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Le BiELLE RECENSIONI
Luca Gemma: "Supernaturale"
Il recupero della naturalezza (e della buona musica)
di Alberto Marchetti
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Luca Gemma
Folkedelic

Baustelle
Amen

Dente
Io tra di noi

Marco Iacampo
Marco Iacampo.

Patrizia Laquidara
Funambola

Alberto Marchetti
Alberto Marchetti

Crediti:
Luca Gemma (Voce); Nik Taccori (batterista di Sananda
Maitreya), Andrea Viti (ex bassista di Karma e Afterhours), Pasquale Defina (Atleticodefina) per alcune chitarre elettriche,
Patrizia Laquidara per la voce in Il cielo sopra di te. Nello stesso brano Mattia Boschi (Marta sui tubi) e il suo violoncello. Poi
Roberto Romano (ex Rossomaltese con Luca, ora collaboratore dei Baustelle) per i fiati, Vittorio Cosma (produttore e pianista)
nel suo studio per un piano wurlitzer e un organo ed infine Gaetano Cappa (Istituto Barlumen) per ukulele e altri strumenti.

Prodotto, registato e mixato da Paolo Iafelice a MIlano

Su Bielle
Ascolti: "Il cielo sopra di te"

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Sito ufficiale


Luca Gemma
"Supernaturale"

Adesiva Discografica/Novunque 2012
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Tracklist

01 Una mela rossa
02

Bye bye

03 Blu elettrico
04 Il cielo sopra di te
05 Natura
06 Supernaturale
07 Canzone al buio
08 L'alba
09 Credo
10

Io voglio

11 Venne l'estate
“Supernaturale” è il quarto album solista di Luca Gemma, che vanta però un numero considerevole di esperienze, dal ruolo di cantante dei Rossomaltese insieme a Pacifico nei ’90, ai progetti “Expedition”, insieme a Steve Piccolo dei Lounge Lizard, e “Il libro degli Angeli”, con Patrizia Laquidara, ai quali vanno aggiunte le mille collaborazioni con Fiorella Mannoia, Malika Ayane, Bobo Rondelli e la stessa Laquidara come autore, senza dimenticare i cimenti musicali per cinema, teatro, radio e tv.

Il quarto album nasce all’alba, seguendo una creatività istintiva esaltata dal lento risveglio, e dall’esigenza di una ritrovata semplicità dei suoni che non disdegna l’eleganza, la ricerca stilistica, la sorpresa compositiva. La ritmica è in evidenza, la base forte sulla quale montano le canzoni spesso sostenute, una ritmica black seventies, funky, potente, nuda, che riporta agli Stones di quegli anni e ai Black Keys, e sulla quale può giganteggiare la voce duttile del cantante e le perle dei suoi ospiti. L’album necessita di un paio di ascolti per assimilare le linee melodiche sempre un po’ spostate, poi decolla e conquista. Evidente l’omogeneità del progetto, l’idea guida generatrice che parte dalla denuncia diretta delle insofferenze contemporanee dei primi due brani per poi volgersi verso la catarsi che richiede bellezza, amore, natura e naturalezza.

Apre “Una mela rossa”, bella linea melodica, alla Beck, allegra, leggera, malgrado la denuncia “Una mela rossa al giorno / per uscire dall’inverno / Io sento freddo, l’Italia non mi piace / è un posto per carogne e figli di papà…” e chiude un fischietto disimpegnato.

Bye bye” quattro quarti marcato e sbarazzino, mentre il testo recita leggero una frase forte come “Politica bye bye / che non insegni mai / a immaginare un mondo / ma a farti i cazzi tuoi… /…chiagne e fottiti…”.
Blu elettrico” è il brano perno intorno al quale ruota tutto l’album, la chiave che identifica nella musica nello specifico e nell’arte in generale uno dei valori cardine di una ricostruzione del buon vivere. “Il silenzio vale oro / una pausa vale un coro / poi un cambio di cadenza / come nel sesso fa la differenza / e puoi essere il cantante degli Stones…




"Il cielo sopra di te” è uno dei brani più belli, il primo lento dopo tre brani tirati, andamento ipnotico delle chitarra su un canto di grilli, il violoncello di Mattia Boschi dei Marta sui Tubi, la voce della Laquidara che doppia su una tonalità a lei atipica, una speranza dopo lo sguardo deluso a un’Italia che rimesta nel suo squallore, una lettura di ricerca anche fisicamente lontana che rende sollievo alle ferite: “Insomma sei felice in mezzo al niente / perché ti dai dovunque vai / hai preso le misure ai tuoi tormenti / l’amore è dentro di te / e ogni cosa è grande agli occhi tuoi / e chiunque ti abbia visto t’amerà”.

Ritorna il ritmo con “Natura”, ballabile, accattivante, con l’armonica a fare ghirigori, con il ricordo appena velato da un leggero rimpianto di un amore, recupero dell’equilibrio osservando una natura che è riferimento assoluto di bellezza e armonia: “Poi venne l’estate con le sue giornate immense / lunghe e assolate come non ne ho più viste / e al centro tu e la tua bellezza…”

Supernaturale” marcata da basso e batteria, appena più lenta, a descrivere la meraviglia per chi riesce, in un mondo in così forte squilibrio, a mantenere pace interiore e comportamenti lineari, esseri supernaturali appunto: “Nell’amore che ti porti dentro / sta il segreto della tua armonia / in un mondo osceno tu resti serena / vieni da me e porti la poesia / non odi mai, non temi la pazzia…”
Altro pezzo molto bello “Canzone al buio”, onirica appunto, arpeggio di chitarra elettrica, piano e archi , falsetto nei refrain, melodia intrigante, a esaltare i momenti più intimi di una storia: “Spingere l vita e l’orizzonte un po’ più in là / prendere il silenzio che c’è qua / volersi come se nulla più sarà / tutto questo amore finirà per farci bene o male chissà…”

Segue “L’alba” naturalmente, ritmica, funky, solare, un po’ surreale, con i tocchi al flauto di Roberto Romano, che si abbandona a un bel solo nel finale quasi prog; “Perché l’alba sta arrivando / con il sole dentro / è bellissimo questo cielo non più nero / non più nero…”

Credo” in crescendo, con l’aggiungersi nel percorso di tutti gli strumenti e dei cori, fino a un finale beatlesiano, carico e piacevole, manifesto sulle poche instabili certezze intorno alle quali costruire di nuovo il mondo: “io credo alle scintille / ai corpi che si accendono / al sole quando splende / a come splendi tu / poi credo di esser libero / o almeno provo a dirmelo…”

Dopo le incerte certezze i desideri di libertà di “Io voglio”, marcata da un basso ostinato, con un vaffanculo che cita De Andrè: “Voglio dipingere, voglio delinquere / voglio essere meglio per almeno la metà / voglio essere facile, voglio essere fragile / per poi esplodere di gioia se mi va…”

Venne l’estate” è un capovolgimento del brano “Natura” marcata dall’ukulele di Gaetano Cappa, con uno spostamento di intenzioni e l’inno alla bellezza della natura che questa volta non è solo sfondo, ma richiede partecipazione: “La natura è come noi, lei pretende / la meraviglia il sole in faccia / tu non cercare nessuna traccia / di questo mondo nuda sotto gli alberi”.
Un finale che trova nella distanza dalla realtà quotidiana un senso vero all’esistenza, un recupero di natura e naturalezza necessarie, insieme alla buona musica naturalmente. Voto 7



Ultimo aggiornamento: 18-04-2012