Si
ricomincia. Ci eravamo lasciati sotto una fitta nevicata,
l’anno scorso, ci ritroviamo sotto un caldo
sole estivo, a godere del fresco dell’ombra
dei portici, delle strade strette di Mantova. Ci ritroviamo
con un bel po’ di perplessità al seguito
(di cui si è fatto carico prima di partire
il nostro Leon), ma anche
con una certa apprensione, per una creatura che in
fondo abbiamo visto nascere con gioia l’anno
scorso e che quest’anno si misura con la sua
prima vera edizione, dando per scontato che l’anno
scorso sia stata una sorta di numero zero.
L’apprensione è nel vedere
un programma così fitto, pieno di appuntamenti,
spesso in contemporanea e di non avere la minima idea
di come reagirà il pubblico. O meglio, di non
avere la minima idea se questo Festival un pubblico
ce l’abbia o se lo debba conquistare giorno
per giorno.
Una scommessa, quella dell’organizzazione: presentare
un programma ricchissimo, senza sapere su quale numeri
di pubblico poter fare affidamento. Una scommessa
a mio parere troppo azzardata, soprattutto nel mettere
in concorrenza quello che avrebbe dovuto essere l’evento
principale (l’Ariston) con spettacoli ed eventi
di sicuro richiamo. Nella fascia serale, tra le 20
e le 23, ci sono sempre almeno cinque appuntamenti
in contemporanea. Non si rischierà che all’Ariston
ci troveremo soltanto tra addetti ai lavori e amici
degli artisti? E allora che fine farà l’intento
di fare di quel palco una vetrina per realtà
belle ma nascoste della nostra musica?
Un primo dato è già emerso: gli eventi
gratuiti attirano pubblico, magari distratto e di
passaggio, ma pronto a curiosare (per esempio le presentazioni
dei libri). Quelli a pagamento un po’ meno.
Lo spettacolo di avvio con Elio e le storie tese non
ha raccolto più di 400 paganti, pochini. Anche
Mauro Pagani ha raccolto non più di 35 persone,
per Una vita in musica. Vedremo al suo concerto di
stasera.
Vedremo, appunto. Le incognite sono tante. Intanto
la città, piena di turisti, si è trovata
sommersa di note. Il vero squillo di avvio è
arrivato con le fanfare, che hanno alzato il volume
nelle strade del centro: zingare, indiane, africane.
Una festa per l’udito e per la vista. Altro
che bande militari… Alessio Lega ha inaugurato
gli showcase di Piazza delle Erbe, il luogo che rimane
il vero cuore pulsante di questo Festival, essendo
al centro del flusso di turisti e passanti, che si
fermano, ascoltano, curiosano, apprezzano. Scopriremo
che ne sarà dell’enorme (esagerato, a
nostro parere) palcoscenico di Hyde Park. Scopriremo
cosa accadrà all’Ariston e negli altri
luoghi della provincia dove si tengono spettacoli.
Scopriremo tutto, con il passare dei giorni, scopriremo
che ne sarà di questa scommessa. Una scommessa
fatta in nome della musica. E questo già ci
basta per sentircene un po’ parte.