Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.


L'artista
Il suono
L'immagine
Archivio storico A-D / E-L
Archivio M-R / S-Z
RadioBielle
 
Le BiELLE RECENSIONI
Roberto Giordi: "Gli amanti di Magritte"
Raffinatezza, contamintazioni, sensibilità
di Alberto Marchetti
Ascolti collegati
Magot
Roberto Giordi
Con il mio nome
giua
Rino Gaetano
E cantava le canzoni
bonaffini treni
Luca Bonaffini
Treni

Daniele Silvestri
Scotch
baustelle
Baustelle
Sussidiario illustrato
della giovinezza
gianfilippo boni
Gianfilippo Boni
Cinema

Crediti:
Pianoforte: Stefano Bottiglieri
Contrabbasso: Antonio De Luise e Gigi De Rienzo
Chitarra classica: Vincenzo De Martino
Batteria: Leonardo De Lorenzo
Percussioni: Gabriele Borrelli
Programmazioni e Sintetizzatori: Fabio De Martino
Flauti: Domenico Guastafierro
Primo Violoncello: Catello Tucci
Secondo Violoncello: Mauro Fagiani
Viola e violini: Gianluca Falasca
Flicorno: Gianfranco Campagnoli
Fisarmonica: Pietro Bentivenga
Chitarra elettrica e semiacustica: Mauro Grieco
Duduk, Nay e Bansuri: Mario Crispi
Oud e Tar: Ziad Trabelsi
Riq, Dohol, Tammorra: Paolo Modugno
Coro: Ensemble Polifonico Vocalia diretto dal maestro Dario Del Giudice
Voci: Roberto Giordi, Ziad Trabelsi, Yasemin Sannino, Awa Kondoul, Patrizia Franco, Rossella Costa.

Sul web
Sito ufficiale
Facebook
Myspace

Roberto Giordi
"Gli amanti di Magritte"

MareMosso - Maggio 2012
In qualche negozio di dischi,
su Amazon e su iTunes

Tracklist

01 Gli amanti di Magritte
02

Quando parlerò con te

03 Tu appartieni a me
04 L'inverno di Bahia
05 Era d'estate
06 La via del deserto (feat. Yasemin Sannino)
07 Barbari
08 C'era un prato
09 La musica è finita
10 Baciami adesso
11 Habibi jesce sole (feat. Ziad Trabelsi)
12 Prima dell'alba
13 Gli amanti di Magritte (Piano Version) [feat. Natalio Mangalavite]
“Gli amanti”, di Magritte, è un quadro del 1928, anzi è una serie di quadri, surreali, con i protagonisti che tentano una vana materializzazione della passione impossibilitati da veli che impediscono il contatto visivo e tattile, passione cui è negata la conoscenza, la profondità, la curiosa scoperta, il tracciamento di una via. O l’esatto contrario, ché l’amore conosce vie che si sublimano oltre il visibile, raggiungendo perfezioni che la materia sensoriale impedirebbe. O ancora, la morte è già qui e noi siamo già simulacri di esistenze sofferte e allora incontrarsi diventa impossibile.

Roberto Giordi dedica al pittore belga questa opera seconda, questo catalogo di amori imperfetti, di precarietà cosciente, di guerra civile non dichiarata, di rifugi incerti e insicuri.

L’album è l’opera matura di un ottimo musicista, dalla voce importante, con uno standard qualitativo che lascia soddisfatti, avvinti alle strutture mobili e delicate, malinconiche e ricche di richiami, catturati dalle atmosfere, concentrati sui testi sempre eccellenti di Alessandro Hellmann, cantautore a sua volta e scrittore di poetici testi teatrali di denuncia.

Apre l’album l’omonima canzone, una bella intuizione armonica di Roberto che firma anche i successivi tre episodi, con il tappeto pianistico di Stefano Bottiglieri e un bel bridge di archi che ricorda le fascinose composizioni del Catalano dei film di Ozpetek: Ero cieco e tu / cieca accanto a me / è l’amore che vede l’invisibile. / Qui si incontrano / istanti e secoli / fiumi e oceani / e gli amanti di Magritte

Quando parlerò con te è malinconia sudamericana, con le belle parole: Mi vedi? Sono qui / circondato da due frasi / magre come dei randagi / curve come girasoli / su di te… su di te… / Quando parlerò con te / sarò spalancato a giorno / indifeso nell’inverno / che si sta sciogliendo intorno… / Quando parlerò con te / non saprò cosa dire.

Tu appartieni a me
è un lento struggente, teso com’è a catturare l’inafferrabile, qualcosa che, si sa, è della stessa sostanza con cui son fatti i sogni, con la fisarmonica sentimentale e tanghera dell’ottimo Bentivenga: Io lo so che appartieni a me / come il vento alle rondini / come il fiume ai suoi argini / Io lo so, tu appartieni a me / come pioggia alle nuvole…

L'inverno di bahia con un flicorno che gocciola amore, è una bossa movimentata e quasi serena, a prescindere dal testo che sembra comunque frutto di un pacificato distacco: Oggi sono altrove / guarda come piove / il colore stinge via / come una fotografia / Non so se mi pensi / non so se mi manchi / se mi hai detto una bugia / se l’inverno annega anche Bahia…

Molto bello lo swing lento di Era d’estate, del maestro Sergio Endrigo, al quale in fondo come tematiche si avvicina tutto l’album del nostro.




Nella seconda parte dell’opera le composizioni passano a Rosario di Bella, ottimo autore di colonne sonore e cantautore conosciuto anche al pubblico del Tenco. Una seconda parte più world, con sonorità etniche e vocalità aggiunte, ritmiche più complesse e temi ancora più apocalittici.

Tornano i contatti con Catalano, ne La via del deserto, con l’intervento esotico della cantante Yasemin Sannino. Atmosfere sognanti ottenute con un attento uso dell’elettronica, un viaggio come un nuovo “The nel deserto”, dove ritrovarsi ancora o perdersi definitivamente: Per trovare te stesso / devi esserti perso / in un giorno qualunque / in un qualunque deserto…

Barbari è una marcia di invasori, del passato o del futuro, in una visione apocalittica che ricorda “The road” di Corman McCharty, in un crescendo ritmico e teso su cui si inserisce un coro diabolico e inquietante…ma non saranno i barbari, come nella famosa poesia di Kavafis, proprio la soluzione?

C’era un prato è una ballata vestita di folk orientale, un ricordo di mondi passati. In questo mondo in rapido disfacimento la musica è finita è il pezzo senza redenzione, la canzone definitiva sulla distruzione di cose e sentimenti, ritmiche incalzanti e parole pesanti: Ci sono medicine / per vivere e morire / compresse per dormire / E paradisi a rate / carri armati e aiuole / e sangue da lavare / Non c’è segno di vita / non c’è nessuno in strada / la musica è finita.

Nel bel tango di Gatti Baciami adesso l’unico rifugio rimane, nella sua incertezza e inaffidabilità, l’amore, in un microcosmo che lascia fuori l’angoscia quotidiana: Guarda questo abisso d’acqua contro i vetri / guarda questa ruggine nelle mie mani / siamo impalcature per i temporali / inchiodati al cielo per le ali / Baciami adesso.

Habibi jesce sole
è calda, arabeggiante, positiva nell’attesa, finalmente senza troppa angoscia, dell’uscita del sole, e senza forzature mostra come il mediterraneo, mentre per tanti è frontiera di morte e sfruttamento, resta invece il lago tra terre amiche, simili, e questo la cultura lo sa, araba o napoletana la parola viaggia sulle stesse onde, gli stessi legni, le stesse note…

Il testo di Prima dell’alba è tratto dalla descrizione di Tacito della battaglia di monte Graupio in Scozia, tra legioni romane e caledoni, una frase che è diventata proposizione obbligata nelle lotte contro qualsiasi imperialismo. Giordi ce la propone in un evocativo latino, ecco la traduzione: Rapinatori del mondo, i Romani, dopo aver tutto devastato, non avendo più terre da saccheggiare, vanno a frugare anche il mare; avidi se il nemico è ricco, smaniosi di dominio se è povero, tali da non essere saziati né dall'Oriente né dall'Occidente, sono gli unici che bramano con pari veemenza di possedere tutto e ricchezze e miseria. Rubare, massacrare, rapinare, questo essi, con falso nome, chiamano impero e là dove hanno fatto il deserto, dicono di aver portato la pace.

Molto bello l’album di Giordi, ricco di spunti, carico di segni, di suoni, di parole, capace di lasciarsi ascoltare con grazia ma anche di procurare, sembra incredibile a dirsi visti i tempi, pensieri positivi.

Ultimo aggiornamento: 12-11-2012