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Tetes de Bois
"Extra"

Alabianca - 2014
Nei negozi di dischi e ai concerti

Tracklist

01 Tango
02

Il mare e la memoria

03 La maliziosa
04 Extra
05 Se te ne vai
06 Ti rivedo ancora
07 Pattinava
08 L'eautontimorumenos
09

Tu non dici mai niente – Feat. Le luci della centrale elettrica

10 Felici come mai
11 Il tuo stile – Feat. Francesco Di Giacomo
I Tetes de Bois sono da sempre uno dei miei gruppi preferiti, sin da quando, per un locale in un piccolo paese della provincia romana, riuscii a contattarli permettendomi per qualche anno il piacere di vederli esibirsi lì, su un palco rabberciato tanto simile al camioncino Fiat che utilizzavano al tempo nei loro spettacoli di strada. E di strada ne hanno percorsa tanta in questi vent'anni, collezionando 9 album, una serie infinita di progetti ed esperienze parallele, tutto senza mai scendere a compromessi con il mercato, anzi, seguendo un percorso che seppure ha sfiorato a volte attimi di improbabile, strameritato e relativo successo, non li ha comunque distolti da un proposito volutamente autarchico.

Dire gruppo musicale, poi, è estremamente riduttivo perché i Tetes de Bois sono promotori culturali, ideatori di manifestazioni simbolo che hanno fatto scuola vedi Stradarolo o le originali rassegne teatrali lungo la linea ferroviaria dismessa Capranica Civitavecchia, fantasiosi nell'ideare l'ecologico palco a pedali con l'energia elettrica procurata dalla sudata attività fisica dei fan bikers.
Questa è la loro seconda opera monografica dedicata a Ferré, e se la prima (L'amore e la rivolta, 2002, Targa al Premio Tenco come migliori interpreti) fu già un pregevole omaggio, godibile all'ascolto al punto da non essere mai finito sugli scaffali impolverati, qua ci troviamo di fronte a un disco monumentale, studiato nei minimi particolari suonando da dio materia fine spesso ostica, estrosa e complessa, scelta per consonanze ed emozioni, come autentico atto d'amore verso uno dei maggiori poeti in musica del ventesimo secolo.

Ancora di più, perché sono presenti poesie di Rimbaud, Verlaine, Baudelaire, musicate a suo tempo da Ferré, poesie scritte e cantate dallo stesso, e liriche mai finite sul pentagramma, a descrivere meglio possibile l'indescrivibile, i mille volti anche contraddittori di un uomo dalla libera creatività espressiva.



In questi anni i rapporti tra il gruppo e la famiglia dello chanconnier scomparso si sono fatti stretti tanto che l'album è stato registrato a Castellina in Chianti, con il pianoforte che lui suonava.
La traduzione delle liriche, con l'adattamento a una terminologia contemporanea che non ne stravolge senso e forza, è curata ancora una volta con preziosa maestria da Giuseppe Gennari, un professore amico di Ferré, come amica di famiglia è Anna D'Elia che ha lavorato, sul testo di Ferré, mai musicato prima, Tango, ritrovato e offerto al gruppo dal figlio Mathieu. Tutte le parole servite con riverenza e partecipazione dalla voce sempre più ruvida e intensa di Andrea Satta.
TANGO, che tango non è, dissonante e dura in progressione come la disperata speranza di giustizia futura, di redenzione "quando un giorno, sul nostro sistema, si leverà il sole, con un poco d'amore, fra gli oltraggi che continuano da sempre... ...quando questi capetti dalla voce vociante e dai rimorsi assenti..." finalmente se la faranno sotto.

E all'opposto, delicata e sognante, tra fraseggi di piano e tromba, l'altra speranza, quella di ricevere una scheggia di felicità, a denunciare una condizione umana di quotidiano disperante. Ma in quel sogno "avremo il mare / a due passi dalle stelle / e sere di gran vento / noi avremo l'inverno /ma con una cicala su un manto bianco / avremo l'amore / in tutti i nostri problemi / e tutti i discorsi finiranno con ti amo..." FELICI COME MAI.

Nel sonetto LA MALIZIOSA di Rembaud, reso magnificamente dall'andamento lento del brano, c'è una promessa, di gesti e di sguardi d'approccio ricchi di intenzioni, che i capitoli successivi non potranno mai mantenere, occultati e ridotti dal quotidiano, ma quegli attimi di infinito hanno cariche di voluttà ineguagliabile. Lo sguardo coglie irriverente anche il culo attraente ed eccitante della donna, né IL TUO STILE, colta dal vivo all'Auditorium con la voce unica di Francesco Di Giacomo. Una perla di emozionante bellezza.

È sempre lo sguardo quello che domina lo strip sensuale di EXTRA, sexy ballata pari e e dispari come i gesti inebrianti della donna, e PATTINAVA, di Verlaine, scandaloso ricordo voyeuristico del suo giovane amante Lucien Letinois, troppo presto rapito dal male, un valzer lento e lirico con coda jazzata. E lo sguardo successivo è già il rimpianto di TI RIVEDO ANCORA, per l'innocenza e l'intraprendenza irrimediabilmente perdute nel rassicurante e inquietante ruolo di rinuncia.
IL MA RE E LA MEMORIA è intenso cammino su ritmiche elettroniche trafitte dalle note di Luca, mentre il testo svela la malinconica coscienza di un mondo incoerente dove trovare un senso è impresa impossibile. L'angoscia di vivere è alla fine ritorta su se stessi in un macerare interiore, EAUTONTIMORUMENOS, vampiri di sé stessi, condannati a sorrisi amari, a fuggire in visioni d'altri mondi remoti, nella quarta dimensione. "Tiepidi odori sopra marciapiedi di sogno / nel mio letto d'asfalto dentro questa città / sopra di me lo scorrere di ragazze e spugne / che trasudano il succo di questa folle età". Ospite illustre di TU NON DICI MAI NIENTE, Vasco Brondi.

Extra è il titolo per questo concentrato di emozioni anomale, dove jazz, progressive, pop, elettronica e tradizione si fondono concedendo gradevoli variazioni all'ascolto; extra per queste 11 stilettate sull'inganno della normalità, per questo mondo troppo bello per i suoi irrispettosi inquilini, dove l'amore è sulla bocca di tutti ma poi si nasce si vive e si muore in solitudine; extra perché parlare della comune inquietudine di vita e amore inquieta tutti e destabilizza chi si costruisce scale illusorie di valori pratici per non vedere e non crollare.

Album così sono sempre più rari e preziosi, votati a soddisfare solo i pochi palati esigenti sopravvissuti e resistenti, ma germinali perché nel loro nascere liberi e anarchici tengono dentro quei lampi di bellezza che dovranno un giorno, caparbiamente si spera, salvare il mondo.


Ultimo aggiornamento: 16-03-2014