A
cent'anni dal 1958 di Modugno, che in quell'edizione
di Sanremo con "Nel blu dipinto di blu"
segno' l'inizio di una nuova era nella musica italiana,
nel 2058 la canzone d'autore festeggia se stessa e
nel guardarsi allo specchio, trova la sua parolina
magica: "elapazienza". Ormai non si contano
piu', infatti, gli artisti che vi hanno dedicato il
titolo di brani piu' o meno memorabili, se prendiamo
in esame il totale delle composizioni, ma altresi'
sempre, guarda caso, fra i piu' ispirati delle loro
rispettive produzioni. Per fare qualche esempio, noti
al pubblico sono "L'angelo Elapazienza"
di Ivano Fossati, "L'acqua Elapazienza"
di Pinomarino, "La fatica Elapazienza" di
Susanna Parigi..
"Elapazienza" assurge quindi
quale aggettivo primo della nostra scena canzonettara,
ad imperitura memoria e - puo' dharzi?! (cit.) - a
monito e riferimento per le nuove generazioni che
seguiranno.
E' facile quindi prevedere, in un elastico fra passato
e presente, che per il Battisti di oggi le trecce
non siano piu' bionde ma "elapazienza" (quasi
un icastico ritorno al tema della donna angelicata,
che tanto fa annusare le proprie code, tanto poi non
le da'), cosi' come per il nuovo Battiato i voli non
sono piu' imprevedibili ne' le ascese velocissime,
ma "elapazienza", a dimostrazione dell'inabilita'
umana alle programmate velocita' iperuraniche del
duemila; e per Guccinew (il pronipote rasta del gia'
noto Francesco) e' "Dio Elapazienza", a
conferma che non c'e' piu' religione e che viviamo
un mondo animisticamente frastornato fra madonnine
disidratate e papi highlander. Non e' quindi un caso
se Ivano De Andre' (figlio di Luvi e di Claudio Fossati)
vince il Premio Tenco con il tormentone "Creuza
Elapazienza" (musiche di Fernandinho Pagani),
perche' il Mediterraneo di oggi deve sopportare d'avere,
al posto di Gibilterra, un buco grande cosi' senno'
i cacciatorpedinieri americani di ultima generazione
non ci passano.
Altro esempio illustre e' Fiorella Mannoia, che quest'anno
saluta le scene, centenaria ma sempre senza un filo
di grasso, con "I dubbi Elapazienza", perche'
ormai in questa vita davvero non s'han piu' certezze.
Unico fuori dal coro Francesco De Gregori, anche lui
in terza cifra, ma deciso ad esser contro anche stavolta,
sbeffeggiando questo generale farsi a Pezzi; hit della
sua nuova raccolta live (cd+dvd+suoneria+deltaplano:
solo 9,9 Dolleuri) e' infatti la titletrack "Sticazzi",
brano che coniuga la tradizione popolare, ridando
lustro alla nota esclamazione romanesca, e un rinnovato
fatalismo fra indifferenza e denuncia. De Gregori
sempre contro, De Gregori sempre rock (vetusto genere
indomito che nel 2058 fanno ormai solo lui e Dylan,
il cui Neverendingtour ha toccato le 15.756 repliche,
tutte al geriatrico di Duluth).
In esclusiva, di "Sticazzi"
vi anticipiamo qualche stralcio - in cui ritroviamo
certamente il migliore De Gregori, al contempo immaginifico
eppur crudo, criptico eppur calato nel sociale, poetico
ma sempre caustico
"..Sticazzi, ti
giuro
io dico Sticazzi al futuro
Sticazzi il mondo sempre piu' scostumato
Sticazzi il presente che dimentica il passato
Sticazzi il tiggi' e il Mollicone
Sticazzi che se pero' non m'inviti ti denuncio
Sticazzi i fan, Sticazzi anche il calcio
si', Sticazzi pure il pallone!
mhm...Sticazzi la Roma che non vince piu'..
Sticazzi io Sticazzi tu!
Sticazzi questo, Sticazzi quello
Sticazzi dov'ero rimasto
ah si', Sticazzi anche questo verso.
Ma si': Sticazzi Alice, ladonnacannone, la classe
68!
Sticazzi che con una compilation li frego tutti..
Sticazzi i pezzi, il latte in vetro, Sticazzi l'intero
Sticazzi il falso, Sticazzi il vero
Sticazzi le piazze, i nani, biancaneve e le rane (?)
io canto Sticazzi e porto fuori il cane.."