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Le BiELLE RECENSIONI
Equidistratti: "Confezionato in casa"
Il disagio intellettuale tra gli scaffali dell'Ikea
di Giorgio Maimone
Ascolti collegati

Roberto Scippa
Vagando dentro

Paolo Andreoni
Un nome che sia vento

Bonaveri
Città invisibili

Elisir
Pere e cioccolato

Fabularasa
En plein air

Capone Bungt Bangt
Lisca di pescei

Crediti:
Claudia Zannoni – voce e basso
Francesco Preiato – voce
Fabrizio Di Tano – batteria
Enzo Beccia – chitarra acustica

Ospiti: Ranieri "Ragno" Fumagalli (baghet in "Canzone per un'amica", Flauto in "Bologna", baghet in "Dio è morto", flauto nell'"Avvelenata); Lorenzo Cazzaniga (chitarre, dubro, ukulele e suoni strani qua e là); Alberto Patrucco (fantastico fantasma)

Testi Fiorenza Sasso, Musiche Enzo Beccia. Tranne "Sureale metafora" e "Il mio diagio intellettuale" di Enzo Beccia

Ospiti: Aurora Bisanti (violino); Francesco Piras (tromba e flicorno); Vincenzo Marino (sax baritono); Vittorio Savoini (contrabbasso); Andrea Illuminati (piano Rhodes);

Ringraziamenti: Silvio Masanotti (coordinatore suoni e chitarra elettrica); Silvia Taglioretti (coordinamento); Giorgio Regina e Alessandro Broggi (progetto grafico); Foto Fiorenza Sasso

Registrato e mexato da Silvio Masanotti presso lo Strip Studio di Milano tra febbraio e ottobre 2011

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Ascolti: "Il mio disagio intellettuale"
Intervista "Equi chi? Equidistratti!"

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Equidistratti
"Confezionato in casa"

Equidistratti - 2012
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Tracklist

01 Surreale metafora
02

Da lontano da vicino

03 Quasi protesto
04 Caffelatte
05 Tsara be
06 Estate a zig zag
07 La stagione delle piogge
08 Tutto qui
09 Gioco senza regole
10 Il mio disagio intellettuale
11 Sorridi, sorridi, tesoro
Il primo avvertimento è quello di prendere con le molle gli ascolti collegati. I dischi citati ricordano solo in piccola parte quello degli Equidistratti. Forse solo nel mood. Potremmo citare i Gang dei fratelli Severini per l'attitudine punk rock, ma gli Equidistratti sono meno politici e sostanzialmente acustici. Fanno una musica che ogni tanto assume coloriture jazzate, ma si tratta solo dell'importanza della base ritmica. E allora è rock? Anche, ma non solo. Per Enzo Beccia, l'autore delle musiche del gruppo, si può dire che "facciamo del pop cantautorale acustico al salame". E non è una definizione da poco! Col vantaggio di avvicinarsi anche alla realtà. Insomma, prendiamo un amante del progressive (Fabrizio Di Tano, il batterista), una cantante-bassista che cita la musica latinoamericana e Jaco Pastorius tra le sue influenza (Claudia Zannoni), un chitarrista acustico innamorato di Tommy Emmanuel e dei cantautori (Enzo Beccia), un rocker come l'altro cantante (Francesco Preiato), dotateli di un paniere di brani che abbiano voglia di parlare e di raccontare il malessere del vivere attuale, shakerate ben bene e il risultato sarà qualcosa di molto vicino a quello che gli Equidistratti fanno.

"Confezionato in casa" è quindi un disco ferocemente autoprodotto, fatto in casa nel vero senso della parola. “L’unica regola è che non ci sono regole”, cantano in una delle loro canzoni. Tanta energia, la giusta rabbia (“Il mio disagio intellettuale”), ottimi testi e una musicalità naturale. Oltre a una potenziale hit come l'introduttiva “Surreale metafora”, scandita da un groove prepotente, dal kazoo e dalla voce di Claudia: “Deleterio il mio delirio che si incontra per un’ora / nel parcheggio sotterraneo dell’Ikea / dove inseguo la gente e non compro mai niente”. Se "Surreale metafora" è il biglietto da visita, il primo sguardo che si butta sul gruppo appena il cd inizia a girare, i brani successivi rimangono sullo stesso livello. Vantaggio loro è che se le musiche piacciono e conquistano anche ad un primo ascolto per la loro carica energetica, all'interno di un tessuto musicale molto mosso, sono i testi a prendere e a farci capire immediatamente che non stiamo ascoltando la solita menata tritacoglioni prodotto da un cantautore depresso o il nichilismo fine a se stesso dell'ultimo rapper a ricalco.

"Sapessi scrivere una canzone / potrei descrivere quello che ho in mente / giuro lo farei sicuramente / mi sentirei migliore / se potessi formulare tutti i miei pensieri / senza perdere il filo logico delle idee / giuro lo farei / e questa volta senza chiedere aiuto / Se fosse cos' facile mentirsi / mi racconterei una storia / una di quelle con il lieto fine / dove necessariamente non ci scappi sempre il morto" sono le parole che ci introducono a "Surreale metafora". Sufficienti per accendere un semaforo nella soglia, invero declinante dell'attenzione. Il secondo brano "Da lontano, da vicino" è più riflessivo: bagliori di blues e un bel gioco armonico tra le due voci, quella più aspra e naturale di Francesco, quella più educata e morbida di Claudia, ma entrambi calde ed umane. "E ti rispecchi nell'acqua viva / la luce opaca sulla tua riva / coi musicisti arte di strada / la pigrizia che ti porta via / poi slancia avanti e vai vai / segui la musica".

"Quasi protesto" si presenta da sola, fin dal titolo. E' una canzone che si fa man mano più dura, perché è una canzone di insopportazione, cotnro chi non ci piace: i ladri, i senza vergogna, le belle faccie, chi dice cagate, i razzisti, i negazionisti, i revisionisti e tutti gli isti che stanno al potere o negli immediati ditorni. "Io non sopporto - canta Francesco con convinzione - chi vive nel reato / io non sopporto / chi nega il passato / io non vi reggo più / con le vostra cazzate / io non vi reggo / e voi mi insultate". Il brano, che parte rock, si chiude coin una gradevole coda jazzata.

Lo stesso clima che si respira in "Caffelatte", quasi una cover di Mina, una canzone che sarebbe nelle corde delle tigre di Cremona, e questo deve suonare per un complimento per la duttilità vocale di Claudia e per la capacità del gruppo di distillare, con pochi ingredienti, scenari musicali molto differenti. Sono quattro canzoni finora ed abbiamo sempre cambiato il mood che le sottende. "Giro il caffelatte senza parlare / guadagno tempo perché vorrei stare / imbabolata tra piumone e colazione / Ci sono giorni così esci e non vuoi / ma tti ripeti che prima o poi / torni sempre a casa da qualcuno. / Chiedo solo zucchero / tre cucchiai da caffé / e una puntina d'amore solo per me".



Assegnamo il merito che merita alla "quinta equidistratta" che è Fiorenza Sasso, autrice di tutti i testi, tranne "Surreale metafora" e il "Mio disagio intellettuale". Testi pensati, che hanno qualcosa di noi da raccontare. O di voi. O di loro: O di altri. Ma che, in fin dei conti, parlano sempre di vita. Di quelle piccole cose con cui abbiamo a che fare tutti i giorni.

Parlavamo di mutevoli scenari sonori? Ed ecco che il quinto brano è una nuova svolta, ma attenzione, forse svolta non rende bene l'idea. "Confezionato in casa" saraà pure l'album, ma questo non è sinonimo di arruffato. I mutamenti di scena sono solo svolte necessarie all'interno dello stesso canone, dello stesso copione. Anche se vi perdete un brano, perché avete da fare, perché suona il telefono, perché vi chiamano da basso, non temete: quando ritornate sarà facile capire che state ascoltando sempre lo stesso disco. "Tsara be" è vagamente etnico, ma senza alcuna forzatura kitsch o la corsa a iperstrumentare per coprire i vuoti melodici. Basta la voce, la cantilena iniziale, le percussioni, il fischio che accompagna l'introduzione. Pochi elementi ed eccoci in viaggio. "juste un po' de coeur africain / dans cette froid ville, MIlan". "Spazi enormi della mia finestra / un baobab scuote la testa / il tempo dall'alba fino a sera / racconta di questa gente vera". E abbiamo inanellato un altro ottimo brano, uno di quelli di cui magari non ti accorgi subito, ma poi ti rendi conto che ti ha scavato dentro.

La logica vorrebbe che, se abbiamo parlato bene fino ad adesso dell'album, ora debba esserci la topica, la caduta, leggera magari, il colpo d'ala al ribasso. Ma non ci siamo ancora, perché il pedale si stacca dall'acceleratore e il clima muta in un pensoso autunno metropolitano con "La stagione delle piogge" (o a Milano è la primavera?). "Ci sono posti al mondo dove piove sotto sopra / quando l'acqua arriva e non sai se finirà / Il silenzio è scuro / di attesa che scoppia / in acqua a fiumi / in tuoni e stupore / Ci son posti così / dove guardi e aspetti / il cielo è un telo / di vento e desiderio. / La stagione delle piogge è possibilità / fa paura a tratti per cosa rimarrà / La stagione delle piogge sei tu / scivolato fino al mare". Una ballata d'effetto che facilmente si piazza nel cuore. Quasi una riflessione gucciniana. Ancora un voto alto.

"Estate a zig zag" torna un po' al clima di "Caffelatte", un brano con tempi lunghi, musicalmente dilatato, ben suonato. Una pausa necessaria nel flusso di parole con una bellissima coda strumentale, una coda che, con più coraggio, avrebbe potuto anche essere portata più in là, tirata in lungo, fino a echeggiare i finali delle suite progressive. Ma non è questo l'ambito. O forse avrebbe potuto esserlo. Comunque in piacere sentirla suonare e lasciarsi portare via dal suono più che dalle parole. Anche se l'estate, con questi ritmi, con questa afa pomeridiana, con questa voglia di far niente sottesa è del tutto presente e in un ruolo rilevante.

"Se la musica è presente so che esisto qui ed ora / nulla da chiedere, tutto adesso / ma esisto più che mai. / Traduttore imperfetto / di ciò che vedo e sento / senza capire cerco di suonare / ma esisto più che mai. / Non sarà niente, ma è tutto qui / come la mia storia parla di me / non sarà niente, ma è tutto qui / come la mia musica, è tutto qui". Quasi una summa filosofica in "Tutto qui", la rivendicazione di quella musica pane e salame che i ragazzi rivendicano, con quella meravigliosa sinergia energetica tra parole e musica. E' tutto qui. E' molto semplice, ma mi piace. E' solo musica, sono solo canzoni. Ma se le ascolto mi sento meglio.

In quanto a dichiarazioni di filosofia di vita "Gioco senza regole" non si tira indietro. E' la canzone di "L'unica regola è che non ci sono regole". Il violino di Aurora Bisanti aggiunge un colore in più a un brano che ha bisogno di un ascolto in più per far scattare l'interesse, ma che poi ti parla, in tono sommesso, più forte di altri brani più robusti. "Fermarsi dopo tanto andare e tornare / avendo qualcosa di cui essere fieri / ripetere alla fine: la passione è la risposta / Di qui poi è tutto correre attorno / verso un oltre imbevuto di domande / Sogno terre di confine, avanti e indietro / e tutto intorno /. L'unica regola è che non ci sono regole ... Ahimé / eppure bisogna giocare / eppure bisogna sognare"

Non per essere del tutto parziali (ma sì, perché no? Bisogna avere il coraggio di dire quando un disco ti è piaciuto. Magari non è il suo valore assolutoa colpire, ma il bisogno di sentire qualcosa di simile in questo momento, in cui Claudio Lolli, i Gang, Guccini, Bob Dylan ci tengono a stecchetto di emozioni nuove), non per essere del tutto parziali, stavo dicendo, ma il penultimo brano è uno dei miei preferiti: "Il mio disagio intellettuale" è il brano più teso del disco, sostenuto da un'interpretazione grintosa di Francesco che ha odo così di soddisfare la sua anima rock. "Accenno un passo di danza per sentirmi leggero / e mi nascondo tra la folla, sorrido e piango /e accendo una sigaretta ma il fumo fa male / ti incontro nei miei sogni quasi senza parlare / Rido dei miei sbagli e aspetto un altro giorno / urlo al mondo intero / il mio disagio intellettuale". E' proprio quello che provo: un disagio intellettuale. Suppliamo con l'ironia a un vuoto che ci corrisponde poco. E facciamoci graffiare dalla voce distorta dal megafono in cui canta Francesco.

Chiudiamo con una ninna nanna, comme il faut. "Sorridi, sorridi tesoro", dolcissima ballata di sola chitarra acustica e voce, riproposta poi come ghost track. Una piccola chicca di poco più di un minuto (1'14") per concludere nel modo giusto un album che, per quanto fabbricato in casa, ha rappresentato una cavalcata di emozioni diverse, distillate da suoni che, armonicamente, hanno vestito i verso, in un processo osmotico che non è facile trovare in un gruppo all'esordio. Ma leviamo i calici e ricordiamoci questo nome: "Equi chi?" "Equidistratti!". E un plauso anche al nome.

Ultimo aggiornamento: 27-05-2012