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Le BiELLE RECENSIONI
Banda Putiferio: "Il paradiso delle trottole"
Favole dedicate a chi non crede più alle favole
di Silvano Rubino
Ascolti collegati

Banda Putiferio
Attenzione uscita operai

Mannini & Barbini
Le stanze dei giochi

Ascanio Celestini
Parole sante

Marco Paolini & Mercanti di Liquore
Sputi

Gang
Dalla polvere al cielo

Yo Yo Mundi
Album rosso

Crediti: BANDA PUTIFERIO sono:
Daniele Manini: voce
Roberto Barbini: fisarmonica
Max Donna: batteria
Massimo Braga: basso
Gianfranco Tripodi: chitarra.

Banda Putiferio & autori vari,
"Il paradiso delle trottole - Storie e canzoni per bambini cresciuti",
Tunué. Editori dell'immaginario. Latina. 2010. Prefazione di Gianfranco Manfredi. Postfazione di Alberto Casiraghi.

Fumetti e illustrazioni di: Miguel Angel Martin, Gino Gavioli, Lucho Villani, Luca Enoch, Massimo Giacon, Akab, Marco Manini, Cristina Benintende, Lola Airaghi, Onofrio Catacchio, Pistrice, Otto Gabos, Davide Barzi, Danilo Loizedda, Tobin Florio.
Special guests musicali:
Roberto 'Freak' Antoni, Daniele Sepe, Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Mauro Ermanno Giovanardi, Ivano Marescotti, Bebo Storti, Fausto Amodei, Alessio Lega e tanti altri.

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Banda Putiferio
"Il paradiso delle trottole"
Libro+cd
Tunuè. Editori dell'immaginario - 2010
Sul sito

Tracklist

01. Il Dio dei sogni
02. Il grillo e la formicuzza
03. Putiferio
04. Le ragioni di una zanzara
05. Il campanile di Curon
06. La settimana di Orfeo
07. Ciro che vola
08. L’uomo che comprava tutto
09. Fui feto
10. I bambini di via Pellegrini
11. Trent’anni dopo
12. Ninna nanna del capitale
13. L’infantelenco
14. Ciuffetino

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci. “Il paradiso delle trottole” non è un disco per bambini. In realtà non è nemmeno soltanto un disco, ma qualcosa di più. Il cd è infatti allegato a un libro, un libro di fumetti. Anche se è difficile dire se è il libro che è allegato al disco, o viceversa. E già da questo si capisce che ci troviamo di fronte a un’operazione per nulla semplice, anzi.

Dicevamo, non è un disco per bambini. Non siamo dalle parti, per intenderci, dell’operazione fatta da Sulutumana con “La storia cominciò”, che è un disco per bambini godibilissimo anche dagli adulti, ma scritto e pensato principalmente per i più piccoli. Il sottotitolo del progetto (lo chiameremo così, d’ora in poi) chiarisce perfettamente il senso dell’operazione. Le storie e le canzoni si rivolgono ai bambini cresciuti, cioè agli adulti, andando a pescare nell’immaginario infantile, usandolo come leitmotiv, come filo conduttore, ma più spesso come fondale “fittizio” su cui operare veri e propri ribaltamenti di senso. In particolare si attinge all’immaginario di chi è stato bambino negli anni 70, crescendo poi magari a suon di letture di fumetti.

Il progetto è esplicito: avvicinare note e immagini disegnate. Ogni canzone ha la sua tavola di riferimento, affidata a una serie di autori, ciascuno con il suo stile e il suo tratto peculiare. In ogni canzone, inoltre, c’è quasi sempre un ospite, che porta il suo contributo. Questo dà l’idea della fortissima impronta corale del progetto (nota dominante della Banda, già in “Attenzione uscita operai!”, libro+cd dedicato al mondo del lavoro).

Lascio ad altri più esperti di me l’analisi della parte grafica. Non sono un esperto di fumetti, meglio che ciascuno si occupi del suo. Però va detto che i due aspetti sono inscindibili, il progetto è appunto un progetto, non un disco e non un libro, ma le due cose assieme. Tavole e note devono viaggiare assieme. Ciascuno arricchisce l’altro, gli dà corpo e sostanza. Non si può sfuggire alla complessità dell’operazione e anche della fruizion, perché essa ne è parte sostanziale. La Banda Putiferio non cerca il facile, il facile ascolto, la facile complicità. Cerca il complesso, a volte anche il disturbante, non è mai accomodante, tanto meno consolatoria, non recede quasi mai dal tono amaro e beffardo, a volte persino impietoso, con cui racconta le sue storie (e con cui guarda alla realtà). E questo è un merito, indubbiamente, ma anche un limite. Perché può accadere che una tensione sempre così alta possa stufare.

Le canzoni, dunque. Divise in tre atti. Il primo (dopo i “titoli di testa” enunciati da Ivano Marescotti) è dedicato agli Insetti. “Il grillo e la formicuzza”, è una filastrocca popolare di cui la Banda mette in luce tutta l’intrinseca crudeltà, come spesso accade nelle fiabe più autenticamente popolari. “Putiferio”, è una sorta di canzone manifesto, sigla finale del lungometraggio “Putiferio va alla guerra”, realizzato nel 1968 da Gino Gavioli, storia di un conflitto tra formiche, con la voce ospite di Mauro Ermanno Giovanardi. L’atto si chiude con “Le ragioni di una zanzara”, in cui la zanzara (con la voce ospite di Isa) rivendica la sua eleganza confrontata alla sciatteria sudaticcia dell’essere umano.

Il secondo atto fa spazio alle “Fiabe sonore”. E qua si scopre che le favole della Banda sono favole molto reali, impastate di realtà, di satira sociale senza sconti. “Il campanile di Curon” racconta (con la partecipazione di Bebo Storti e del sax di Daniele Sepe) in forma di filastrocca la storia vera di Curon, paese della Val Venosta sommerso dal lago in nome del progresso e della “prosperità economica”.
La settimana di Orfeo” è un’angosciante messa in musica della routine lavorativa, mentre “Ciro che vola” (con la collaborazione alla scrittura e alla voce di Lorenzo Monguzzi dei Mercanti di Liquore) è un surreale apologo sulla ricerca di libertà, un omaggio alle canzoni di Cochi e Renato (quasi citati nel verso “si gode il panorama sottostante” eco di “lo lancia sul mercato sottostante” de “La canzone intelligente”). Infine “L'uomo che comprava tutto”, ispirata a Gianni Rodari, fiaba in versi sul consumismo sfrenato.

Il terzo e ultimo atto, “Bambini cresciuti”, si apre con un monologo di quello strano fenomeno teatrale che risponde al nome di Antonio Rezza: “Fui feto”, disturbante, crudo, paradossale. “I bambini di via Pellegrini” è uno squarcio di neoralismo, ambientato negli anni 70 nella periferia degradata di Monza, dove di favole consolatorie non sapevano che farsene (il fumetto che accompagna la canzone, di Marco Manini, si conclude emblematicamente con il ragazzino protagonista che vende la sua collezione di Topolino per comprarsene una di Alan Ford: “Si diceva che lì i personaggi morivano per davvero. Mica topi e paperi...”). A non lasciare equivoci sulla volontà di ribaltamento totale della capacità consolatoria delle fiabe ci pensa Freak Antoni nella canzone successiva, “Trent'anni dopo”, dove Biancaneve, Pinocchio, la Bella addormentata e tutti gli altri condividono miseri destini da poveri cristi nel prosieguo delle loro vite. “Ninna nanna del capitale” è una bellissima cover di Fausto Amodei, incredibilmente attuale (ospite Alessio Lega). “L'Infantelenco” è una tarantella amarissima, un elenco, appunto, di come l’infanzia, oggi, in tutto il mondo, venga sistematicamente rubata o tradita. Nuovo scarto in chiusura: dopo una canzone così disperata, si ritorna al più tipico immaginario infantile, con “Ciuffettino”, canzone tratta da una serie televisva della tv dei ragazzi di fine 70, usata come titoli di coda. Un ritorno al fiabesco quasi beffardo, perché certo non toglie l’amaro in bocca che tutto il percorso inevitabilmente lascia.

La sintesi finale la rubo a Gianfranco Manfredi, dalla sua prefazione, visto che io non saprei dire di meglio: «La sua originalità parrebbe a prima vista risiedere in un bizzarro mélange tra l'attualità più stretta (le figure del lavoro precario, ad esempio, ma più in generale l'immersione nel sociale) e un'inattualità programmatica e conclamata (il punto di vista "operaio", la stessa formazione da banda popolare, la teatralità sarcastica del canto). Tuttavia l'insieme è così fuso da non risultare estraneo, ogni ascoltatore vi può avvertire echi di una tradizione anarcoide che è poi il fil rouge della più eminente canzone d'autore italiana (la scuola genovese, con De André alla testa, quella milanese alla Strehler, Fo, Jannacci, Gaber, e quella emiliana alla Guccini, Lolli), musicalmente radicata in un genere di ballad di tradizione più francese (e letteraria) che americana (e pop rock)».

Insomma, un progetto ambizioso, sicuramente anche impegnativo. Per chi l’ha realizzato ma anche per chi lo ascolterà/leggerà. Forse, un pizzico in più di leggerezza avrebbe potuto giovargli. Ma quelli della Banda non son gente da compromessi. Bambini cresciuti, sì. Ma senza più credere alle favole.



Ultimo aggiornamento: 03-04-2011