Cala
il sipario sulla seconda edizione del Mantova Musica
Festival. Dopo quattro giorni di soggiorno in questa
meravigliosa città, cullati da un dolcissimo
clima estivo, da buona musica e da belle parole sparse
in giro, ce ne andiamo con un po’ di magone.
Non che adesso ci rimangiamo tutte le critiche fatte
nei giorni scorsi. Rimangono le perplessità
che abbiamo espresso nei giorni scorsi su alcune scelte
artistiche e organizzative, su alcuni errori, su occasioni
mancate e soprattutto sui rimedi (o mancati rimedi).
Ma ci siamo divertiti, abbiamo fatto lo slalom tra
eventi troppo spesso in contemporanea, ci siamo goduti,
concentrati in pochi giorni, una serie di occasioni
di buona musica (e non solo) che in un anno avremmo
fatto fatica a inseguire in giro per l’Italia.
Ma veniamo alla cronaca dell’ultima giornata.
Partiamo
dall’Ariston e dai premi. Meritata “vittoria”
di Maria Pierantoni Giua. La sua
esibizione l’avevamo già lodata nei giorni
scorsi, intensa e raffinata insieme. A lei il premio
della giuria del Festival. Ed è cosa buona
e giusta che il premio vada a una giovanissima (22
anni) come lei. Speriamo che sia una rampa di lancio:
la rassegna dell’Ariston, che ha fallito in
buona parte a causa della scarsa affluenza di pubblico
, troverebbe così una sorta di “riscatto”.
Premio meritatissimo anche quello andato a Raffaello
Simeoni, un’artista già segnalato
da Bielle per il suo disco Controentu
(vedi recensione su Bielle): a lui il premio Giuni
Russo (“una targa di riconoscimento all’artista
che meglio ha rappresentato la ricerca di un linguaggio
a sostegno del valore culturale della libertà
di espressione musicale”, recita la motivazione
ufficiale). Targa Rigoletto “all’ironia
e alla sensibilità” per il ritorno di
Lu Colombo (vedi
recensione su Bielle). Assolutamente condivisibile
anche l’ultimo premio andato alla brava Simona
Salis, con le sue canzoni in lingua sarda
aperte alle più diverse contaminazioni musicali:
il Premio Logic Studios, che consiste in sei giorni
di studio (valore 5000 euro) presso gli studi New
Logic Studio srl, premia “chi ha saputo distinguersi
per una particolare e attenta ricerca delle sonorità”.
Spiace
soltanto veder fuori dal podio alcuni dei nostri beniamini.
Passi per Max Manfredi e Luigi
Maieron, che di riconoscimenti ne hanno vinti
tanti e in fondo non hanno bisogno di conferme di
questo tipo per la loro carriera. Invece un premio
per i Fragil Vida, protagonisti di
una delle esibisioni più apprezzate all’Ariston
da pubblico e critica, ci sarebbe stato tutto. Si
prenderanno sicuramente uno dei premi di Bielle, che
come l’anno scorso ci toglieremo lo sfizio di
assegnare nei prossimi giorni…
L’ultima
giornata del Festival è stata intensa e piena
di appuntamenti, anche con qualche fuori programma,
con una buona affluenza di pubblico. Record di gradimento
e di pubblico per lo spazio dei libri, sempre affollato
e “partecipato”. Si è cominciato
alle 11 con le presentazioni dei libri di Giovanni
De Luna e Marco Peroni “Le voci nel
tempo”, con la musica di Gioacchino
La Notte. Alle 16 è andato in scena un omaggio
a Gino Paoli che - assente il cantautore
- si è trasformato in una vero e proprio concerto
- jam session, con le geniali improvvisazioni di Stefano
Bollani, la voce di Petra Magoni
e le note di Ferruccio Spinetti e
Fausto Mesolella. Quest’ultimo subito
dopo ha presentato il suo libro in uscita “I
piaceri dell’orso” e a seguire
ha fatto la sua comparsa, a sorpresa, Ivan
Della Mea, per un’esibizione sul filo
dei ricordi totalmente improvvisata.
A
proposito di improvvisazione, i Modena City
Ramblers hanno fatto il bis. Come l’anno
scorso hanno regalato un mini-concerto fuori programma,
in piazza Mantegna, subito dopo il loro incontro con
il pubblico al Bibiena, dove hanno presentato i loro
“Appunti
partigiani”. Sempre al Bibiena, ieri sono
andati in scena due momenti di musica di grandissima
qualità: Soling String Quartet prima
e Stefano Bollani poi.
Sempre
nel pomeriggio Stefano
Vergani è tornato sul luogo del delitto:
l’anno scorso era stato un po’ la rivelazione
del Festival, all’Ariston. Quest’anno
ha avuto a disposizione il palco di piazza delle Erbe
per uno showcase di un’ora.
La
serata è stata l’apoteosi degli eventi
in contemporanea: alle 20 c’erano i Sulutumana
sul palco di piazza delle Erbe, Petra Magoni e Ferruccio
Spinetti in piazza Alberti, Africa Unite
al Bibiena, la rassegna all’Ariston con ospiti
gli Yo-Yo Mundi
e la premiazione. Alle 21, poi, Mercanti
di Liquore & Marco Paolini
a Palazzo Te, la jam session Contaminazione a Palazzo
San Sebastiano, un concerto in piazza Mantegna, senza
contare quello che in contemporanea accadeva in provinca.
Francamente eccessivo, ancora una volta.
Gli eventi in contemporanea, in questa edizione, sono
stati troppi, a fronte di un flusso di pubblico appositamente
venuto a Mantova per il Festival ancora esiguo. Il
Festival è stato vissuto da chi era rimasto
in città e nei dintorni, dai turisti che hanno
colto l’occasione per aggiungere qualcosa di
più alla loro vacanza, da fans accaniti di
singoli artisti o gruppi. Ancora poche le persone
venute appositamente per il Festival nel suo complesso,
ancora meno quelle che si sono fermate più
giorni (e in questo pesa l’assenza di strutture
ricettive a buon mercato di Mantova, come ostelli
o campeggi). Occorrerà lavorarci, soprattutto
promuovendo di più e meglio l’evento
nei mesi precedenti al suo avvio.
Noi
ovviamente eravamo al concerto dei Sulutumana,
che hanno letteralmente sedotto la piazza, affollata,
attenta e prodiga di applausi per il loro ritorno
nella città di Virgilio. Successo strameritato
per la loro capacità di coniugare impegno e
leggerezza, talento e capacità di conquistare
anche al primo ascolto. Ciliegina sulla torta per
il vostro cronista che se ne è tornato a casa
contento, perché si è divertito e perché
crede che l’anno prossimo si potrà fare
di meglio, facendo tesoro degli errori, dei limiti
e dei punti di forza di questa edizione. Se ne torna
a casa contento e - naturalmente - molto grato a chi
ha lavorato, si è impegnato, ha faticato sotto
il sole mantovano, dagli organizzatori all’ultimo
dei volontari, gratuitamente, regalando il suo tempo
alla causa della buona musica.