Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.


L'artista
Il suono
L'immagine
Archivio storico A-D / E-L
Archivio M-R / S-Z
RadioBielle
 
Le BiELLE RECENSIONI
Claudia Pastorino: "Tango che ho visto ballare…"
Il tango secondo Claudia, unico, inimitabile
di Fabio Antonelli
Ascolti collegati
giua
Calambre
Buenos Aires Ora Zero
giua
BandauNeon
Oltretango

Chantango
L'anima del vino
naif
Max Manfredi
Luna persa
adriana
Max Manfredi
Le parole del gatto
laquidara
Max Manfredi
L'intagliatore di santi

Crediti:
Claudia Pastorino: voce
Fabio Vernizzi: pianoforte
Patrizia Merciari: fisarmonica

Registrato dal vivo il 24 settembre 2011
al St. Anna Golf Club di Cogoleto Lerca (GE)

Fotografie: Valeria Danzi (www.voltaroweb.it)
Grafica: Marco Vimercali

Brani di
Astor Piazzolla, Horacio Ferrer (1, 2, 4, 6, 11)
Astor Piazzolla, Jorge Luis Borges (3, 5, 8)
Astor Piazzolla, Angela D.Tarenzi/Simonluca (7)
Astor Piazzolla, N.Delon/B.Reynolds/D.Wilkey (9)
Astor Piazzolla (10)

Su Bielle

Sul web
Sito ufficiale
My space

Claudia Pastorino
Tango che ho visto ballare …

Elegantia Doctrinae - 2012
In alcuni negozi o ordinabile qui

Tracklist

01 La ballata per un folle
02

Balada para mi muerte

03 El titere
04 Vamos Nina
05 Alguien le dice al tango
06 Preludio para el ano 30001, rinascerò
07 La fortezza dei grandi perché
08 Milonga de Don Nicanor Paredes
09 Libertango
10 Oblivion
11 Balada para un loco
Il 4 luglio 1992 si spegneva a Buenos Aires Astor Piazzolla, virtuoso del bandoneon, ma soprattutto compositore eccelso capace di trasformare ciò che per gli argentini è da sempre considerato intoccabile e immutabile nel tempo, il tango.

Introducendo elementi jazz, dissonanze, l’uso di strumenti non appartenenti alla tradizione, come ad esempio l’organo hammond, Piazzolla ha riscritto la storia del tango, cercando nello stesso tempo di cambiare anche la storia del proprio Paese. Forse proprio per questo, è personaggio più amato all’estero che non in patria (“Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua” Mt 13, 57).

Come poteva quindi, una cantante piena di personalità, radicale e intransigente, provocante e provocatoria (nel 1999, sulla copertina di “Trent’anni”, suo terzo disco, si fece fotografare crocefissa esibendo uno scultoreo topless) come Claudia Pastorino non restarne affascinata? Così, per ricordare il ventennale della morte di Astor Piazzolla, Claudia ha pubblicato su disco la registrazione di un suo spettacolo dal vivo tenutosi il 24 settembre del 2011 al St. Anna Golf Club di Cogoleto Lerca, una delle tante date del suo tour dedicato al repertorio di Horacio Ferrer e Astor Piazzolla, che più volte l’ha vista cantare al fianco dello stesso Horacio.

Claudia è accompagnata da Fabio Vernizzi al pianoforte e Patrizia Merciari alla fisarmonica, secondo la tradizione più recente del tango che, alle origini, era affidato al flauto. Solo nel ‘900, infatti, il flauto fu sostituito dal bandoneon. Da parte sua, il pianoforte arrivò molto dopo, ma ascoltando questo disco si comprende appieno come l’avvento di questi due strumenti abbia fatto la fortuna di questa musica.

che la rumba sia soltanto un’allegria del tango

Così cantava Paolo Conte in Dancing e, a ragion veduta, specularmente si potrebbe dire che il tango sia soltanto una tristezza della rumba, perché il tango non è solo sensualità e gioco di sguardi (il titolo stesso del disco è in fondo legato all’atto del guardare), ma è soprattutto pathos, dolore, morte. In fondo si potrebbe dire, senza pericolo d’essere smentiti, che il tango è rappresentazione viva della vita stessa con tutti gli elementi che la caratterizzano.

Il disco si apre con La ballata per un folle - forse il brano più celebre dell’accoppiata Astor Piazzolla e Horacio Ferrer, sospeso tra recitato e canto appassionato - che viene restituito con grande intensità da Claudia. La storia è quella dell’incontro tra una donna e un “pazzo” che, con la sua energia creativa, si fa breccia nel suo cuore instillandole un infinito desiderio di libertà “Folle folle folle come un acrobata demente salirò dentro l’abisso del tuo cuore fino a che io sentirò che impazzirà di libertà!”.



Vivere però, vuol dire fare i conti anche con la morte, Balada para mi muerte è un bellissimo, tragico sguardo, rivolto all'inevitabile momento “Abbracciami forte perché sento che la morte sta gremendo ciò che amo più di me / Sta passando non è niente si fa giorno sei con me”. Qualcosa sta per finire (l’esistenza) ma qualcos’altro sta per cominciare (un nuovo giorno) in un continuo oscillare tra pathos e speranza.

Ancora la morte, in fondo, è la protagonista finale di El titere (Il bullo), un testo di Jorge Luis Borges musicato da Piazzolla, che racconta di un ballerino e giocatore, un bullo amato da belle mulatte e che “Uno sparo lo abbatté fra Thames e Triumvirato”. Perfetta.

Ancor più bella e intensa (il disco si rivela un crescendo di emozioni) è l’interpretazione che Claudia ci regala di Vamos Nina, un tragico testo di Ferrer permeato di romantica brutalità. Ci viene letteralmente buttata in faccia la crudeltà della vita, o meglio della morte “Non vergognarti, Nina, no. / Cosa vuoi che ne sappia di vergogna, quell’anima di barista / che ti ha preso a calci e sputi? / accarezza il tuo cane / e diglielo, che solamente tra i rifiuti / hai trovato una spalla amica per morire”.

Alguien le dice al tango, con testo ancora di Borges, è dominato dagli sguardi: “Tango che ho visto ballare contro un crepuscolo giallo / da chi faceva faville nella danza e nel coltello … Senza vergogna, spigliato guardavi in faccia e fiero / tango che fosti la gioia di essere uomo per davvero”, anche se è ancora la morte a far nuovamente capolino “La morte prenderà / tu costeggerai la vita, Buenos Aires!”.

È invece un’indomabile speranza a dominare Preludio para el ano 3001. La canzone è sorretta dalla fisarmonica, che sembra respirare e pulsare come un cuore, e da versi densi di visionaria speranza “Tu vedrai che rinasco nell'anno 3001 / e con gente che non c'è stata ma che allora ci sarà / benediremo la terra, terra nostra... e te lo giuro / che questo paese di nuovo e insieme si fonderà. / Rinascerò! Rinascerò! Rinascerò!”.

Un po’ di tranquillità sembra giungere dalla melanconica La fortezza dei grandi perché, dove pianoforte e fisarmonica sembrano fondersi placidi e assorti, ma è solo una calma apparente, anche qui l’amore non ha pace “E mio padre era un grande pilota / che un bel giorno volò dentro il blu, / e mia madre parlava di un viaggio / per tornare accanto a lui”. È sempre la vita, con i suoi amari risvolti.

Libertango è così famosa da non dovervi aggiungere nulla, se non che Claudia riesce davvero a superarsi nel cantarla, emozionando, restando entro le righe proprio quando ci sarebbe potuto essere il rischio di lasciarsi prendere la mano e strafare.

Che emozione poi Oblivion, brano che pur senza parole sembra comunicare più di tutte le altre canzoni, nell’ascolto una grande malinconia nota dopo nota ci avvolge e ci avvinghia.

Vien voglia di non abbandonare più questo viaggio nel tango e anche il pubblico sembra pensarla così, invocando un bis. Claudia lo accontenta, cantando nuovamente la canzone d’apertura ma nella versione non tradotta, quasi a voler lasciare integro il brano nella sua cristallina bellezza. La malinconia non ci abbandona certo e il desiderio sarebbe di continuare a sentire cantare Claudia all’infinito.

Il disco è un omaggio emozionante al genio di Astor Piazzolla e Claudia Pastorino si conferma ancora una volta artista di grande personalità. Sentendola cantare in questo repertorio è inevitabile accostarla a Milva, anche se la sua cifra stilistica è molto meno enfatica, più vera. Atratti ricorda il conterraneo Max Manfredi, al quale si accomuna certamente per sensibilità e unicità.

Ultimo aggiornamento: 10-05-2012