Tra i gruppi musicali
di recente formazione merita sicuramente attenzione
“La fabbrica del gess”.
Il gruppo lombardo - di Novate Milanese - ha deciso
di portare in scena uno spettacolo in cui musica,
cinema, letteratura, teatro e poesia riescono piacevolmente
a convivere.
Un attore, dieci musicisti che provengono dalle più
varie esperienze musicali - classica, jazz, etnica
- ed una giovanissima cantante, propongono da circa
due anni uno spettacolo innovativo, particolare e
molto originale.
Musica, letteratura, poesia sono gli ingredienti base
dello spettacolo intitolato “S/concerto”.
Le più belle musiche prodotte
dalla cinematografia degli ultimi 50 anni, rivedute
e corrette, sono riproposte sul palcoscenico da La
fabbrica del gess in un clima quasi surreale, onirico
dove la voce guida dell’attore introduce il
pubblico nelle trame dei film da cui sono stati estrapolati
i brani più significativi. Qualche volta è
invece una poesia o un pezzo preso in prestito dalla
letteratura ad accompagnare lo spettatore verso il
sogno, quell’incredibile meta musicale che finisce
sempre per creare, a seconda dell’emotività
personale del pubblico, singolari emozioni.
Nel complesso lo spettacolo è decisamente fresco,
immediato e possiede la non comune caratteristica
di suscitare grande interesse poiché riesce
ad abbracciare il pubblico più vario, da quello
di bocca buona a quello più esigente.
Ma, come tutte le nuove proposte artistiche non è
scevro da piccole imperfezioni
Se per esempio è ottima l’idea di fondere
diversi tipi di espressione artistica: canto, musica,
recitazione, letteratura, poesia, così come
sono belli gli arrangiamenti delle musiche proposte
e risulta gradevolissimo il modo in cui musica e letteratura
sono stati legati, vi è qualche perplessità
sull’acerbità dello stile interpretativo
della cantante. Serena Ferrara ha un modo molto piacevole
di affrontare la scena e un look e disinvolto - abito
in organza e anfibi. Indubbie anche le sue doti canore,
che però dovrebbe evidenziare maggiormente
aggiungendo un po’ di enfasi alla sua capacità
interpretativa lasciando da parte la “tecnica”
per far più spazio al sentimento.
Dubbi anche sul metodo di Giuseppe Pelosi, quasi arrancante
nel recitare Benni, troppo passionale ed esageratamente
istrionico quando si tratta di Baricco.
Bravissimi tutti i musicisti, le vere colonne portanti
dello spettacolo, tra cui spiccano la grazia di Micol
Vitali, Claudia Brancaccio, Anais Vitali (violino,
viola, violoncello) la sfaccettata personalità
di Roberto Romano (sax, clarinetto, flauti, percussioni),
e l’emozionante Guido Ognibene (tromba).