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Le BiELLE RECENSIONI
Giorgio Conte: “C.Q.F.P.”
Nostalgia e ironia in un disco fatto in casa (anzi in cascina)
di Silvano Rubino
Ascolti collegati

Giorgio Conte
L'ambasciatore dei sogni

Giorgio Conte
Il Contestorie

Giorgio Conte
The best of - Live at Alberobello

Paolo Conte
Nelson

Federico Sirianni
Dal basso dei cieli

Folco Orselli
Generi di conforto

Crediti:
G
iorgio Conte ha suonato: chitarra classica "Gallinotti Pietro (Solero 1959) modello Ramirez, chitarra 12 corde "Simone Patrick", chitarra acustica Peavey. Ha usato alcuni richiami (tortora, quaglia, poiana, civetta, gallo domestico, cinghiale in amore) e dei carillons. Walter Porro ha suonato: fisarmonica f.lli Alessandrini, fisarmonica P.Sorani, fisarmonica Cooperfisa, il pianoforte di Giorgio "Steinbach", master keyboard Evolution, Hammond C3, synth Arp e Prolgue. Ha usato pietra e falce, pan flute (utilizzato anche come ritimica guiro), tamburino, cajon DG- De Gregorio, armonica a bocca, scatole di chiodi, piatti della batteria di Giorgio (che usava da bambino), timpano adattato a cassa.

Programmazione ritimica in "C.Q.F.P.": Walter Porro

Cori: Giorgo Conte e Walter Porro

Registrato e mixato a casa di Giorgio, salvo "Tu" e "Al museo d'Orsay" registrati in parte (voce e chitarre) allo Studiottanta Fortuna Records (Calliano, At)
Segreteria e condivisione emotiva: Emiliano Ardini

Testi e musiche di Giorgio Conte, eccetto "Monticone" di Paolo Conte
Produzione artistica, arrangiamenti, mixaggi: Giorgio Conte e Walter Porro
Produzione esecutiva: Toni Verona
Registrazione: Walter Porro
Mastering: Roberto Barillari - Fonoprint (Bologna)

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La pagina di Giorgio Conte
Intervista "CQFP"
Intervista "Il meglio di me"
Intervista "Sfogliando verze"

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Giorgio Conte
C.Q.F.P

Ala Bianca - 2011
Nei negozi di dischi


Tracklist

01 C.Q.F.P. (Come,Quando,Fuori,Piove)
02 Ieri , sì !
03 Tu
04 Di vaniglia e di fior
05 Aria, terra e mare
06 Gli innamorati e la marina
07 Al Museo d'Orsay
08 Balancer
09 Géo
10 Scaricabarile
11 Continua così
12 La sorpresa
13 Monticone
È sempre un piacere ritrovare Giorgio Conte, il suo mondo fatto di soffusa nostalgia, ironia sorniona, elogio della quotidianità, piccole storie di provincia, bozzetti senza pretese ma pieni di umanità, sapori e profumi della campagna. C.Q.F.P. (Come quando fuori piove) arriva in contemporanea con un libro (come era accaduto anche per il precedente "Il Contestorie") "Un trattore arancio", a segnare l'ormai doppio binario su cui si muove l'attività di questo avvocato orfano della toga ed è un disco totalmente all'insegna del "fatto in casa", come racconta Giorgio stesso: « È un album fatto come volevo io, in casa mia, con le mie chitarre e con il mio pianoforte (non proprio di gran marca), con i suoi rumorosissimi pedali… Dodici mie canzoni ed una di Paolo, stupenda e commovente… Ah, dimenticavo ! C’è anche un fisarmonicista/ pianista/ rumorista che ha sorretto e rifinito tutta l’impalcatura dell’opera. Trattasi di Walter Porro. Non finirò mai di ringraziarlo!»

Basta scorrere l'elenco dei musicisti nel libretto del disco per rendersene conto: Giorgio Conte e Walter Porro. Stop. Niente di più lontano, per esempio, dall'"Ambasciatore dei sogni", che era quasi un disco corale, ricco com'era di collaborazioni anche di grande livello.

Invece questo è un prodotto "autarchico", dove gli unici effetti speciali sono «il richiamo del cinghiale in amore, i carillons, il canto del gallo, il fruscio delle spazzole ed il rumore di due scatole di chiodi, un’armonica a bocca suonata da uno che non la sa suonare, il richiamo della quaglia ed il verso della tortora e della civetta, il rumore della selce che mola la falce»...

Una scelta di "povertà", di rusticità, anche, che però non rende affatto il disco scarno o meno fascinoso. La colonna sonora delle storie minime di Giorgio resta sempre di grande raffinatezza, intrisa di atmosfere swing, di solida formazione jazzistica, di ammiccamenti popolari, di spruzzate di sudamerica. Una facilità di ascolto - splendidamente dominata dalla fisarmonica di Porro - sotto cui si nasconde un compositore di gran razza (talenti di famiglia, che ci volete fare...), che usa la sua pigrizia per starsene in campagna e sperimentare un disco che sembra una di quelle cascine sui colli restaurate a regola d'arte, dove nessun particolare è lasciato al caso, dove le pietre degli edifici sembrano perfettamente in armonia con il paesaggio circostante.

Il disco si apre con la title track, "C.Q.F.P.", un elogio della pigrizia nel più tipico stile di Giorgio: testi semplici, ironia, cantabilità. Solo un'eccentricità, in questo brano, una spruzzata di elettronica, con la programmazione ritmica di Walter Porro. Giorgio gioca con i suoi vizi, mette in mostra le sue debolezze, come la memoria che se ne va: in "Ieri sì" mette in fila quasi sottovoce una serie di fotografie del passato più lontano, piccole immagini di felicità minime.



E poi - nei brani successivi . c'è l'amore secondo Giorgio, che è passione, quotidianità, nostalgici ammiccamenti, cantine, solai, cieli stellati, finali magari tristi ma mai drammatici: "Tu", "Di vaniglia e di fior", "Aria, terra e mare", "Gli innamorati e la marina".

Ecco ricomparire lo chansonnier sornione, francofilo in "Al Museo d'Orsay" (un tranquillo signore trascinato per le sale espositivo da un signora troppo amante dell'arte, mentre lui sogna solo un ristorante), in "Balancer" (frizzantissimo e ballabile divertissment), in "Géo"(omaggio in forma di delicato valzerino all’impresa di Geo Chavez, primo trasvolatore delle Alpi, quei personaggi mitici d'altri tempi che tanto piacciono ai fratelli Conte) e nella goliardica e campagnola "Scaricabarile" (solo Giorgio Conte poteva fare una canzone così delicata e divertente con protagonista una scoreggia, con tanto di effetti sonori...).

E poi c'è la riflessione sul tempo che passa, normale, per un signore attorno ai settanta. Anche questa, senza mai drammatizzare. "Continua così", una dichiarazione - piano, chitarra e voce - di amore per la vita, ma anche di consapevolezza della presenza di quella cosa che fa rima con "forte" e che la canzone evita di nominare. Ma che poi invece ci pensa il brano successivo a esplicitare, "La sorpresa", un'ironica allegoria, sul nostro viaggio con destinazione ignota e soprattutto senza ritorno, dove l'umorismo che esorcizza le paure vira quasi in grottesco, con la sottolineatura di sonagli e rumori vari.

Il disco chiude in bellezza, con "Monticone", scritta a suo tempo da Paolo Conte per Gipo Farassino, un ritratto del piemontese di provincia che nella grande città coltiva nostalgie e sogna « un paese… ina nivula au su (una nuvola al sol)»: una chiusa da festa di paese, da valzer danzato sul selciato, da cartolina sbiadita.

Eccolo il mondo di Giorgio, pronto ad accogliere chi ha voglia di farselo raccontare. Niente emozioni forti, ma una leggerezza che riscalda il cuore e accende l'intelligenza. Un buon modo per iniziare l'anno, no?

Ultimo aggiornamento: 06-01-2012