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BiELLE Film
"Lei" di Spike Jonze


Titolo originale: “Her”
Nazione: Usa
Anno: 2013
Genere: Drammatico/Romantico/Fantascienza
Durata: 126'
Regia: Spike Jonze
Sceneggiatura: Spike Jonze


Trailer ufficiale:

Distribuzione: Bim

Data di uscita: 13 marzo 2014


Come è vintage questo domani

Spike Jonze usa come collante alla sua storia un trovarobato che ha radici decise nel passato. A cominciare dall’abbigliamento dei protagonisti, pantaloni a vita alta, come nella moda degli anni Trenta e Quaranta, abiti sfilati, come per i mods dei Sessanta, colori pastello come nei Settanta, stimoli quasi subliminali che avvicinano i personaggi allo spettatore, solleticando memorie sepolte. A differenza della fantascienza più standard, che mette in scena macchine e strutture avveniristiche, “Lei” privilegia una totale assenza di aggressività, gran contenimento di effetti speciali e una colonna sonora mai gridata, anzi molto soft. Le lettere scritte al computer da Theodore , pur battute alla tastiera, appaiono poi sul monitor come missive dei tempi che furono, in sinuosi corsivi su carta a mano e inchiostri vintage. Per non dire del le parole: più romantiche che in una poesia di Prévert. Niente traffico nella metropoli rarefatta dove tutti sembrano sereni cittadini di un un mondo che ha sopito l’aggressività e la competizione, persino la corsa al denaro. Los Angeles mescolata a Pudong, il quartiere più futuristico di Shanghai, diventa una moderna Shangri-La. In conclusione, un lavoro che oltrepassa il cinema e ha qualche somiglianza con la video arte. Una prospettiva figurativa e filosofica che inventa qualcosa di nuovo sull’amore degli anni 2000.

Frammenti di esperienze d’amorosi sensi
di Erica Arosio

Agli antipodi dalla fantascienza apocalittica, Spike Jonze ci regala un futuro intimista, per certi versi utopico, dove, nelle rassicurante scenografia di una metropoli dai colori e dalle architetture morbide, si consuma un amore. Struggente, come ogni passione degna di questo nome, anche se “lei” è SOLO “la voce sintetica di un sistema operativo di ultima generazione”. Frammenti di discorsi amorosi che, sospesi fra siti porno e videogame, alla fine scelgono la strada senza tempo della poesia. Un colpo al cuore.

Una scommessa che solo un artista ostile a ogni convenzione e avvezzo allo sperimentale poteva vincere. Un apologo sull’amore travestito da film di fantascienza. Un mélo ai tempi del Web. Un film indefinibile, perché proprio dall’assolutamente nuovo prende le mosse l’autore-sceneggiatore-regista. L’idea di “Lei” viene a Spike Jonze quando, una decina d’anni fa, si incuriosisce per un nuovo sistema di messaggistica istantanea che consentiva di chattare con un’intelligenza artificiale. Una voce rispondeva a tono riuscendo a simulare una vera conversazione.

Ora, provate a isolare ogni termine delle righe precedenti e retrodatarlo a vent’anni indietro: nessuno avrebbe capito di cosa stavate parlando. Perché davvero oggi viviamo in un mondo sorprendente che apre inimmaginabili scenari che stanno plasmando le nostre emozioni, facendoci sentire di carne tante, troppe suggestioni virtuali, dalle chat, alle immagini, ai videogame, rendendo sempre più difficile la distinzione fra il mondo reale e l’altro, quello che non ha cellule vive ma solo pixel generati da un sistema matematico.

Ed ora arriviamo al film e allo spettatore che si trova davanti una storia che risulta difficile, persino respingente per chi non è nato assieme ai computer e continua ad essere affezionato al reale, insofferente a tutte (diciamo molte..) sovrastrutture virtuali.

La carne, il sangue

Theodore (Jaoquin Phoenix) per campare scrive lettere per chi ha disimparato a farlo, missive traboccanti poesia e romanticismo. Nella vita privata sta facendo i conti con la fine di un matrimonio e del legame con una donna molto amata. Come tutti, cerca di uscirne. Gli amici non gli bastano e neppure il lavoro, tantomeno gli viene in aiuto la rozzezza dei siti porno o gli appuntamenti al buio che gli procurano gli amici. Inaspettatamente la soluzione si rivela una voce. Solo una voce, ma più rotonda e seducente di qualunque altra donna in curve e anima. E non solo perché appartiene a Scarlett Johansson che la carica di vibrazioni sensuali, ma perché questa “sintesi avanzata di programmazione operativa” sa evolversi, si adegua all’interlocutore, si dimostra intelligente, spiritosa, e via via sempre più indispensabile. I due, l’uomo e la voce con un cuore, iniziano una relazione vera e propria che assume progressivamente i contorni di un vero amore, scontrandosi con le stesse difficoltà, gelosie, entusiasmi e incomprensioni. Theodore tiene il telefono nel taschino con l’obiettivo puntato al mondo e l’auricolare ormai protesi perennemente all’orecchio, lei, Samantha, guarda, impara, commenta, emoziona, ama, si ritaglia una sua indipendenza. In questa coppia sghemba succede quel che accade in ogni relazione che si rispetti: ci si conosce e quindi si cambia. Non sempre e non necessariamente nella stessa direzione. Si litiga, ci si riconcilia, si soffre fino a percepire la ferita della passione che sfuma per non più ricomporsi.

Film sul solipsismo sentimentale contemporaneo, rivoluzionario nel suo scombinare ogni certezza e nel mettere all’indice ogni rigidità, fa digerire allo spettatore ogni esasperazione dell’assunto iniziale, rendendo credibile tutti i corollari, arrivando a convincerci che anche l’io virtuale generato dal sofisticato sistema operativo non solo può arrivare all’orgasmo ma riesce anche a goderci assai. Le vie delle relazioni sono infinite, negli anni dell’avanzamento della tecnologia ancor di più, ci racconta Spike Jonze.
La forza di “Lei” risiede però in gran parte nel suo ancoramento al passato, nel disperato romanticismo e in una soffusa malinconia di antica memoria. Più melo che fantascienza, ci fa inchinare di fronte alla bravura di Scarlett Johansson (ma anche Micaela Ramazzotti nella versione italiana non è niente male) e a quella di Joaquin Phoenix, sullo schermo da solo per la maggior parte del tempo, impegnato in una gamma sconfinata di espressioni e emozioni, con un cellulare come unico contraltare. C’est l’amour.

Le frasi: "A un tratto è arrivata una luce abbagliante che mi ha svegliato: eri tu” (da una delle lettere d’amore che Theodore-Joaquin Phoenix scrive per lavoro)
“Si tratta di un’entità intuitiva che ti ascolta e ti capisce” (così il venditore – voce di computer – definisce Samantha)
“Sei solo una voce di computer” “Questa è la limitata prospettiva di una mente non artificiale” (dialogo fra Theodore-Joaquin Phoenix e Samantha)
“Non riesco neanche a scegliere fra i videogame e i siti porno” (Theodore-Joaquin Phoenix)
“Sto andando molto oltre quello per cui ero stata programmata” (Samantha)
“Queste sensazioni sono reali o programmate? Non lo so e questo mi fa stare male” (Samantha)
“Tu per me sei reale” (Theodore-Joaquin Phoenix a Samantha)
“Mi hai fatto scoprire la mia capacità di volere” (Samantha)
“Vivo dentro un computer: non ho scelta. E’ la mia casa” (Samantha)
“Io dico che chiunque si innamora è un disperato. E’ una forma di follia socialmente accettata” (Amy – Amy Adams)
“Il cuore non è una macchina che si riempie. Più ami e più si espande” (Samantha)


Perché vederlo: perché va alle radici dell’amore inventando una sintesi poetica di sentimenti antichi che si fanno largo e sopravvivono anche spintonati dai pixel.

Cast
Regia: Spike Jonze
Con: Joaquin Phoenix, Amy Adams, Rooney Mara. La voce di Samantha nella versione originale è di Scarlett Johansson, in quella italiana di Micaela Ramazzotti.

Sul web  
Trailer ufficiale

Ultimo aggiornamento: 13-04-2014
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