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Le BiELLE RECENSIONI
Paolo Benvegnù: "Earth Hotel"
Un inno d'amore nell'inverno del cuore
di Alberto Marchetti
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Paolo Benvegnù
Piccoli fragilissimi film
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Paolo Benvegnù
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Un attrazione un po' incosciente

Benvegnù, Magoni, Demuru, Tavolazzi
Cime domestiche

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Vago svanendo
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Crediti:
: Paolo Benvegnù – Voce, basso, chitarre acustiche ed elettriche, programmazioni, sintetizzatori, cori;
Michele Pazzaglia – Sound engineering, sintetizzatori;
Luca Baldini – Basso, pianoforte;
Andrea Franchi – Batteria, chitarre acustiche ed elettriche, sintetizzatori, pianoforte preparato;
Matteo Carbone – Chitarre acustiche ed elettriche, pianoforte, sintetizzatori;
Guglielmo Ridolfo Gagliano – Basso, chitarra elettrica;
Ciro Fiorucci – Batteria elettronica;
Francesco Chimenti – Violoncello;
Emanuela Agatoni – Viola, violino.

Registrato fra Jam Recordings e Farm Studio Factory
Mixato allo Studio Jork di Villa Dekani (SLO) da Michele Pazzaglia
Masterizzato da Giovanni Versari presso “La Maestà” di Tredozio
Produzione artistica Paolo Benvegnù e Michele Pazzaglia
Produzione esecutiva Woodworm Music
Fotografie e artwork Mauro Talamonti © 2014
Etichetta/ Management / Booking: WOODWORM MUSIC
www.woodworm-music.com | marcogallorini@woodworm-music.com


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Paolo Benvegnù
"Earth Hotel"

Woodwor Music - 2014
Nei negozi di dischi e ai concerti

Tracklist

01 Nello Spazio Profondo
02

Una nuova innocenza

03 Nuovosonettomaoista
04 Avenida Silencio
05 Life
06 Feed the distruction
07 Stefen Zweig
08 Orlando
09

DIvisionisti

10 Piccola pornografia urbana
11 Hannah
12 Sempiterni sguardi e primati
Paolo Benvegnù viaggia a vista, in un tempo nebbioso che lesina certezze e momenti quasi unici di intima felicità, e nel suo vagabondare tra le architetture del nostro tempo riesce a modellare un paesaggio plastico, a tratti avvilente ma, vivaddio, vivo e sanguigno come il suo desiderio d'amore.

È la sua la consapevolezza di sopravvivere nella torre di Babele, mentre tutti corrono in un caos inerte e nel tentativo vano di vivere davvero . Ed è la consapevolezza di aver accettato questo immenso inferno dantesco in massa, corresponsabili tutti del degrado rivelato. Nel rock duro di "Nuovosonettomaoista" spietata l'analisi e il cantato diventa invettiva "abbiamo aperto le porte per un nuovo rinascimento, falso come le madonne del cinquecento, e voi siete caduti dentro".

Non esiste un ordine nel nuovo ordine, ogni luogo è un non luogo, solo una presenza casuale, a circondare la solitudine inevitabile dell'uomo, al suo doloroso e frustrato bisogno d'amare, alla distanza tra l'universo interiore e la deludente realtà. "Come vorrei ingannare ancora e avere sete / io sempre distratto e fuori tempo" recita "Stefan Zweig", canzone dedicata al poeta austriaco perseguitato dal nazismo e suicida nel 1942 disperato per l'avvento della barbarie. Anche la passione può mutare in dolore, un apatico farsi del male, come in "Piccola Pornografia Urbana".



I piani sono una rappresentazione verticale di situazioni, luoghi e sentimenti diversi, una struttura teatrale della disumanità, un ' allegoria della distanza tra desideri e privazione, così il primo piano è il settantesimo, la notte copre le cose ma fa cadere le barriere innaturali delle convenzioni e delle abitudini, e mostra, a chi ha ancora la capacità di guardare in alto, lo spettacolo incredibile delle stelle "è un fuoco inestinguibile / vedere l'invisibile / nello spazio profondo". L'illusione della verità, nel brano new wave d'apertura, scompare con la luce che restituisce ruoli e insofferenze, "precipito in ambiente artificiale / per farti male, per farmi male".

E a fronte di questa decadenza da tutti percepita e accettata, cosa resta se non un altro viaggio, a indagare i recessi del cuore e dell'amore, anch'essi pieni d'incognite e timori, ma anche forieri di qualche forma di possibile redenzione?

"Una nuova innocenza" avvolgente e ipnotica, la voce viscerale, profonda, è la preoccupazione amorevole di un padre che, come Savater, conosce i pericoli di un mondo che ha smarrito l'etica "Ti insegneranno cose che non serviranno / ti insegneranno ciò che non vorrai / consegnerai il tuo corpo alla dolcezza / cercandoti senza trovarti mai / nel crimine che adora l'innocenza / l'attesa che acuisce la distanza / rifioriranno rose e l'incoscienza / trovandoti senza cercarti mai". Feroci "Feed The Distraction" e la bella "Divisionisti", grida d'amore deluso per questa caduta senza speranza, questa catastrofe annunciata e rimossa, questo degrado che non indigna.

Lo smarrimento, l'inquietante difficoltà nel trovare un senso anche in se stessi è uno dei temi ricorrenti nei brani, la globalizzazione dei segni e dei linguaggi si fa evidente nell'apocalittica avvolgente e multilingue "Avenida Silencio". Alla delicatezza sentimentale di "Life" un'oasi pacifica ritagliata al caos, segue la bella "Orlando", dai richiami di un macerato Tenco, una dichiarazione passionale mentre la notte si stempera e il pensiero rigenerato dall'arrivo del nuovo giorno riconsidera le priorità con la necessaria e consapevole illusione di immortalità. Ancora amore quieto nella terzinata "Hanna", quasi una ninna nanna protettiva.

L'ultima tappa di questo viaggio senza movimento è la certezza di non avere risposte per una ricerca che non può smettere di ricominciare, "ora ho molte più domande / non è vero che finisce la notte / e le cose più belle non ritornano mai... / esiste un tempo per la verità / un tempo per la gioia / un tempo per la solitudine e la noia..."

L'ultimo album di Benvegnù è un inno all'amore, nelle sue mille forme, spesso livido, indefinito e senza certezze, un urlo di sentimenti spesso disadattati e inascoltati, un'opera ricca di suggestioni poetiche, ruvide carezze e graffi da contatto, per eroi del quotidiano che cercano, magari invano, ma caparbiamente, una luce vitale, calda, in questo triste inverno del cuore.

Ultimo aggiornamento: 18-02-2015