..rincasare
alle cinque del mattino preleva il sonno, chè
il farsi della luce, sembra mangiarselo di colpo.
In realtà sei stanco, dopo cinque giorni di
festival - spina attaccata 20 ore su 24, ventimila
cose e persone cui badare, ego sull'ago, pensieri
ed emozioni frullati nella corsa.. - sei enormemente,
assolutamente, sbadatamente stanco.
Alba
di campagna, sfoglio i respiri sfrangendomi in terrazza.
L'impresa collettiva del "Mantova Musica Festival
2005: cinque giorni di musica, cultura e impegno civile",
per una sana e robusta Costituzione, per dimostrare
che esiste, eccome, un'altra Italia. Con le mazzate
a ghigliottinare i difetti, il MMF ha portato a casa
la pelle anche quest'anno.
Così riavvolgo la pellicola, con la bobina
spanata dalla stanchezza: il pubblico, 35mila persone
che ti sembra d'aver conosciuto una per una, i 220
volontari fra staff e ragazzi mantovani con cui come
sempre non ci si riesce a ringraziare a sufficienza,
i 116 eventi su 13 palchi che hai seguito potendone
poi gustare pochissimi, i 500 e passa artisti che
hai riabbracciato o conosciuto, e chi non hai incrociato
chissà come avrà vissuto questi giorni
seminati nei mesi ed esplosi nell'ultimo, sfrigolante,
periodo.
Dati i dati di fatto, le tasche dei ricordi son ovviamente
piene soprattutto delle "cartoline laterali":
il centro nevralgico di piazza delle Erbe, formicolante
di libri, dibattiti e concerti, e così silenzioso
nel deserto addormentato delle quattro del mattino
e quando cinque ore dopo torni sui tasti stralunando
il comunicato stampa del giorno che viene; gli artisti
che si fermano e si ascoltano l'un l'altro, come poche
volte succede; le bande in strada e le acrobazie in
bilico sui guai tennici; il telefono rovente e il
mistero delle biciclette rubate; gli spettacoli improvvisati
e quelli inediti, Stefano Fiorello Bollani che fa
Ginopaoli e il naso rosso, Carlo Fava e Marina Massironi,
Jovanotti in trio..; le chiacchiere sui giornali e
quelle quotidiane con la gente dei ristoranti e degli
alberghi; le schiene dei palchi, la magia della quartaparete
che, volubile, assomiglia ad una porta girevole, e
le interviste costruite al volo chè ormai con
qualcuno ci si conosce a memoria. E mille altre espressioni
sulle facce, note e parole negli scambi.. i sorrisi
del pubblico e quelli al microfono.
Non
è andato tutto liscio, ma anche stavolta ce
l'abbiamo fatta, a condividere un po’ dell'invincibile
bellezza dell'emozione e della meraviglia, della splendida
leggerezza del divertimento intelligente.. Anche se
per poco, non è affatto poco.
E
a sigillare un festival d'alta qualità e polimorfica
quantità, il premio della rassegna degli emergenti,
sezione cui giocoforza tenevo particolarmente, assegnato
al meglio. Ciascuno chiude le parentesi a proprio
modo, io fatta anche l'ultima corsa, ho sciolto muscoli
e tensioni nel sorriso di quella mezzanotte - impagabilmente,
aaha, liberato in disparte, potendomi finalmente sbriciolare
nel buio - mentre, chitarra sulle ginocchia, la vincitrice
di quest'edizione conquistava, serenamente come suo
stile, "morbidamente", anche la piazza del
dopofestival, come già avevo visto succedere
alla commissione selezionatrice mesi prima, quindi
alla giuria in teatro, e agli altri musicisti, agli
organizzatori.. Maria Pierantoni Giua,
deliziosa ventitreenne che si può tranquillamente
dire fosse "la migliore di tutti". E anche
stavolta ha vinto senza che a nessuno venisse di sollevare
polemica, rarità che fa onore a tutti.
Ecco, la
fortuna di assistere ad una cosa del genere - non
è retorica nè sbrodolo - è sicuramente
il miglior modo per archiviare gli sforzi e i casini,
e i mille insegnamenti esperiti sgommando sui sentieri
sterrati della fatica e degli errori. Perchè
ripaga regalando un sano, vitale, piccologrande attimo
di felicità. E, yeah, le volte in cui capita,
è autentico culo. Èl resto se taca.
Ciao MMF, bestione che non sei altro, buona estate.
E un personalissimo grazie, anche stavolta mi hai
fatto diventare un po’ più grande, e
non solo perchè c'era il malefico 5 giugno
fra i piedi.