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BiELLE Film
"A proposito di Davis" di Joel & Ethan Coen


Titolo originale: "Inside Llewyn Davis"
Nazione: Usa Francia
Anno: 2013
Genere: Commedia
Durata: 105'
Regia: Ethan e Joel Coen
Sceneggiatura: Ethan e Joel Coen dal libro Manhattan folk story – Il racconto della mia vita, di Dave Van Ronk e Elijah Wald (edito in Italia da Bur)

Trailer ufficiale:

Distribuzione: Lucky Red

Data di uscita: 6 febbraio 2014


La rive gauche newyorkese

Niente di patinato, niente che riporti alla memoria la mistica del quartiere degli artisti di Manhattan immortalato in mille foto, mille storie e decine di film, niente di così affascinante come il Chelsea Hotel e la spumeggiante Factory di Warhol. Il Greenwich Village dei fratelli Coen è triste, sporco, con cassonetti della spazzatura dovunque, pozzanghere e buio pesto. Un postaccio adatto a homeless e gente senza il becco di un dollaro, che pensa a tutto fuorché a diventare famosa. Nessuna concessione alla moda, né all’essere trendy, come si direbbe oggi. Passeggiare per il Village con Davis e magari col suo gatto non invoglia per niente a visitarlo, né tantomeno a viverci, fa dimenticare i fasti del quartiere “glamour”, fa scordare che lì mosse i suoi primi passi Bob Dylan e decine, centinaia di star. Nemo profeta in patria, il nostro Davis, alter ego di Dave Van Ronk, è un poveraccio in tutti i sensi e non compone neppure belle canzoni. Eppure la sua storia valeva la pena di essere raccontata. Ne scorre di acqua sotto i ponti e altrettanta deve evaporare dalle pozzanghere del Greenwich prima che qualcuno si possa accorgere di voi.

Un loser al Greenwich Village
di Erica Arosio

Llewyn Davis non è mai esistito, ma avrebbe potuto, infatti assomiglia moltissimo a Dave Van Ronk alla cui autobiografia i Coen si sono ispirati per il loro film, ma così liberamente da aver cambiato persino il nome del protagonista. In una delle prime scene, Davis, ospitato nella casa di uno dei numerosi radical all’epoca (1961) avvezzi a aiutare gli artisti più marginali, scuote la testa rigirandosi fra le mani un lp di uno dei tanti gruppi pop che spopolavano alla radio.

Lui sta proprio su un’altra barricata, e lo rivendica orgoglioso quel suo appartenere a una minoranza: ebreo, senza soldi, una famiglia della classe operaia alle spalle, più o meno comunista e la certezza che la vita non gli sorriderà mai. Lontano da Bob Dylan e da tutto il successo che arriderà alla musica folk, Davis si ritaglia un posto neanche di secondo piano nella galleria di perdenti a cui si dedicano da sempre i fratelli Coen.

Davis ha un nome gallese come Dylan e come Phil Ochs dorme sui divani degli amici che lo ospitano. Gira portandosi appresso una borsa con due vestiti e la chitarra, anzi spesso gli resta solo la chitarra, a volte (per tutta la prima parte del film) anche un bel gattone rosso pretesto per gag degne della miglior tradizione yiddish. Il mondo in cui cerca di farsi conoscere non ha niente a che vedere con la rivoluzione musicale che sarebbe arrivata più tardi, complici Bob Dylan e Joan Baez. Llewyn è un loser, un profeta arrivato troppo presto, perché nel 1961 solo i migliori sognavano la rivolta, o, semplicemente, la libertà se non del nuovo, almeno quella di scrollarsi di dosso il vecchio. Il mondo sta cambiando, ma nessuno ancora se n’è accorto e anche nelle cantine del Greenwich ci si accontenta delle melodie mielose degli anni Cinquanta, note effimere color pastello come i maglioncini che tutti indossano. Llewyn Davis è già oltre, oltre il conformismo dell’epoca, oltre il moralismo (gran parte dei suoi pochi soldi finiscono nelle tasche di un medico che pratica aborti, perché il nostro Llewyn anche con le donne sembra destinato solo ai gran pasticci).


Un film a colori che sembra in bianco e nero

Davis è oltre la mistica della famiglia perfetta, oltre l’american way of life e mille miglia lontano da Eisenhower. Assomiglia a Dave Van Ronk e canta canzoni che a lui sarebbero piaciute. La leggerezza del pop lo disturba, ma non lo osteggia: non è un combattente. Quando incrocia qualche canzonetta, mite, si fa da parte. L’America, anche quella dei bar e delle cantine, non è ancora pronta per il blues, e neppure per le canzoni che respirano la malinconia rabbiosa delle ballate operaie. Insomma, Llewyn Davis è un pioniere, destinato a non raccogliere i frutti delle sue fatiche perché saranno quelli come Bob Dylan a esserne avvantaggiati.

Il film dei Coen è a colori, ma chissà perché quando ci ripensi vedi a colori solo il bel gattone rosso che lui si porta in braccio. Tutto il resto, a cominciare dagli occhi di velluto del protagonista, ti resta nella memoria in bianco e nero. Color dell’asfalto come le notti passate in macchina sotto la pioggia durante un viaggio a Chicago da un manager che gli proporrà di suonare con i ragazzi di successo (ovvio che Llewyn rifiuterà, la musica per lui è missione e passione, non un mestiere per far quattrini, tanti o pochi che siano).

In bianco e nero sono i vicoli dove viene aggredito, nera la custodia della sua chitarra, color petrolio il cielo impregnato di pioggia. Traboccante malinconia, un film dolce ma non sdolcinato, una passeggiata nella memoria dei due registi che film dopo film completano il puzzle del loro passato. Le canzoni non sono Dylan, è vero, ma si fanno ascoltare, suvvia. E alla fine pensi che se i perdenti non possono trasformarsi in vincitori, possono forse diventare qualche volta eroi piccoli piccoli di cui val la pena raccontare la storia.

Le frasi: "Pensi di stare qui stanotte?” “Lo speravo” “Non teniamo il divano libero casomai ti presentassi” (Davis – Oscar Isaac e Jean- Carey Mulligan)
“Come ti va ragazzo?” “Fa freddo e non ho nemmeno un cappotto” “Oh… prendi questo!” (Davis – Oscar Isaac e il suo agente)
“Questo non è il nostro gatto!” “Certo che è il vostro gatto!” “Non è nemmeno un maschio!”
(Davis – Oscar Isaac e Lilian - Robin Bartlett, una delle amiche che presta il divano)

Perché vederlo : per immergersi nel lato più triste degli anni Sessanta, perché un film dei fratelli Coen non va mai perso.

Cast
Regia: Joel & Ethan Coen
Con: Oscar Isaac, Carey Mulligan, Justin Timberlake, John Goodman, Garrett Hedlund.
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Sul web  
Trailer ufficiale

Ultimo aggiornamento: 19-02-2014
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