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Marzo 2014
Quella "Testa di nicchia" di Giubbonsky
E' uscito il secondo disco di Guido Rolando, in arte Giubbonsky, un cantautore milanese
fuori da qualsiasi giro, un outsider che però ha cose da dire e non le dice mai in modo banale


17/03 -
Ci eravamo dimenticati di parlarne, ma forse ne vale la pena. E' uscito il secondo album di Giubbonsky, che in realtà è il cantautore milanese Guido Rolando (in arte Giubbonsky). Giubbonsky ha dato in pasto alla critica. come antipasto, un nuovo singolo dal titolo “Cicliade” con tanto di videoclip firmato da Ralph Ceskovitz. Denuncia sociale anche questa volta ma da un punto di vista curioso, ironico, spregiudicato che nasconde tra le righe concetti importanti e profondi.
“Cicliade” è l'odissea di un “ciclista” impegnato ad attraversare una Milano caotica, percorsi ad ostacoli, come ben sa chiunque di noi sia stato ciclista a Milano, un città fatta per le biciclette, ma pensata per le macchine.


'Ecco la tracklist di "Testa di nicchia" - 2013 - Vrec / Believe :

01) Povero Gatto - 02) Verde - 03) Le mani
del Mago - 04) Pattume - 05) La nostra Terra
- 06) Il destriero del Re 07) Un altro Mondo
- 08) Cicliade - 09) Ombra di te
10) Testa di nicchia - 11) Broncs

Io il disco di uno come Giubbonsky non me lo farei sfuggire.

Ulteriori informazioni le trovate sul sito di Giubbonsky


Biografia: Il mio nome è Guido Rolando e sono nato a Casale Monferrato, sì proprio la città dell'Eternit e dell'amianto.

A 9 anni calcavo già il palcoscenico cantando Ogni Volta di Paul Anka.

Da giovane - chissà fino a quando ci si può definire così - ho iniziato a suonare il sax e la chitarra acustica in un gruppo dark dell'alessandrino che si chiamava Montenegro Tango.

Girovago nell'animo dopo il DAMS di Bologna sono entrato a far parte delle Officine Schwartz di Bergamo; e dopo poco anche della Banda degli Ottoni a Scoppio di Milano.Quindi con altri amici ho dato vita ai progetto Tasselli del 6 che dopo ottime premesse è purtroppo naufragato.

È stata la volta dei Supersonica, band di northen soul, dove andavo di baritono.

Ultima è stata la Contrabbanda di Milano, dove continuo a suonare e divertirmi col contralto.

Giubbonsky è il mio progetto di cantautore, anzi cantastorie.

Miscelare testi che narrano le difficoltà del vivere in questo mondo sempre più precario con la musica pop, nell’accezione di popolare: motivi più o meno orecchiabili, più o meno ripetuti, facili da ricordare, che si possono cantare anche sotto la doccia.

Il modo migliore per creare emozione in chi ascolta, per richiedere e ottenere attenzione, per provare a pensare e a sognare insieme.

Una pratica di resistenza umana


Il disco precedente

"Storie di non lavoro"

Torna il canto politico, periodicamente, e ci riempie di gioia e di passione. Giubbonsky è un polistrumentista, tuttaltro che dilettante, che però si diletta a parlarci di Mafia, di Milano, di storie di polizia, di battaglie per l'acqua e a difesa del centro sociale Torchiera. E per di più il disco è bello. In piedi, compagni, e applausi!

Giubbonky è bravo, ma d'altra parte non viene mica fuori dal niente. Le sue note personali parlano di un talento precoce che a nove anni imitava Paul Anka cantando "Ogni volta" e poi, passando attraverso il punk, si arriva ai Montenegro Tango, gruppo dark dell'alessandrino, alle più note Officine Schwartz di Bergamo e poi alla Banda degli Ottoni a scoppio di Milano. Ma non è finita qui: sempre lavorando nella nostra città e dimostrando un'inventiva per i nomi degna di plauso, Giubbonsky passa ai Tasselli del 6, ai Supersonica, alla Contrabbanda (dove continua a suonare il sax), fino all'approdo solista. Questo è il suo primo disco e, come è ovvio, non viene distribuito nè stampato. Cercatelo. E' online, è obbligatorio ascoltarlo!

L'approccio di Giubbonsky risente degli schemi del punk, ma ammorbiditi in una versione cantautorale non scarna, che deve qualcosa anche alla musica americana. La voce è solida e sicura, grintosa, atta ad abrasioni e vaffanculo. Ma non è solo polemica e rabbia. I brani di Giubbonksy sono strutturati e argomentati. E sono parimenti tutti quanti politicamente impegnati. Che si parli di "Città blindata", dove su un ritmo deliziosamente country racconta di una città con "presenze sempre più inquietanti / .../ è uno strano posto questo luogo ameno / non mi riconosco e forse tu nemmeno / passo dopo passosopra questa strada/ questa qui è Milano, una città bilandata / Stilisti, 'sti Cristi / perbene qualunquisti che fino a ieri erano quasi socialisti", sia che si affronti la tematica del "Non lavoro", a cui il disco è dedicato: "Mi sveglio la mattina ed apro un occhio solo / ma dopo due minuti anche l'altro prende il volo / sotto il mio bel piumone mi giro e mi rigiro / sto proprio bene pigro come un ghiro" e come mai? Perché "ho scelto un'altra vita e non lavoro". L'alternativa al "produci-lavora-crepa". Il sogno dell'accidioso felice.

(segue)

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