i disguidi. E il resto
è il pubblico al di sotto delle previsioni e
delle speranze. Gli organizzatori hanno contato 35mila
presenze, formate in gran parte da mantovani, da persone
venute per un giorno solo e da un nugolo di addetti
ai lavori. Gli italiani hanno preferito muoversi verso
il mare e le code autostradali.
A
farne le spese - e qui bisogna mettere un grande "purtroppo"
- è stata la rassegna al teatro Ariston con una
sfilza di artisti nuovi (selezionati da apposita commissione),
che l'anno scorso era il cuore del Festival e quest'anno
è stata disertata nelle prime due sere, mentre
sabato e domenica, quando è arrivata più
gente da fuori, le cose sono andate meglio. Ma il pubblico
preferiva spargersi nei luoghi all'aperto. E come dargli
torto, considerato il bel clima - non solo atmosferico
- e la molteplicità delle proposte.
I
luoghi più centrali sono stati i più affollati,
per cui, come in un mondo al contrario, gli appuntamenti
con il jazz nella centrale piazza Alberti erano pieni
e quelli con il cabaret a palazzo San Sebastiano spesso
no. Ma è stata piazza delle Erbe a vincere il
premio dell'afflusso, tra le presentazioni (musicate)
dei libri sulla musica, gli showcase e il talk-show
del dopofestival. (segue)

Seconda giornata

Arriva qualche correzione di rotta, ne prendiamo atto.
La rassegna principale rimane all'Ariston rimane sì
al chiuso, rimane schiacciata da una serie di eventi
concorrenti all'aperto, ma se non altro diventa gratuita,
per evitarne la desertificazione totale. E così
per la seconda serata la platea era un po' meno desolata:
una sessantina di persone. Oggi alla conferenza stampa
di metà evento qualche accenno di autocritica,
la spiegazione dei problemi logistici che hanno portato
alla scelta del teatro al coperto (i no della soprintendenza
agli spazi prescelti in origine). Ma si va avanti così:
lo spostamento è impraticabile, a quanto pare.
(segue)

Quarta
(e ultima) giornata
Cala
il sipario sulla seconda edizione del Mantova Musica
Festival. Dopo quattro giorni di soggiorno in questa
meravigliosa città, cullati da un dolcissimo
clima estivo, da buona musica e da belle parole sparse
in giro, ce ne andiamo con un po’ di magone. Non
che adesso ci rimangiamo tutte le critiche fatte nei
giorni scorsi. Rimangono le perplessità che abbiamo
espresso nei giorni scorsi su alcune scelte artistiche
e organizzative, su alcuni errori, su occasioni mancate
e soprattutto sui rimedi (o mancati rimedi). Ma ci siamo
divertiti, abbiamo fatto lo slalom tra eventi troppo
spesso in contemporanea, ci siamo goduti, concentrati
in pochi giorni, una serie di occasioni di buona musica
(e non solo) che in un anno avremmo fatto fatica a inseguire
in giro per l’Italia. Ma veniamo alla cronaca
dell’ultima giornata. (segue)
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5 giugno - Apoteosi circumfinale
4 giugno
- Tesi vince (o convince?)
3 giugno - Arrivano
le correzioni
2 giugno - La "stecca"
di Mantova
2 giugno MMF- MistoMesto
o festa?
2 giugno - Si ricomincia
2
giugno - Guarda le immagini
1 giugno- I "no" di
Mantova (e i "sì")

...
di Bielle
Una
bella serie di critiche al Festival di Mantova le abbiamo
fatte, è vero, lo ammettiamo, ma buona parte
di queste sono state spinte dal profondo dispiacere
nel vedere che una manifestazione che avrebbe potuto
viaggiare su altezze siderali rischiava di accomodarsi
in un tranquillo tran-tran, fino al punto da lasciar
pensare che un festival che, in qualche modo, è
nato "contro" potesse rischiare di affondare
nel banale presente di un festival qualunque. Visto
che "si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare cattivo esempio",
vorremmo provare a dare i nostri "buoni consigli"
per un'edizione 2006 che non sia solo un elenco di tutto
quello che il MMF non è, ma che lo sia anche
di quello che "è" o che potrebbe essere.
(segue)

Enzo
Gentile: "Legata a un granello di sabbia"
- Libretto gentile (appunto, di Enzo Gentile) e perfettamente
intonato alla stagione. E come una canzone del "Disco
per l'estate", costruito in modo da non turbare
o conturbare. Semmai affascinare con il filo lieve dei
ricordi che si dipana a costruire trame che sono molto
più nell'immaginario di chi legge che nelle righe
e nelle parole scelte da chi scrive. Ma certamente nelle
intenzioni di Gentile c'era questa voglia leggera, che
ogni tanto tutti ci prende, di fare una cavalcata sul
filo dell'onda, tra gli spruzzi salati di salsedine
e la sabbia arsa dei ricordi, per rispolverare motivetti
e canzoncine (o canzonette e motivini?) che davano un
tempo, un senso e una colonna sonora alle nostre estati
anni '60 sulle riviere di entrambe i mari. (segue)
Stefano
Jacini: "Le Svetlana"
Svetlana era la figlia di Stalin, salita agli
onori delle cronache negli anni '60. Svetlana, in questo
bel libro di Stefano Jacini, sono chiamate le valvola
che fungono da cuore pulsante per il
pre-amplificatore di un impianto di Hi-fi da favola,
anzi di uno di quegli impianti in cui l'hi-fi smette
di essere tale e diventa un prodotto esoterico per audiofili
talmente raffinanti da sfiorare la mania. E uno di questi
è il protagonista del romanzo: Carlos (come il
Don verdiano) Qualso, che ha a che fare con una coorte
di personaggi dal nome verdiano che si muovono in una
piccola città di provincia (che potrebbe essere
Parma, ma anche no) e che danno vita a un giallo musicale
di buona intensità. ottima tenuta e felice, felicissima
scrittura. (segue)


Alla fine è uscito. Non è arrivato per
i giorni del Festival di Mantova, non è arrivato
subito dopo, ma entro la metà del mese di giugno,
nei principali punti vendita di Milano abbiamo iniziato
a scorgere la copertina di un disco uscito alla chetichella
ed esposto in posizione defilata. Ma pur sempre il disco
era! Il triplo dell'edizione 2005 del MMF. Ancora una
volta un'operazione gestita dal "discografico ufficiale"
del Festival, ossia Annibale Bartolozzi, per la Uprfolkrock
e messo in vendita al prezzo, invariato dallo scorso
anno, di 19,90 euro. Un prezzo che, se suddiviso per
le 32 canzoni che fanno parte della compilation, risulta
pari a 62 centesimi a canzone. Ancora un affarone, anche
prima di voler analizzare la qualità dell'offerta
che, a parte alcune scivolate, resta medio-alta.
(segue)

Prima
giornata

Quando alle ore 20.45 nella platea dell’Ariston
contiamo 28 persone e Pamela Villoresi si presenta sul
palco di verde-bianco-rosso vestita, i nostri timori
diventano improvvisamente realtà. Il Festival
di Mantova si è suicidato. Suicidato scegliendo
per il suo evento clou un luogo chiuso, in queste belle
serate estive in cui la gente riscopre la voglia e il
desiderio di starsi a godere il fresco, all’aperto.
(segue)
Si ricomincia
Si ricomincia. Ci eravamo lasciati sotto una fitta nevicata,
l’anno scorso, ci ritroviamo sotto un caldo sole
estivo, a godere del fresco dell’ombra dei portici,
delle strade strette di Mantova. Ci ritroviamo con un
bel po’ di perplessità al seguito (di cui
si è fatto carico prima di partire il nostro
Leon), ma anche con una certa apprensione, per una creatura
che in fondo abbiamo visto nascere con gioia l’anno
scorso e che quest’anno si misura con la sua prima
vera edizione, dando per scontato che l’anno scorso
sia stata una sorta di numero zero. (segue)

di
Giorgia Fazzini
... rincasare alle cinque
del mattino preleva il sonno, chè il farsi della
luce, sembra mangiarselo di colpo. In realtà
sei stanco, dopo cinque giorni di festival - spina attaccata
20 ore su 24, ventimila cose e persone cui badare, ego
sull'ago, pensieri ed emozioni frullati nella corsa..
- sei enormemente, assolutamente, sbadatamente stanco.
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Lu
Colombo: "L'uovo di Colombo- "E parliamo
di due dischi che escono direttamente dal Mantova Musica
Festival, in modo diverso e per motivi diversi: Lu Colombo
ha fatto le selezioni ed è stata scelta dalla
Commissione. Finardi è andato all'Ariston come
ospite, ma entrambi sono ottimi lavori. E' davvero l'uovo
di Colombo. Come fare un buon disco? Mettiamo assieme
un ottimo musicista (Maurizio Geri, uno di quelli che
trasforma in oro tutto quello che tocca), una brava
cantante di quelle che-una-volta-hanno-assaporato-il-successo-ma-una-volta-sola
(Lu Colombo, autrice di un hit da discoteca degli anni
'80: "Maracaibo"), un gruppo di ottimi autori
(Claudio Sanfilippo, Nicolis di Robilant, gli stessi
Colombo e Geri, Davide Riondino, Gaita e Fasano) e l'idea
di produrre nel 2004 un disco di swing che possa suonare
vecchio quanto si vuole, perchè tanto suona fuori
tempo massimo comunque. Shakerare bene. Unire gin a
piacere. Ghiaccio tritato. E, altro che Campari Mixx
Music! Il cocktail che ne esce è di grande raffinatezza
e piacevolissimo ascolto.(segue)
Eugenio
Finardi: "Anima Blues"- "Praticamente
questo è il mio disco in dialetto! Non solo,
ma se non fossimo partiti negli anni '70 con l'idea
di rifondare il rock italiano o meglio di trovare una
strada italiana per il rock, io, Camerini e altri dell'epoca,
forse questo avrebbe potuto essere il mio primo disco.
Insomma, quando arrivi a 50 anni o ti compri il Porsche
Cayenne o la Harley Davidson o ti fai l'amante giovane.
Io ho comprato le chitarre che avevo sognato per tutta
la vita e mi sono fatto "da solo" questo disco
che le case discografiche non volevano farmi fare".
All'incirca così, al Mantova Musica Festival
2005, dove è stato ospite il primo giorno (e
dove era stato anche lo scorso anno per un altro emozionante
set ispirato a "Il silenzio e lo spirito"),
Eugenio Finardi ha raccontato la genesi e le finalità
di questo progetto, facendo il quale si è divertito
molto, come si diverte e continua a farlo tutte le volte
che lo può suonare in giro. Se aggiungiamo che
col tempo la stazza di Finardi, non solo fisica, ma
di interprete è salita di parecchie spanne, si
può avere un'idea di cosa possiamo attenderci.
(segue)
Patrizio
Fariselli: "Area variazioni per piano"
- Ci sono due motivi che mi hanno portato a comprare
questo disco: il primo aver visto Patrizio Fariselli
in un bellissimo concerto al Teatro Dal Verme di Milano
in trio con Paolino dalla Porta e Roberto Vecchioni.
E il secondo motivo è che dovevo vederlo al Festival
della Musica di Mantova e le code dell'infausto (per
il Festival) ponte mi hanno impedito di arrivare in
tempo. A me e a tanti altri. Gli spettatori paganti
erano sei! Come risarcimento dovevo almeno comprare
il disco. Come risarcimento a me per aver perduto lo
spettacolo, perché il disco mi piace moltissimo.
(segue)
Sine
Frontera: "Sine frontera"
Avete presente i Modena City Ramblers? Mischiateli,
ma bene, perché non restino grumi irrisolti,
assieme al Van De Sfroos degli inizi, prendeteci anche
un pizzico di Gang per speziare il tutto e sarete arrivati
vicini a quello che i Sine Frontera possono proporre
in questo disco omonimo che resta il primo della loro
carriera. Gruppo sostanzialmente sconosciuto al di fuori
della loro terra d'origine, la Lombardia, i Sine Frontera
offrono una patchanka sonora che coniuga modi folk a
ritmiche vagamente in levare: come dire un folk-reggae
vagamente irlandese. Potrebbe essere un gran pastrocchio,
a volte il pastrocchio si sfiora, ma alla fine emerge
invece un disco gradevole, forse non particolarmente
nuovo ma ben suonato e ben cantato. (segue)
Eugenio Balzani:
"Io perdio per tre e quattordici"
Quasi di sicuro Eugenio Balzani non sarà il futuro
della canzone d'autore italiana. Ma visto la "sfiga"
che porta con sé una simile definizione, forse
non è tutto male. Di sicuro questo insieme di
provini, riuniti sotto il nome della sua canzone "meno
ignota" è un buon biglietto da visita per
un presente significativo, di cui la partecipazione
al Mantova Musica Festival può essere stata la
prima tappa. (segue)

Terza
giornata
L’anno
scorso si erano aggiudicati uno dei premi della rassegna
dell’Ariston. Anche quest’anno, Riccardo
Tesi e Banditaliana tornano a Mantova e vincono. Non
parliamo di premi veri e propri, ma di una vittoria
morale per il concerto migliore per qualità della
proposta e per partecipazione (in numeri e in emotività)
di pubblico. Solo per questo concerto (insieme a quello
dei Radiodervish) è valsa la pena di venire a
Mantova. Sul palco, a sorpresa, è salito anche
Carlo Fava, per un “Valzer della povera gente”
da brividi. Musica perfetta, pubblico perfetto, luogo
perfetto, piazza Leon Battista Alberti. Tanto da far
mormorare a uno degli organizzatori: “questa è
la dimensione ideale per il nostro festival, ne terremo
conto per l’anno prossimo”. (segue)
Le
"cinque giornate"
Mercoledì 01 giugno
Giovedì 02 giugno
Venerdì 03 giugno
Sabato 04 giugno
Domenica 05 giugno
Scarica il pdf del programma generale
Il programma integrale del festival di Mantova 2005
è stato presentato mercoledì 18 maggio
in conferenza stampa. Sono stati presi alcuni "beniamini"
di Bielle come Gigi Maieron, Max Manfredi, Fragil
Vida, Farabrutto, Raffaello Simeoni. Alessio Lega e
Sulutumana gratificati di uno showcase. Qualche
luce, ma anche molte ombre sul programma che, francamente
ci sembra di scarsa levatura artistica. Non è
difficile scorgere l'ombra di qualche conflitto di interesse
nemmeno troppo bene mascherato, così simili,
ahimé, a quelli dell'altro Festival "contro"
cui questo era nato. E per finire la totale assenza
dell'area della musica alternativa, il timore eccessivo
a "dire qualcosa che possa suonare di sinistra".
Insomma: dubbi.Qualche dubbio di troppo per una manifestazione
che di dubbi non avrebbe dovuto lasciarne. E le dimissioni
di Franco Fabbri, di cui lui stesso
parla, non rientrano
tra gli episodi positivi. (GM)
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