Credits:
Gabriele Marzola: voce
Marco Marzot: chitarra acustica e cori
Marco Staffolani: chitarra acustica e cori
Marco Ielmini: Arrangiamenti
Registrazione Mix e Mastering: Alessandro Guido
Cookies
Trio
Cookies Trio Opificiodell’arte, 2012 Ai concerti
Tracklist
01
Ludovico
02
Disoccublues
03
Bon sexe
04
Spazio senza tempo
05
Se mio nonno avesse fatto il benzinaio
avrei percorso molta più strada
Non
mi stancherò mai di ripeterlo: la canzone d’autore
(come genere) è morta e sepolta da più di
vent’anni: bisogna accontentarsi di ciò che di magro
passa il convento o smettere di scrivere di musica. Le mie percentuali
sono più o meno queste: su dieci cd che mi tocca ascoltare,
sette mi sgomentano per la pochezza, due mi inteneriscono per la
buona volontà (ma il rapporto che passa tra i contenuti e
certi climi melodici, è simile a quello che passa tra il
pesce e lo zucchero: buoni entrambi, per carità, ma solo
se assunti separatamente), e uno soltanto mi lascia rimandare di
un altro po’ la decisione di piantarla con le canzoni e darmi
al giardinaggio (qualche mogol-battistiano non aspetta altro, e
io per questo resisto)...
Il primo EP dei biellesi Cookies Trio
(cinque tracce tra serio & faceto) è ascrivibile all’interno
della combinazione pesce/zucchero. Discrete potenzialità
musicali (tra jazz e ritmi gitaneggianti), verve in dosi sufficienti,
sciupata da qualche velleitarismo tematico & cazzeggio di troppo
(Se mio nonno avesse fatto il benzinaio avrei percorso
molta più strada).
Lo spunto di partenza, per esempio, è ottimo: un trio e un
disco acustico solo chitarre (due) e voce. Rovina l’amalgama
la satira, spesso velleitaria, dei testi, che friziona con la natura
felicemente scabra del sound (attenzione poi, che il messaggio
è roba da maneggiare con cura). Il fatto poi, che piuttosto
che agli epigoni di casa nostra i Cookies guardino (per loro stessa
ammissione) a Django Reinhardt, Serj Tankian,
John Coltrane e (orrore!) persino al camp
alla Malgioglio, la dice lunga, del resto, sulla
vera vocazione della band (che è soprattutto musicale).
Sotto l’aspetto tematico, in questo EP si tirano in ballo
troppo spesso amore & (dis)avventure - con tanto di piccoli
equivoci senza importanza (Ludovico, Bon
sexe) - perché la messa alla berlina dell’ontologia
minima under 30 (disoccupazione, mercificazione sessuale, malesseri
giovanili) possa reggere senza forzature, risulti credibile, arrivando
come e dove dovrebbe arrivare.
Applaudo al talking blues di Disoccublues
ma rimango del parere che il cantare a tesi figuri in scaletta giusto
per onor di firma, e non rientri tra le priorità dei Cookies
Trio.
Qualora volessero imboccare la strada della canzone d’autore
(o di ciò che ne è sopravvissuto, ormai in forma di
zombi), un solo consiglio: rifarsi di più ai “padri
della patria” (che di contenuti se ne intendono) che ai Police.