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Zibba
"Muoviti svelto"

Almafactory/Warner - 2015
In tutti i negozi e negli stores digitali

Tracklist

01 Farsi male (Feat. Niccolò Fabi)
02

Muoviti svelto

03 Ovunque
04 Il sorriso altrove
05 Che ore sono
06 La medicina e il dolore (Feat. Patrick Benifei)
07 Le distanze (Feat. Bunna)
08 Santaclara
09

Il giorno dei santi (Feat. Omar Pedrini)

10 Vengo da te (Feat. Leo Pari)
Strano disco di duetti questo di Zibba. Normalmente, verrebbe da pensare, un duetto serve a “nobilitare”, per chi ci crede, il proprio disco cin ospitalità di prestigio. Zibba gioca al ribasso. E’ lui il padrone di casa prestigioso e ospita cantantini che, al suo rispetto, spariscono tutti. Che colpa ne ha Zibba se ha la voce più convincente oggi su piazza? E se Niccolò Fabi vale poco, Leo Pari meno ancora, Omar Pedrini è un ex e Patrick Benifel su fatica a capire cosa sia lì a fare. Dimenticavo Bunna. E continuo a dimenticarlo.

Colpa loro che hanno accettato di misurarsi con Zibba con cui forse potrebbero dialogare solo voci femminili per creare un contrasto tra il vocione ligure del nostro e timbri più leggeri. Ma c’è un altro problema: le canzoni sono tutte zibbiane nel profondo, ossia cucite su misura per il nostro che, ovviamente, avendole scrite, concepite e cantate, le interpreta al meglio.

Ciò detto e tralasciando la distrazione degli inutili dialetti (scambio di favori? Un metodo per vendere i propri brani agli altri? Un tentativo di essere accettato? Mah?) l’album resta del tutto piacevole, godibile fino nel profondo. La canzoni di Zibba, dagli esordi in poi, sono cambiate solo per quanto riguarda gli arrangiamenti, svisando dall’etno-balcanico, al folk, al rock-blues, ma sono sempre bene riconoscibili: una miscela di parole e frasi musicali ben dosate che ti lasciando dentro quella sensazione piacevole e “maschia” di un profumo al tabacco o di un whisky torbato che scende lento nelle profondità della gola, per poi tornarti come una scintilla di luce nei meandri del pensiero.



Sono ottime canzoni: “Muoviti svelto”, la title track oppure “Che ore sono” (oh che sbadato! Ho citato due canzoni senza duetti! Chissà come mai?) sono tra i meglio fichi del bigoncio. Zibba ha, da sempre, una scrittura cinematografica che non cerca di fare poesia, ma canzone pure, illuminando i brani di scorci di immagini che restano nella memoria.

Insomma., sa come si fa, come si scrive una canzone, come la si canta e come la si deve proporre: quindi Zibba è, automaticamente, uno dei migliori cantautori sulla piazza, Ha un solo rischio davanti (magari ne ha di più, ma ne vedo uno) che possa accontentarsi presto e smettere di cercare nuove strade e nuove modi per fare canzoni.

Un rischio che per adesso è ben lontano: questo è un album da 8 senza ripensamenti, ma un pochino “filone”, un pochino troppo zibbiano per non introdurre il dubbio della differenza che può nascere tra chi canta per necessità, come prima della fama, e chi canta per mestiere. Ripeto: rischio futuro, io qui non lo avverto, se non quando cantano gli inutili duettisti. Teniamocelo stretto e avanziamo una preghiera alla madonna dei cantautori perché ci preservi Zibba come morbido elemento di rottura. Che resti Talisker e non avverta la spinta al Glen Grant.

Ultimo aggiornamento: 18-05-2015