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Le BiELLE RECENSIONI
Ennio Rega: "Arrivederci Italia"
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Crediti:

Registrazioni: Peppe Ranieri
Missaggio: Marti Jane Robertson
Postproduzione: Beppe Salvatori (Officine Meccaniche)
Mastering: Antonio Baglio
Fotografia: Lucrezia Venturiello
Artwork: Studio Grafite di Roma

Ennio Rega: pianoforte, voci e cori
Pietro Iodice: batteria
Luca Pirozzi: basso elettrico e contrabbasso
Lutte Berg: chitarra acustica classica ed elettrica
Paolo Innarella: flauti sassofoni fischio
Luigi De Filippi: violino
Denis Negroponte: fisarmonica
Massimo Picone: basso tuba e trombone
Sergio Vitale: tromba


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Ennio Rega
"Arrivederci Italia"

Edell - settembre 2011
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Tracklist

01 Sbriciolo ai corvi
02 Il più labile dei dati
03 La curva del gatto
04 Giovannino
05 Italia irrilevante
06 Ballata della via larga
07 La teppa dei marechettari
08 La buca
09 Lo sciancato
10 Libertà
11 Rosa di fiori finti
13 Io, Lino e Lia
14 Ragazzo mio
15 Lungo i tornanti
16 Porcapolka
Se mi concedete la premessa, vi spiego com'è andata, secondo me. Quando la canzone d'autore era canzone d'autore le ballate si reggevano su una manciata di accordi, le parole erano pietra (servivano a veicolare il così detto "messaggio"), gli arrangiamenti spartani. Vuoi perché si registrava quasi in presa diretta, vuoi per obbedienza al sollen chitarra + parole. Questo è stato l'andazzo autoriale per almeno un decennio (73-83 del secolo scorso), dopo di che, più o meno, le delouge: con i cantautori sempre più musicisti e sempre meno poeti, attenti alla forma piuttosto che alla sostanza (è il caso di sciorinare nomi?). Non per fare il passatista, ma prendete questo impeccabile "Arrivederci Italia" di Ennio Rega. Titolo e idea di partenza promettono bene, anzi benone: un concept album sulla faccia sporca del post-Belpaese.

Dò una scorsa veloce alla track-list: Italia irrilevante”,“Il più labile dei dati”, “La teppa dei marchettari”, deduco,e gongolo. Poi che succede? Succede che metto su il disco e la mano passa decisamente alla musica, soprattutto alla musica. Nel senso che è lei a farla da padrona. E non perché le strofe siano vacue, sterili, inutili. Tutt’altro.

L’aspetto musicale prevarica: sic et simpliciter. Distrae. Soverchia. Curato all’eccesso (manierato?), perbene, virtuosistico. Troppo perché ci si possa concentrare come converrebbe sulle strofe. Inoltre si cambia registro a ogni traccia, così che finisci col perdere di vista l’impronta d’autore.

Questo è quello che mi succede ascoltando “Arrivederci Italia”: salvo un paio di circostanze (“Sbriciolo ai corvi”, “Ballata della via larga”) fatico a stare dietro ai temi delle canzoni. Ascolto e riascolto, l’impressione rimane identica. Per cui penso a un’occasione sprecata sul piano dei contenuti (che - mi ripeto - ci sono). A un disco pregnante offuscato da un surplus di esercizi di stile.

Un’ottima intuizioni di base (c‘è bisogno di tornare alla musica ribelle, se non ora quando?) svaporata alla luce di una tavolozza di note, suoni, accordi, che rintracciano in Rega un musicista eclettico e di gran classe, penalizzando, però, il cantautore. Rega è bravo, anzi di più (in questo disco la sola cosa che non gli perdono è lo stravolgimento fino alla stupro della tenchiana “Ragazzo mio”). E se la cava da maestro con i cambi di passo, di rotta, con le accelerazioni/decelerazioni improvvise, ma alla fine si ha come la sensazione dell’abbuffata.

L’impressione di avere ascoltato troppo e di avere smarrito il senso ontologico del lavoro. Che risiede(va) nella denuncia. Non vedo come interpretare altrimenti canzoni come: “Io Lino e Lia”(corpi in vendita), “Porcapolka” (la vita vera è sulla strada), “Lo sciancato” e “La buca” (storiacce di mala vita metropolitana). Spero di essere riuscito a rendere l’idea: questa non è una stroncatura. “Arrivederci Italia” è un signor cd, con nessun difetto formale. Ma la canzone d’autore, soprattutto se e quando ha qualcosa da dire, prevede maggiore misura musicale, se volete anche maggiore convenzionalità.

Non me ne voglia Rega, ma proprio perché lo reputo in possesso di stra-ordinarie capacità di scrittura, avrei il piacere di riascoltarlo in un lavoro più parco. Più minimale. Meno ardito. Tra tanti cd ben confezionati ma vuoti di sostanza, potrebbe rivelarsi questa la vera scelta in controtendenza, a suo modo rivoluzionaria.


Ultimo aggiornamento: 27-08-2011