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Riflessioni

Motivazioni per i premi Bielle
di Giorgio Maimone

Davide Van De Sfroos: "Akuaddulza" - "Il Davide" ha fatto un album in senso pieno. Non una "raccolta di canzoni", ma una vera e propria storia da seguire dall'inizio alla fine. Non è che non esistano pezzi deboli ("El Ziu Gaetan" non è certo indimenticabile) ma è "forte" la cornice narrativa che tiene in piedi il tutto. "Akuaduulza" suona bene e decisa. In assenza di un cultura musicale locale, Davide prende a prestito ritmi e stilemi da New Orleans ma li veste con storie del lago. Bello anche libretto e confezione.

La frase: "I gent voeren savè nel gerlu del destin cussè che gh'è / fissaa cun't el dumann e intant el teemp el ghe bòrla foe di man / e alura tucc dal Magu a ruump i ball / el muund ghe va pioe bee e mi g'ho da cambiall / o fa' paree de fall"(La gente vuole sapere cosa c'è nella gerla del destino / fissati con il domani e intanto il tempo gli sfugge dalle mani / E allora tutti dal Mago a rompere le balle / Il mondo non gli va più bene e io devo cambiarlo / o fingere di farlo). ("Il libro del mago"). Come non fare un parallelo tra questo personaggio e il "Medico", "dottor professor truffatore imbroglione" di De André/Edgar Lee Masters?

Sulutumana: "Decanter" - I Sulutumana non sbagliano un colpo e crescono album dopo album. "Decanter" forse li coglie in fase di maturazione e di passaggio. Questo non impedisce loro di distillare una mezza dozzina di grandi canzoni, dando prova di tutto il loro eclettismo. Potremmo dire che i primi due premi sono dati per motivazioni quasi opposte. Di Davide premiamo l'unitarietà, dei Sulutumana l'eclettismo. La frase: "Ti amo come ho amato l’attesa di incontrarti / Amo sorriderti amo salutarti." ("Amore d'Egitto"). E, trattandosi di Decanter, vino in abbinamento: Guidalberto, superTuscan, tenuta San Guido. Ma anche:"Mano sinistra sarai / Mappa del destino / Sarai ginocchi sbucciati di bambino / E sarai fronte larga / Specchio del cammino / Sarai l’amante addormentato lì vicino " ("La scopa della strega"). Vino in abbinamento: Sfursat 5 stelle.

Caffé Sport Orchestra: "Il Chihuaha storico non ha senso senza te"- Il premio ha motivazioni molteplici. Innanzitutto il disco e il gruppo hanno una pura storia "biellistica" alle spalle. Registrato tre anni fa, il disco è rimasto a lungo non pubblicato. Alla fine è uscito, a inizio 2005, per essere prontamente abbandonato alla sua sorte. Il gruppo intanto si smonta e si rimonta come una costruzione di Lego, sempre pronto a partire per nuove avventure sonore. E' comunque un disco di debutto ed ha la straordinaria capacità di avere dei testi che si adattano come guanti sulle musiche scritte tenendo bene a mente le orchestre latino-americane degli anni '50. E poi chi conia uno slogan come “E il respiro si allarga a cercare una calma sombrera” ("Teresa") merita senz'altro un premio.

I Luf: "Bala e fa balà" - Luf, Sulutumana, Van De Sfroos ricevono il premio anche perché sono tutti artisti che si sono creati uno stile personale e immediatamente riconoscibile. Sentite un coro di montagna, seguito da fisarmoniche e cornamuse o richiami latini stile Modena? Sono i Luf. I riff sono scanditi dalla cornamusa? Sono i Luf. I testi sono decisamente orientati a sinistra, al contrario del portafogli che sta a destra, e coniugano ironia e passione? Sono sempre i Luf. Che, oltre a ciò, vincono il premio per il brano più scaricato dalla nostra pagina Audio. 4562 scaricamenti in dieci mesi fanno quasi disco d'oro! E continuano! Il brano è "Amami bionda". La frase: "Compagni, siamo tutti uguali / ma in questa fattoria ci son troppi maiali" ("Cuore a sinistra, portafoglio a destra").

SursumCorda: "L'albero dei bradipi" - Altro debutto di cui andare orgogliosi. Nella scia, involontaria, di una strada alla musica "gentile" alla musica italiana delle radici, aperta dai Sulutumana e proseguita dalla Piccola Bottega Baltazar i SursumCorda sono una realtà che appartiene di buon diritto alla musica d'autore. La frase: "Era là,/ col vestito largo, / a coprire / i fianchi stretti. // Era lei, / con la sua valigia, / colma /di sogni./… // I suoi scritti parlavano di viaggi / grandi, / le sue carte raccontavano di storie / piene di incontri, / e la mano a coprire il viso, / nascondendo quello / che doveva essere un sorriso". ("Perché").

In contumacia:

Francesco De Gregori: "Pezzi" . Disco controverso. Può non piacere. Troppo "dylaniano", ma De Gregori non è un clone di Bob Dylan e, per quanto, in questo disco molti giri armonici suonino vecchi e i richiami (a Dylan, a Cohen, persino a Vecchioni che a sua volta si ispira agli altri due) si sprechino, "Pezzi" non può essere un lavoro da sottovalutare. Soprattutto per i testi che, quasi ovunque, sono sostenuti da una lucida determinazione verso una visione apocalittica di sicura presa (e lo stesso Deg avrebbe detto che l'album avrebbe potuto chiamarsi "Visioni"). De Gregori non fa sconti nella sua visione così "biblica" del presente. Spegnete la musica e leggetevi De Gregori. sono solo "Pezzi", ma d'autore. La frase: "E allora sognò Atene / e l'ospedale militare / Ed i soldati carichi di pioggia / e un compleanno da ricordare / Ed un ombrello sulla spiaggia / e un dopoguerra sul lungomare / E allora sognò il tempo che lo voleva fermare" ("Gambadilegno a Parigi")

Capone & Bung Bangt: "Lisca di pesce" - E' il sole travasato nei solchi. Un disco su cui le foglie si rifiutano di cadere. E per suonarlo c'è un'orchestra! Una vera orchestra ma fatta con elastici di gomma a sostituire il contrabbasso, chiavi inglesi al posto dello xilofono, bastoni per le tende che diventano marimbe, un tubo di aspirapolvere che suona come un flauto traverso, una coppa d’ammortizzatore che sostituisce le campane tubolari e poi mestoli, bottiglie, lattine, coperchi di pentole, lamine di metallo e così via. Eppure questo strano gruppo fa musica. E che musica! Belle canzoni, in cui la parte folkloristica, dopo lo stupore iniziare, retrocedere in secondo piano e si ascolta con piacere un disco solare che alterna ritmi caraibici a rap, supportati da testi intelligenti e socialmente impegnati. Divertente. La frase: "Voglio spezzare una lancia / per tutto quello che è andato / per ogni cosa perduta / usata e abbandonata/ respirare / guardarsi intorno / e respirare / in ogni strada del mondo / ci sono cose lasciate / che mai nessuno raccoglie / sfiorate e calpestate" ("Respirare").

Raffaello Simeoni "Controentu" e Stefano Saletti/ Piccola Banda Ikona "Stari Most" - Nel giro di un anno gli ex Novalia, uno storico gruppo reatino, da anni attivo nel folk revival, hanno sfornato due ottimi dischi: Raffaello Simeoni con “Controentu” e Stefano Saletti (e la piccola banda) con “Stari most”. Disco etnico intriso di umori mediterranei, cantato in varie lingue, dal greco antico, al lingala degli emigrati africani, all’arabo, al francese. “Stari most” rappresenta proprio questo: il tentativo di trovare un incrocio tra le culture diverse del mondo, così come il ponte di Mostar, abbattuto nella guerra dei Balcani, rappresentava un punto d’unione tra oriente e occidente del mondo. "Controentu" è un po' il suo contraltare "italiano".

Marco Ongaro: "Archivio Postumia" - Una delle più belle opere della canzone italiana, una delle più profonde riflessioni sul suo linguaggio. Due dischi (Archivio Postumia comprende anche Eptalogia) di valore artistico assoluto che sono una chiave di volta fondamentale per capire l’evoluzione di questo cantautore. Tutti i personaggi di Ongaro sono non vivi, a partire dall’autore, che parla appunto postumo, come la luce di una stella che ci giunge quando essa è spenta da chissà quanto, ma non per questo brilla meno. Non confondiamo però il postumo col morto, Ongaro parla da classico, dunque immortale, perciò fuori dalla storia. La frase: "Tu mi parlavi / io non capivo / probabilmente ti tradivo / poi te l’ho detto che ti ho tradito / mi hai perdonato mi son pentito" ("L'hai voluto tu").

Arpioni:"Malacabeza"
- Come scrivere "sociale" mantenendo la leggerezza. "Malacabeza" ha tutto per diventare un hit radiofonico estivo. Ma il disco esce dall'ingenuità dello ska e tenta strade più vicine al calypso con testi che svariano da Dario Fo alla canzone d'autore. La frase: "ci vuole fegato per alzarsi ogni mattina e lavorare / ci vuole fegato per racimolare solo monetine / ... / ci vuole fegato per guardare negli occhi il tuo amore / ci vuole fegato / ad ammettere che hai le tasche ancora vuote" ("Ci vuole fegato").

Paola Turci: "Tra i fuochi in mezzo al cielo" -


Giulio Casale: "In fondo al blu" - Dicono: è gaberiano. Rispondiamo: se ci vuole propio un modello, meglio Gaber che Ramazzotti! I raffronti più soliti sono con Carlo Fava. E' vero, ci sono assonanze, più con Gaber che con Fava (al quale rimanda sempre il nesso Gaber), ma il disco vale di per sè con canzoni che si soffermano sui malesseri, sulle illusioni-disillusioni, sulle ipocrisie, sui falsi valori, sull’appiattimento della cultura. La frase: "Ora lotto come un uomo, soffro come un uomo, perché sempre ti ho amata come un animale e come tale adesso sono qua” ("Eccomi qua")


Ultimo aggiornamento: 16-12-2005
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