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Modì: "Il suicidio della formica"
... e quello - sfiorato - dell’ascoltatore
di Mario Bonanno
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Crediti:
Testi e musiche di Giuseppe Chimenti, tranne “La ballata del grande nulla” testo in italiano di Alessio Bonomo, musica e testo originale di Elliot Smith

Arrangiato da Marco Bucci e Giuseppe Cimenti
Produzione Artistica: Giuseppe Cimenti e Marco Bucci

Marco Bucci: batteria, basso, wurlitzer, tastiere, percussioni, cori
Giuseppe Cimenti: voce, chitarra acustica, chitarra elettrica, basso, armonica
Giovanni Di Cosimo: ficorno

Registrato nello studio casa a Libico di Marco Bucci
Masterizzato da Alessandro Di Nuzio presso lo Studio di Palestrina NMG

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Modì
Il suicidio della formica

Hydra Music - 2011
In vendita qui

Tracklist

01 Persistenza della memoria
02

La ballata del grande nulla

03 Gli anni chiusi in tasca
04 Carnevale
05 Di venerdì tutto succede
06 L’amore brucerà
07 Suicidio in stazione
08 Preferisco il silenzio
09 Il suicidio della formica
E meno male che la morte annunciata arriva in coda di scaletta ed è quella della formica: con l’aria che tira nel resto delle tracce il suicidio avrebbe potuto essere di massa, e riguardare non solo gli insetti. Mamma mia che aria temporalesca e che cupezza d’animo in questo cd d’esordio di Giuseppe Chimenti (alias Modì - ma perché, fra i più giovani, questa tendenza agli stupidi nomignoli da talent show?). E ve lo dice uno che con le angosce metropolitane e le “canzoni di morte” di Claudio Lolli c’è andato a nozze, godendone, per giunta. Il fatto è che la depressione ci sta, però, insomma, in un album va somministrata cum grano salis: un refolo di speranza qua e là, qualche zingaro felice ogni tanto, giovano all’autostima di chi compone e alla salvaguardia di chi (lo) ascolta.

Con “Il suicidio della formica” siamo, invece, al cospetto (bruttissimo muso) di un dolore wertheriano senza soluzione di continuità, di fronte al leopardismo più sfrenato, in una scaletta indecisa fra pessimismo individuale, storico e cosmico (già che ci siamo); per un incedere perennemente asfittico, dolente, cupo, anzi di più: funereo, da memento mori.

Ecco cosa significa cantare ombelicale al tempo della fine delle ideologie. La vita non ha senso, Dio è morto da un bel po’, e senza uno straccio di ideale a sollecitarmi una mossa, il pippone di stampo nichilista è inevitabile e bello che servito. Non che Chimenti sia pazzo da legare e/o un masochista sterile (meglio lui che certi beceri sentimentaloidi): a guardarsi in giro c’è poco da stare allegri, c’è da sentirsi spaesati al mondo e a se stessi.

A livello contenutistico, la buccia di banana sulla quale scivola questo cd è però la mancanza di un tensione progettuale, di uno scarto, di un disegno, è l’aria da studentello-poeta-incompreso, della serie ora vi faccio vedere quando la so lunga e come sono bravo a soffrire, che mi lascia perplesso e che grava sull’ascolto.

Insomma, se questo disco fosse un libro di racconti, sapresti già dall’inizio come vanno a finire. La via crucis officiata da Modì snocciola uno a uno i grani del rosario del dolore: dal sentirsi alieno alla realtà (Persistenza della memoria, Preferisco il silenzio), al binomio inscindibile di sentimento & inquietudine (Gli anni chiusi in tasca), dai ricordi offuscati di malinconia (Carnevale) all’amore come sola ancora di salvezza (ma no!) (L'amore ci brucerà”).



E in questo clima lugubre-lamentoso come forse soltanto le “Stanze di vita quotidiana” di gucciniana memoria (ma erano di tutt’altra pasta, vivaddio), si colloca a proprio agio La ballata del grande nulla, cover di Ballad of big nothing di Elliott Smith (con testo ri-adattato in italiano da Alessio Bonomo).

Registrato interamente in analogico, gli esiti di questo album con più ombre che luci ineriscono a un campionario di nuvole basse, sfocianti nell’ideale canzone portabandiera del disco, Di venerdì tutto succede. Naturalmente, anche nella circostanza, nulla di buono, e chissà mai perché.


Ultimo aggiornamento: 15-05-2012