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Claudio Lolli: “Il grande freddo"
Una meravigliosa suite per passare, speriamo indenni, attraverso il gelo che abbiamo ad attraversare
di Giorgio Maimone
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Claudio Lolli: "Il grande freddo"
Tempesta Records - 2017
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fotografia sportiva
fotografia sportiva

Tracklist - "Il grande freddo"

01 Il grande freddo
02

La fotografia sportiva

03 Non chiedere
04 400.000 colpi
05 Sai com'è
06 Gli uomini senza amore
07 Prigioniero politico
08 Principessa Messamale
09

Raggio di sole

Lo dico? Eh sì, dai, lo dico: “Il grande freddo” è il più bel disco di Claudio Lolli dai tempi degli “Zingari felici”. E intendo il primo “Zingari”, quello del 1976 e non quello con il Parto del 2003. Gli zingari, certo: infatti qui, anche qui, la regia musicale è nelle mani di alcuni partner di allora, come Danilo Tomasetta e Roberto Soldati che possono essere, a buon motivo, considerati i registi dell'intera operazione (Tomasetta anche a livello organizzativo).

Dicono, nelle note introduttive del libretto che c'è una differenza sostanziale con gli Zingari: quell'opera nasceva come una lunga suite, costruita per essere suonata dal vivo; questa sin dall'inizio, è stata concepita con l'idea di fare un disco. Ma, qui più che mai, disco va inteso in un'accezione che non si pratica più: ossia un tutt'uno, un insieme, un'opera, con un inizio e una fine, che non a caso sono affidati allo stesso tema, e con il ritorno circolare, nei testi di temi e stilemi che sono cari e sono stati cari al Lolli maggiore.

Un grande artista, un grande artigiano di parole che torna a fare quello che sa fare meglio: lavorare con estrema cura su queste frasi, cesellandone le rime, limando gli aggettivi, affidando non al caso, ma all'arte, la successione studiata di verbi, pronomi e sostantivi. Detta così sembra fredda e fredda non è, nonostante il tema, perché sotto il Grande Freddo, splende il fuoco della poesia. A tutto questo assommiamo poi dei musicisti che sanno fare il loro mestiere: musicisti veri, non drum-macchine o pianini di plastica come ci è toccato sentire in passato. Lolli abbozza delle linee melodiche e la regia artistica, con grande classe e sensibilità, distilla le spezie di ingredienti misurati, studiati a misura per non interferire, ma aumentare in piacere di una canzone d'autore, mandata a sfidare il senso del tempo o quello che resta. Che il tempo è una variabile tremenda e questi tempi non possono che comunicare questa grande sensazione di freddo. Si è gelato tutto quello che tenevamo attorno e che tenevamo caro: gli affetti, gli ideali, gli amici, le speranze: si è gelato fino al punto di trasformare, non solo Lolli, ma tutti noi, in prigionieri politici. Non possiamo che alzare le braccia e arrenderci, ma proclamando con fierezza che non ci hanno spezzati: siamo agli arresti, ma come prigionieri politici, attenti a ogni spazio libero per sovvertire questa realtà diseguale, questa realtà che ci appare, ma che non ci appartiene e non potrà soddisfarci mai.


Così ci addentriamo nelle stanze allestite dal poeta, dove si parla di lei, la donna che ama e la donna che amiamo, di cinema muto, di altre canzoni e di altri cantautori, di sogni e di morti, di cani (che in quanto tali sono migliori di noi), ma che non sanno sognare, di autobus, di fotografie sportive, di partigiani, solo però per parlare ancora di una storia d'amore.

Lolli salmodia, a modo suo, in questo recitar cantando che, gradatamente, nei suoi esponenti migliori, sta sostituendo il semplice cantare: lo fa Lolli, da tanto, lo fanno Sirianni, Gazich, Capossela, Sanfilippo, Carlo Fava. Lo faceva in parte Guccini e persino Fossati e Gian Maria Testa. Il cantautore, a poco a poco, scende dal trono, lascia il suo posto ai giullari di corte e assume quell'aria, quel ruolo che raccontatore ad alta voce, da narratore che distilla brevi novelle da tramandare da orecchia in orecchia, accompagnate da musiche che non sono imprestate, ma occupano il ruolo che alla musica attiene: ogni tanto accompagna, ogni tanto è lei stessa che narra.

Vogliamo non considerare parlante il sax di Nicola Alesini nel dare il colore, il tocco finale al Grande freddo, inteso qui come brano più che come disco? È un cambio di pelle, non dissimile nel fine, ma certo nelle forme, da quello tentato dal rap,almeno quello più avvertito. La narrazione, la novella cantata, il flusso di pensieri e parole che si rovescia da un palco. E in questo senso anche Il Grande Freddo, inteso come album questa volta, si rivela essere, un'altra volta, a 40 anni di distanza, una suite, una meravigliosa suite per passare, speriamo indenni, all'interno dei gelo che abbiamo ad attraversare.

Reso omaggio alla maestria di Pasquale Morgante al piano e tastiere, Felice Del Gaudio al contrabbasso, Giorgio Cordini alla chitarra e bouzouki, Paolo Capodacqua alla chitarra in due canzoni, Lele Veronesi alla batteria e percussioni, Alberto Pietropoli al sax soprano in "Prigioniero politico" e "Uomini senza amore", Nicola Alesini al sax soprano negli altri brani, oltre che, naturalmente a Danilo Tomasetta ai sassofoni e a Roberto Soldati alle chitarre, resta da inchinarsi fronte alle otto canzoni, di cui una non ê di Lolli, ossia "Sai com'è", che è la lettera postuma del partigiano Giovanni alla moglie Nori, musicata da Marino Severini, mentre Soldati condivide con Lolli la musica di "Prigioniero politico" e Tomasetta è autore della musica di "Gli uomini senza amore".

È un compito improbo misurarsi coi testi di Lolli: sarebbero da quotare per intero. Proviamo a estrapolare fior da fiore: "e quanto amore si lascia fuori dagli autobus / guarda le cicche, le sigarette / portate via da questa pioggia insistente / buttate via da queste dita distratte" ("Il grande freddo").

"La morte ha una guida veloce / e tiene lo stereo sempre acceso / ti fa un provino senza sentire la voce / ma con grande dignità" ("La fotografia sportiva").

"Tra il dovere e l'intenzione / c'è una linea di alta tensione / che ti brucia le mani e tutto ciò che sei / e invecchiare va bene, ma adulto mai" ("Non chiedere").

7

"Ma nell'attimo dell'amore / il cielo smette di respirare per lasciarti venire e poi / lasciarti andare / e nell'attimo dell'amore il silenzio torna rumore / e una mente felice occupa / il tuo cuore" ("400.000 colpi").



"Gli uomini senza amore / non si sa dove vanno / spesso in letti morti e tristi / da cui non usciranno" ("Gli uomini senza amore").

"La vecchiaia è una tassa impagabile / e la poesia l'accompagna lontano / poi le sorelle camminano sempre / e le sorelle si danno la mano" ("Prigioniero politico").



"Guarda il mondo come è cambiato / quello in cui abbiamo tanto creduto / e il futuro come è passato / senza chiederci neanche un minuto" ("Principessa Messamale").



"Non so se tutti morimmo a stento o facilmente, né se morimmo davvero, né se eravamo mai nati, né se tutto questo è un sogno. Com'è un sogno questo maledetto grande freddo che ci tiene chiusi qui e ci attanaglia là fuori" ("Raggio di sole").

Ultimo omaggio, ma ampiamente dovuto: Enzo De Giorgi è un mago nell'interpretare a livello di immagini il mondo di Claudio. Con i suoi disegni le canzoni acquistano, l'un per l'altra, mezzo punto di valore in più.

Ultimo aggiornamento: 03-07-2017