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Le BiELLE RECENSIONI
Rebi Rivale: "Rebi Rivale"
Una donna che scrive come un uomo
di Fabio Antonelli
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Crediti:
Rebi Rivale: voce, chitarra, programmazioni
Filippo Rocca “Phil”: basso (1), chitarre (1)
Carmen Amerise “Ca”: pianoforte (12), fisarmonica (12)
Enzo Camporeale “Vinn”: fisarmonica (7)
Ornella Tusini: chitarra classica (2)

Testi, musiche e arrangiamenti: Roberta Bosa in arte Rebi Rivale (tranne “Decido io” arrangiamenti Emiliano Duncan Barbieri e “Prigione di fiume” testo R. Bosa – musica Eleonora Bonzano arrangiamenti Emiliano Duncan Barbieri)

Produzione esecutiva: Massimo Monti

I brani sono stati registrati presso la M.A.P. Musicisti Associati Produzioni di Massimo Monti (Milano) tra ottobre e dicembre 2010 e mixati da Enzo Camporeale

 

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Rebi Rivale
Rebi Rivale

M.A.P. - 2011
Acquistabile ai concerti o qui



Tracklist

01 Ali
02 Chez Simone
03 Mr. Hyde
04 Decido io
05 La scelta
06 Caso Campana
07 Lola
08 La ballerina
09 Clandestine
10 Prigione di piume
11 Fine corsa
12 Une blague de conscience
13 L’ultimo canto
Fermi, fermi!
Perché l’espressione nuda e cruda potrebbe farmi rischiare la lapidazione oltre che gli improperi della stessa Rebi Rivale. Permettetemi almeno di giustificare la boutade. Quel che volevo rilevare con questa espressione è il suo modo di scrivere asciutto, molto diretto, senza concessioni per affettati romanticismi.

Prendiamo ad esempio “Chez Simone”, una delle canzoni più belle del disco, che è la storia di un transessuale che di giorno è deriso al bar frequentato da amici e conoscenti “Ridono di me al bar con tutti gli altri / chiedono un caffè in attesa che mi volti”, ma la notte è oggetto delle visite degli stessi avventori, coloro che di giorno lo sbeffeggiavano “Quando la notte chiedono perdono / tanti volti eppure solo un uomo / e a quell’uomo do tutto il mio amore / e quando posso / quando posso / oggi porto un fiore”. il tema è attualissimo, anche se non tra i più originali, ma ciò che si nota subito è come il tutto sia trattato senza pietismo, né falso moralismo, semmai con molta umanità. L’atmosfera noir e la voce particolarissima e profonda rendono grande il pezzo e non so quante cantautrici avrebbero saputo fare altrettanto bene su un tema così delicato e, concedetemi, “maschile”.

Sperando di non aver aggravato la mia posizione, procedo nell’analisi, col dire cosa caratterizza questo disco e lo rende quasi unico. C’è prima di tutto una cantautrice dalla voce stupenda, lontana da gorgheggi e cinguettii fini a se stessi, dotata di una notevole profondità e di altrettanta duttilità, che può permettersi continui cambi di registro in corso d’opera. Ad esempio ne “La scelta” il cambio di registro vocale è esemplare e permette di aumentare quel senso di dualità che lacera il protagonista della canzone, che si trova a dover fare una scelta che, come tale, escluderà qualcosa d’altro, e c'è uno stile di scrittura crudo “E adesso c’è da andare in fondo / a rovistare tra la merda ricoperta di bugie”.

Ciò che sorprende maggiormente è la maturità con cui Rebi affronta di volta in volta i soggetti trattati, come nel brano che apre il disco, “Ali”, dove lo sguardo si volge ai ricordi d’infanzia, cogliendo immediatamente il senso di spensieratezza che appartiene a quella particolare fase della vita di ognuno, quella in cui si ha tutto il futuro davanti e non si ha un passato “Ma eravamo bambini fatti solo di sogni / avevamo le ali e non ancora i ricordi”.

Così anche in “Lola”, dove tra begli arpeggi di chitarre si narra il dramma di una donna spagnola vittima del suo amore per un’altra donna. Scoperta dal marito in un fienile in compagnia della propria amante, sarà costretta a lasciare il paese “è Lola che piange in spagnolo / ma non è Barcellona che manca”.

Oppure in “Decido io”, quando la cantautrice gestisce magnificamente l’incontro amoroso tra due donne in un crescendo continuo di sensualità: ci sono chitarre e percussioni che accendono i sensi, ma ecco che quando il piacere condiviso dalle protagoniste sembra essere giunto al culmine, arriva un sorprendente alt “Stop, resta così da adesso in poi / vestiti svelta prendi e vai / certo che so, sapevo già / ciò che avrei fatto e perché mai ahi ahi ahi”. Ahi amore crudele!


Il tema dell’amore saffico è presente anche in “Clandestine”, ma sotto un punto di vista diverso, perché qui non entra mai in gioco l’amore vero. Eccola, infatti, cantare, su una melodia sofferta e quasi sospesa, “E quando uscirai per andare ricordati io/ non ti ho amata mai / E quando vorrai anche amore dimenticherò faccia e nomi tuoi” e poi ancora “Vada come deve, sarà il più bel peccato / il corpo mio che freme, così non è mai stato / Non cambiare i giochi, funziona senza cuore / Usa mente e corpo e non ci faremo male mai”.

I rapporti personali sono ancora al centro di “Prigione di piume”, brano piuttosto elettrico e caratterizzato da immagini forti “Sentimi, se puoi / non mi serve la tua paura è solo pelle nuda e sa di verità / è il colore di cui non vuoi tingermi / è il sapore con cui non sai vivermi” e che vede la protagonista prigioniera di se stessa, vittima incompresa ma consapevole, “Resta dove sei se non sono io quel che tu vuoi / Resto dove tu non hai la forza di dipingermi diversa”.

Anche nella canzone “La ballerina”, in fondo, Rebi racconta del difficile rapporto tra una bimba e la propria mamma. I desideri e i sogni di bambina sono infranti, calpestati da un amore soffocante che la porta a cantare questi “Mamma per questo Natale lasciami essere bambina / a passi di danza sognare tu che ridi alla tua ballerina / Oh Signore è già Natale, come vorrei essere più grande / e ricordarmi di questa notte volteggiando sulle punte”, sembrerebbe quasi “il lato oscuro della luna” dell’introduttiva “Ali”.

Ma i senimenti non sono l'unico tema del disco. Ci sono infatti due brani dedicati a personaggi storici; “Caso Campana” dedicato al grande poeta fiorentino, morto dopo anni di reclusione in un manicomio, è sicuramente un altro esempio alto della grande sensibilità della Rivale nell’affrontare personaggi e situazioni difficili, spesso oggetto di controversie. Anche qui Rebi non perde mai la bussola, fino a chiudere il pezzo con “Ci hanno ucciso l’amore / e io non ho più risposte non voglio parlare / e dimentico un nome / il suo nome / il mio nome”.

L’altro brano è “Mr. Hyde”, in cui il personaggio, frutto della fantasia di Robert Louis Stevenson, è affrontato in un crescendo non solo musicale ma testuale che inizia con i versi “Vengo alla luce è un eufemismo / perché non vedo il sole mai / sono la notte ed il suo specchio / per chi mi cerca … Edward Hyde!” fino alla crudele conclusione “Che forza che musica il male / che stupro allo stomaco quello che muove / che importa se il prezzo è che devo morire / la forca è un delirio che fa dondolare / Come la notte che ritorna / non può morire … Edward Hyde” che sembra alludere a un male senza fine. Direi che è il brano in assoluto più bello dell’intero lavoro, anche se in questo disco d’esordio, nulla è lasciato al caso, comprese le due ultime canzoni “Fine corsa” e “Une blague de conscience” non ancora affrontate in questo viaggio random tra le tracce.

Fine corsa” è una breve quanto intensa riflessione personale, dal titolo molto impegnativo per una ragazza così giovane, ma penso che abbiate ormai capito il suo livello di maturità, quindi non stupitevi se vi canta “Raccolgo pesi a inchiodare i miei passi / pur di non chiedermi il cuore dov’è”.

Une blague de conscience”, curiosamente scritta in francese, ha un titolo (Uno scherzo della coscienza), che è tutto un programma e racconta di uno strano incontro con la propria coscienza che bussa alla porta poco prima che arrivi a far visita anche la morte. Credete siano temi bergmaniani, poco adatti a essere affrontati da una giovane cantautrice? Allora questo disco non fa per voi.

Ogni singolo episodio del lavoro è una storia a se stante, ben definita e circostanziata, il filo rosso che lega e annoda tutto quanto è la stessa Rebi Rivale, che ha davvero saputo mettersi a nudo per condurre l’ascoltatore nel proprio personalissimo mondo. Azzeccato quindi il titolo, un semplicissimo "Rebi Rivale", e azzeccata la copertina che la coglie, ritratta in un bel bianco e nero, seduta su un caldo e accogliente parquet mentre volge lo sguardo a uno specchio. Statene certi, quel che vi ha visto riflesso ve l’ha raccontato tutto senza alcuna remora in questa sua opera prima, senza inutili orpelli e senza nascondersi mai.

Così è, se vi pare. Signori, Rebi Rivale.

Ultimo aggiornamento: 24 -10-2011