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La Fabbrica del Gess

Uno "S/Concerto" quasi surreale
di Elisabetta Di Dio Russo

Tra i gruppi musicali di recente formazione merita sicuramente attenzione “La fabbrica del gess”.
Il gruppo lombardo - di Novate Milanese - ha deciso di portare in scena uno spettacolo in cui musica, cinema, letteratura, teatro e poesia riescono piacevolmente a convivere.
Un attore, dieci musicisti che provengono dalle più varie esperienze musicali - classica, jazz, etnica - ed una giovanissima cantante, propongono da circa due anni uno spettacolo innovativo, particolare e molto originale.
Musica, letteratura, poesia sono gli ingredienti base dello spettacolo intitolato “S/concerto”.

Le più belle musiche prodotte dalla cinematografia degli ultimi 50 anni, rivedute e corrette, sono riproposte sul palcoscenico da La fabbrica del gess in un clima quasi surreale, onirico dove la voce guida dell’attore introduce il pubblico nelle trame dei film da cui sono stati estrapolati i brani più significativi. Qualche volta è invece una poesia o un pezzo preso in prestito dalla letteratura ad accompagnare lo spettatore verso il sogno, quell’incredibile meta musicale che finisce sempre per creare, a seconda dell’emotività personale del pubblico, singolari emozioni.

Nel complesso lo spettacolo è decisamente fresco, immediato e possiede la non comune caratteristica di suscitare grande interesse poiché riesce ad abbracciare il pubblico più vario, da quello di bocca buona a quello più esigente.
Ma, come tutte le nuove proposte artistiche non è scevro da piccole imperfezioni

Se per esempio è ottima l’idea di fondere diversi tipi di espressione artistica: canto, musica, recitazione, letteratura, poesia, così come sono belli gli arrangiamenti delle musiche proposte e risulta gradevolissimo il modo in cui musica e letteratura sono stati legati, vi è qualche perplessità sull’acerbità dello stile interpretativo della cantante. Serena Ferrara ha un modo molto piacevole di affrontare la scena e un look e disinvolto - abito in organza e anfibi. Indubbie anche le sue doti canore, che però dovrebbe evidenziare maggiormente aggiungendo un po’ di enfasi alla sua capacità interpretativa lasciando da parte la “tecnica” per far più spazio al sentimento.

Dubbi anche sul metodo di Giuseppe Pelosi, quasi arrancante nel recitare Benni, troppo passionale ed esageratamente istrionico quando si tratta di Baricco.

Bravissimi tutti i musicisti, le vere colonne portanti dello spettacolo, tra cui spiccano la grazia di Micol Vitali, Claudia Brancaccio, Anais Vitali (violino, viola, violoncello) la sfaccettata personalità di Roberto Romano (sax, clarinetto, flauti, percussioni), e l’emozionante Guido Ognibene (tromba).

Ultimo aggiornamento: 08-02-2004
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