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BiELLE Film
"Monuments men " di George Clooney


Titolo originale: "Monuments men"
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2014
Genere: Azione/Drammatico
Durata: 118'
Regia: George Clooney
Sceneggiatura: George Clooney, Grant Heslov

Trailer ufficiale:

Distribuzione: 20th Century Fox

Data di uscita: 13 febbraio 2014


Prendete la simpatia guascona dei truffatori da casino di Ocean’s Eleven, mescolatela con lo spirito avventuroso di La grande fuga, conditelo con la sincera onestà di George Clooney che esprime il meglio dell’America progressista (ruolo un tempo di Robert Redford) e potete farvi un’idea di tutti gli ingredienti di Monuments men. Senza dimenticare un'altra spezia presente in molti film dell’attore regista americano, quello spirito tutto maschile che, quando non si perde nella spazzatura da spogliatoio, parla di giochi da eterni bambini, sport, pacche sulle spalle, sana competitività e un’abbondante dose di lealtà e spirito di abnegazione. Tutto questo messo sul piatto per raccontare le gesta lodevoli della brigata di artisti, storici e studiosi che salvarono durante la Seconda guerra mondiale milioni di opere d’arte dalla distruzione della furia nazista: tutto quello che non fosse arrivato nel farneticante, supero mistico progetto del museo del Fuhrer avrebbe dovuto essere bruciato.

Ocean’s Seven go to the war
di Erica Arosio

Nel film si chiama Frank Stokes e ha il “bel faccino” di George Clooney, nella realtà era il conservatore di Harvard Gerorge Stout. Poco importa, perché tutto il resto, nel film, è romanzescamente verosimile.

Preoccupato per la distruzione portata avanti da un conflitto che non risparmiava niente e che era indifferente al valore della storia, delle opere e dei monumenti (il film mostra i milanesi che difendono il Cenacolo, sopravvissuto fra le mura della chiesa bombardata e l’Abbazia di Cassino devastata), Stokes ottiene dal presidente Roosevelt in persona l’autorizzazione a raccogliere un gruppo di esperti che cerchi di preservare l’arte e con l’arte la memoria e la storia, essenza del nostro essere umani. I magnifici sette non hanno vent’anni e non sanno niente di armi, ma hanno un cuore grande così.

Eccoli a poco a poco trasformarsi in eroici combattenti, perché à la guerre comme à la guerre. Ma non dimenticano mai chi sono: il curatore di Harvard, appunto, un altro storico, un esperto d'arte, un architetto, uno scultore, un mercante e un pilota britannico ai quali si aggiunge un soldato ebreo tedesco, prezioso per le traduzioni. Salvare la Madonna di Bruges e il polittico di Ghent dai predatori è la loro missione e la svolgono incuranti di ogni pericolo.

I sette sono simpatici, colti, ça va sans dire, essendo stati disegnati così, ma anche generosi e ironici, malleabili allo stile lieve di George Clooney che non si vergogna di essere didascalico. Il film è semplice, in fondo prevedibile (era ovvio che i grandi ritrovamenti sarebbero arrivati nel gran finale, tanto per dirne una), privo di guizzi. Forse volutamente, perché Clooney ha dimostrato in altri film (uno per tutti Good night and good luck) di saperci fare col cinema. Qui, probabilmente il suo intento era un altro: farsi portavoce dell’importanza della cultura, dell’arte e della tradizione, raccontare e difendere il passato, il tutto pensando soprattutto alle giovani generazioni, sempre meno avvezze all’arte e alla cultura. Certo, il linguaggio usato di giovane ha pochissimo, ma pazienza, speriamo che un po’ di passione per la cultura il film riesca a diffonderla.


Le quote rosa

Nel film, come in ogni film di guerra e azzarderei a grandi linee anche in tutta la filmografia di Clooney regista e produttore, le donne sono del tutto ininfluenti. Le signorine ci sono, ma solo perché non se ne può fare a meno, però, come già in "Ocean’s eleven" Julia Roberts era del tutto irrilevante, lo stesso si può dire qui per Cate Blanchett, forse per questo poco a suo agio nel ruolo. Ma tant’è, le regole sono regole e almeno una ragazza in un film ci vuole, questo raccomanda il decalogo non scritto di Hollywood. Fedele alla linea (la sua), Clooney si è ben guardato dal far nascere una love story fra la fanciulla Cate (una collaborazionista francese che si rivela una grande patriota) e il “bravo marito (della sposa americana)” Matt Damon. E non certo per motivi moralistici: nei film di guerra, così come nei western, le donne sono solo una gran perdita di tempo e c’era già tanto da raccontare.

Le frasi: "Chi garantirà che il David di Donatello sia ancora in piedi e che Monna Lisa sorriderà ancora?” (Frank Stokes – George Clooney)
“Hai visto che non ho solo un bel faccino?” (Frank Stokes – George Clooney)
“Se distruggi la loro storia è come se non fossero mai esistiti” (Frank Stokes – George Clooney)
“Non ti ricordano le nostre cacce al tesoro di quando eravamo piccoli? Solo che il premio non è il fischietto o la trottolina, ma un Rembrandt o un Rubens” (Frank Stokes – George Clooney)
“Lei è un buon marito?” “Mi piace pensarlo” “Si trovano molti bravi mariti per strada la notte a Parigi” “E’ la guerra” “No, è Parigi” (Claire Simone . Cate Blanchett e James Granger - Matt Damon)


Perché vederlo: per portarci i figli e i bambini e spiegare dopo loro quanto sia brutta la guerra, quanto fossero cattivi, egoisti e pazzi i nazisti, quanto è importante la cultura. E come anche nella peggiore delle situazioni, i buoni vincano. Insomma, per una lezione di onestà e ottimismo.

Cast
Regia: George Clooney
Con: Matt Damon, George Clooney, Cate Blanchett, John Goodman, Bill Murray, Jean Dujardin
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Sul web  
Trailer ufficiale

Ultimo aggiornamento: 25-02-2014
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