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Le BiELLE RECENSIONI
Anna Maria Castelli: "Se io ho perso ... chi ha vinto?"
La bellezza tra pensiero e azione
di Alberto Marchetti
Ascolti collegati
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Crediti:
Anna Maria Castelli (voce); Marco Cremaschini (pianoforte); Thomas Sinigaglia (fisarmonica)

Testi e musica: 1. Animali da palcoscenico (Hellmann-Berlinguer)
2. Di cosa parliamo quando parliamo d'amore (Hellmann-Gatti)
3. Un senso (Hellmann-Amadori)
4. Il bacio sulla bocca (Fossati)
5. Una vita in self (Rossi-Berlinguer)
6. Guardarti andare via (Hellmann-Gatti)
7. La minoranza (Hellmann-Amadori)
8. Je ne sais pas (Hellmann-Rossi-Berlinguer)
9. Girotondo (Rossi-Berlinguer)
10. La musica è finita (Hellmann-Di Bella)
11. Todo cambia (Numhauser)


Arrangiato da Anna Maria Castelli, Marco Cremaschini e Thomas Sinigaglia
Registrato dal vivo in presa diretta il 12 maggio 2012 da Filippo Schivini presso il Digitubestudio di Mantova
Mixato e masterizzato da Patrizio Porri presso lo studio Bella Storia di Roma
Prodotto da Rosario Di Bella e Alessandro Hellmann per Maremosso
Progetto grafico di Alessandro Hellmann e Paolo Perilli

I brani di questo disco sono tratti dall'omonimo spettacolo di teatro canzone scritto da Abner Rossi e interpretato da Anna Maria Castelli

Su Bielle
Ascolti: "Guardarti andare via"

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Anna Maria Castelli
"Se io ho perso ... chi ha vinto?"

Mare mosso -2012
In qualche negozio di dischi

Tracklist

01 Animali da palcoscenico
02

Di cosa parliamo quando parliamo d'amore?

03 Un senso
04 Il bacio sulla bocca
05 Una vita in self
06 Guardarti andare via
07 La minoranza
08 Je ne sais pas
09 Girotondo
10 La musica è finita
11 Todo cambia
Anna Maria Castelli, un curriculum tanto vasto e nobile quanto sconosciuto ai più (consiglio la lettura sorprendente della sua biografia qui) è un’artista completa, cantattrice come ama definirsi, con una discografia già vasta e di alto lignaggio, tra un lavoro rimasto inedito su Claudio Lolli, omaggi monografici ai migliori cantautori italiani e d’oltralpe, e spettacoli teatrali di forte impatto sociale, culturale e politico, tanto da essere stata insignita della carica di Cavaliere per meriti artistici dal Presidente della Repubblica.

Ma Anna, a fronte di tutto questo e di una carriera che le ha fatto calcare i palchi di oltre 40 nazioni nel mondo, in questo paese senza fattore x, pieno di “subrettine” e di “amici” televisivi, che incensa mediocri decantandone le gesta eroiche ed erotiche ma dimenticando e rinnegando la propria sublime storia di Arte e di Bellezza, resta, dicevo, conosciuta quasi esclusivamente tra gli addetti ai lavori, un’artista di nicchia. Proprio in quest’ultimo periodo è partita in tournèe per la Siberia, invitata dal locale Ministero della Cultura, per quattro date sotto Natale, dopo che aveva entusiasmato le gelide platee del paese già l’anno passato, con un recital su Edith Piaf.

Chi ha avuto la fortuna o la caparbia ventura di incrociarla dal vivo (a Roma ha partecipato alla serata dedicata al Folkstudio), ha scoperto un mondo intero, per uno spettacolo che affronta tutte le tematiche di questi tempi incerti, disadorni, grigi di idee e di occasioni.

Anna, coniugando al femminile tematiche e letture, problemi e paradossi di questa realtà nazionale mai stata così lontana dalla civiltà e dal senso, mette in scena il fiume magno del teatro-canzone, quella capacità di riflettere cercando di capire, quel particolare modo di scrivere canzoni e di portarle in scena che è stata modalità del duo Gaber-Luporini e che, con la scomparsa di Giorgio, si è rapidamente inaridito fin quasi a scomparire, anche per il totale disinteresse dei media e, a caduta, del pubblico.


Ma invece che coverizzare il maestro (chi ha visto Emma (!?!?!) cimentarsi ufficialmente sui brani di Giorgio decontestualizzati capirà il mio dissenso) questo folletto dal grande magnetismo ha voluto proporre uno spettacolo ex novo, con testi, originali e legati al presente, di Abner Rossi, con le belle canzoni del gruppo di autori composto da Abner Rossi, Mario Berlinguer e il bravo cantautore romano Alessandro Hellmann.

L’album che recensisco, “Se io ho perso… chi ha vinto?”, con la cantattrice accompagnata soltanto dal piano di Marco Cremaschini e dalla fisarmonica di Thomas Sinigaglia, essenziali, caldi, in perfetta simbiosi emozionale, bravissimi nei cambi di registro dal dramma al gioco, è composto dai brani musicali dello spettacolo, senza i monologhi, chi vuole potrà cercarsi Anna su youtube, certo di trovare materia vivente e piena soddisfazione, dai video col maestro Bacalov e il tango, a quelli con Omero Antonutti (ricordate dei Taviani “La notte di San Lorenzo”?).

Animale da palcoscenico”, in apertura, una provocazione da cabaret, è specchio dell’intrattenitore, tra voli pindarici e viaggi d’introspezione, a volte sensibile al mercato e alle lusinghe, tanto da essere spesso, e purtroppo spesso consapevolmente, assimilato nel bestiario dei fedeli servitori.
Arriva subito dopo uno dei gioielli dell’album, un brano di Hellmann-Gatti, “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”, una perla di raffinatezza e poesia, una di quelle canzoni che da sole ripagano di mesi di cattivi ascolti, il gioco tra fisa e piano è un dialogo sensuale sul quale si plasma a meraviglia la voce della Castelli: “di feroci certezze e di teneri dubbi, / di inattese carezze e improbabili sogni, / di ridicoli sbagli e distratte attenzioni, / di risacche di sale e cortili in prigione, / giravolte di scale per un bacio di sole, / di parole già dette che fioriscono nuove, / di questo parliamo, quando parliamo d’amore…

Un senso” un sei ottavi marcato dal piano, a cercare di dare un senso, col senno di poi, al magma incandescente e casuale che trascina le esistenze, per legare con vincoli artificiosi le assenze di relazione: “…perché è così che va / ogni stagione ha il suo mistero / perché così si fa / si parte per voltarsi indietro / e dopo aver provato tutto / e non aver capito niente / ci si incontra per riempire il presente…
Il bacio sulla bocca” non si discute, si ama, una delle perle di Fossati, una di quelle perfette creazioni che fanno grande la musica che è leggera e leggera non è: “Volami addosso se questo è un valzer / volami addosso qualunque cosa sia / abbraccia la mia giacca sotto il glicine / e fammi correre, inciampa piuttosto che tacere / e domanda piuttosto che aspettare…” “Una vita in self” un intrigante giro di basso per un blues che permette a tutti e tre gli artisti di sfogare l’estro relativo, per Anna il testo parlato è il giusto mezzo per tutta l’arte interpretativa che ha, a denunciare un rapporto con un’assenza ingiustificata malgrado le mille giustificazioni.

Guardarti andare via” sempre della premiata ditta Hellmann-Gatti, è un altro gioiello di poesia in musica, proprio di quel recitar cantando che riesce solo ai grandi, per una separazione che è sempre più dolorosa per chi resta: “La tua sagoma di spalle / senza la mia protezione / che già naviga distante / in una fretta di persone / ognuna col suo scopo / con la sua direzione / e io dentro la neve / che mi piego come un fiore / E' questo il mio dolore: guardarti andare via…”

La minoranza” teatrale, forte nel testo, feroce contro la casta dei privilegiati che godono senza più ritegno, arroganti e mediocri, premiati da una massa indifferente e incapace d’indignazione: “la minoranza vive sul confine della pubblica decenza, / ha la pancia piena di caviale e di arroganza / sa perfettamente mantenere la distanza / fa beneficienza di una briciola se avanza…”

Je ne sais pas” è proprio l’archetipo di questi tempi senza idee e ideali, senza passioni e partecipazione, ognuno rinchiuso in un privato che non riesce a togliere quell’inquietudine che scava. “Girotondo” è un piano marcato e un testo che dissacra e scopre l’orrore quotidiano ormai diffuso ovunque, l’irrazionale distruzione della Bellezza del mondo per il vantaggio di pochi, l’indifferenza al male, una visione apocalittica e dura, come “La musica è finita”, musica di Rosario Di Bella, la calma glaciale della catastrofe imminente. Chiude “Todo cambia”, un brano reso famoso da Mercedes Sosa, che offre ancora una speranza per tutti, nel mutamento continuo della vita che chiama a nuove visioni e idealità.

Un album ricco, denso, capace di soddisfare nella continua variazione, che apre interrogativi e scopre vene che fanno male, esattamente come deve essere un degno album di teatro-canzone (e il maestro ne sarebbe contento), capace di mostrare luci e ombre di quella meraviglia che è la vita umana, perché ci sia sempre Bellezza tra Pensiero e Azione.

Ultimo aggiornamento: 29-12-2012