Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.


 
Le BiELLE RECENSIONI
Vasco Rossi: "Vivere o niente"
Oddio, Vasco ... non è che abbia mai composto la "Nona"
di Leon Ravasi
Ascolti collegati

Vasco Rossi
London Instant Live

Vasco Rossi
Il mondo che vorrei

Vasco Rossi
Buoni e cattivi

Vasco Rossi
Stupido Hotel

Ligabue
Arrivederci mostro!

Giancarlo Frigieri
Chi ha rubato le strade ai bambini?

Crediti:
Batteria Vinnie Colaiuta – basso Tony Franklin – chitarre Tim Pierce, Dean Parks – solo Tim Pierce – pianoforte e archi Frank Nemola – tastiere Sandro Magri – cori Clara Moroni, Frank Nemola, Andrea Innesto.Batteria Matt Laug – basso Claudio Golinelli – chitarre Stef Burns, Simone Sello – solo Stef Burns – tastiere Simone Sello, Guido Elmi programmazione Guido Elmi, Nicola Venieri – batteria Paolo Valli – basso Cesare Chiodo – chitarre elettriche Massimo Varini, Samuele Dessì – chitarra acustica Samuele Dessì – tastiere e cori Celso Valli – programmazione suoni e computer editing Pro Tools Samuele Dessì.Peppino D’Agostino – tastiere e archi Frank Nemola – programmazione Guido Elmi, Nicola Venier. chitarre Simone Sello – basso e bagpipe samples Saverio Principini – piano Alex Alessandroni Jr. – cori Annalisa Giordano – school gang vocals Speakeasy Girls Club.

Autori: Vivere non è facile (T. Ferro-G. Elmi-V. Rossi)
Manifesto futurista della nuova umanità (V. Rossi-S. Principini-S. Sello)
Starò meglio di così (T. Ferro-V. Rossi)
Prendi la strada (V. Rossi-V. Rossi)
Dici che (G. Curreri-S. Grandi-V. Rossi-G. Curreri-S. Grandi-V. Rossi)
Eh… già (V. Rossi-R. Casini-A. Righi-V. Rossi-R. Casini-A. Righi)
Sei pazza di me (T. Ferro-G. Elmi-V. Rossi-G. Novi)
Vivere o niente (T. Ferro-G. Elmi-V. Rossi)
L’aquilone (V. Rossi-V. Rossi)
Non sei quella che sei (T. Ferro-V. Rossi)
Stammi vicino (S. Burns-P. D’Agostino-V. Rossi)
Maledetta ragione (V. Rossi-V. Rossi)
Mary Luise feat. Speakeasy Studio (V. Rossi-V. Rossi) Ghost track arrangiata e prodotta da Saverio “Sage” Principini

L’album è stato prodotto da Guido Elmi e dallo stesso Vasco (eccetto Dici che e L’aquilone, prodotti da Celso Valli & Vasco), mentre il produttore esecutivo come al solito è Floriano Fini. Le regisrtrazioni sono state effettuate presso Fonoprint (Bologna), Henson Studios (L.A.), Capitol Studios (L.A.), Open Digital Studio, Impatto, Speakeasy Studio (L.A.) e Over Studio

Su Bielle

Sul web
Sito ufficiale
You Tube
My Space
Facebook


Vasco Rossi
"Vivere o niente"

Emi - 2011
In tutti i negozi di dischi e pure nei supermercati

Tracklist

01. Vivere non è facile
02. Manifesto futurista della nuova umanità
03. Starò meglio di così
04. Prendi la strada
05. Dici che
06. Eh già
07. Sei pazza di me
08. Vivere o niente
09. L'aquilone
10. Non sei quella che eri
11. Stammi vicino
12. Maledetta ragione

Bonus track
13. Mary Luise (feat. Speakeasy Studios)

14. Prendi la strada (feat. Speakeasy Studios)

Oddio, non è che Vasco, neanche al massimo del fulgore, abbia mai composto la Nona sinfonia. E nemmeno "Eine Kleine Nacht Music". L'andazzo è sempre stato elementare. Quello che qualsiasi ragazzo che provi a fare una canzone riesce a fare. Due espressioni, come il Clint Eastewood di Sergio Leone (col cappello o senza): lento o veloce. Se è sempre stato cosí non si può pretendere che diventi un raffinato autore all'alba dei 60 anni. Vasco più che altro erano testi di larvata trasgressione e, come un attempato Mick Jagger, ci riprova. "Io sono ancora qua" canta in "Eh già". Ma Lucignolo è invecchiato e Pinocchio si è un po' stancato di marinare la scuola. Fa ancora simpatia il vecchio Vasco e, al di là di qualche canzone decisamente brutta, come "Sei pazza di me", tanto per fare un esempio, vale ancora la pena di un ascolto attento. Chissà quanto per nostalgia? Ha senso? Sì, quando canta di sè sì.

Dinamica musicale schiacciata, testi nascosti dietro l'impatto sonoro, Vasco è già pronto per l'ennesima notte a San Siro, dove c'è già stato più dell'Inter e dove l'importante è esserci e non capirci. Oddio ... Capirci ... I concetti sono elementari. La formula scelta quella del rock basico e muscolare. Mi fa ridere chi paragona i nostri Vasco e Liga a Springsteen o chi per lui dall'altra sponda dell'oceano. Quelli masticano pappa e rock fin dall'infanzia. La mamma gli miscela il rock nei fiocchi d'avena e noi siamo i figli della romanza. Quando facciamo rock iniziamo a dire "non sei quella che sei" (frase idiota) e ci facciamo su tutta la canzone. Lasciamo pertanto lì tutti questi cascami da stadio e andiamo oltre. Perché qualcosa in fondo, oltre alla nostalgia, si salva.

"Trent'anni di insoddisfazione", dice il comunicato. Ma non sono troppi? E se uno è insoddisfatto di essere diventato Vasco Rossi, se diventava Gianni Nazzaro cosa doveva fare? E il fegato spappolato se resiste 30 anni o non era tanto spappolato o c'era della posa. Questo per osservare solo i punti che cita il comunicato stampa. L'importante sono le parole. Vero. Sempre state per Vasco. Però un po' più di cura per la musica ... Fare belle solo la prima e l'ultima canzone su 12 non basta. Su, Vasco che sai fare di più. Il Liga, dopo un filotto di brutti dischi ne ha azzeccato uno. E che? Vuoi perdere questo derby? La realtà è che Vasco scrive solo i testi (e neanche tutti) cercando di essere sepre un po' sulfureo. Il solito staff poi gli confeziona le musiche che devono essere adatte per San Siro. Insomma, quando una squadra vince è perfino naturale che non la si cambi. Soldi ne fa a palate e il prodotto sfonda il muro del suono. La qualità? Di qualità non si mangia. E poi, ogni tanto, qua e là, ce ne sta pure. Poca, ma c'è.

Il clou dell'album, la canzone che vale l'acquisto è "Eh, già", che è ancheuna delle più carine del lotto: "Eh già / sembrava la fine del mondo / ma sono ancora qua / ci vuole abilità / Eh già / il freddo quando arriva poi va via / il tempo di inventarsi un'altra diavoleria / Eh già / sembrava la fine del mondo / ma sono qua / e non c''è niente che non va / non c'è niente da cambiare // Con il cuore che batte più forte / la vita che va e non va / al diavolo non si vende / si regala // Con l'anima che si prende metà e metà /con l'aria, col sole, con la rabbia nel cuore, con l'odio e l'amore / in quattro parole / io sono ancora qua / Eh già". E vai di sax! Se qualcuno aveva qualche dubbio Vasco glielo toglie subito. E, dal vivo, vai con l'uragano di applausi. La canzone è bella tanto quanto è furba. Ma è molto furba e quindi piace senza dubbio.



"Un uomo in fuga, e non da ora. Sulla copertina del cd Vasco è il fuggitivo, lo sguardo indietro rivolto agli inseguitori. Un attimo dopo scende dalla macchina e le dà fuoco. Con l’esplosione spariscono le tracce e scompare anche lui. La fuga è ora in avanti". Così il comunicato stampa e forse le intenzioni. La sensazione mia è che Vasco stia ingranando la retro e che stia cercando un posteggio. Aria da travet sfranto. camicia spiegazzata, cravatta lasca, Vasco ha tanto della rockstar in questa immagine quanto io della ballerina classica. Che poi dietro ci sia tutto un film ... il film potrebbe essere "One hour photo", dove Michael Douglas, con quella sua aria da impiegatino ti organizza una strage. Sì, tranquillizzante Vasco non è stato mai e nemmeno ci prova. Neanche nelle ballate che punteggiano l'album quasi per dovere. Bella la prima "Vivere non è facile" che fa sperare in qualcosa di più. Ridicoli gli archi in "Vivere o niente", che senza motivo logico si incazza nel finale, finendo nel rumore. Ma torniamo all'immagine: Vasco che parcheggia mi pare sintomatico dell'album, che va un po' all'attacco e poi frena.

E sostanzialmente si adegia e si colloca nella piazzola di servizio dove stanno le canzoni di Vasco. "L'aquilone" non rientra tra i brani meglio venuti, ma nemmeno tra quelli che avvicinano pericolosamente il dito al tasto skip. Prodotto medio, ma con grandi pretese. "Non sei quella che eri" è un clone urlato di canzoni del passato, con un testo da vergogna che, solo in Italia, spacciano per rock. "Sai che cosa c'è / quelle come te / io non le sopporto soprattutto perché / prima dici / qui poi volevi lì / poi che non dovevo neanche fare così" (notate tutte le finali tronche). E poi l'apoteosi del ritornello: "Non sei quella che eri" e via per mezzora così. Una cagata! La musica? Due cagate: un tiro rock vecchio quando era cucciolo Jerry Lee Lewis! "Stammi vicino", come d'obbligo a questo punto, è un lento e bisogna dire che il vecchio Vasco, quando si accendono le candeline nello stadio funziona meglio. Niente di innovativo, ma piacevole. "Maledetta ragione" spinge ancora sull'acceleratore e trova accenti blues. Non è male, però. Simpatica. Ma questo è Vasco oggi: uno che si prende anche in giro o almeno fa la mossa. E gli accenti ironici, cone in "Eh già", sono sempre i migliori.

Torniamo un attimo indietro che ci siamo fatti trascinare a fine disco sull'onda degli ascolti e parliamo di cosa sta prima. "Manifesto futurista della nuova umanità" ha un titolo pomposo, ma un incedere ancora una volta ironico. Anche se parla di Dio, filosofia e altri ammennicoli.
Nelle mie intenzioni - dice Vasco - è una provocazione ironica (niente più di una canzone). In sintesi è l’uomo nuovo, quello di oggi, senza più “fede” in un creatore: un uomo nuovo che riconosce la vita come una combinazione di fattori casuali, reazioni chimiche della natura che da sola, per caso e per necessità...arriva impetuosa / ed è un miracolo che ogni giorno si rinnova. La vita è dunque un caso per lui, non un dono. Ne accetta il peso e la responsabilità e senza più bisogno di potenze superiori la rispetta fino a quando essa rispetta lui. Un uomo nuovo pone la scienza al posto delle certezze assolute delle antiche religioni e delle vecchie filosofie. La scienza con le sue dimostrazioni…valide…fino a prova contraria. Un uomo nuovo è consapevole del miracolo della propria esistenza e stabilisce quindi un patto con se stesso”. Senza filosofare troppo è un'altra delle canzoni da ascoltare.

"Prendi la strada che porta fortuna / Prendi la via che fa più paura/ Prendi la cosa così / La vita è dura! / Non ti fermare davanti a niente / Non ascoltare nemmeno la gente / Non ti distrarre perché / La vita è tua". Questo è l'incipit di "Prendi la strada", un altra delle vette dell'album. Scanzonata, quasi ragtime, un po' swing, è un Vasco divertito e divertente che ti canta una di quelle canzoni che ti si attaccano addosso e pretendono tutto il loro spazio, Non arrossite se vi piace. E' proprio carina e lui è un filone ché chiude con la finta papera quando canta "e dire che nella vita sei stato un mascal…un’eccezione”… E' fin troppo ovvio di chi si sta parlando. "Dici che" è il lentone d'atosfera che ci sta così tanto bene e che Vasco non ci fa certo mancare. Il testo non è esattamente tratto dalle "Bucoliche" di Virgilio, ma trattasi di canzonetta d'amore e si fa ascoltare. Adempie al suo compito.

E allora tiriamo le somme: un brano buono che è già il singolo prescelto, in circolazione dal 7 febbraio in radio e su Facebook, che è "Eh, già". Poi non male "Prendi la strada", "Dici che", "Vivere non è facile"."Manifesto futurista della nuova umanità" e "Maledetta ragione". Siamo al 50%. Il professor Rossi, alla fine, strappa la sufficienza. Vuoi vedere che alla fine ha ancora ragione lui? Quasi 60 anni, rocker mal portato, semi-maledetto, alle prese con qualche conto con Dio ("Signore perdonami se non ho più la fede in Te / Ti faccio presente che / È stato difficile / Abituarsi a una vita sola senza di Te"), che però conclude che "al diavolo non si vende, si regala", per farci sapere che passano le mode, passano gli anni, passano gli stili, ma lui è ancora qua.

Autoironia e simpatia. Molta poca rabbia. Niente di sociale, non parliamo di politico.
Guido Elmi lo definisce un album “onnivoro” e “soddisfatto” aggiunge Vasco. Di alcune canzoni Vasco ha scritto anche la musica, ma la maggior parte sono musicalmente nate con la complicità degli storici Guido Elmi e Tullio Ferro, soprattutto le ballad. La combriccola dei fedeli collaboratori comprende Gaetano Curreri e Saverio Grandi e Roberto Casini. Gli arrangiamenti sono di Celso Valli che qui firma “Dici che” e “L’aquilone”. C’è infine la new entry di Stef Burns, il suo chitarrista americano, autore di “Stammi vicino” che gli ha ispirato un testo d’amore.

Sono, con questo, 16 album di inediti dal 1978 a oggi e circa 160 canzoni. E la battuta su San Siro era tutt'altro che peregrina. Vasco ha in mente un poker di date per giugno allo Stadio Meazza di Milano, che dovrebbe costituire un record, non solo per Vasco ma assoluto: 16, 17, 21 e 22 giugno, con le prime due date già esaurite e, dice il suo staff, sold out dopo un'ora dalla messa in vendita dei biglietti. Bisogna anche smettere di esaminare Vasco come cantante e tenerne conto soprattutto come fenomeno di costume e sociale. La presenza a San Siro, se non vado errato, è la 17esima dal 1990, data del primo megaconcerto a Milano.

Che dire? E' ancora qua...


Ultimo aggiornamento: 29-03-2011