Davide Van De Sfroos: "Akuaddulza"
- "Il Davide" ha fatto un album in senso
pieno. Non una "raccolta di canzoni", ma
una vera e propria storia da seguire dall'inizio alla
fine. Non è che non esistano pezzi deboli ("El
Ziu Gaetan" non è certo indimenticabile)
ma è "forte" la cornice narrativa
che tiene in piedi il tutto. "Akuaduulza"
suona bene e decisa. In assenza di un cultura musicale
locale, Davide prende a prestito ritmi e stilemi da
New Orleans ma li veste con storie del lago. Bello
anche libretto e confezione.
La frase: "I gent voeren savè nel
gerlu del destin cussè che gh'è / fissaa
cun't el dumann e intant el teemp el ghe bòrla
foe di man / e alura tucc dal Magu a ruump i ball
/ el muund ghe va pioe bee e mi g'ho da cambiall /
o fa' paree de fall"(La gente vuole sapere
cosa c'è nella gerla del destino / fissati
con il domani e intanto il tempo gli sfugge dalle
mani / E allora tutti dal Mago a rompere le balle
/ Il mondo non gli va più bene e io devo cambiarlo
/ o fingere di farlo). ("Il libro
del mago"). Come non fare un parallelo
tra questo personaggio e il "Medico", "dottor
professor truffatore imbroglione" di De André/Edgar
Lee Masters?
Sulutumana: "Decanter" -
I Sulutumana non sbagliano un colpo e crescono album
dopo album. "Decanter" forse li coglie in
fase di maturazione e di passaggio. Questo non impedisce
loro di distillare una mezza dozzina di grandi canzoni,
dando prova di tutto il loro eclettismo. Potremmo
dire che i primi due premi sono dati per motivazioni
quasi opposte. Di Davide premiamo l'unitarietà,
dei Sulutumana l'eclettismo. La frase: "Ti
amo come ho amato l’attesa di incontrarti /
Amo sorriderti amo salutarti." ("Amore
d'Egitto"). E, trattandosi di Decanter, vino
in abbinamento: Guidalberto, superTuscan,
tenuta San Guido. Ma anche:"Mano sinistra
sarai / Mappa del destino / Sarai ginocchi sbucciati
di bambino / E sarai fronte larga / Specchio del cammino
/ Sarai l’amante addormentato lì vicino
" ("La scopa della strega").
Vino in abbinamento: Sfursat 5 stelle.
Caffé
Sport Orchestra: "Il Chihuaha storico non ha
senso senza te"- Il premio ha motivazioni
molteplici. Innanzitutto il disco e il gruppo hanno
una pura storia "biellistica" alle spalle.
Registrato tre anni fa, il disco è rimasto
a lungo non pubblicato. Alla fine è uscito,
a inizio 2005, per essere prontamente abbandonato
alla sua sorte. Il gruppo intanto si smonta e si rimonta
come una costruzione di Lego, sempre pronto a partire
per nuove avventure sonore. E' comunque un disco di
debutto ed ha la straordinaria capacità di
avere dei testi che si adattano come guanti sulle
musiche scritte tenendo bene a mente le orchestre
latino-americane degli anni '50. E poi chi conia uno
slogan come “E il respiro si allarga a cercare
una calma sombrera” ("Teresa")
merita senz'altro un premio.
I Luf: "Bala e fa balà" -
Luf, Sulutumana, Van De Sfroos ricevono il premio
anche perché sono tutti artisti che si sono
creati uno stile personale e immediatamente riconoscibile.
Sentite un coro di montagna, seguito da fisarmoniche
e cornamuse o richiami latini stile Modena? Sono i
Luf. I riff sono scanditi dalla cornamusa? Sono i
Luf. I testi sono decisamente orientati a sinistra,
al contrario del portafogli che sta a destra, e coniugano
ironia e passione? Sono sempre i Luf. Che, oltre a
ciò, vincono il premio per il brano più
scaricato dalla nostra pagina Audio. 4562
scaricamenti in dieci mesi fanno quasi disco d'oro!
E continuano! Il brano è "Amami
bionda". La frase:
"Compagni, siamo tutti uguali / ma in questa
fattoria ci son troppi maiali" ("Cuore
a sinistra, portafoglio a destra").
SursumCorda: "L'albero dei bradipi"
- Altro debutto di cui andare orgogliosi. Nella scia,
involontaria, di una strada alla musica "gentile"
alla musica italiana delle radici, aperta dai Sulutumana
e proseguita dalla Piccola Bottega Baltazar i SursumCorda
sono una realtà che appartiene di buon diritto
alla musica d'autore. La frase: "Era
là,/ col vestito largo, / a coprire / i fianchi
stretti. // Era lei, / con la sua valigia, / colma
/di sogni./… // I suoi scritti parlavano di
viaggi / grandi, / le sue carte raccontavano di storie
/ piene di incontri, / e la mano a coprire il viso,
/ nascondendo quello / che doveva essere un sorriso".
("Perché").
In
contumacia:
Francesco
De Gregori: "Pezzi" . Disco controverso.
Può non piacere. Troppo "dylaniano",
ma De Gregori non è un clone di Bob Dylan e,
per quanto, in questo disco molti giri armonici suonino
vecchi e i richiami (a Dylan, a Cohen, persino a Vecchioni
che a sua volta si ispira agli altri due) si sprechino,
"Pezzi" non può essere un lavoro
da sottovalutare. Soprattutto per i testi che, quasi
ovunque, sono sostenuti da una lucida determinazione
verso una visione apocalittica di sicura presa (e
lo stesso Deg avrebbe detto che l'album avrebbe potuto
chiamarsi "Visioni"). De Gregori non fa
sconti nella sua visione così "biblica"
del presente. Spegnete la musica e leggetevi De Gregori.
sono solo "Pezzi", ma d'autore. La
frase: "E allora sognò Atene
/ e l'ospedale militare / Ed i soldati carichi di
pioggia / e un compleanno da ricordare / Ed un ombrello
sulla spiaggia / e un dopoguerra sul lungomare / E
allora sognò il tempo che lo voleva fermare"
("Gambadilegno a Parigi")
Capone & Bung Bangt: "Lisca di pesce"
- E' il sole travasato nei solchi. Un disco
su cui le foglie si rifiutano di cadere. E per suonarlo
c'è un'orchestra! Una vera orchestra ma fatta
con elastici di gomma a sostituire il contrabbasso,
chiavi inglesi al posto dello xilofono, bastoni per
le tende che diventano marimbe, un tubo di aspirapolvere
che suona come un flauto traverso, una coppa d’ammortizzatore
che sostituisce le campane tubolari e poi mestoli,
bottiglie, lattine, coperchi di pentole, lamine di
metallo e così via. Eppure questo strano gruppo
fa musica. E che musica! Belle canzoni, in cui la
parte folkloristica, dopo lo stupore iniziare, retrocedere
in secondo piano e si ascolta con piacere un disco
solare che alterna ritmi caraibici a rap, supportati
da testi intelligenti e socialmente impegnati. Divertente.
La frase: "Voglio spezzare
una lancia / per tutto quello che è andato
/ per ogni cosa perduta / usata e abbandonata/ respirare
/ guardarsi intorno / e respirare / in ogni strada
del mondo / ci sono cose lasciate / che mai nessuno
raccoglie / sfiorate e calpestate" ("Respirare").
Raffaello Simeoni "Controentu"
e Stefano Saletti/ Piccola Banda Ikona "Stari
Most" - Nel giro di un anno gli ex Novalia,
uno storico gruppo reatino, da anni attivo nel folk
revival, hanno sfornato due ottimi dischi: Raffaello
Simeoni con “Controentu” e Stefano Saletti
(e la piccola banda) con “Stari most”.
Disco etnico intriso di umori mediterranei, cantato
in varie lingue, dal greco antico, al lingala degli
emigrati africani, all’arabo, al francese. “Stari
most” rappresenta proprio questo: il tentativo
di trovare un incrocio tra le culture diverse del
mondo, così come il ponte di Mostar, abbattuto
nella guerra dei Balcani, rappresentava un punto d’unione
tra oriente e occidente del mondo. "Controentu"
è un po' il suo contraltare "italiano".
Marco Ongaro: "Archivio Postumia"
- Una delle più belle opere della canzone italiana,
una delle più profonde riflessioni sul suo
linguaggio. Due dischi (Archivio Postumia comprende
anche Eptalogia) di valore artistico assoluto che
sono una chiave di volta fondamentale per capire l’evoluzione
di questo cantautore. Tutti i personaggi di Ongaro
sono non vivi, a partire dall’autore, che parla
appunto postumo, come la luce di una stella che ci
giunge quando essa è spenta da chissà
quanto, ma non per questo brilla meno. Non confondiamo
però il postumo col morto, Ongaro parla da
classico, dunque immortale, perciò fuori dalla
storia. La frase: "Tu mi parlavi / io non
capivo / probabilmente ti tradivo / poi te l’ho
detto che ti ho tradito / mi hai perdonato mi son
pentito" ("L'hai voluto
tu").
Arpioni:"Malacabeza"
- Come scrivere "sociale" mantenendo la
leggerezza. "Malacabeza" ha tutto per diventare
un hit radiofonico estivo. Ma il disco esce dall'ingenuità
dello ska e tenta strade più vicine al calypso
con testi che svariano da Dario Fo alla canzone d'autore.
La frase: "ci vuole fegato per alzarsi ogni
mattina e lavorare / ci vuole fegato per racimolare
solo monetine / ... / ci vuole fegato per guardare
negli occhi il tuo amore / ci vuole fegato / ad ammettere
che hai le tasche ancora vuote"
("Ci vuole fegato").
Paola Turci: "Tra i fuochi in mezzo al cielo"
-
Giulio
Casale: "In fondo al blu" - Dicono:
è gaberiano. Rispondiamo: se ci vuole propio
un modello, meglio Gaber che Ramazzotti! I raffronti
più soliti sono con Carlo Fava. E' vero, ci
sono assonanze, più con Gaber che con Fava
(al quale rimanda sempre il nesso Gaber), ma il disco
vale di per sè con canzoni che si soffermano
sui malesseri, sulle illusioni-disillusioni, sulle
ipocrisie, sui falsi valori, sull’appiattimento
della cultura. La frase: "Ora lotto come
un uomo, soffro come un uomo, perché sempre
ti ho amata come un animale e come tale adesso sono
qua” ("Eccomi qua")