Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.


Bielle Eventi 2016

Au revoir, se e quando

Canzone della triste rinuncia

"Le luci dentro al buio sono andate via e l’ allegria comprata è già sparita, il giorno dopo è sempre la malinconia che spezza la magia di un’ altra vita. La forza che ti lega è grande più di te, l’ anello al collo si stringe sempre più: "non dare più la colpa al mondo o a lei per la rinuncia triste a quello che non sei…" Francesco Guccini Alla fine del 1999 un gruppo di appassionati deandreiani scoprì che cercando sui motori di ricerca di allora "Enzo Jannacci" c'erano zero ricorrenze. Per Internet di fine secolo Enzo Jannacci semplicemente non esisteva, e come lui non esistevano neanche Goran Kuzminac, Claudio Lolli, Max Manfredi, Ricky Gianco, Gian Pieretti, Claudio Rocchi e tantissimi altri bravi autori di canzone o cantautori che dir si voglia, di cui non si tramandava memoria, di cui si sarebbe persa la memoria, la voce, la storia. Nacque così la Brigata Lolli, o Bielle ossia un'associazione di liberi combattenti per la persistenza della memoria perché la memoria è la resistenza dell'uomo, perché senza memoria l'uomo sembra molto ed è niente e le canzoni sono le tradizione orale, il calendario del tempo che passa, che ci si tramanda di bocca in bocca, di ugola in ugola. Come Alan Lomax cercò di documentare i canti popolari del sud degli Stati Uniti, così noi siamo partiti lancia in resta, acquistando di tasca nostra tutti i dischi, allora già transumati in cd, che potevano rientrare nelle categorie da noi identificate e che ci eravamo inventati: i biellisti. Ossia i cantautori bravi, ma sfigati, che, per un motivo o per l'altro, non erano ancora riusciti ad avere un seguito consolidato. Quindi, non solo recupero del passato, ma anche ricerca nel presente. Per cui a un Ricky Gianco corrispondeva un Maieron, a un Claudio Rocchi un Federico Sirianni, a un Ivan Della Mea un Alessio Lega e così via. Abbiamo visto nascere e crescere alcune stelle come Vinicio Capossela e Gian Maria Testa. Abbiamo assistito a tanti tramonti o ritiri o scomparse definitive come Lucio Dalla, Francesco Guccini, Ivano Fossati, Leonard Cohen, Domenico Modugno, Teresa De Sio, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Gian Maria Testa, David Bowie. Siamo andati avanti per sedici anni con qualche migliaio di recensioni, molte segnalazioni di dischi o di canzoni che altrimenti forse non sarebbero neanche usciti dal giro ristretto del loro cortile. Nel 2016 Bob Dylan, uno di noi, uno dei nostri, ha vinto il Nobel. Il cerchio si è chiuso. Il senso di una brigata per la memoria in una situazione come Internet, come la rete, dove tutto diventa memoria storica e incancellabile all'istante, dove niente viene cancellato e niente più viene perduto, questo senso non c'è più. Il nostro ruolo si è esaurito. E così ci ritiriamo in buon ordine. Bielle resta nell'aria, resta nel vento, come la risposta di tanto tempo fa: resta quello che abbiamo fatto, resta il tempo che abbiamo trascorso assieme e il senso di comunità che intorno a quelle due lettere (la B e la L) si era pur sempre creata. Il sito www.bielle.org chiude: non si aggiornerà più. Resterà una doppia eco su Facebook: il gruppo per le iniziative in corso e la pagina per considerazioni storiche. Ma non è più tempo di recensioni: il nostro era un parere da forti ascoltatori di dischi, un consiglio da acquirenti per altri acquirenti. Non abbiamo mai avuto rapporti con case discografiche e pochissimi anche con gli uffici stampa. Per le major non siamo mai esistiti; ma per loro non esiste proprio la tipologia di artisti di cui ci siamo occupati, ossia la nicchia della nicchia della nicchia: la canzone d'autore italiana minore e di qualità. Ora i dischi (nel frattempo mp3) non li acquista più nessuno. In compenso li commentano tutti. E il distacco critico è andato a infognarsi in una interminabile teoria di piccolofannismo senza sbocco. Non solo, è il concetto stesso di disco a essere tramontato: siamo in un momento storico di ascolto distratto è casuale, dove è il singolo pezzo a fare agio sul discorso complessivo. È tempo di Sputify, di compilation create in automatico, di consigli avanzati direttamente dalle macchine ad altre menti altrettanto non elastiche. Niente più concept e spazio al brano unico che, come il pensiero unico, continua a farmi scorrere un brivido sulla nuca. D'altra parte siamo anche in un'epoca di pensiero unico .... Non è più la nostra epoca. Bisogna anche riconoscere che il tempo è passato. Siamo partiti a Capodanno del 2000 e, per simmetria, tiriamo giù la cler a un altro Capodanno. Il cerchio si è davvero chiuso. Non è esatto dire "la musica è finita", è più preciso affermare che "la nostra musica è finita" e tirarsi da parte. Non è la canzone della triste rinuncia, contraddiciamo il nostro stesso titolo, ma la "triste rinuncia alla canzone". La nostra musica è finita..

30 dicembre 2016
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