Fabio
Concato: "Tutto qua" Il ritorno
del signore della musica gentile di
Giorgio Maimone
Ascolti
collegati
Fabio
Concato
Fiore di maggio
Fabio Concato
Giannutri
Angelo Branduardi
Senza spina
Pacifico
Una voce non basta
Eugenio Finardi
Sessanta
Pino Daniele
La grande madre
Crediti:
Ornella d'urbano (pianoforte, tastiere, Rhodes, tastiere,
programmazione); Gabriele Palazzi Rossi (Batteria): Stefano
Casali (basso); Massimo Luca (chitarre acustiche); Larry Tomassoni
(Chitarre elettriche ed acustiche); Luigi Ferrara (armonica);
PierCarlo Penta (Organo Hammond); Toti Panzanelli (chitarre
elettriche ed acustiche); Mauro Mussoni (contrabbasso); Daniele
Marzi (batteria); Laura Barcelli (violino); Amedeo Bianchi
(Clarinetto); Costantino Brigliadori (flauto, chalumelau);
Simone La Maida (Sax contralto);
Ospiti:
Stefano Bollani (pianoforte); Orchestra d'Archi diretta da
ORnella D'Urbano e registrata al Naive Studio di Fano
Testi e musiche di Fabio Concato
Produzione artistica: Fabio Concato, Ornelalla D'Urbano, Pier
Carlo Penta
Porudizone esecutiva: Massimo Giannettoni
Archi
scritti e diretti da Ornella D'Urbano
Registrato e missato da Pier Carlo Penta
Fabio
Concato
"Tutto qua" Halidon - 2012 In tutti i negozi di dischi
Tracklist
01
L'altro
di me
02
Stazione
Nord
03
Tutto
qua
04
Papier
mais
05
Carlo
che sorride
06
Se
non fosse per la musica
07
Non
smetto di aspettarti
08
Breve
racconto di moto
09
Il
filo
10
Sant'Anna
di Stazzema
11
Un
trenino nel petto
Ben
tornato, Fabio! Il cantautore
dalla musica gentile è tornato ed è tornato con
un buon disco. Che gli fa onore e che è un piacere ascoltare.
In realtà. come dice spesso Concato nelle interviste di
questi giorni, lui non se n'è mai andato dalla musica.
"Era solo che avevo delle altre cose da fare. Ero impegnato
a vivere". E vivendo, vivendo, si invecchia, si sta male,
ci si ammala, si guarisce, si perde il coraggio e poi lo si ritrova.
Fabio questo percorso lo ha fatto un po' tutto. "Devo dire
grazie al mio psicoterapeuta se sono tornato", ironizza,
ma solo in parte. La musica, se non fosse per la musica, come
ricorda una canzone di questo album, cosa saremmo qui a fare?
Erano undici anni che Concato non faceva un disco nuovo, di inediti.
Correva il 2001 e aveva appena partecipato al festival di Sanremo
con "Ciao Ninin", finita poi sull'album "Ballando
con Chet Baker", che non era riuscita a scaldare i cuori
a sufficienza e a farsi ricordare a lungo. Poi a Sanremo Concato
è tornato ancora nel 2007 con "Oltre il giardino",
un pezzo più coraggioso e dedicato a chi perde il lavoro
dopo i 50 anni, ma il brano finisce solo in una antologia di successi.
Poi la scelta del silenzio. "Se non si hanno cose da dire,
è giusto non dirle". Ora il ritorno: ed è uno
di quelli che scalda il cuore.
Intendiamoci, non possiamo aspettarci che Concato, arrivato
sulla soglia dei sessant'anni, voglia (e possa) stravolgere il
suo modo di comporre e concepire musica. "Tutto qua"
è un classico album di un classico Concato, ma basta e
avanza, perché Fabio ha addosso e si porta dentro quell'eleganza
innata, quel modo gentile di avvicinarsi alle cose e alle note
che ce lo rendono caro. E fa stare bene trovare, ritornare a sentire
undici brani baciati dal genio dell'ispirazione, che parlano di
cose semplici e normali, di quella strana cosa che si chiama vita
e che non sappiamo molto spesso nemmeno definire bene. Concato
sì. Anche se dice, giura e spergiura che lui quest'album
lo ha fatto tutto di getto, senza nemmeno pensarci o guardare
indietro, le canzoni invece risultano levigate e pulite, molto
curate nei testi e nella musica, in un disco che risalta anche
per la brillantezza e la pulizia dei suoni che mette a disposizione,
risultato tanto più meritorio in un prodotto che ha tutto
del buon artigianato creativo. C'è poi una bellissima chiccha per chi compra
l'album fisico (e non su iTunes o nel commercio elettronico):
la possibilità di scaricarsi cinque brani aggiuntivi, solo
chitarra e voce, che appartengono al repertorio storico di Concato:
dall'album omonimo del 1984, quello di "Fiore di maggio",
per intenderci, arrivano le epocali "Fiore di
maggio", "Guido piano",
"Rosalina" e "Sexy
Tango" che è un bel 40% di quell'album,
più "Canto" da "Fabio
Concato" del 1982, il disco di "Domenica bestiale",
sempre tanto per intenderci. Grande è il godimento nell'ascoltare
questi vecchi brani chitarra e voce (a parte che potrebbe essere
un'idea da imporre per legge alle case discografiche), ma non
saremmo onesti se dicessimo che il piacere si ferma qui. Il vantaggio
di Concato è invece (e un po' lo è sempre stato,
soprattutto nei suoi album migliori) quello di proporre un prodotto
onesto e dal piacere trasversale. E'
difficile che in un suo album si avvertano picchi e tonfi: prevale
il pulsante medio, ma è quel medio che, una volta tanto
almeno, fa virtù pura.
Sì, certo, come in tutti gli album ci sono brani che amiamo
di più ("Se non fosse per la musica",
"Stazione Nord", "Carlo
che sorride", "Sant'Anna di
Stazzema" e "Un trenino nel
petto", tanti!) e altri che ci appartengono
di meno, ma è solo una questione di preferenza personale.
Altro punto a favore del cantautore milanese è quello di
fare apparire naturale tutto quello che fa: scrivere, cantare,
suonare. Come se le note fossero lì da prendere e gocciolassero
fuori da chitarre e da voci. Mutuando un vecchio titolo teatrale
della Compagnia Nuova Scena: "Come rendere musicale e quasi
divertente, quello che a prima vista è sofferenza e fatica".
Musica sempre appena accennata, sotto traccia, giocata con un
undestatement che si ripercuote fin sul titolo. "Tutto
qua". Ma come? Uno torna dopo undici anni, con un
signor disco e lo chiama "Tutto qua"? E' un po' sminuirsi.
"E invece no - spiega Fabio - perché bisogna anche
vedere come lo dici "Tutto qua". Può voler dire
che non è stato poi granché, ma anche che c'è
tutto quello di cui c'era bisogno a questo punto. E niente di
più". E' un album di nostalgie e di memorie, ma tutte
quante tratteggiate con gentilezza: anche il ritratto di un amico
scomparso ("Carlo che sorride")
è fatto prendendo un episodio, un momento, un viaggio in
macchina, per andare a suonare, un momento allegro e conviviale.
E' un ricordo che fa sorridere, perché è sorridente,
così come in "Papier mais",
il ricordo di un viaggio dei 17 anni verso la Bretagna viene riproposto
senza un'onvia di polvere addosso, fresco e vitale, come se fosse
cosa di qualche settimana fa e non di oltre 40 anni prima e il
fischio alla fine della canzone immette una ventata d'aria fresca
in più che solleva anche quel poco di polvere e la trasforma
in festoso turbinio.
"Stazione Nord" è un
posto mitici per noi milanesi, posto di addi e di partenze quasi
più che la stazione Centrale. Perché dalla Nord
si va vicino (e quindi si parte molto più spesso), ma anche
molto lontano perché porta a Malpensa. E' un luogo d'elezione
degli addii e, come dice bene Concato "Magari ci vediamo
/ o ci telefoniamo / ma io credo di no / Le lacrime sul bavero,
piange anche Milano / alla stazione Nord".
"Se non fosse per la musica"
ha anche un atout in più: la presenza al piano di Stefano
Bollani. "E quando si fa una canzone piano e voce con un
grande pianista, il risultato è garantito". "Sì
- pare abbia risposto Bollani - così come quando la si
fa con un grande cantante". L'effetto è da film. Sembra
America, tra pianisti e crooner,. temi accennati, leggeri accenti,
attimi di sospensione e poi l'amore per questo mestiere che emerge
e lievita dal testo. "E se non fosse per la musica /
mi chiedo spesso cosa farei / io so che non so fare niente / certamente
viaggerei / con la mia musica preferita / con i miei libri di
poesia / ... / E allora via che metto il turbo a questa voce /
che mi libera e fa vivere / ci sono poche cose al mondo che amo
tanto / come cantare e come ridere / mi fa sentire un po' speciale
/ sento che potrei sconfiggere anche il male".
Poi troviamo
tante volte il mare, che sarebbe innaturale un Concato senza mare,
quasi come Capri in terraferma, troviamo una ricerca continua
dell'amore che non può mai mancare, sennò cosa ci
resta da aspettare, ma c'è spazio anche per l'ironia di
pura marca jannacciana di "Breve
racconto di moto", godibilissima cronistoria
di quando le moto erano altre (e di quando si girava senza casco
integrale).
Un po' a sorpresa giunge "Sant'Anna di Stazzema",
canzone che ricorda la strage compiuta dai nazisti la mattina
del 12 agosto 1944, passato alla storia come uno dei più
atroci crimini commessi ai danni delle popolazioni civili nella
seconda guerra mondiale in Italia: 560 persone uccise. Tutto un
paese. Dalle nonne ai nipoti. Di Sant'Anna si sono occupati in
tanti, a teatro e al cinema e adesso anche Concato, che pure non
è cantore epico. E infatti, non ci sconvolge neanche qui,
perché prende la tragedia dalla sua parte e la tratta con
pochi piccoli tratteggi: la radio che canta "Ti parlerò
d'amore", il caldo dell'estate, , rumori strani tra i cespugli,
le camminate sui sentieri, in braccio una bambina piccola, nessun
posto per scappare e "l'ultima immagine che appare è
quella del mare". "Un brivido s'arrampica alla schiena
/ mi inchino a ricordare". Splendido esempio di canzone civile.
Senza effetti speciali. Basta poco. Basta il coraggio di ricordare.
Sì, è facile apprezzare questo disco di Concato.
Ascoltarlo una, due volte, poi rimetterlo da capo e pensare: "ma
come? E' tutto qua?".
Sì, è tutto qua, perché in fin dei conti
è semplice fare musica e fare canzoni e proporle a chi
ha voglia di ascoltarle.Senza effetti speciali, senza proclami,
senza bisogno di farsi notare nemmeno tanto. E poi invece ti accorgi
(e un po' ti stupisci) che tanta gente si è accorta del
ritorno di Concato. E ha comprato il disco. E lo ha ascoltato
e lo ha apprezzato. Concato, come Finardi, come Pino Daniele:
le pantere grigie della musica italiana che non vogliono saperne
di riporre la chitarra. Ben venga finché è buona
musica e finché si hanno cose da dire.