Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 
BiELLE Film
"Nymphomaniac" di Lars Von Trier


Titolo originale: “Nympho ( ) maniac”
Nazione: Danimarca
Anno: 2014
Genere: Drammatico
Durata: 110' (primo volume) 122’ (secondo volume)
Regia: Lars von Trier
Sceneggiatura: Lars von Trier


Sito italiano del film:

Distribuzione:Good Film

Data di uscita del volume primo: 3 aprile 2014
Data di uscita del volume secondo: 24 aprile 2014


La ciarla del Che

Guevara quando arrivava nei villaggi e gli toccava magari fare scorte alimentari in un esproprio rivoluzionario , non trascurava mai di spiegare ai campesinos le ragioni della buona causa. Era la famosa ciarla del Che. La stessa con cui Lars von Trier affligge lo spettatore, evidentemente convinto che troppo pochi siano all’altezza delle sue speculazioni intellettuali. Ed ecco che gli interventi di Seligman-Stellan Skarsgård , “l’ascoltatore”, assumono spesso la forma dell’excusatio non petita. Un esempio: nel film abbondano le scene in cui si attribuiscono pensieri e azioni sessuali ai piccoli, dal gioco della rana (bimbe di tre, quattro anni che strisciano sul pavimento bagnato) all’ orgasmo spontaneo di una ragazzina sdraiata sull’erba. Puntuale irrompe la spiegazione. Come a dire: Non lo fo per piacer mio…. Perché il bambino altro non è che il famoso perverso polimorfo di Freud, incubatrice di tutte le possibili deviazioni. L’intento didascalico-furbo raggiunge il suo apice nel finale, che imprime il sigillo politico su tutta l’operazione. La conclusione è: se un uomo avesse condotto la stessa vita di Joe, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire, in quanto ai maschi sarebbe concesso vivere il sesso in totale libertà. Gentile Lars, vuole forse dirci che il suo film altro non è che un inno alla libertà femminile? Ma quando mai, di fronte a un uomo che sbatacchiasse con la stessa algida violenza e totale assenza di appagante gioia i propri gioielli di famiglia penseremmo né è più né meno di quello che pensiamo di Joe. Saremmo molto dispiaciuti della sua totale schizofrenia fra l’anima e il corpo, anzi quella parte del suo corpo. La sessualità è una fantastica ricchezza, mille volte più complessa e interessante dell’insistita promozione a unica protagonista della scena di quel morbido e delicato fiore di carne che noi donne abbiamo la fortuna di avere in mezzo alle gambe.

E “lei” non visse felice e contenta
di Erica Arosio

A voler essere cattivi, viene in mente “Io e lui”, il modesto romanzo di Alberto Moravia che ai tempi della sua pubblicazione, nel 1971, suscitò un contenuto scandalo. Ovvio che Lars von Trier voli molto più in alto, con ambizioni filosofiche e quasi teologiche, ma alla fine, se vogliamo ridurre Nymph( )maniac alla sua essenza, il film si riduce alla storia di “Lei”. Provocatoria e interessante nella prima parte, inutilmente disturbante, fino a sterzare sul banale, nella seconda. Una summa erotico-delirante sulla sessualità femminile, in prospettiva fisiologico-anatomica costruita attraverso un’ossessivo sguardo maschile in bilico fra il voyeurismo e la guerra al politicamente corretto. Un’occasione sprecata e troppa furbizia sul piatto.


Il sesso Ground zero

Che cos’è Nymph( )maniac? Una sineddoche, ovvero il tentativo di definire il tutto attraverso una sua parte: la protagonista infatti è raccontata solo attraverso il suo organo sessuale. Non la sua sessualità, che è qualcosa di più profondo e complesso, ma proprio attraverso un pezzo di carne scoperto, riempito, esibito, rimirato, offerto, svenduto, violato, torturato, titillato, coccolato, umiliato, sfregiato per la bellezza di cinque ore e mezzo (la versione integrale tanto dura) o, per i meno militanti, spalmato in due parti di 110 e 122 minuti. L’approccio è autoriale e non poteva essere diversamente visto che alla regia c’è uno dei più grandi registi europei e che tale si conferma. Cominciamo dalle cose belle. Ha il marchio del cinefilo la rigorosa divisione della storia in 8 capitoli, una struttura debitrice di tanto cinema del passato, Godard in testa, gli attori sono tutti bravissimi (alcuni anche assai coraggiosi nel loro mettersi in gioco senza riserve). I dialoghi sono altalenanti, ma alcuni sono stellari. La palma va ai venti minuti affidati a Uma Thurman (nel primo volume) nei panni di una moglie abbandonata che si catapulta coi figli a casa della ladra di mariti, inscenando un crescendo paradossale e tragico, virato in chiave ironica. Da Oscar. Nel secondo capitolo il dialogo ironico è invece nelle mani, o meglio nei supermembri eretti, di due negroni che dovrebbero soddisfare una triste Joe, in piena crisi di frigidità. Qualcosa non funziona e i due iniziano a discutere nella loro incomprensibile lingua tribale, probabilmente, insinua il regista, perché in certe situazioni gli uomini si trovano anatomicamente troppo vicini e occorre stabilire delle gerarchie. Il conflitto non si risolve e i due stalloni abbandonano il campo con un nulla di fatto. A parte questi due intermezzi, la cifra del film si assesta sul tragico. Fin dall’inizio. Infatti si apre con Charlotte Gainsbourg madida di pioggia, pesta, a terra, in un vicolo buio. La soccorre un uomo che la porta a casa, diventando l’interlocutore-commentatore della storia che lei inizia a raccontargli. Un alter ego del regista?

Difficile dividere in due capitoli

Risulta molto difficile parlare del film dividendolo in due capitoli, perché la storia è decisamente un corpo unico, un calvario blasfemo di un sesso intorno al quale c’è casualmente una donna che procura a volte del piacere, ma mai una vera gioia e soprattutto dal quale non sgorga mai nessun tipo di comunicazione. La ninfomania della protagonista si traduce in indifferenza e solitudine. Le stazioni mistiche che Joe percorre compongono un ventaglio di situazioni limite, dal viaggio in treno di lei adolescente in gara con un’amica su chi si farà più uomini a incontri compulsivi con maschi di tutte le possibili varietà e possessori di tutti i possibili tipi di pene (e non ci riferiamo a sofferenze esistenziali ?)) e tutti ugualmente indifferenti alla protagonista, al punto che decide se continuare o no le relazioni lanciando i dadi.

Ma si innamora mai Joe? Sì, del primo ragazzo con cui fa l’amore (il loro primo incontro ha la sovrimpressione di 3+5, a significare l’azione di lui, tre colpi davanti e cinque dietro. Fine) e che rincontrerà più volte nel corso della storia. Ed è proprio con lui che Joe smetterà di provare piacere (il matrimonio, lo si sa, è la morte del sesso e questa è solo una delle molte banalità che affliggono il secondo volume). La strada per ritrovarlo è più che mai spinosa, non le servirà collezionare maschi pericolosi e non risolverà il problema neppure il sadomaso, che occupa un lungo spazio nella seconda parte, unico intermezzo antinaturalistico in un film che pratica un realismo forsennato per quasi tutta la sua lunghezza. L’uomo della violenza (magnifica la scelta dell’ex ragazzino di Bill Elliot) è una sorta di medico che “cura” donne tristi in un edificio che se non è un ospedale molto gli somiglia. Il regista indulge più del dovuto, più del sopportabile e senza francamente un motivo sensato nel mostrare natiche massacrate da 10, 40 e più frustate, spiegandoci subito dopo che i numeri non sono casuali, ma hanno un’intrinseca giustificazione evangelica (le frustate di Cristo, date a sequenze ripetute di 13 e via discorrendo…..).

Non bastano però le perle filosofiche e teologiche che il regista spruzza qua e là a riscattare un film che ha più difetti che qualità. La sua parte migliore è probabilmente il manifesto in cui tutti gli attori mimano l’espressione dell’orgasmo (sebbene Meg Ryan in Harry ti presento Sally resti insuperabile).

Le frasi: "Mia madre era il classico tipo di donna fredda e stronza” (Joe - Charlotte Gainsbourg)
“Ho scoperto la mia fica quando avevo due anni” (Joe - Charlotte Gainsbourg)
“In palestra, a scuola, mi arrampicavo e rimanevo a lungo con la corda stretta fra le cosce. Ricordo ancora la sensazione” (Joe - Charlotte Gainsbourg)
“Quando venne creato il frassino, gli altri alberi erano invidiosi” (il padre di Joe a lei bambina)
“Ho scoperto il mio potere come donna e l’ho usato senza alcuna considerazione per gli altri” (Joe - Charlotte Gainsbourg)
“Sono il tipo che si taglia le unghie prima della mano destra. Chi inizia dalla sinistra sono le persone più spensierate, perché scelgono prima le cose più semplici” “Io inizio dalla sinistra. Perché io scelgo sempre il piacere per primo” (dialogo fra Joe e Seligman-Stellan Skarsgård)
“L’ingrediente segreto del sesso è l’amore” (Joe - Charlotte Gainsbourg)
“Su cento delitti compiuti per amore, uno solo è compiuto per il sesso” (Joe - Charlotte Gainsbourg)
“L’amore è cieco. No, è peggio: l’amore distorce le cose” (Joe - Charlotte Gainsbourg)
“Se unisci tutti i prepuzi tagliati nella storia, copri un distanza da qui a Marte e ritorno” (Joe - Charlotte Gainsbourg)
“E’ come se tu perdessi la voglia di leggere” (Joe - Charlotte Gainsbourg spiega a Seligman-Stellan Skarsgård cosa significa non riuscire più a raggiungere l’orgasmo)
“La Chiesa occidentale è la Chiesa della sofferenza, quella orientale, la Chiesa della gioia” (Seligman-Stellan Skarsgård)


Perché vederlo: vederlo? Sì, se volete partecipare alle discussioni che di sicuro susciterà.

Cast
Regia: Lars Von Trier
Con: Charlotte Gainsbourg, Joe Stacy Martin, Stellan Skarsgård, Shia LaBeouf, Christian Slater, Jamie Bell Mrs., Uma Thurman, Willem Dafoe, Mia Goth, Sophie Kennedy Clark, Connie Nielsen, Michael Pas, Jean-Marc Barr, Udo Kier, Jamie Bell, Jean-Marc Barr.
.

Sul web  
Sito italiano del film:

Ultimo aggiornamento: 14-04-2014
HOME