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BiELLE Libri
"La vita sognata di Ernesto G." di J.M. Guenassia


Titolo originale: " La vie Rêvée d'Ernesto G. "
Nazione: Francia
Data di uscita: ottobre 2013
Genere: Narrativa generale
Traduttore: Francesco Bruno
Casa Editrice: Salani
Pagine: 511
Euro: 16,90

Booktrailer



Jean-Michel Guenassia: "Il club degli incorreggibili ottimisti"

Parigi, 1959. Sono anni vertiginosi: la Seconda guerra mondiale è finita da troppo poco tempo per essere Storia, la guerra d'Algeria segna le vite dei francesi d'oltremare. Michel Marini, undici anni, figlio di immigrati italiani, esce dall'infanzia e si affaccia a un'adolescenza inquieta e piena di emozioni. Vagabonda per il quartiere, si ritrova con gli amici a giocare a calcio balilla; un giorno entra in un bistrò, il Balto. E attratto da una stanza sul retro dove si ritrova un gruppo di uomini, che parlano un francese a volte approssimativo e portano dentro di sé storie e passioni sconosciute. Sono profughi dei Paesi dell'Est, uomini traditi dalla Storia, ma visionari che ancora credono nel comunismo. E' il primo libro scritto da Guenassia, uscito nel 2010 ed è una di quelle opere per le quali verrebbe naturale utilizzare una bella secchiata di superlativi. Resistiamo alla tentazione e raccontiamo solo di una storia che ha l'incedere epico della s maiuscola di Storia e il respiro affannato delle vicende quotidiane di un giovane che si affaccia sugli abissi della vita.
.

Dove Josef K. si incrocia con Guevara
di Erica Arosio

"Un rivoluzionario che non ha la fortuna di morire giovane finisce per forza col diventare dittatore e carnefice. ... il coraggio sta nel fermarsi e pensare ad altro. Un giorno, bisogna posare lo zaino, abbassare il fucile, vivere una vita d'uomo e allevare figli". Jean-Michel Guenassia, diventato a 60 anni scrittore da best seller col suo primo romanzo, "Il club degli incorreggibili ottimisti", mette coraggiosamente in bocca a Che Guevara la frase della saggezza del rivoluzionario e la fa trovare al lettore quasi alla fine del libro (è a pagina 440).


Una frase che riassume la morale di un romanzo ambizioso nel suo coprire cento anni di storia, quelli che vive il protagonista, Joseph K (sì, avete letto bene, citare Kafka e il suo "Processo" non è un caso) , medico ceco che sfiora la Storia nel ruolo dello spettatore. Lo accompagniamo negli anni fiammeggianti delle illusioni giovanili, con Parigi in gran fermento e poi ad Algeri (la parte più originale del romanzo) impegnato nell'istituto Pasteur ma attirato dal teatro, dal tango e dagli amici che "per provvedere ai loro bisogni avevano dei mestieri, per vivere avevano il teatro" .

Affascinato naturalmente anche dalle donne, soprattutto da quelle che riservavano agli uomini con i dispiaceri d'amore un trattamento privilegiato, perché avevano amato, sofferto e pianto, guadagnandone così, sembra, in sensibilità. Lo scoppio della guerra e la persecuzione degli ebrei fa finire il nostro Joseph k in un angolo sperduto del deserto algerino a continuare, protetto dagli orrori, le sue ricerche.

La fine delle ostilità e il ritorno in patria con l'illusione del comunismo che diventa subito tirannia e paranoia immerge il lettore nel periodo più cupo, riscattato dalla fantasia, incarnata da un inedito Che Guevara che irrompe in incognito e in una vita sognata, quella del titolo, illumina non solo il suo percorso ma anche quello dei protagonisti. Un bel romanzo? Interessante, ricco, acrobatico di sicuro, ma il progetto di condensare cento anni e soprattutto troppe tematiche in un unico tomo fa sì che spesso l'autore corra troppo, lasciando il lettore solo con tanti vuoti e curiosità. Si chiude il libro con un gran senso di malinconia, sussulti di riscatto e lotta e nessuna voglia di tirare i remi in barca. E forse, chissà, è un bel risultato.

Un estratto:
"Joseph s’era appena addormentato o forse non dormiva. Un rumore insolito lo strappo al torpore, bussavano con violenza alla sua porta. Si alzo a fatica, i colpi continuavano. Una voce
femminile urlava: « Dottor Kaplan, dottor Kaplan ». Il suo orologio segnava le tre e mezzo.
«Cosa c’è?» domandò Joseph.
« Si tratta di Christine » disse la voce di la' dalla porta. « Mi ha detto di venire a chiamarla ».
Apri a un tombolotto di donna sulla sessantina dai capelli dritti e ossigenati.
«Deve venire subito, dottore, non sta bene ».
«Cosa succede? »
«Non lo so. Sono la sua vicina. Sta malissimo ».
Si vestì in fretta e furia e uscirono. Non trovarono nessun taxi, imboccarono avenue de la Marne, risalirono boulevard Guillemin e l’interminabile Rampe Vale e. Lui camminava sempre più svelto, la distanziava.
«Mi aspetti, dottore, mi aspetti ».
«Si sbrighi, su».
Aveva cinquanta metri di vantaggio. L’aspetto' ` col cuore in tumulto.
' Purche ´ non l’abbia presa’ penso` . ‘L’epidemia recede, ma non si sa mai’.
La donna lo precedette sulle scale, aveva la chiave. Lui non era più stato lì dalla cena di Natale. Christine giaceva acciambellata sul letto, incosciente, le braccia strette sul ventre, i pugni chiusi, appena coperta da un lenzuolo la cui parte inferiore era color rosso scuro, una pozza nera si stagliava sul pavimento, gocce colavano attraverso il materasso"
.

Da leggere: Guenassia non aveva scritto niente fino a tre anni fa. Ma in questi anni ha già messo assieme mille pagine. Quando si scrive con facilità. E quando si legge con piacere.

Personaggi;


 

Sul web  

Ultimo aggiornamento: 05-11-2013
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