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Le Bielle interviste 2012

Equidistratti: «pop, acustico, cantautorale ...
e pane e salame»

In diretta dalla "tana" degli Equidistratti, piccolo combo milanese di grande resa, alla prova
del primo disco, "Confezionato in casa". E in preparazione c'è già il secondo album ...


27/05 - Basso, chitarra e batteria, un kazoo e due voci. Il minimo indispensabile per essere definiti un gruppo e non un cantautore. Nasce come power trio un anno fa, arriva rapidamente al primo disco e poi inizia a girare per le piazze milanesi.

“Il disco - dice Enzo Beccia, chitarra acustica ed autore delle musiche - è stato registrato in quattro sedute in studio. E' stata una registrazione a tempo di record. Tanto di più non avremmo potuto perché è veramente autoprodotto. Siamo andati avanti al ritmo di tre pezzi al giorno, anche perché tutti quanti facciamo altri lavori e abbiamo dovuto dividerci tra le sedute di registrazione e la nostra vita. Le musiche sono semplici. Girano bene anche con una chitarra e una voce. Poi se lo si presenta meglio, funziona anche di più. Quando la canzone gira, anche se hai davanti un pezzo di salame .. è come mangiare al ristorante". .

Fabrizio, dalla batteria si vede meglio qual è la miscela segreta degli Equidistratti?

La cosa bella degli Equidistratti è che quando ci chiedonoc he musica fate io non riesco a dare una risposta. Innanzitutto il canto in italiano arriva immediatamente e chi ci ascolta si rende conto da subito che non sono solo testi di canzonette, ma che sono delle poesie musicate. E devo dire che questo mi piace molto e che tutte le volte che le suoniamo trovo segnali diversi, a seconda anche dell'umore in cui io sono . E poi devo dire che m8usicalmente scivolano, il testo si adatta alla musica naturalmente e questa è una cosa che a me piace moltissimo. Anche i pezzi nuovi che stiamo provando sono forse un po' più complicati a livello ritmico, ma testi e musica rimangono empatici tra loro.

Claudia, divisa tra basso e canto. Compito improbo ...

Sì, rischio di essere divisa in due. Tante volte magari musicalmente avrei delle idee da sviluppare, ma devo sacrificarle in onore del canto. Però cerco sempre di fare cose semplici, sia per facilitarmi la vita nel canto e poi perché credo che in questo gruppo non ci sia bisogno di grandi virtuosismi. Trovo molto feeling con la batteria di Fabrizio e questo in un piccolo gruppo è molto importante, perché basso e batteria sono molto vicini. E poi devo dire di essere d'accordo conq uesta empatia tra testi e musica. I nostri pezzi nascono dai testi e la musica che ne nasce èp to06talmente ispirata a quello che significa quel testo. Trovo che questo sia un aspetto molto importante

Chi c'è nel mondo che suona più o meno come voi? O peggio ancora in Italia?

"Mamma mia, non lo so. Potrebbe essere Daniele Silvestri o forse Niccolò Fabi, tanto per fare riferimenti, con il massimo rispetto per i nomi citati", secondo Enzo. " - precisa Fabrizio - però hanno sempre la chitarra elettrica. E noi ne facciamo a meno. Quindi devo dire che un gruppo che ci assomiglia, non c'è". "Siamo unici!" , interviene Enzo. "No, magari c'è ma io non lo conosco. Ecco, non ne sono a conoscenza".


"Gli Equidistratti nascono dalle ceneri di tanti altri gruppi che io, Fabrizio e Claudia abbiamo messo in piedi. Poi lo spunto è partito da me, con un paio di canzoni che ho scritto. Poi abbiamo avuto la fortuna di trovare Fiorenza Sasso che ci ha scritto i testi, perché il mio limite è proprio lì". "E' il primo disco di una lunga serie, speriamo. Il disco è autoprodotto, ma abbiamo avuto la fortuna di lavorare in circa 80 gruppi e di conoscere quindi tanta gente che ci ha dato una mano a portare a casa il prodotto".

"“Nasce un testo. Oppure nasce una musica. Io la porto qua e allora parte un grande lavoro assieme. Claudia è bravissima a trovare linee melodiche e Francesco anche. Che è pure l'ultimo arrivato e si è trovato a entrare in un gruppo già affiatato da anni. Questo è il nostro modo di lavorare e i risultati spero che siano piacevoli. Noi siamo partiti conq uesta formazione un anno fa, nella primavera del 2011. Abbiamo avuto il disco prima di iniziare a suonare dal vivo. E dal vivo il disco prende un'altra strada".


"Tutto qui" - dice Claudia - è una delle canzoni che più mi rappresentano, perché parla del fare musica, di quell'attività che è una parte fondamentale della mia esistenza che mi ha portato anche a fare scelte precise in termini di investimento di tempo". Per Enzo "la canzone che mi rappresenta di più è "Surreale metafora", nel senso che sono io. Però anche "Da lontano, da vicino" , quel pezzo che è cantato quasi tutto a due voci è molto particolare. Poi ci sono i pezzi che sono belli da suonare". "A me invece - dice Fabrizio - "Tsara be" piace molto, perché ci sono le percussioni e mi rappresenta, ma non è il pezzo che amo di più. "Da lontano, da vicino" mi fa fare molta più fatica, ma proprio per questo mi piace".


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"Il quarto Equidistratto"

 

"Claudia ha sentito a un certo punto l'esigenza di avere a fianco un altro voce maschile. Solo che Francesco è molto rock. Sembra che sia natoa Seattle negli anni '90. Abbiamo fatto una prova. Si è innamorato dei pezzi e ci è rimasto sul groppone. No, sto scherzando", dice Enzo. "Scherzi a parte, Francesco mi piace molto perché esprime quella rabbia di cui abbiamo tanto bisogno".

Francesco, ma tu come li ha trovati questi Equidistratti?

"Ci siamo trovati in una situazione di jam al Barrio's, poi ci siamo un po' persi di vista. Un giorno Enzo mi chiama e dice "Vieni a provare qualche pezzo ... e sono rimasto". Gli Equidistratti sono poliedrici, con mille sfaccettature e non posso fare a meno di notare quella venatura rock che a me piace, rispecchiata se non completamente dalla musica anche dall'atteggiamento verso la passione per la musica: la grinta e la passione rock. A noi piace sperimentare, quindi di musica qui in mezzo ce n'è molta. Io che ho anche un altro progetto rock, con loro mi tolgo qualche sfizio. Con loro canto, suono percussioni e bouzouki, poi essendo anch'io chitarrista spero prima o poi di poter suonare la chitarra. Questa è la mia prima esperienza come cantante e basta, in scena mi sento nudo. Ho bisogno dello strumento, perché non mi esprimo solo con la voce, ma sentendo dove portano le note e portarle anch'io. La mia canzone preferita? Quella che canto da solo "Il mio disagio intellettuale", ma nei pezzi nuovi ce ne saranno ancora di più.

Intervista rilasciata l'11 maggio 2012
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