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Mario Bonanno: "Io se fossi Dio. L’apocalisse secondo Gaber"
L’impegno e la diversità del Gaber che era
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Ultimo aggiornamento: 09-10-2013

Mario Bonanno
Io se fossi Dio
L'apocalisse secondo Gaber

Stampa Alternativa; Grande sconcerto
20 febbraio 2013
118 pagine,
ISBN-10: 8862223323
ISBN-13: 978-8862223324
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Si intitola “Io se fossi Dio. L’apocalisse secondo Gaber” l’ultimo saggio che il critico musicale Mario Bonanno ha pubblicato per la collana Grande Sconcerto di Stampa Alternativa.

E mai titolo è stato più apodittico: questo libro è infatti il fermo-immagine su una canzone, come dichiara lo stesso Bonanno, “la canzone più anomala, impavida, cattiva, lunga, scomoda, violenta, sincera, lucida, ulcerosa, riuscita, che la storia musicale ricordi. Una delle pochissime canzoni rimaste fuori dalle citazioni ufficiali e dall’esegesi gaberiana, a dieci anni dalla morte. Io se fossi Dio viene editata all’alba degli Ottanta, quando l’inizio della fine è appena cominciato, specchio fedele di una Nazione idiota, farisaica, incattivita; e di una società civile ancora più imbarazzante. Una ballata-fiume, scomoda, censurata, maledetta, dunque rimossa collettivamente, oggi come ieri”.

L’articolata ricognizione attraverso i ricordi, le tracce, le parole di Io se fossi Dio poi muove idealmente da un dato di fatto: perché quando si parla di Gaber si sottace quasi sempre di parlare Io se fossi Dio? Bonanno - al contrario – restituisce a Gaber l’impegno e la diversità, rispetto al quadro meramente ironico in cui lo si trova facilmente immerso. Gaber è strappato a quanti lo hanno volutamente lasciato in eredità alle immagini di un qualunque contenitore di varietà sparato in tv per dire come era tutto più bello, allegro e facile prima.

All’icona-Gaber un po’ ciondolante, un po’ attore, un po’ cantante, che qui, si scopre, invece, il Gaber che era. L’impostazione del libro consente alla canzone di raccontare e raccontarsi: dall’analisi del testo, alle interviste (tutte inedite, prime fra tutte quelle a Sandro Luporini e Sergio Farina), alle note di contesto storico che forse questa volta con più forza sbattono contro Io se fossi Dio e il suo contenuto. Nel libro di Bonanno, Gaber risulta insomma molto più di un collage di immagini da canzonissima o da sarcastico (stanco in verità e forse per certi aspetti poco creativo) interprete di Destra/Sinistra, riprese di tanto in tanto da radio e tv italiane in un guizzo di impegno “civile”.

In queste pagine Gaber è vivo e vivente. Ancora.