Arriva
qualche correzione di rotta, ne prendiamo atto. La
rassegna principale rimane all'Ariston rimane sì al
chiuso, rimane schiacciata da una serie di eventi
concorrenti all'aperto, ma se non altro diventa gratuita,
per evitarne la desertificazione totale. E così per
la seconda serata la platea era un po' meno desolata:
una sessantina di persone. Oggi alla conferenza stampa
di metà evento qualche accenno di autocritica, la
spiegazione dei problemi logistici che hanno portato
alla scelta del teatro al coperto (i no della soprintendenza
agli spazi prescelti in origine). Ma si va avanti
così: lo spostamento è impraticabile, a quanto pare.
Ma lasciamo da parte questa faccenda
(che peraltro ci sta a molto a cuore, perché
consideriamo la rassegna il vero centro di questo
festival) e parliamo del resto. Il resto c’è
e, in gran parte, funziona. Funzionano le presentazioni
dei libri, sempre affollate, funzionano gli showcase
in piazza delle Erbe (nella seconda giornata i
Tenores di Neoneli hanno portato un po’
di Sardegna in questo angolo di pianura padana, sotto
un sole cocente, poi Enzo Avitabile con i
bottai di Portici), funziona il Dopofestival,
la parte più politica dell’evento, sempre
affollata, funzionano gli incontri con i musicisti
al Bibiena (ieri per Jovanotti un
prevedibile tutto esaurito e un bellissimo ricordo
di Piero Ciampi
con Pino Pavone).
Tanto per smetterla di fare i brontoloni,
eleviamo il nostro canto di lodi ai Radiodervish,
protagonisti di un concerto splendido, in piazza Leon
Battista Alberti. Classe da vendere, atmosfere e ritmo
insieme, in una magica miscela di suoni tra oriente
ed occidente. Il pubblico ha atteso paziente (un’ora
e mezza di ritardo per cause tecniche, un’altra
delle pecche di questo Festival), ma è stato
ampiamente ripagato da un concerto di grandissima
qualità.
Quanto all’Ariston, nota
di merito per Maria Pierantoni Giua,
vincitrice del Premio Recanati, con il suo canto evocativo
e pieno di fascino. Una serata tutta di alta qualità,
comunque, con il rock dei Farabutto, Freddie,
i Tetes de Bois, il ritorno di Pinomarino,
conclusa da un’esplosiva Teresa De Sio.
Talmente esplosiva che una delle spie ha preso fuoco,
costringendo la band a una piccola interruzione.