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Le BiELLE RECENSIONI
Capita a volte che due persone abbiano un'opinione completamente opposta di un disco e che le due opinioni siano entrambe sensate e motivate. In questo caso è capitato per il disco di Elsa Martin, che è piaciuto molto a Fabio Antonelli e per nulla a Mario Bonanno. Abbiamo deciso di pubblicare entrambi i contributi, e a ognuno, il suo. (ndr)
Elsa Martin: "vERsO"
Tradizione&innovazione
nelle intenzioni
ma la poetica latita

di Mario Bonanno
Diretta verso il futuro e oltre, senza mai dimenticare com'ero
di Fabio Antonelli
Potrei diventare davvero antipatico al cospetto di questo disco. Scrivere che ne ho stra-piene le scatole di voci perbene, curate sino all'asetticità comunicativa, di sound puliti-puliti-omologati, di testi autoreferenziali e innocui come poesiole (tardo)adolescenziali, e persino di una certa grafica accattivante (mi riferisco al titolo) che fa tanto avanguardia trita e ritrita. Ne ascolti uno e li hai ascoltati tutti, i dischi di tal risma. Sforzi creativi di post-cantautori che meglio farebbero a darsi alla scrittura terapeutica (tutti a ricercare battiateschi centri di gravità permanente, a compensare con vagheggiate crescite interiore gli scacchi matti del cuore).

Potrei essere addirittura spietato con il drappello di giornalisti che l’ha votato al Tenco questo disco, sospingendolo finanche nella cinquina finale: ma è diventato così di bocca buona il festival della canzone d’autore italiana?

Potrei dire-fare-sottoscrivere tutto questo ma - per una volta - vorrei piantarla qui con le rime tempestose, chè sarei anche stufo di cagionare magoni under 40, a chi penso umanamente non lo meriti, e compone e canta e suona in assoluta buona fede (il talento cantautorale è come il coraggio di manzoniana memoria: se non ce l'hai mica puoi dartelo da solo).

A ciascuno i suoi gusti (e/o disgusti) musicali: lascio dunque gli osanna di cd come vERsO ai "penna a sfera" delle lobby editoriali (tanto à la page, tanto aggiornati in fatto di nuove tendenze da apparire finti e paraculi) e tengo per me certi vinili dei cantautori che furono, senz'altro imperfetti, forse anche fuori moda, però necessari, e densi di contenuto come una sacher di austroungarica memoria.

Prendendola da un'altra parte: esaurito l'ascolto di dovere per fini (re)censori quanto mi capiterà più di mettere sul piatto il cd di Elsa Martin, se è vero com'è vero che al suo make up bello senz'anima continuo a preferire le schitarrate/scatarrate al limite della stonatura di Giovanna Marini (per restare nell'ambito etno-folk)?

Fine del lungo inciso, ma tanto nel merito di vERsO ci entro e ci esco in una manciata di righe. Sei brani della tradizione friulana (tre riletti e interpretati dalla stessa Martin, tre dal Trio vocale di Givigliana), sei originali composti dalla cantautrice (mai termine fu più inflazionato) con la complicità di Stefano Montello (testi) e Marco Bianchi (arrangiamenti). In chiusura di scaletta figura anche una cover di Bruno Lauzi (Ninna Nanna), tra le cose più riuscite del lavoro, a riprova "una volta di più" che la classe non è mai acqua.

Tradizione & innovazione dialogano nelle intenzioni (Neve, Calda sera) ma la poetica latita, oppure sfiora lo stucchevole ("ieri non finisce, non passa se appassisce/ non crede nell'autunno/ scorre sulla storia, si bagna di memoria/ di te che resti/ favola e arcolaio, le frasi del rosario/ l'abbraccio contro il buio/ come a ninna nanna mi chiami piano, nonna/ sono qui, sei qui/ ma torni via, forse sei via").

Con l'ostacolo della lingua (quantomeno per i nati e pasciuti su sponde diverse dal Friuli Venezia Giulia) che concorre a rendere le cose difficili. Niente di personale - anzi, tanto di cappello alle doti potenziali della Martin - ma gradirei ri-ascoltarla con qualcosa di meno ombelicale e meno virtuosistico.

Qualcosa che riesca ad arrivare alla pancia e al cuore, per esempio. Emozionando davvero.
 
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Crediti:
Elsa Martin: voce
Marco Bianchi: chitarra, arrangiamenti, computer programming
Alessandro Turchet: contrabbasso
Emanuel Donadelli: batteria
Luca Clonfero: violino
Francesco Socal: clarinetto, clarinetto basso
Alberto Roveroni: batterie aggiuntive, programmazioni aggiuntive (1, 3, 4, 7, 9, 11, ghost track Ninna Nanna)
Mauro Costantini: piano (4, 7)
Trio di Givigliana: voce (2, 5, 10)
Bambini di Betania: coro (12)

Testi di Stefano Montello,
musiche di Elsa Martin

Registrazioni: Effettonote (MI),
Chelalè (UD),
Q recording studio (MI)
Missaggi: Alberto Roveroni presso Q recording studio
Mastering: Nautilus (MI) e Q studio (MI)
Produzione esecutiva: Aberto Roveroni, Elsa Martin, Effettonote – Mattia Panzarini
Produzione artistica: Alberto Roveroni
Foto e grafica: Elisa Caldana

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Elsa Martin
"vERsO"

Autoprodotto 2012
Nei negozi
e sulle piattaforme digitali

Tracklist

01 Neule Scure
02

Al Vajve Lu Soreli

03 Al Vajve Ancje Il Soreli
04 Come Un Aquilone
05 E Io Cjanti
06 Gjoldin Gjoldin
07 Calda Sera
08 O Staimi Atenz
09 Neve
10 Griot
11 Dentrifûr
12 La Lûs
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Eppure, ci deve essere una spiegazione logica, se in terra di Friuli, ogni volta che si viene a contatto con un nuovo cantautore, non se ne esca mai delusi. Sarà forse il forte legame con il terroir, come si dice in gergo enologico quando un vino ben realizzato rivela un fortissimo connubio con il proprio territorio, dimostrato dalla maggior parte dei cantautori friulani? Mi vengono in mente a tal proposito Luigi Maieron, Lino Straulino, Aldo Rossi, giusto per fare qualche nome, tutti musicisti dai quali le canzoni nascono direttamente in lingua furlana.


Sarà forse che la vita in quei luoghi di confine lavora, scava lentamente nel cuore delle persone più sensibili, proprio come fanno le acque del Timavo, un'acqua-vita che scava, lascia i segni e poi ritorna alla luce come fonte viva di poesia. Elsa Martin, cantante e autrice, educatrice professionale e musicoterapista, non esce certo dai solchi della tradizione, ma ha in se i germi dell'innovazione, lo sguardo costantemente proiettato verso il futuro e il titolo del suo disco d'esordio "vERsO", è già di per se una buona intuizione.

Scritto così, rivela da subito la duplice valenza di questo progetto, da una parte troviamo la componente tradizionale, quell'"ERO" che non rinnega mai il proprio passato e il legame fortissimo con il territorio, la lingua furlana e non solo, dall'altra quel "vERsO" che, pur mantenendo in se questo legame con il proprio passato, guarda però avanti, verso nuovi percorsi musicali da intraprendere con fiducia, perché forieri di ottimi risultati artistici.

Se vogliamo analizzare meglio il disco, si può dire che si presenta costituito da un cocktail di canzoni popolari riprese dalla tradizione e di canzoni in parte in friulano, in parte in italiano, con testi di Stefano Montello, membro dei FLK, e musica della stessa Elsa.

La parte legata alla tradizione è composta da sei brani, di cui "Al vaive lu soreil", " E jo cjanti" e "Griot" sono cantati a cappella dal Trio vocale di Virgiliana. Gli altri tre "Al vaive ancje il soreli", " Gjoldin gjoldin" e "O staimi atenz" sono rielaborazioni che partono da basi tradizionali, cercando però di aggiungere qualcosa di nuovo e di personale. Ecco dunque che "Al vaive lu soreil" e "Al vaive ancje il soreli" si impiantano sulle medesime radici, rappresentate da questi brevissimi versi "Al vaive ancje li soreli a vedelu a partì e io li la / E jo ch'i soi la so murose jo no àjo di vai? e io li la".

Se provate ad ascoltarle, sono però qualcosa di straordinariamente diverso, quasi agli antipodi, mesto canto di addio il primo, canto pieno di speranza e di un futuro comune il secondo. In fondo sono in però un diverso modo di guardare la medesima realtà, come se lo sguardo nel primo si fermasse al triste presente, mentre nel secondo si rivolgesse con fiducia a un possibile futuro.

Molto piacevole e spensierato "Gjoldin gjoldin", il cui testo tradizionale è musicato da Lazaro Valvasensi, e arrangiato da Elsa e Marco Bianchi. Introdotto dalle percussioni, è poi colorito dalla presenza di dialoganti violino e clarinetto. Dal punto di vista dei testi, anche qui è presente il duplice aspetto sottolineato prima, dal ripetuto verso introduttivo "che stentà non mancje mai" fino al finale pieno di speranza "cualchedun mi maridarà".

" O staimi atenz" è giocato su tinte più solenni, lo s'intuisce già dall'introduzione di chitarra e dalla presenza di violino e clarinetto basso che con essa s'intrecciano, si avviluppano, salgono fino al cielo ad annunciare a tutti che "il redentôr al è nassût / al è nassût pal nestri amôr". Ottimi gli arrangiamenti di Marco Bianchi. Questo, per chiudere la parentesi legata alla tradizione,

Vediamo ora cosa è stata capace di partorire di suo, questa giovane cantautrice. "Neule scure", è canzone d'aria, ispirata e poetica, in cui il legame con il mondo circostante si estende al cielo, a quelle nuvole scure che ci sovrastano e sembrano suggerire strani codici numerici, di cui però non sempre è facile comprendere la chiave di lettura, poiché è " libri scrit in blanc cun candide scriture di neif".

Con "Come un aquilone" ci si trova immersi in rassicuranti sonorità jazz, con aperture melodiche che le mettono in mostra le buone doti vocali di Elsa. Il momento della giornata rappresentato è la sera "vorrei, io mai, no non vorrei / osare l'impossibile / sfidare ogni mio limite".

Molto bella "Calda sera", in cui il testo del giovane cantautore abruzzese Paolo Fiorucci, è rivestito da una musica dolcissima, un po' nordica. Siamo sempre immersi nelle ore crepuscolari, quando il giorno sta finendo e il testo è tutta poesia " Tieni stretta la mia mano / come fossi una preghiera, / l'ago e filo del ricamo / da disfare quando è sera / quando è tempo che vorrei", uno dei momenti più alti dell'intero disco.

O forse no, provate ad ascoltare la sua voce in "Neve", dove di freddo sembra davvero esserci solo la neve, che però è come lasciata fuori "Può il bianco sfumare in intimi gesti o in mani che / s'intrecciano piano piano in confidenze / e nevica", c'è ancora il mondo del jazz in questa canzone, un mood molto raffinato.

Un discorso a parte meriterebbe "Dentrifur", testo di Stefano Montello e musica di Elsa, brano che ha permesso ad Elsa, dopo essere stata tra i finalisti in corsa per la Targa Tenco 2012 per la migliore opera prima, di aggiudicarsi a pieno merito il Premio Andrea Parodi. Accattivante sin dalle prime note, introdotte dagli archi, pervaso a tratti anche da influenze mediorientali, ricco di melodia, il brano, che vede anche l'accompagnamento di un coro, è una vera e propria dichiarazione d'amore verso la musica "Musiche che e duarm cun me / che a vai cun me / che a rit di me, che no mi scolte / musiche che a ferme i dis / che a ponte i pits ch'a vegle i vifs / musiche che e sa il parcè / domanda a je / che a sa di me e no mi scolte / musiche simpri su or / che a sponte il cur / a sta dentrifur".

Ci vorrebbe un brano intimo, pacato, ma che allo stesso tempo riporti al brano introduttivo, per chiudere degnamente questo lavoro, Qualcosa del genere deve aver pensato Elsa nel comporre " La lus", in cui protagonista è ancora una volta il cielo, non più colto nelle prime ore della sera, ma in quelle notturne, un cielo terso " si pant biel blanc / Che lus d'arint / cun l'arie dal vint / puartarà / novità", quasi un canto di speranza, quella speranza che arriva dall'osservazione della bellezza del creato e che, troppo spesso, sembra esserci negata da tanto male. Bellissima la presenza, quasi celestiale, del Coro dei Bambini di Betania.

Non è tutto, c'è ancora spazio, in veste di ghost track, per una dolcissima ninna nanna in italiano, un bellissimo regalo per chi ha bambini ancor piccoli per casa, ma apprezzabilissima anche dagli adulti.

Direi che, come disco d'esordio, questo "vERsO" sia un ottimo biglietto da visita e una tra le migliori sorprese del 2012. Dopo una partenza simile, sarà una bella impresa mantenere questi livelli. Aspettiamo di vedere come questa ragazza saprà muoversi in questo disastrato e bistrattato mondo della canzone d'autore italiana.
Ultimo aggiornamento: 26-01-2013