Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.


L'artista
Il suono
L'immagine
Archivio storico A-D / E-L
Archivio M-R / S-Z
RadioBielle
 
Le BiELLE RECENSIONI
Radicanto: "Bellavia"
La musica dalla parte delle radici
di Leon Ravasi
Ascolti collegati

Radicanto
Lettere migranti

Radicanto
La corsa

Radicanto
Il mondo alla rovescia

Teresa De Sio
A sud! A sud!

Tabulé
Marie merci

Dan Moretti & Piccola Orchestra La Viola
The Journey

Crediti:
Maria Giaquinto (voce); Fabrizio Piepoli (voce, basso, chitarra acustica); Giuseppe De Trizio (chitarra classica); Adolfo La Volpe (chitarra elettrica, chitarra portoghese, bouzouki); Francesco De Palma (batteria, percussion)i;

Ospiti: Raiz; Giovanni Chiapparino (fisarmonica, darbouka, marimba, glockenspiel, programming); Vertere String Quartet: Giuseppe Amatulli - violino; Rita Paglionico - violino; Domenico Mastro - viola; Giovanna Buccarella - violoncello

Fotografie di Lorena Carbonara. Registrato, mixato e masterizzato da Massimiliano Stano @Studio Mediterrano

Testi e musica (1 - rielaborazione Giuseppe De Trizio/Pasquale Piepoli, 2 Giuseppe De Trizio/Maria Giaquinto, 3 trad. poema di Rabbi Shalom Shabazi. 4. Giuseppe De Trizio/Maria Giaquinto, 5 Giuseppe De Trizio/Pasquale Piepoli, 6. Giuseppe De Trizio, 7 Trad. Vincenzo Granella/Giuseppe De Trizio, 8 Enzo Del Re, 9. Giuseppe De Vittorio, 10 Giuseppe De Trizio/Teresa De Sio, 11. rielab. Maria Giaquinto/Pasquale Piepoli, 12. Giuseppe De Trizio).

Su Bielle
Ascolti: "Soni a battenti"

Sul web
Sito ufficiale
MySpace


Radicanto
"Bellavia"

Cdm III Millennio / Edel - 2011
Nei negozi di dischi
e sul sito

Tracklist

01 Mia Yrmana Fremosa
02

Spose al vento

03 Im Nin'Alu
04 La ragazza
05 Tempo d'amore
06 La città è lontana
07 Le penne/ Lettere
08 U cand du navgand
09 Soni a battenti
10 Non scappare
11 La Filugnana
12 Bellavia
Ed ecco un altro disco di grande valore che arriva a scaldare il cuore di questo Natale (e anche qualche mese precedente. Si sa che la velocità nelle recensioni non è la prerogativa di Bielle). Giuseppe De Trizio e Fabrizio Piepoli hanno questa creatura, i Radicanto, da cui si dipartono diecimila torrentelli carsici che scompaiono e che ritornano, che lasciano tracce di sé e che poi spariscono.

Sono ormai quindici anni (dal 1996) che i Radicanto sono in cammino, attraverso sette album, quanto mai diversi tra loro. Il primo, che non ho mai sentito, risale addirittura al secolo scorso (1999). La maturità espressiva è arrivata però con "Lettere migranti" del 2002. Nel 2009 sono riusciti ancora a stupire con "Il mondo alla rovescia", formazione ridotta all'osso (solo De Trizio e Piepoli, solo chitarre e mandolino). "Era il nostro album alla Nick Drake", ci suggerì Don Peppino De Trizio, uno che quando mette la mano sul fuoco per un disco è da prendere del tutto sul serio. In mezzo c'è stato di tutto: le collaborazioni con Teresa De Sio e con Raiz, la partecipazione al progetto "Craj" con Lindo Ferretti, il progetto parallelo coi Tabulé, oltre a rassegne musicali in Puglia, musiche per il cinema e per il teatro e una tendenza diffusa ad esplorare diversi territori musicali. La base,. però, ed è una base forte, resta la musica popolare: sia quella di tradizione che quella scritta da loro e che nella tradizione ci sta a meraviglia come un pesce nell'acqua.

Se si va a rovistare tra i titoli allineati nella tracklist si scoprono fonti diverse di ispirazione: "My Yermana fremosa" è una cantigas spagnola del XIII secolo, "U' cand du navgand" è una riproposizione del brano di Enzo Del Re, grande artista pugliese, morto da poco, appena dopo essere stato riscoperto dal Club Tenco. I Radicanto avevano già proposto il brano in versione molto più spoglia ne "Il mondo alla rovescia"."Soni a battenti", brano meraviglioso, tra i più belli sentiti nell'anno, tanto da rientrare nel nostro sondaggio, è in realtà una trarantella garganica di Giuseppe De Vittorio, mentre "Im Nin'Alu"è una hit della cantante israeliana Ofra Haza (che è poi la messa in musica di una poema di Rabbi Shalom Shabazi. poeta ebreo yemenita), riproposta anche nei live con Raiz. "La filugnana" è la rielaborazione di un brano sardo e, infine "Non scappare" è stata scritta da Giuseppe De Trizio con Teresa De Sio.

Il dato di assoluta rilevanza è che, nonostante la molteplicità delle fonti e delle ispirazioni (anche geografiche), il disco suona assolutamente unitario e questa è la magia più bella di cui i Radicanto ricoprono questo disco di terra e di sale. Un disco delicato, ma robusto, un album sapido e colorato, ma in grado di imporsi sempre con la dolcezza, mescolando linguaggi e strumenti, tollerando i loop (contenuti) e la programmazione, accanto alle darbouke e ai violoncelli, al bouzouki e alla marimba. Onore al merito anche a Giovanni Chiamparino che, pur non accreditato sul libretto, ha curato l'arrangiamento orchestrale di molte canzoni.

Questo disco racchiude dentro di se accanto alla chiave d’autore che da sempre caratterizza le nostre produzioni – ha dichiarato Giuseppe De Trizio a "Bari Sera" – una vocazione molto più folk mediterranea per la grande varietà di suggestioni musicali e per l’incrocio di anime che l’hanno generato. Il nostro lavoro precedente Il mondo alla rovescia era molto diverso, più asciutto e rarefatto, più poetico e scarno. Un cd che abbiamo molto amato e che è arrivato secondo al Premio Tenco. Invece Bellavia è un’opera più corale, piena di ritmo, molto più orchestrata e dal sapore di un folk più revival".

Corale è il termine ideale per questa musica che non ha confini, libera di spaziare, come ai bei vecchi tempi della scoperta della koiné mediterranea, tra le coste a nord e a sud di questo mare, tra il Medio Oriente e la Puglia, seguendo itinerari non sempre rettilinei, ma sempre uniti da un unico afflato, da un unico sentimento pan-mediterraneo: il canto dei popoli.



Però così sembra che stiamo trascurando i brani propri dei Radicanto che, invece, formano il tessuto connettivo dell'album: deliziose sono le "Spose al vento" di De Trizio e Maria Giaquinto: "Passi lenti / piedi stanchi / che avanzano / sul margine / Figlie madri / occhi grandi / che inseguono / un'altra età". E i due replicano l'accoppiata, la grazia e la poesia poco più avantri con "La ragazza": "Ombre di libellule / grano misto a polvere / Specchi d'acqua e macchine / la memoria cucina. / Passi scalzi passano / braccia nude si alzano / donne antiche pregano / Sole". E' storia di migrazioni, uguale nei secoli.

"Tempo d'amore" di De Trizio e Piepoli è molto più mossa e dalle nette ascendenze arabe, come ci ricorda un inciso in lingua ("La gente mi chiede di te amore mio / loro scrivono lettere che l'aria si porta via / E' troppo per me mettermi a cantare / quando per la prima volta amore mio / noi non siamo insieme"). "La città è lontana", del sole De Trizio è una trina di metà disco, un merletto di delicatezza assoluta: "Fra le nudità del cielo / porti il tuo vestito giallo / e nei capelli il vento / tra le labbra una promessa / persa col destino". "La penna / Lettere" è cantata all'unisono da Piepoli e da Maria Giaquinto, ma il testo, in pugliese stretto, immagino, resta misterioso a chi non è di quelle bande.

"U cand du Navgand" di Enzo Del Re, dal testo parimenti oscuro, ma dall'incedere sinuoso e ammaliante, viene proposto in una versione estesa di quasi 7 minuti (6'50") che fluisce come un lungo fiume tranquillo. Di "Soni a battenti" abbiamo già detto tutto il bene possibile: canzone solare che parla d'amore: "E gli occhi tuoi belli so li fronni d'arborelli / e gli occhi tuoi vivaci so li fronni di bambagi". "Nu letto de viole ci lu facite / li materazzi e li cuscini di seta / e li lenzoli soni arrecamati" e per raccontare questo "sona chitarra mia, soni a battenti". "Non scappare" di De Trizio e Teresa De Sio racconta una storia di clandestini in mezzo al mare. Grande canzone di impatto sociale, già presente su "Riddim a Sud", l'originale progetto della De Sio di "condivisione musicale e scambio di energie creative". Chiude, dopo "La filugnana", altro brano lungo e un po' sognante, nonostante originariamente fosse un canto della festa. Si trasforma in altro, in una sorta di preghiera notturna. in un dialogo con le stelle, in una litania senza tempo né confini. Insomma, si capisce che è bello? "Bellavia", come promesso, l'album se lo porta via. Strumentale sussurrato che invita a raccogliere i pensieri prima di un viaggio o di un bel sonno. Congedo ideale.

Chiudiamo alla grande quest'anno di luci ed ombre. Ci sono ancora dischi da ascotare e canzoni da cantare, arie da imparare, parole da ripetere e capire. Ma di sicuro "Bellavia" ci offre un viatico importante: la forza tranquilla e salda della musica popolare, anche quando l'origine si perde al di là del mare e ci ritorna dalle parole e dai suoni dei nuovi cantori. Radicanto, la musica dalla parte delle radici.


Ultimo aggiornamento: 30-12-2011