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Le BiELLE RECENSIONI
Bobo Rondelli: "L’ora dell’ormai"
Il tempo di Bobo, tra dolore, dolcezza e sincerità
di Silvano Rubino
Ascolti collegati

Bobo Rondelli
Disperati intellettuali ubriaconi

Bobo Rondelli
Per amor del cielo

Vinicio Capossela
Da solo

Tiziano Mazzoni
Zaccaria per terra

Massimiliano Larocca
La breve estate

Bollani - Riondino
Cantata dei pastori immobili

Crediti:
Testi e musiche di Bobo Rondelli

Con Bobo Rondelli (voce, chitarra, quatro, ukulele) suonano: Fabio Marchiori (piano, organo), Dimitri Grechi Espinoza (sax alto), Steve Lunardi (violino), Silvia Bolognesi (contrabbasso, basso acustico), Simone Padovani (batteria, percussioni: cajon, tammorra, congas, chum)

L’album è stato registrato e missato tra Febbraio e Aprile 2011 da Antonio Castiello presso lo studio Spaziozero di Livorno con la produzione artistica di Antonio Castiello, Bobo Rondelli e L'Orchestrina, e masterizzato al Nautilus di Milano da Antonio Baglio.

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Bobo Rondelli
L’ora dell’ormai
Liveglobal 2011
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Tracklist

01 Per amarti
02 L’albero
03 La giostra
04 Canto di un padre
05

Sporco denaro

06 Angelo azzurro
07 Livorno nocturne
08 Bambina mia
09 Franco Loi
10 Si a me delle donne
11 Tu mi fai cantare
12 Blu
13 L’ora dell’ormai
“L’ora dell’ormai” di Bobo Rondelli, lo si capisce già dal titolo, è un disco dove domina il tema del tempo. È il tempo che passa, inesorabile, che muta scenari e atmosfere, fa cambiare visuali e trasforma un “disperato, intellettuale, ubriacone” (per parafrasare il titolo del suo primo disco da solista) in un cantore malinconico, riflessivo, riappacificato, forse anche un po’ rassegnato. Capace ancora di invettive sarcastiche (“Sporco denaro”), ma soprattutto concentrato in uno sguardo ai propri sentimenti, al proprio mondo. Come spiega lui stesso nella nota stampa che accompagna l’uscita, “il disco descrive quella gioia del dolore, del sentirsi vivi che si ha nell’ora dell’ormai, quando è troppo tardi. E il mondo ci regala tutte le sue meravigliose sinfonie”.

Il disco quindi rimane più sulla scia di “Per l’amor del cielo”, disco uscito due anni fa, più che su quella del folgorante esordio da solista, quel “Disperati, intellettuali, ubriaconi” realizzato in collaborazione con Stefano Bollani, che rimane una vera perla. Il leit motiv è fatto di un intimismo gentile, di una riflessività malinconica ma mai pensosa, di una carezzevole capacità di creare un’atmosfera emotiva di partecipazione, grazie anche alla straordinaria e profonda voce di Bobo. È un disco notturno e sincero, dominato da una nota di semplicità sia nei testi che nelle melodie, quasi impudico nel mettere in mostra i sentimenti, anche quelli meno frequentati dalla canzone, come l’amore paterno (questo al centro di almeno un paio di brani, “Canto di un padre” e “Bambina mia”).

Un disco che “crea un’atmosfera” (per citare una vecchia réclame), grazie anche ad arrangiamenti curati e alla presenza della corposa sezione di fiati de L’Orchestrina, senza la pretesa di dire per forza qualcosa di nuovo sul fronte musicale, anzi, facendo bella mostra delle radici e dei modelli a cui Bobo fa costante riferimento, in particolare alla più nobile tradizione della canzone d’autore italiana (da Tenco a Endrigo, dal conterraneo Ciampi a Gaber) e con espliciti omaggi poetici.

La canzone che apre il disco, “Per amarti”, fa entrare subito in tema, un soave inno alla libertà in amore. “L’albero”, scandita da un ukulele giocoso, è un testo costruito su due poesie di Giorgio CaproniA Rina” e “Ultima preghiera”, due piccoli inni d’amore pieni di leggerezza. E poi ecco il tema del tempo ne “La giostra”, ballata rock, l’amore paterno di un delicato e jazzato “Canto di un padre”, l’invettiva sanguignamente toscana di “Sporco denaro”, l’afflato quasi mistico di “Angelo Azzurro”, l’atmosfera da balera un po’ decadente di “Livorno nocturne”… È ancora il tempo che passa a scandire “Bambina mia”, in questo caso il futuro (visto attraverso gli occhi di una figlia), seguita da un omaggio a un altro grande poeta, Franco Loi: “Sì a me delle donne” è composta di due parti, una traccia con la voce dello stesso Loi che recita una sua poesia in milanese, seguita dalla traduzione in italiano musicata di Bobo. Il suo incontro con Loi è stato fondamentale: “Grazie a Franco Loi è come se fossi tornato ai racconti intorno al casolare e avessi trovato un maestro spirituale, una specie di guru dell’occidente. Ome ogni grande poeta vive la musicalità del suo dialetto e il significato di ciò che scrive ne esce illuminato come se fosse una preghiera”, spiega il cantautore.




“Tu mi fai cantare” e “Blu” sono due canzoni solari e cantabili, che mettono in scena un Bobo rasserenato e capace di “tuffarsi” nella vita con allegria. Si chiude con “L’ora dell’ormai”, che è un po’ la summa tematica di tutto il disco: “E in un fiume scorre il tempo /che mi porta come foglia/ tra il dolore e la dolcezza”.

E tra il dolore e dolcezza scorre tutto questo bel disco di Bobo Rondelli. Che sa catturare (almeno, a me è successo), senza cercare di essere originale a tutti costi, o particolarmente profondo, o straordinariamente sorprendente, o forzatamente accattivante: semplicemente mostrandosi e raccontandosi con sincerità.


Ultimo aggiornamento: 20-10-2011