Equidistratti:
«pop,
acustico, cantautorale ...
e pane e salame»
In diretta
dalla "tana" degli Equidistratti, piccolo combo
milanese di grande resa, alla prova
del primo disco, "Confezionato in casa". E in preparazione
c'è già il secondo album ...
27/05
- Basso, chitarra e batteria, un
kazoo e due voci. Il minimo indispensabile per essere definiti
un gruppo e non un cantautore. Nasce come power trio un
anno fa, arriva rapidamente al primo disco e poi inizia
a girare per le piazze milanesi.
“Il disco - dice Enzo Beccia, chitarra acustica ed
autore delle musiche - è stato registrato in quattro
sedute in studio. E' stata una registrazione a tempo di
record. Tanto di più non avremmo potuto perché
è veramente autoprodotto. Siamo andati avanti al
ritmo di tre pezzi al giorno, anche perché tutti
quanti facciamo altri lavori e abbiamo dovuto dividerci
tra le sedute di registrazione e la nostra vita. Le musiche
sono semplici. Girano bene anche con una chitarra e una
voce. Poi se lo si presenta meglio, funziona anche di più.
Quando la canzone gira, anche se hai davanti un pezzo di
salame .. è come mangiare al ristorante". .
Fabrizio, dalla batteria si vede meglio qual è
la miscela segreta degli Equidistratti?
La cosa bella degli Equidistratti è che quando ci
chiedonoc he musica fate io non riesco a dare una risposta.
Innanzitutto il canto in italiano arriva immediatamente
e chi ci ascolta si rende conto da subito che non sono solo
testi di canzonette, ma che sono delle poesie musicate.
E devo dire che questo mi piace molto e che tutte le volte
che le suoniamo trovo segnali diversi, a seconda anche dell'umore
in cui io sono . E poi devo dire che m8usicalmente scivolano,
il testo si adatta alla musica naturalmente e questa è
una cosa che a me piace moltissimo. Anche i pezzi nuovi
che stiamo provando sono forse un po' più complicati
a livello ritmico, ma testi e musica rimangono empatici
tra loro.
Claudia, divisa tra basso e canto. Compito improbo
...
Sì, rischio di essere divisa in due. Tante volte
magari musicalmente avrei delle idee da sviluppare, ma devo
sacrificarle in onore del canto. Però cerco sempre
di fare cose semplici, sia per facilitarmi la vita nel canto
e poi perché credo che in questo gruppo non ci sia
bisogno di grandi virtuosismi. Trovo molto feeling con la
batteria di Fabrizio e questo in un piccolo gruppo è
molto importante, perché basso e batteria sono molto
vicini. E poi devo dire di essere d'accordo conq uesta empatia
tra testi e musica. I nostri pezzi nascono dai testi e la
musica che ne nasce èp to06talmente ispirata a quello
che significa quel testo. Trovo che questo sia un aspetto
molto importante
Chi c'è nel mondo che suona più o
meno come voi? O peggio ancora in Italia?
"Mamma mia, non lo so. Potrebbe essere Daniele
Silvestri o forse Niccolò Fabi, tanto per fare riferimenti,
con il massimo rispetto per i nomi citati", secondo
Enzo. "Sì - precisa Fabrizio - però
hanno sempre la chitarra elettrica. E noi ne facciamo a
meno. Quindi devo dire che un gruppo che ci assomiglia,
non c'è". "Siamo unici!" , interviene
Enzo. "No, magari c'è ma io non lo conosco.
Ecco, non ne sono a conoscenza".
"Gli
Equidistratti nascono dalle ceneri di tanti altri gruppi
che io, Fabrizio e Claudia abbiamo messo in piedi. Poi lo
spunto è partito da me, con un paio di canzoni che
ho scritto. Poi abbiamo avuto la fortuna di trovare Fiorenza
Sasso che ci ha scritto i testi, perché il mio limite
è proprio lì".
"E' il primo disco di una lunga serie, speriamo. Il
disco è autoprodotto, ma abbiamo avuto la fortuna
di lavorare in circa 80 gruppi e di conoscere quindi tanta
gente che ci ha dato una mano a portare a casa il prodotto".
"“Nasce
un testo. Oppure nasce una musica. Io la porto qua e allora
parte un grande lavoro assieme. Claudia è bravissima
a trovare linee melodiche e Francesco anche. Che è
pure l'ultimo arrivato e si è trovato a entrare in
un gruppo già affiatato da anni. Questo è
il nostro modo di lavorare e i risultati spero che siano
piacevoli. Noi siamo partiti conq uesta formazione un anno
fa, nella primavera del 2011. Abbiamo avuto il disco prima
di iniziare a suonare dal vivo. E dal vivo il disco prende
un'altra strada".
"Tutto
qui" - dice Claudia - è una delle canzoni che
più mi rappresentano, perché parla del fare
musica, di quell'attività che è una parte
fondamentale della mia esistenza che mi ha portato anche
a fare scelte precise in termini di investimento di tempo".
Per Enzo "la canzone che mi rappresenta di
più è "Surreale metafora", nel senso
che sono io. Però anche "Da lontano, da vicino"
, quel pezzo che è cantato quasi tutto a due voci
è molto particolare. Poi ci sono i pezzi che sono
belli da suonare". "A me invece - dice Fabrizio
- "Tsara be" piace molto, perché ci sono
le percussioni e mi rappresenta, ma non è il pezzo
che amo di più. "Da lontano, da vicino"
mi fa fare molta più fatica, ma proprio per questo
mi piace".
"Il quarto Equidistratto"
"Claudia
ha sentito a un certo punto l'esigenza di avere a fianco un altro
voce maschile. Solo che Francesco è molto rock. Sembra che
sia natoa Seattle negli anni '90. Abbiamo fatto una prova. Si è
innamorato dei pezzi e ci è rimasto sul groppone. No, sto
scherzando", dice Enzo. "Scherzi a parte, Francesco
mi piace molto perché esprime quella rabbia di cui abbiamo
tanto bisogno".
Francesco, ma tu come li ha trovati questi Equidistratti?
"Ci siamo trovati in una situazione di jam al Barrio's,
poi ci siamo un po' persi di vista. Un giorno Enzo mi chiama e dice
"Vieni a provare qualche pezzo ... e sono rimasto". Gli
Equidistratti sono poliedrici, con mille sfaccettature e non posso
fare a meno di notare quella venatura rock che a me piace, rispecchiata
se non completamente dalla musica anche dall'atteggiamento verso
la passione per la musica: la grinta e la passione rock. A noi piace
sperimentare, quindi di musica qui in mezzo ce n'è molta.
Io che ho anche un altro progetto rock, con loro mi tolgo qualche
sfizio. Con loro canto, suono percussioni e bouzouki, poi essendo
anch'io chitarrista spero prima o poi di poter suonare la chitarra.
Questa è la mia prima esperienza come cantante e basta, in
scena mi sento nudo. Ho bisogno dello strumento, perché non
mi esprimo solo con la voce, ma sentendo dove portano le note e
portarle anch'io. La mia canzone preferita? Quella che canto da
solo "Il mio disagio intellettuale",
ma nei pezzi nuovi ce ne saranno ancora di più.