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BiELLE CAMPAGNE


I premi di Bielle: gli Imperdibili 2005

Imperdibili 2001        Imperdibili 2002       Imperdibili 2003       Imperdibili 2004

Ci abbiamo pensato a lungo prima di deciderci a lasciare (per ora almeno) Davide Van De Sfroos sul "trono" relativo dell'indimenticabile per antonomasia del 2005. Perché Decanter è un disco che ci ha dato molto, perché i Sulutumana sono bravi, perché Davide è già sufficientemente famoso. Poi ha contato soprattutto un fatto: "Akuaduulza" è un album, praticamente un concept album. Decanter è una raccolta di pezzi. E anche abbastanza diseguale. Con picchi più alti di quelli di Akuaduulza, ma anche con tonfi maggiori. Insomma, se fosse stato da scegliere una canzone o alcune canzoni avremmo scelto Decanter, come album invece "Akuaduulza" è superiore.

E semm partii, abbiamo attraversato il grande mare, salvo accorgerci, dall'altra parte, che sembrava di stare sull'altra sponda del nostro lago. Allora abbiamo tirato fuori le nostre chitarre, i nostri ricordi e ci siamo messi a suonare le nostre canzoni. Altri si sono uniti a noi: hanno tirato fuori altre chitarre, con altre forme, un violino uguale al nostro, ma suonato in modo diverso, un'armonica, un asse per lavare i panni, tipo quello che usano le "lavandere del lac" quando "sfregan i pagni e'l rifless di muntagn". E il bottleneck e le percussioni sulle tolle della benzina e anche i giocattoli dei bambini, l'ocarina messicana, il viento del deserto. Le musiche sembrano le nostre, ma suonano diverse. Più rilassate, più lente, eppure più cariche. Ma sono le storie che restano sempre storie del lago, con i suoi fantasmi e le mie paure".

Davide Bernasconi diventa grande e ci regala un album maturo di musica e parole, di racconti e di sogni, di incubi e intrecci. Trasferisce la sua musica al di là dell'Atlantico e ci regala un grande album di musica americana delle radici che, miracolo, serve magnificamente a veicolare le sue storie. Siamo dalle parti di "Nebraska" di Springsteen, siamo dalle parti di Tom Waits, ci aggiriamo per i deserti assolati (o assoluti?) delle tradizione musicale U.S.A. e abbiamo tra le mani un album registrato in cantina.(segue)

In direzione disordinata e contraria

E' da fine 1999 che esiste Bielle e sono quindi sei anni che, a fine stagione, compiliamo la lista di quelli che, secondo noi, sono stati i cd indimenticabili per l'anno in corso. Non abbiamo condizionamenti alcuni, se non due che ci vengono sono dalla nostra coscienza e dalle nostre orecchie: gli indimenticabili vanno intesi all'interno di un discorso sulla musica d'autore (e non della canzone d'autore) e, se possibile, bisogna dare più spazio a chi questo spazio fatica ad ottenerlo altrove, seppure meritevole. Qualcuno può sospettare che ci sia anche una certa qual nostra deriva a sinistra ... E' assolutamente vero. Se la musica è schierata (e schierata dalla nostra parte) ci sta ancora meglio. Musica d'autore per noi significa quindi largo spazio ai testi, che devono cercare di avere sempre un'impronta letteraria, ma quasi altrettanto spazio anche alla musica, da sola oppure no. E sbaglia chi ritiene che musica d'autore voglia dire musica noiosa: tra i dischi indimenticabili di quest'anno ci sono almeno 5 dischi di assoluta solarità.Tutte le volte che si fa una classifica si sbaglia. Soprattutto una classifica di merito per qualità. Noi sbagliamo con pervicacia e peraltro siamo lieti che, anno dopo anno, i nostri "sbagli" possano ripetersi come con i Sulutumana, Davide Van De Sfroos, I Mercanti di Liquore, Claudio Lolli, Claudio Fava, Max Manfredi etc etc. Per celebrare la nostra coazione a ripetere gli sbagli quest'anno abbiamo deciso di sbagliare in modo pubblico: i premi di Bielle saranno assegnati, alcuni dal vivo, altri "in contumacia" al Circolo Arci Matatu di Via de Castillia, 20 a Milano, venerdì 16 dicembre nell'ambito di "Acrobatici Anfibi". Ci saranno Sulutumana, Caffé Sport Orchestra, Sursum Corda, Luf, Carlo Fava e Franco Fabbri. Presenterà Alessio Lega (con Silvano Rubino). Inutile dire che ci farebbe piacere dividere con voi i nostri "sbagli". (segue)

La serata dei premi

Difficile fare la cronaca di una festa. Perché è l'atmosfera l'ingrediente fondamentale, l'onda emozionale che si propaga nell'aria, le sensazioni delle persone che alla festa partecipano.

Sulutumana: "Decanter"

Sto immobile, coi gomiti appoggiati sul tavolo, di fronte a questo vino di color granato. Immobile ed insondabile. Nemmeno versato nel bicchiere rivela a fondo i suoi piaceri. Poi, quando si convince che chi lo vuole degustare è degno, si apre. Ne scaturiscono sentori di grande finezza ed eleganza, composti da viola, lauro, corteccia di china e tabacco scuro. Poi, mano a mano, emergono note più fruttate (more) frammiste a sentore di caffè. Naso straordinario, che si arricchisce nel tempo di sempre nuove sfumature, nuove sottigliezze, nuove particolarità. Complicato e introverso anche in bocca. Caldo, saporoso, tannico. Ma i tannini, ne sono sicuro, si smusseranno e permetteranno di godere ancor più della sua lunghissima persistenza tutta giocata sui toni della corteccia di china e dei mirtilli. Un vero diamante grezzo, che se ben tagliato (ben affinato) regalerà gioie immense.

E' sempre difficile fare una recensione dei Sulutumana per un Sulu-fan verace. La passione fa velo al supporto critico e la simpatia umana rende difficile usare in modo asettico gli strumenti critici consueti. Eppure "Decanter" è uscito e di Decanter ci tocca parlare. Diciamo subito che NON è un disco sulla scia di "Di segni e di sogni" e tantomeno de "La Danza". Rispetto a quei Sulutumana rappresenta uno "scarto" laterale: né un passo avanti, né un ritorno indietro. Semplicemente un cammino laterale. E non soltanto perché sono cambiati da quei dischi i due settimi della formazione, ossia il 30% circa (Antonello Matzuzi alla batteria e Angelo "Pich" Galli al flauto e agli aggeggi), ma perché i Sulutumana hanno deciso di cambiare stile e genere, forse anche per non restare imprigionati in un Sulutumana style che poteva diventare asfittico o peccare di manierismo. Ma "Decanter"è un buon disco oppure no? Senz'altro frammentario, ma sei canzoni su dieci sono di ottima levatura, due normali e due mi sembrano non altezza. Per ora. Ma sono sono al ventesimo ascolto. Datemi tempo. (segue).

Indimenticabili 2005

Francesco De Gregori: "Pezzi"

Capone & Bungt Bangt: "Lisca di pesce"

Marco Ongaro: "Archivio Postumia"


Arpioni: Malacabeza

Stefano Saletti e Piccola banda Ikona: Stari most

Raffaello Simeoni: Controentu

Giulio Casale: In fondo al blu

Paola Turci: Tra i fuochi in mezzo al cielo

Altri premi

Esordienti:

Camillo Cromo: Musiche oniriche per film immaginari

Massimilano Larocca: Il ritorno delle passioni

Miglior libro di musica:

Franco Fabbri: La musica tabu

Miglior sito internet:

Carlo Fava

Miglior live:

Acustimantico: Disco numero

Caffè Sport Orchestra: "Il chihuahua storico non esiste senza te"I
Capita di rado, ma capita. Chi si parta con un “cinque stelle”. Che sia un disco sconosciuto e di sconosciuti. Che sia composto di bellissime canzoni. Che la prima recensione del 2005 parli di un disco che è stato inciso nel 2001. Però è stato pubblicato solo nel 2004 e, se verrà venduto, lo sarà nel 2005. Ha un titolo decisamente inusuale, forse anche troppo, eppure è un disco che, da quando mi è capitato in mano in novembre, gioca la parte del padrone sul mio lettore. Strano il nome dell’album e sconosciuto il gruppo: Caffè sport orchestra. Sono in sette, suonano un po’ di tutto, con una certa preferenza per strumenti a fiato e percussioni (elencati nel disco sono 35 strumenti). La penna dell’autore è nelle mani di Francesco Senni, anche voce, piano e chitarra.

Ma fin qui era facile. Ora bisognerebbe spiegare che musica fanno. I Caffè sport orchestra fanno soprattutto delle belle canzoni. Canzoni ricche di melodia, con arrangiamenti ariosi e curiosi e con uno stile di canto da crooner fuori tempo che, se pure da qualche parte ha in mente Paolo Conte, richiama di più quel filone di musica italiana delle radici che ha i suoi massimi esponenti nei Sulutumana ed epigoni felici nei Fragil Vida e nella Piccola Bottega Baltazar.

Mambo, swing, spruzzate di jazz, colori tex-mex, ma risciacquati nel mare di Cesenatico, una musica a tratti travolgente e comunque sempre coinvolgente e, quello che è meglio, intelligente. Perché ricca di citazioni, perché cinematografica, perché è la musica di chi conosce gli strumenti e sa che cosa possono dare. Palma d’oro comunque alle canzoni, che sono scritte bene. Ma sono suonate ancora meglio. E per finire sono cantate benissimo. Francesco Senni ha una voce molto personale: leggermente rauca, un po’ sotto tono, ma assolutamente espressiva. Se la presenza scenica fa pari con la “presenza vocale” (al di là di qualche “e” troppo aperta che denuncia la provenienza romagnola) siamo di fronte a un nome da appuntarsi e tenere d’occhio. (segue)

In dieci mesi di permanenza (autorizzata) negli archivi di Bielle, "Amami bionda" è stata scaricata da 4.562 lettori. Con un ritmo quindi superiore a ogni altri brano da noi presentato. Superiore perfino ai Gang con "Il tempo in cui ci si innamora" dall'introvabile "Corpo di guerra" o di Alessio Lega che da noi ha lasciato scaricare tutto il cd, che si sono attestati attorno ai 3.000 downloading. E il fenomeno, costante nel tempo, continua.

"Ne sono felice - dice Dario Canossi, autore del brano e front-man dei Luf - ma anche un po' sorpreso. Pensa che ultimamente non rientrava neanche più nelle nostre scalette dal vivo. Sarà il caso di ripensarci ... o di mettere qualcosa d'altro da scaricare". Sorpresa o meno i Luf sono da sempre tra i più amati dal pubblico di Bielle. Questo particolare premio di "diffusione tramite il web" è tutto loro.

E finalmente la lupa ha partorito: è salita sui monti, si è inoltrata nel folto del bosco, ha chiamato a raccolta il suo branco e gli amici più fidi ed ha dato al mondo (discografico) un lupacchiotto. Ha deciso di chiamarlo "Bala e fa balà" e mai nome fu meglio speso. Basta guardarlo, basta ascoltarlo e le gambe iniziano a muoversi da sole. E' festa nel bosco e nei dintorni: è nato il disco dei lupacchiotti!

Dopo mesi di traversie di ogni tipo, problemi di distribuzione e produzione, alfine risolti, il secondo disco ufficiale dei "Luf" ha iniziato finalmente a essere distribuito. E non dobbiamo essere stati gli unici a soffrire questa attesa, visto che la prima tiratura del disco è andata praticamente esaurita in una decina di giorni, quasi solo con la vendita militante ai concerti, ma anche tramite distribuzione regolare. (segue)




SursumCorda: "L'albero dei bradipi"

Le vie della musica sono infinite. Dove non arriva l'informazione, arriva fortunamente a volte il passaparola. E così un ottimo disco come "L'albero dei bradipi" dei Sursumcorda viveva di vita propria già da un anno, senza che noi di Bielle se ne avesse avvertimento. Benedetto sia il lettore che ci passò l'indicazione! I Sursumcorda sono una realtà che appartiene a buon diritto alla musica d'autore, che ha già raggiunto un ottimo livello, ma che, a quanto dato di vedere e di ascoltare sembra del tutto in grado di crescere ancora. Il problema resta sempre quello: come dare visibilità a fermenti musicali vivi e validi.

Come base i Sursumcorda sono un quartetto, ma già la formazione inusuale ci fa intendere che non si tratta del solito combo: Giampiero "Nero" Sanzari è voce, chitarra classica, basso del '69 kalimba e autore di tutti i testi e di parte delle musiche; Piero "Cirano" Bruni è chitarra classica, mandolino, flauti a becco, salterio e controcanti; Francesco Saverio Gliozzi è violoncello e archi;Claudia Verdelocco è oboe, corno inglese e slide flute. L'ensamble è Sursumcorda, proprio l'espressione latina proveribiale ("in alto i cuori!") che mai come in questo caso ci appare appropriata. La musica del gruppo (che agisce ed ha radici tra Livorno e Milano) è una boccata d'aria fresca, è frutta matura che ti si scioglie in bocca, è il profumo del nespolo in fiore. Musica gentile senza mezzi termini che trova spunti e suggestioni dall'etnico, al classico, spruzzandolo di jazz, ma solo di quel tanto che necessita.

Non si colloca facilmente in schemi preconfezionati: sì, è vero che possono richiamare alcune atmosfere dei Sulutumana in primis, della Piccola Bottaga Baltazar o dei Quintorigo in subordine, ma sono solo somiglianze di percorso, affinità, brodo comune di culture che si muovono sulla stessa linea, dove poi ognuno sceglie la deriva che gli è più propria. (segue)

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