L’album è stato registrato
e missato tra Febbraio e Aprile 2011 da
Antonio Castiello presso lo studio Spaziozero
di Livorno con la produzione artistica
di Antonio Castiello, Bobo Rondelli e
L'Orchestrina, e masterizzato al Nautilus
di Milano da Antonio Baglio.
“L’ora
dell’ormai” di Bobo Rondelli, lo si capisce
già dal titolo, è un disco dove domina
il tema del tempo. È il tempo che passa, inesorabile,
che muta scenari e atmosfere, fa cambiare visuali
e trasforma un “disperato, intellettuale, ubriacone”
(per parafrasare il titolo del suo primo disco da
solista) in un cantore malinconico, riflessivo, riappacificato,
forse anche un po’ rassegnato. Capace ancora
di invettive sarcastiche (“Sporco denaro”),
ma soprattutto concentrato in uno sguardo ai propri
sentimenti, al proprio mondo. Come spiega lui stesso
nella nota stampa che accompagna l’uscita, “il
disco descrive quella gioia del dolore, del sentirsi
vivi che si ha nell’ora dell’ormai, quando
è troppo tardi. E il mondo ci regala tutte
le sue meravigliose sinfonie”.
Il disco quindi rimane più
sulla scia di “Per l’amor
del cielo”, disco uscito due anni
fa, più che su quella del folgorante esordio
da solista, quel “Disperati, intellettuali,
ubriaconi” realizzato in collaborazione
con Stefano Bollani, che rimane una
vera perla. Il leit motiv è fatto di un intimismo
gentile, di una riflessività malinconica ma
mai pensosa, di una carezzevole capacità di
creare un’atmosfera emotiva di partecipazione,
grazie anche alla straordinaria e profonda voce di
Bobo. È un disco notturno e sincero, dominato
da una nota di semplicità sia nei testi che
nelle melodie, quasi impudico nel mettere in mostra
i sentimenti, anche quelli meno frequentati dalla
canzone, come l’amore paterno (questo al centro
di almeno un paio di brani, “Canto di un
padre” e “Bambina mia”).
Un disco che “crea un’atmosfera”
(per citare una vecchia réclame), grazie anche
ad arrangiamenti curati e alla presenza della corposa
sezione di fiati de L’Orchestrina,
senza la pretesa di dire per forza qualcosa di nuovo
sul fronte musicale, anzi, facendo bella mostra delle
radici e dei modelli a cui Bobo fa costante riferimento,
in particolare alla più nobile tradizione della
canzone d’autore italiana (da Tenco
a Endrigo, dal conterraneo Ciampi
a Gaber) e con espliciti omaggi poetici.
La canzone che apre il disco, “Per amarti”,
fa entrare subito in tema, un soave inno alla libertà
in amore. “L’albero”, scandita
da un ukulele giocoso, è un testo costruito
su due poesie di Giorgio Caproni
“A Rina” e “Ultima
preghiera”, due piccoli inni d’amore
pieni di leggerezza. E poi ecco il tema del tempo
ne “La giostra”, ballata rock,
l’amore paterno di un delicato e jazzato “Canto
di un padre”, l’invettiva sanguignamente
toscana di “Sporco denaro”, l’afflato
quasi mistico di “Angelo Azzurro”,
l’atmosfera da balera un po’ decadente
di “Livorno nocturne”…
È ancora il tempo che passa a scandire “Bambina
mia”, in questo caso il futuro (visto attraverso
gli occhi di una figlia), seguita da un omaggio a
un altro grande poeta, Franco Loi:
“Sì a me delle donne”
è composta di due parti, una traccia con la
voce dello stesso Loi che recita una sua poesia in
milanese, seguita dalla traduzione in italiano musicata
di Bobo. Il suo incontro con Loi è stato fondamentale:
“Grazie a Franco Loi è come se fossi
tornato ai racconti intorno al casolare e avessi trovato
un maestro spirituale, una specie di guru dell’occidente.
Ome ogni grande poeta vive la musicalità del
suo dialetto e il significato di ciò che scrive
ne esce illuminato come se fosse una preghiera”,
spiega il cantautore.
“Tu mi fai cantare” e “Blu”
sono due canzoni solari e cantabili, che mettono
in scena un Bobo rasserenato e capace di “tuffarsi”
nella vita con allegria. Si chiude con “L’ora
dell’ormai”, che è un po’
la summa tematica di tutto il disco: “E
in un fiume scorre il tempo /che mi porta come
foglia/ tra il dolore e la dolcezza”.
E tra il dolore e dolcezza scorre tutto questo
bel disco di Bobo Rondelli. Che sa catturare (almeno,
a me è successo), senza cercare di essere
originale a tutti costi, o particolarmente profondo,
o straordinariamente sorprendente, o forzatamente
accattivante: semplicemente mostrandosi e raccontandosi
con sincerità.