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Roberto Scippa: "Vagando dentro"
Giovani, precari che trovano le strade, americane, dei sogni
di Leon Ravasi
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Marco Iacampo

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Pastore di nuvole

Crediti:
Roberto Scippa (voce, chitarra acustica, chitarra elettrica, armonica, percussioni); Dodo Versiono (pianoforte e tastiere); Alessandro Gilardi (violino acustico); Matteo Butrini (batteria e percussioni); Paolo D'ORazio (batteria 8), Fabio Ponta (basso); Mattero Portelli (basso e chordette 04,13) Giarda Arcangeli (cori).

Testi e musica ROberto Scippa.
Prodotto da Roberto Scippa e Sergio Serafini

Registrato e mixato tragennaio 2010 e febbraio 2011 presso lo Studio Box e la Studio 20 (Roma) da Sergio Serafini
Masterizzato da Fabrizio De Carolis presso il Reference Mastering Studio (Roma)
Foto di copertina: Luna Peri Proto
Eleborazione grafica di copertina: Federico Oddone
Foto booklet: Irene Pepiciello e Luna Peri Proto
Grafica booklet: Carlo Cesaroni

Su Bielle
Ascolti: "La testa che gira a vuoto"

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Roberto Scippa
"Vagando dentro"

RoberMusic - 2012
Su iTunes

Tracklist

01 L'invisibile presente
02

Canzone al lavoro

03 Il mio corpo di cristallo
04 Al rogo dei perché
05 La testa che gira a vuoto
06 In un giorno del duemila
07 Mistero nel profondo
08 Un re
09 Una stella danzante
10 Vagando dentro
11

L'energia per le stelle

12 Lo spettacolo del nulla
13 L'amore inizia così
Potremmo chiamarla la "Buscadero generation", oppure i "figli di Luigi Grechi", ma sta di fatto che negli ultimi anni in Italia si sta diffondendo una generazione che, chitarra in mano, trova l'ispirazione musicale oltre oceano, molto oltre oceano, nell'America profonda, quelle delle campagne. Dove l'ispirazione più immediata, più che De André o Guccini, sembrano essere John Mellencamp, Steve Earle, Townes Van Zandt o le derive più acustiche del Boss e di Bob Dylan. Il country made in Italy si sta facendo strada e facciamogliela anche noi, perché è una musica bellissima! D'altra parte anche De André è partito rifacendo i francesi e Guccini ispirandosi a Dylan.

E facciamo spazio anche a chi, in piena crisi, in totale recessione, in assenza di prospettive, ha il coraggio di fare un disco intenso come "Vagando dentro", un disco strepitoso, che si propone tuttavia senza strepiti, ma accarezzando le orecchie, vellicando il palato e soddisfando i sensi. Sono 13 canzoni per 47 minuti di musica che pacificano col mondo, anche quando, alcune volte, si impennano a raccontare fatti di oggi.

Non aspettatevi un album bucolico e distaccato. Roberto Scippa non si accontenta di ammanirci una buona base acustica, ma, accompagnato da pochi e fidati amici, ci fa toccare per mano le storie di un ragazzo di oggi (Scippa è appena appena trentenne) che affronta tutte le difficoltà del caso. Non è una pura coincidenza se la seconda canzone è "La canzone al lavoro": "Lavoro di noia, lavoro di fame / lavoo d'artista , lavoro normale / lavoro d'ufficio, lavoro da bestia / lavoiro che va, lavoro che resta / ... / E' il mercato del lavoro / da una parte c'è il sudore / dall'altra parte tutto l'oro / E' il mercato del lavoro / Le regole del gioco / le hanno sempre scelto loro". Se la forma è quella della musica gentile, la sostanza si fa più spessa: "Chi vive di carta, chi vive d'inchiostro / chi vive di ingegno / ci vive del sangue succhiato alla gente / che dentro ai salotti è chiamato vincente".



Poi, più avanti torniamo sul tema, in una delle canzoni più belle: "Ho la testa che gira a vuoto", con un violino che trascina in un vortice in cui ci sembra di precipitare. O da cui ci sembra di non essere mai usciti. "Ho le testa che gira a vuoto / per il lavoro che non trovo / per l'amore che scivola via dalle mie mani. / Ho la testa che gira a vuoto / per una casa che non trovo / per una bussola che ho perso per essere diverso. / ... / Ho la testa che gira a vuoto / quando mi cerco e non mi trovo / tra l'elenco dei vincenti , di chi sta al passo coi tempi". Che poi è la canzone che più gistifica il titolo generale dell'album ("Vagando dentro", buon titolo peraltro) visto che: "sentendomi disperso, scopro dentro l'universo".

Ma più in generale Roberto segue sempre questa strada: testi molto curati al servizio di musiche di grande rilievo armonico, canzoni belle da cantare, ma che danno anche qualcosa. Come nella tradizione del miglior country-folk americano. Leggermente più inquietante il blues di "In un giorno del duemila", dalle tonalità più scure e dal testo più intricato e carico di simboli: "Che un uragano arrivi quanto prima / e spazzi via il marcio in un giorno del duemila", in una situazione in cui c'è "questa fuga di cervelli dalla dignità" e "il tuo capo ha fatto a pezzi la tua statua di onestà", dove "il vento non dà più risposte", dice la citazione dylaniana "e siamo ombre che scendono giù dalla collina".

Ma il punto di forza, per un ragazzo al suo esordio, è di avere fatto un disco con tredici pezzi in cui non ce n'è uno solo debole o prescindibile. No, ce li ascoltiamo tutti con passione. E se "Ho la testa che gira a vuoto", "Una stella danzante", "Un re" e "L'amore comincia così" sono forse quelle che colpiscono per prime o più in profondità, tutte le altre seguono a una corta, cortissima incollatura. Sentiamo "Un re", dall'incedere drammatico e scolpito, quasi fosse una canzone in 3D: "Verrà un giorno in cui tuo padre morente ti chiamerà vicino a sé: / "Figlio, ti avrei preferito diverso / da me". "Che il sangue che scorre sia sempre più silenzioso / finché c'è chi può sanguinare senza farsi ascolare / le scelte d'acciaio sono scelte da re / e il dio che si compra al mercato sarà solo con te".

Anche "Una stella danzante" parte con una protesta: "Sono stanco di sentire che non si può più cambiare / che tutto è come ieri e non si può fermare / questa sotria maledetta scritta dalla vendetta / sulla pelle della gente / che non si è accorta mai di niente / ingannata dalla mente: "Una stella danzante vestita di fiori ha lasciato nel mio firmamento una scia / di colori e di suoni". Scippa è di Frascati e nons i sente mai. Solo in questa canzone la stella diventa "dandsante" anziché "dantsante", ossia con la zeta dolce di innegabile derivazione centro-meridionale, ma non è che una piccola nota a margine.

I padri nobili di Roberto Scippa sono precisi e immediati: la canzone d'autore italiana e il folk-rock internazionale, De André, De Gregori e Bennato da una parte, Dylan, Springsteen e Cohen dall'altra. Queste due anime si fondono in una prospettiva acustica di alto livello, sostenuta da una voce plastica che si accomoda sul materiale cantato, plasmandolo su misura dei suoni. E' troppo forse dire che si tratti di un album di rottura o impegnato nella protesta civile e sociale, ma è senz'altro un album che, nella linea della tradizione, esprime tutti i malesseri di una generazione: la casa, il lavoro, i sogni che vengono tarpati, una società in mano ad arrivisti e a presenzialisti, in cui ci si trova sempre fuori posti, fuori fase, un poco più in là.

Una situazione che ti spinge ad implorare: "Voglio l'energia per arrivare fino alle stelle!" ("L'energia per le stelle"), una canzone di una frase appena, ribattuta come un mantra per 2'53", scandita dalla chitarra acustica e con una lieve introduzione fischiata. Sì, voglia di fuga, ma dopo aver provato a esserci fino in fondo. E poi non è una fuga: ci vuole l'energia per arrivare fino alle stelle.

"Lo spettacolo del nulla" è forse la canzone più programmatica e una delle più pregne: "I miei occhi curiosi / fra sorrisi taglienti di maschere e di comparse / i miei occhi nervosi / sul palco più triste / quello dei soliti attori / protagonisti di un tempo incantato / che cancella il presente, il futuro, il passato / e non c'è bellezza, c'è solo il rumore / sotto la gloria accecante di quel riflettore". E prosegue con ancora più rabbia: "La violenza si serve con normalità / versando il vino, spezzando il pane / e ogni giorno diventa più spettacolare / la discesa nel nulla che tu mi vuoi regalare / ma ogni giorno diventa sempre più reale / la mia rabbia che invece ti farà pagare".

Si chiude invece con una delicatissima canzone d'amore, ossia "L'amore inizia così". "Sorriso senza preavviso / una goccia di intenso blu / in un oceano di metallo sei arrivata tu / Amore senza risposte / amore senza domande / Nel mistero dei tuoi occhi / la calma e la pazzia / danno un volto alla poesia / E anche se non mi conviene / toccandoti sento che viene / il sollievo a tutte le mie pene / E intanto il piacere ci chiude gli occhi / E forse è meglio così".

Si chiude il sipario, si ringraziano gli astanti e si ritorna a casa, ma qualcosa dentro di noi si è mosso. E' inevitabile, non si riesce a fermare. Bisogna tornare indietro ad ascoltare. Rimettiamo il dischetto da capo e proviamo a cercare qualcosa di nuovo. C'è, senz'altro ci sarà. Ma se anche non ci fosse a noi è bastato così. Cinque stelle per Roberto Scippa.




Ultimo aggiornamento: 11-05-2012