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Le BiELLE RECENSIONI
Federico Sirianni: "Nella prossima vita"
Il tempo per ricercare l'anima di Dio
di Giorgio Maimone
Ascolti collegati
Magot
Federico Sirianni
Dal basso dei cieli
gianfilippo boni
Federico Sirianni
Onde clandestine
bonaffini treni
Francesco De Gregori
Sulla strada

Piero Sidoti
Genteinattesa
baustelle
Davide Tosches
Il lungo disgelo
Magot
GianGilberto Monti
Comicanti

Crediti:
Federico Sirianni (voce); Vito Miccolis (percussioni); Massimo Rumiano (hammond);
Fabrizio Chiapello (chitarra elettrica e programmazioni); Alessandro Maiorino (basso); Chiara Rosso (voce): Roberta Magnetti (voce)

Gli Gnu Quartet sono: Stefano Cabrera (violoncello); Roberto Izzo (violino); Francesca Rapetti (flauto traverso); Raffaele Rebaudengo (viola)

Testi e muishce: Federico Sirianni
Conversazioni sui testi: Federico Sirianni e GianGilberto Monti
Produzione artistica: Gnu Quartet, Fabrizio "CIt" Chiapello, Federico Sirianni
Arrangiamenti: Gnu Quartet
Produzione esecutiva: Fort Alamo
Ideazione e coordinamento artistico: GianGilberto Monti

Registrato e mixato c/o Transeuropa Studio (Torino) da Fabrizio "Cit" Chiapello, assistenza tecnica: Marco "Mr Wolf" Carpegna
Mastering: Massimo Faggioni
Progetto grafico: Massimiliano Peirasso.

Su Bielle
Ascolti: "L'anima di Dio"
Intervista a Federico Sirianni

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Federico Sirianni
Incipit Records / Egea - 2013
Nei negozi di dischi

e sulle piattaforme digitali

 

Tracklist

01 Nella prossima vita
02

Vuoi

03 Quando la sera verrà
04 Dimmi chi sei
05 La stanza cinese
06 Nato sfasciato
07 Sospesa
08 La mia madeleine
09 La neve nel bicchiere
10 Appollaiati stanno
11 L'anima di Dio
12 Ondanomala
13 La rosa nel cielo
Federico Sirianni è un tipo serio. Tre album in dieci anni e dopo averli meditati bene. E per l’ultimo, uscito a cavallo dell’anno, ha scelto come compagni d’eccezione gli Gnu Quartet. Basta mettere assieme i fattori per capire di avere tra le mani un buon disco. Anzi, a tutt’oggi il miglior album ascoltato in questo quarto di stagione. “Nella prossima vita” è un album a tutti gli effetti. Non una collezione di singoli. Col coraggio di non proporre nemmeno una cover o un auto cover e col successivo coraggio (o la placida pazzia) di provare a farlo ruotare tutto attorno ad alcuni temi. Che sono quelli di una religiosità laica, di un esame di coscienza che tutti abbiamo fatto attorno al giro della vita, alla boa dei 40 anni.

Forse è stata Marina Lante della Rovere, poi Ripa di Meana, a darci la consapevolezza che una tale età la si potesse classificare sotto il logo dei “miei primi 40 anni” e dopo? Dopo c’è la prossima vita. Che è connessa a questa, ma che, in punta di principio, potrebbe anche essere completamente sconnessa. Federico vi si inoltra in punta di piedi, ben sorretto dagli Gnu Quartet che firmano gli arrangiamenti di tutto il disco. Non ci sono affermazioni roboanti, non c’è soprattutto quell’apodittica sicurezza di cui nei tempi recenti siamo tutti furiosi depositari. E’ un disco in cui si opera per sottrazione. C’è il nerbo: chitarre e batteria, ma c’è anche il miele del violoncello e dei violini e le canzoni più interessanti sono proprio quelle dove la simbiosi tra il mondo poetico e musicale di Federico e quello degli Gnu Quartet è più stretta, ma nei 51’27” dell’album non ci sono cedimenti o flessioni. Il discorso, pur nelle sue sfaccettature, continua brano dopo brano, fino a portarti alla naturale conclusione con il desiderio di schiacciare il magico tasto del repeat.

Accantonati i Balcani e Tom Waits, Sirianni disegna con maestria il suo profilo artistico, pendendo qualche volta dalle parti di Francesco De Gregori (che è sempre un bel pendere!), ma riuscendo la maggior parte delle volte a essere solo Sirianni. Esauriamo subito le formalità: le piccole perle disseminate nei solchi comprendono la title track, “Quando la sera verrà”, “La stanza cinese”, lo strumentale “Sospesa”, scritto con Edmondo Romano, “La mia Madeleine”, “La neve nel bicchiere”, “L’anima di Dio” e “La rosa nel cielo”, ben più del 50% del totale e solo perché ci sentiamo particolarmente severi. E’ un disco globalmente solido, unitario, che, fatto strano, dà soddisfazione nell’ascolto in sequenza, perché la scaletta, è evidente, è stata a lungo soppesata, fino a far parte del tessuto narrativo dell’album, fino a diventare elemento narrante. Come sarà la prossima vita? “Se nascerò a Genova non soffrirò il maldimare”, spiega Federico. “Nella prossima vita sarò un uomo, una donna, qualche altro animale, un violino, una primula, una nave spaziale”. “Nella prossima vita ti salverò in anticipo da chi vuol farti del male, perché viaggiare nel tempo sarà normale”. “Nella prossima vita non ti darò motivi per scomparire: ti sposerò ogni giorno e ogni giorno ti guarderò fiorire”.


Francesco De Gregori

Lo Gnu Quartet domina, musicalmente, e la musica si snoda sinuosa, per essere subito seguita, nel brano successivo da un rockaccio di quelli “che ci vogliono”: “Vuoi”. In puro stile de gregoriano è una canzone-elenco, di quelle per cui va celebre anche Bob Dylan, una serie di prese di posizione di una fantomatica lei (o lui) che porta alla domanda finale: “Dimmi che cosa posso fare per te”. “Vuoi le parole, vuoi la poesia, vuoi la cultura dell’idiozia, la perversione o la dolcezza o vuoi la perversione con la dolcezza”. Non è alta poesia, è solo una canzone che adempie perfettamente al suo ruolo.

Quando la sera verrà” è invece un’altra tappa pensosa, ma lieve, di questa poetica della spiritualità quotidiana: “Quando la sera verrà, il vento cambierà direzione. E il vento trascinerà coriandoli, fumo, metallo e una benedizione. Signore lascia che sciolga il respiro e il respiro plachi le doglie dell’anima”. Una preghiera laica, ma senza alcun intento moralistico: “ E livide languide scorrono lacrime lucide in mezzo alle dita, tra foglie verdi di menta, vetrine kosher e luna candita e luce iridata di nebbia sottile che il fiume inghiottirà”. Il ritmo sale di nuovo con “Dimmi chi sei”, che è così de gregoriana da sfidare il plagio nella citazione dell’agnus dei. “La stanza cinese” ha ben’altro spessore: solo Gnu e pianoforte e la voce di Federico. Dicono i critici di Sirianni che è sempre stato abilissimo nel tratteggiare le sceneggiatura, gli ambienti e poi nel non farci capitare niente. Può darsi, ma davvero sa creare ambienti, situazioni sia sonore che verbali, come pochi altri sanno fare. Può non essere immediato il senso di questo brano, ma è una grande canzone, un film, una serie di fotografie magnificamente esposte: forse basta “l’oppio imbarcato a Canton”. Forse basta anche meno: il titolo ad esempio. Che però, guarda caso, non è “la bottiglia di Coca Cola”, ma “La stanza cinese”. Anche i titoli bisogna saperli dare. Grande pezzo, tutto di suggestioni e immagini. Poi volate con la mente oltre i confini del brano e lasciatevi andare al sogno, al romanzo, al film. Ottima l’interpretazione.

Nato sfasciato” è un classico Sirianni del primo periodo: divertente, simpatico, umanamente corrivo. Quattro minuti di buon umore, seguendo le vicende di una piccola carogna. Segue la piccola pausa di “Sospesa”. Solo musica, che rende onore al titolo: i fiati di Edmondo Romano, talentuoso musicista genovese, che con sax soprano, clarinetto, clarinetto basso, duduklow whistle, bansuri e e mohozeno disegna questa trina di canzone per Sirianni. Il solo peccato è che è corta. “L’odore della neve e dei suoi cani, l’odore della ferrovia. Miscele forti di the neri indiani e clandestine di distilleria. Bevevo forte sopra i treni in corsa e adesso tempo non ce n’è: nel bagliore che mi stringe, stringo anch’io la mia madeleine” (“La mia madeleine”). Sono ricordi, immagini, brevi flash non coerenti, per tracciare un percorso della memoria, dei mille segnali accesi che risvegliano pensieri o ricordi, altrimenti sopiti. L’armonica di Andrea Scagliarini sottolinea i passaggi tra le strofe su un ritmo country di uno dei brani che più ti si attacca alle orecchie.

Si resta su livelli alti, perché la successiva canzone è “La neve nel bicchiere”, in pura linea con la vena più intimista di Sirianni, che si dispiega al meglio in presenza di neve, natali o inverno in genere. Ritmo lento e canto solenne, suoni rarefatti. E’ una nevicata in piccoli fiocchi. E’ un giorno d’inverno di quelli smerigliati di splendore. Fiocca. E intanto Federico accenna: “Cammina sulla roggia, non tiene mai il sentiero, accende la lanterna vicino al monastero. Al cielo che si schiude il fiore sboccerà. La neve nel bicchiere in un sorso berrà”. “Appollaiati stanno” è invece un quasi blues tirato e solido. La riva della Dora, Torino, i lampioni, chi spaccia e chi si fa. E tutti quanti appollaiati stanno. Da segnalare il coro brillante di Chiara Rosso, che si ripeterà poco dopo in “Ondanomala”.

L’anima di Dio” è un’altra preghiera laica: “La notte è una conchiglia, la luna una falena, il mio cammino è un fiume che corre nella pian. Ho bevuto le tue lacrime, il tuo destino e il mio, perché ci lega l’anima, l’anima di Dio”. “E Dio mi stia vicino se brucio il mio peccato, che ti ha strappato il cuore e non l’ha medicato. Confesso la paura, il fuoco e l’idiozia, la sete dell’arsura: perdona e così sia”. E’ il testo più profondo e meditato e ci sta bene così, quasi a fondo disco, come a tirare le somme, prima dell’ultimo rock blues di “Ondanomala” e della chiusura ufficiale “La rosa nel cielo”, ultima e breve canzone di congedo, impreziosita dalla chitarra di Paolo Bonfanti. Le canzoni di chiusura bisogna saperle fare “e io credo di essere bravo a scriverle”, ha detto Federico nell’intervista. Confermo: ci vuole classe.

E’ un disco di Sirianni? E’ un disco dello Gnu Quartet? E’ un disco di entrambi. Fatto di suoni e di parole. Di attimi sospesi e di altri più terragni. Rock, blues e country, qualche reminiscenza di classica al servizio di testi che cercano la suggestione dell’immagine più che la storia narrata. Il filo conduttore è questa sensazione di magico, di spirituale, di crinale che si respira dai solchi e che le storie più ruvide ci aiutano a sopportare meglio. Molto equilibrato nelle sue parti, molto studiato come scaletta e alternanza tra i pezzi “Nella prossima vita” è un ottimo lavoro, degno di restare nella vostra discoteca o tra i file del computer da consultare spesso.

Ultimo aggiornamento: 21-04-2013