Teresa su tutti
Dopo attenta analisi e ripetuti ri-ascolti, la scelta
di Bielle è caduta ancora una volta su Teresa De
Sio (già disco dell’anno nel 2007) e “Tutto
cambia” diventa quindi “L’imperdibile
2011 di Bielle”, per l’alta qualità
civile del suo canto, per l’impegno civile e sociale,
espresso in canzoni come “Basso impero”,
“Tutto Cambia”,
“Padroni e bestie”,
“Inno nazionale”
e per l’appassionata “Sulla violenza
e sulla speranza” per la voce di Don
Andrea Gallo. Oltre a tutto questo Teresa ha mostrato
una volta di più l’attenzione al patrimonio
musicale tradizionale rifacendo propri Fabrizio De André
e Domenico Modugno, due “bravi maestri” della
canzone d’autore nazionale.
Piccole donne crescono
Damigelle d’onore a tutto titolo Pilar con “Sartoria
italiana fuori catalogo”, altro album
vibrante di umori democratici e di alta poesia e Naif
Herin con “Le
civette sul comò”, un ponte
tra musica d’autore italiana e francese, ma anche
tra passato prossimo ed imminente futuro. Album senza
punti deboli, alla ricerca di suggestioni poetiche e di
umori reali, al servizio di due voci molto personali.
Piccola nota a margine: tutti e tre i “primi della
classe” portano una cover di una cantante latino-americana:
Teresa De Sio ha rifatto Mercedes Sosa , Pilar ha riproposto
“Con toda palabra”
di Lhasa De Sela e Naif ha tradotto “”Nho
Antone Escaderode” (“Il mio
Anton scorderò” di Cesaria Evora.
Gli
altri imperdibili in scia: da Maieron a Brunori a Gian
Maria Testa
Subito
sotto, ma la classifica degli imperdibili di Bielle
è sempre fatta di ombra, di unghie e di umori
ci sta un terzetto maschile: due vecchie conoscenze
come Luigi Maieron con “Vino, tabacco
e cielo” e GianMaria Testa con “Vitamia”
e una new entry, ma destinata a restare in pianta
stabile come Dario Brunori che con “Vol.2
– Poveri cristi” mette a segno
un lavoro dalla parte degli ultimi in puro stile
Enzo Jannacci (più che De André),
ossia mettendosi nei panni dei diseredati della
terra e dando loro voce, piuttosto che raccontando
di loro. Scendendo ancora abbiamo la novità
più fresca che è Roberta Barabino
con "Magot", ancora più
della raffinata Carlot-ta a cui non mi sento proprio
di dare buono il disprezzo per la lingua italiana
e accanto a loro andrebbero citate anche Chiara
Ragnini ("Il giardino di rose")
e Adriana Spuria ("Il mio modo di dirti
le cose"). Tra le novità non
bisogna dimenticare la musica per bande di Antonio
Pascuzzo e dei Rossoantico, mentre
tra i lupi di vecchio pelo ci piace ricordare prima
di tutto tre outsider come Tiziano Mazzoni con “Goccia
a goccia”, Folco Orselli con “Generi
di conforto” e Giancarlo Frigieri
con “I sonnambuli”,
che si confermano a livelli alti disco dopo disco.
Ancora lupi di vecchio corso sono Vittorio De Scalzi
con “Gli occhi del mondo”,
l'album dedicato alle poesie di Riccardo Mannerini,
scritto assieme a Marco Ongaro, gli Yo Yo Mundi
con “Munfrà”
e Riccardo Tesi e BandaItaliana con “Madreperla”.
Zampata vincente d’autore anche per Bobo Rondelli
con “L’ora dell’ormai”.
Stavamo dimenticando le altre donne: Roberta Alloisio
con la Targa Tenco “Janua”,
Patrizia Laquidara con l’altra Targa Tenco
“Il canto de l’anguana”
e Susanna Parigi che non ha vinto targhe, ma ha
fatto un gran bel disco con "La lingua
segreta delle donne".
Dieci
anni di imperdibili per la Brigata Lolli di
Giorgio Maimone
La
Brigata Lolli è nata per disperazione. Correvano
gli ultimi giorni dell'ultimo anno dello scorso secolo,
primo anno dell'era DDA (dopo De André), ricercando
in rete "Enzo Jannacci" tra virgolette per
evitare equivoci, il motore di ricerca di allora (era
un meta-motore per l'esattezza) rispose: "zero
ricorrenze". Enzo Jannacci semplicemente nell'era
di internet non esisteva. Ma non era il solo: di tanti
altri non c'erano tracce o solo tracce sparse. Ne parlai
all'interno di un gruppo di deandreiani (che invece
con tecnica da commandos tenevano stretto il pallino
delle rete) e qualche giorno dopo il nostro dottor Strana-owner
Andso aveva costruito il sito Bielle - La Brigata Lolli,
che aveva scelto Claudio Lolli come cantautore eponimo,
esempio di incoercibile coerenza e di marginalità
assoluta dal mercato e alfiere di quella mnoranza di
cantautori poco conosciuti e tagliati fuori dai circuiti
ufficiali (radio, tv, forme di promozione varia) di
cui volevamo occuparci. Per questo inizialmente in Bielle
non c'era spazio per Gaber, Edoardo Bennato, De Gregori,
Paolo Conte, Ivano Fossati, Francesco Guccini: tutti
grandissimi ma ben conosciuti a tutti i livelli (che
bisogno avrebbero avuto di Bielle?) e lo stesso Fabrizio
De André, nostro vate e ispiratore, aveva diritto
a un sito a parte. Poi gli anni sono passati (dieci
a fine 2009) e la situazione è mutata: Bielle
ha parlato di Vasco Rossi, Ligabue, Jovanotti, Lucio
Battisti, dei mostri sacri di cui sopra: è scoppiato
il fenomeno Capossela, De André è stato
mitizzato fino a diventare abituale strenna natalizia.
GianMaria Testa ha dimostrato di non essere un fenomeno
solo in Francia e Davide Van De Sfroos di non essere
solo locale. Abbiamo recensito quasi mille dischi e,
per puro sfizio, ogni anno abbiamo preso a segnalare
quel pugno di dischi che non si sarebbero dovuti perdere:
gli imperdibili. Due volte Capossela e Van De Sfroos,
una a testa Sulutumana, Maieron, Claudio Lolli, Mauro
Pagani e Teresa De Sio. Tutti dischi che ancora adesso
ascoltiamo con piacere.
La
musica che gira intorno Leggermente sotto tono rispetto ai lavori
precedenti Vinicio Capossela con il monumentale doppio
“Marinai, profeti e balene”,
colto, peso e impegnativo all’ascolto, ma pur
sempre geniale e pure Davide Van De Sfroos con il diseguale
“Yanez”, che porta il successo
sanremese del titolo, qualche perla sparsa come “Ciamel
amuur” e “Il camionista
Ghost Rider”, ma anche brani destinati
a svanire troppo presto dalla memoria. Davide si è
rifatto a fine anno con un magnifico “The
best”, che però, in quanto raccolta,
non rientra tra gli imperdibili. Dovendo scegliere è
meglio la raccolta che il disco di inediti. Ci sono
poi, in fondo, a modo loro dischi di cui tenere conto
e di cui noi abbiamo parlato poco o nulla come “Supersantos”
di Mannarino che è lavoro di raffinata fattura
e di grande capacità interpretativa, oppure Umberto
Palazzo con “Canzone della notte e della
controra”, gioiellino indiscreto. Tra
quelli che regolarmente perdiamo ma che ci piacciono
tanto va un posto d’onore a Paolo Benvegnù.
Già “Dissolution”
era un grande album e “Hermann”
gli è addirittura superiore. Imperdibili ad honorem
come pure gli Amelie Tritesse con "Cazzo
ne sapete voi del Rock & Roll?", che
colmano la nostra attesa di un nuovo disco degli Offlaga
DiscoPax, decidendo di parlare nei dischi al posto loro,
raccontando belle storie tutte da ascoltare. Ultimo
punto: Luci della centrale elettrica è uscito
con due dischi nel 2011. A inizio anno con “Per
ora noi la chiameremo felcità”
e a fine anno con “C’eravamo abbastanza
amati”, allegato a XL. Giudizio sospeso:
le meraviglie di “Spiagge deturpate”
si sono ripetute a strappi, ma dando l’idea del
rischio di un cliché. Grandissimo disco, insomma,
se non ci fosse già stato il primo. Ultimissimi
arrivati, ma degni di finire sull’altare a loro
volta i Radicanto con “Bellavia”
e la Piccola Orchestra la Viola con il sassofonista
americano Dan Moretti e il loro “The Journey”.
Poi Giuseppe Righini con “In apnea”
e speriamo di non averne dimenticati troppi! Per il
2012 vi butto già lì dei nomi, sulla base
dei primi ascolti di inizio anno: il ritorno dei Caffè
Sport Orchestra, i nuovi Equidistratti, Paolo Andreoni,
i Corimé, Roberto Scippa, i Taranproject e il
solito Michele Gazich.
Gli
imperdibili anno per anno: dal 2000 al 2010
di Moka
Non sempre la bellezza di un album si riverbera
sulle singole canzoni e quasi mai la bellezza
di una singola canzone si riflette sull'intero
portato dall'album. Però è innegabile
che ci siano delle canzoni belle di per sé,
pur essendo intimamente contrari alle logiche
di iTunes, delle compilation, dell'ascolto per
mp3 scombinati e anche del tasto random sui lettori,
ogni tanto capita e può essere motivo di
flciità, anche la riscoperta (o la scoperta)
di una singola canzone, che da sola dia un senso
agli ascolti che stiamo facendo. Fino a qualche
anno fa il ClubTenco avevo il premio per la canzone
dell'anno. Poi, inopinatamente, ha deciso di toglierlo
(dopo che Jannacci se l'era portato a casa per
due anni consecutivi), ma secondo noi sarebbe
bene ricordarci invece di quali sono state le
canzoni migliori dell'anno appena passato: proviamoci.
Ecco il nostro elenco dei brani migliori del 2011.
Forzatamente in ordine sparso: