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Pallante: “Ufficialmente pazzi"
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Pallante: "Ufficialmente pazzi"
GoodFellas - 2015
Reperibile ai concerti
e online

 

Tracklist

01 Ufficialmente pazzi
02

Io sono il massimo

03 Andiamo in pace
04 King, un nome da re
05 Sono le parole
06 Tutto quello che resta (del perduto amore)
07 L'egoista
08 La Caroppa e Carmelo casalingo
09

Fino alle ossa

10 Per sempre
11 Che ci importa?
12 A night in Manduria
Paolo Pallante è un farmacista. È vegano e considera folle guardare Peppa Pig e poi mangiarla chiamandola prosciutto. Ama il jazz. Suona la chitarra. La suona molto bene. Pallante è quindi anche un musicista. Ha poi una voce matura, intensa, provocante, sensuale: perfetta per fare il cantautore.

E perciò – dopo sette anni dal primo disco - nel 2015 Pallante ha pubblicato "Ufficialmente pazzi", un album che colpisce immediatamente - a primo orecchio potremmo dire - proprio per la voce intensa e sorniona. Ma anche per gli arrangiamenti - che si muovono tra jazz, swing e ritmi sudamericani - e per quelle che potremmo definire le intenzioni sonore, che rimandano ad atmosfere fossatiane e contiane. Il pregio di questo disco però è proprio quello di non sembrare qualcosa di già sentito, di vecchio, di improduttivo.

Piuttosto, potremmo dire, i dodici brani ricreano un ambiente familiare e sicuro da dove poter ripartire per un nuovo viaggio musicale. Un ambiente dove – come forse può sembrare scontato date le premesse - la chitarra è padrona di casa, ma gli ospiti (archi e fiati compresi) sono di grandissimo spessore. Ad aiutare infatti il talentuoso cantautore sono gli eccellenti musicisti che ha saputo scegliere, come per esempio Pino Forastiere alla chitarra, Michele Rabbia alla batteria e alle percussioni, Alex Britti (basso, batteria, lap steel guitar nel singolo dell’album Tutto quel che resta del perduto amor), Filippo Pedol al contrabbasso.

Una delle migliori produzioni della scorsa stagione, che ai vari riascolti si fa apprezzare anche di più per la maturità dei suoni e delle parole. È evidente infatti la cura assoluta dei testi, mai banali, mai scontati, al punto da toccare qualche momento di leziosità, forse non necessario, nella scelta delle parole. Ma è tanto più apprezzabile in un momento della canzone dove anche la sola rima baciata appare un ricercato momento del discorso poetico e le necessità metriche degli improvvisati autori fai-da-te fanno scempio di accenti.

E cosa ci dice Pallante della sua opera? Che informazioni in più ci regala? Leggiamo:
"Nulla ho tolto che non andasse tolto, nulla ho messo che fosse falso. Ho scelto di suonarlo, produrlo, cantarlo, missarlo, arrangiarlo e scriverlo perché fosse chiaro che se abbiamo un’idea non conta il tempo che impieghiamo, ma il risultato che alla fine otteniamo. Non c’è una parola, una nota o un passaggio che io non abbia cercato con l’istinto del cercatore, con l’amore di chi crea qualcosa non per gioco, non per dovere ma perché è il momento di farlo".

Ed è evidente già al primo ascolto che queste affermazioni sono sincere. Dietro a tanto lavoro – anche nei momenti di ingenuità e di fragilità che come vedremo non mancano – si ritrova palese la trasparenza delle opere realizzate con cura, amore e gratitudine.

L’album si apre con il brano che dà anche il titolo: "Ufficialmente pazzi"; parla come è evidente di follia, della follia da manicomio, da pasticche per restare calmi… ma anche di quel genere di follia sociale che colpisce gli occhi dei cosiddetti normali: Siamo necessari nell’equilibrio totale come il vento e le farfalle / Siamo quell’unico bottone che regge intero il vestito di qualcuno. Una canzone delicata per solo piano e voce, essenziale. Vera. Tra le più belle del disco.

Il secondo pezzo, "Io sono il massimo" (Pallante: chitarra, voce, organo; Andrea Leali: batteria; Michele Rabbia: percussioni; Filippo Pedol: contrabbasso; Mike Applebaum: tromba; Eric Daniel: sax; Massimo Pirone: trombone e tuba) è uno swing divertente e leggero che racconta di un coltivatore di fragole e nuvole, un vero conquistatore, il massimo dei conquistatori: E se tu vuoi puoi dirmi che già m’ami ma io già non t’amo più.

"Andiamo in pace"
(Pallante: chitarra, voce, basso, piano; Pino Forastiere: chitarra; The Gabbo 4th: archi) è una canzone d’autore classica, interpretata da una voce matura e presente; un testo importante che rimanda una immagine della vita dei barboni, sapendone evocare colori e suggestioni.
Un vero gioiello è "King, un nome da Re" (Pallante: chitarre, voce, piano; Michele Rabbia: batteria, percussioni; Enrico Terragnoli: basso acustico, banjo; Filippo Pedol: contrabbasso; Mike Applebaum, Eric Daniel, Massimo Pirone: fiati); è la storia di un irregolare africano (che esiste e è un brav’uomo ci viene spiegato nelle note del disco), che vive di espedienti a Milano e carica per venti euro al giorno le cassette al mercato. Un testo serrato e a tratti geniale e un’atmosfera musicale da far invidia a Fred Buscaglione.
E siccome per l’autore le parole sono fondamentali, il concetto ci viene chiaramente ribadito nel quinto brano: "Sono le parole" (Pallante: chitarra, voce, piano, organo; Pino Forastiere: chitarra;
Filippo Pedol: contrabbasso; Michele Rabbia: batteria), dove risulta chiaro che sono le parole che mancano quelle che alla fine ci faranno capire. Una canzone elegante e vera; forse per questo è anche inquietante. Potremmo dire che è la canzone dell’attimo prima.

Il sesto brano - come già detto singolo dell’album - è "Tutto quello che resta (del perduto amor)" (Pallante: chitarra, ukulele, voce; AlexBritti: batteria, basso, lap steel guitar; Erica Mou: cori; Chachito ponzito: percussioni; Luca Scorziello: timbales; Mike Applebaum: trumpette). Arrangiato con Alex Britti è forse – malgrado l’ottima confezione - uno dei brani meno originali del disco, forse troppo caposseliano.

Un toccante e lirico momento dedicato all’amore è il pezzo successivo, "L’egoista", scritto da Pallante con Pino Forastiere e Max Di Pirro, (Pallante: chitarra classica, elettrica, basso, voce; Pino Forastiere: chitarra acustica; Michele Rabbia: percussioni), che si chiude con una eccellente parte strumentale: C’è chi appende gli abbracci, come cappotti sui muri / e chi ruba gli sguardi / chi lega i pensieri coi lacci alle vene dei polsi / e poi vive come dentro un armadio.

Ed ancora amore, un amore antico e perciò in maniera antica raccontato, con musiche da vecchia fiera di paese, da banda che passa, o forse da film francese degli anni Cinquanta con Jacques Tati: questa è "La Caroppa e Carmelo casalingo (non erano tempi ricchi ma almeno si faceva l’amore)": un titolo, un programma ( Pallante: chitarra voce piano glokenspiel, organo; Michele Rabbia: batteria; Filippo Pedol: contrabbasso; Mike Applebaum, Eric Daniel, Massimo Pirone: fiati; The Gabbo 4th: archi).
Struggente canzone dedicata alla figura del padre è "Fino alle ossa" (Pallante: chitarra, voce, piano; Pino Forastiere: chitarra; Filippo Pedol: contrabbasso; Michele Rabbia: batteria): Mi sono sentito diverso, mai nato, nato storto, malato senza collare / e con uno spino in un fianco a fermare il respiro / e poi ho capito che non ero da solo / poi ho capito che crescere non è solo vedere il tempo passare / io riposavo appena in attesa del giorno / aspettavo che tu venissi a cercarmi, che di te c’era bisogno / di una mano più forte, di poche parole che avessero amore.

"Per sempre" (Pallante: chitarra, basso, voce; Filippo Pedol: contrabbasso; The Gabbo 4th: archi) è una canzone d’amore; come spesso accade per le canzoni ispirate da un’amore vero, sicuramente risulta meravigliosa per la persona a cui è dedicata; è questo l’importante, perché per il resto è forse il pezzo con il testo più fragile del disco.

Fragile e a tratti già sentito anche musicalmente è "Che ci importa" (Pallante: basso, chitarra, ukulele, piano, voce, wurlitzer; Andrea Leali: batteria; The Gabbo 4th: archi), l’ultimo brano cantato dell’album, che si conclude con un ottimo pezzo strumentale: "A Night in Manduria" (Pallante: chitarra, Pino Forastiere: mix); una prova da musicista che permette di congedarsi con simpatia e favore dal progetto di un vero talento della musica d’autore italiana, per poter, naturalmente, andare a cena (a mangiare Peppa Pig, perché i pazzi siamo noi).


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Ultimo aggiornamento: 16-01-2016