Pilar:
"Sartoria italiana fuori catalogo" Fascino,
classe, voce e idee di chi tiene per il martedì di
Giorgio Maimone
Ascolti
collegati
Roberta Barabino
Magot
Giua
Giua
Naif
Tre civette sul comò
Patrizia Laquidara
Indirizzo portoghese
Adriana Spuria
Il mio modo di dirti le cose
Sine Nomine
Spartenza
Crediti:
Pilar (voce, coro, mani e fili di perle); Tony Canto (chitarre,
percussioni, coro su "Innestami); Giovanni Arena (Contrabbasso
e coro su "innestami); Franco Barresi (batteria, percussioni
e coro su "innestami"); Adriano Murania (viola e
violino); Alessandro Longo (violoncello); Bungaro (Chitarra
acclassica su "innestami" e cuciture a vista): VIncenzo
Cavalli (registrazione, editing, missaggi e molta pazienza);
Tony Brundo (arrangimenti e direzione archi per "Dopo
l'amore"); Aidan Zammit (arrangiamento archi per "Meduse");
ROcco Lopex (coro su "Innestami", paste di mandorla
e cannoli); Salvo D'Antoni (coro su "Innestami",
arance e passaggi in macchina); Gisella e la gastronomia Milluzzo
(cortesi e qualità e finocchietto selvatico); Signor
Luciano (sambuca e grappe).
Un
progetto scritto e pensato da Pilar e Bungaro
Testi di Pilar (tranne "Con toda palabra" di Lasha
De Sela), musiche di Bungaro (tranne "con toda palabra)
e "Il bacio prima del caffé" di Tony Canto)
Registrato tra novembre e dicembre 2010 e missato a gennaio
2011 presso il Sonoria Studio di Scordia (Ct). Masterizzato
da Fabrizio De Carolis a giugno 2011 presso Reference Studio
(Roma).
Tutte le immagini sono di Paolo Soriani "Soriansky"
Grafica e artwork: Davide Sebastian
Pilar
"Storia italiana fuori catalogo" UpArt Records - 2011 Nei negozi di dischi
e su iTunes
Tracklist
01
Passi
02
Per
tutto l'inverno
03
Ti
lascio
04
Labbra
05
Cherchez
la femme
06
Meduse
07
Geni
e alligatori
08
Casautogrill
09
Con
toda palabra
10
Innestami
11
Il
bacio prima del caffè
12
Dopo
l'amore
Pensiamola
complicata. Pensiamola sfaccettata. Pensiamo una situazione in cui
le lingue e i suoni del mondo vengano a contatto ravvicinato. Pensiamo
la complessità di una costruzione molto curata, di un abito
d'haute couture disegnato da un grande stilista.
Uno stile un po' forse demodè, ma con un'attenzione al
particolare, al dettaglio che solo la cura artigiana di un marchio
può portare a compimento. La sfilata comincia: presenta 12
abiti (più uno nascosto dietro un velo di silenzio). Sono
tutti fuori catalogo. Forse fuori categoria. Forse fuoriclasse.
Abiti-canzoni che, come in un libro di Hrabal, volteggiano sulla
testa dell'ignaro ascoltatore che non sa capire (non ancora) di
essere stato preso in un vortice magico, dove i vestiti girano e
cambiano forma, ma si adattano tutti al corpo canoro di Pilar, a
questa voce che sa delle musiche popolari e colte e ce la sa riproporre
con classe.
Per farlo al meglio Pilar si è messa al lavoro con
Bungaro, dividendosi i compiti: a lei i testi, a lui le musiche,
nel tentativo di tracciare un percorso che, parlando di una donna,
parlasse anche di un Paese, l'Italia, alle prese con un lungo inverno.
"E non puoi sapere che piacere mi abbia fatto che il mio disco,
che si apre con "Per tutto l'inverno",
sia uscito esattamente quando l'Italia ha iniziato a svegliarsi
da un lungo inverno, da un inverno troppo lungo.
Che musica fa Pilar? Una musica che parte della vocalità
e che è conscia delle canzoni di origine popolare dell'area
del mediterraneo. Non a caso sono presenti canzoni in italiano,
spragnolo e francese e per registrare il disco "con meravigliosa
lentezza" abbia scelto di andarlo a registrare in Sicilia,
a Scordia, vicino a Catania. La semplice lettura dei testi chiarisce
che molti di questi siano nati prima della musica, come poesie,
per poi essere riportati all'interno della trama musicale: è
il caso di "Ti lascio", così
ricca di anafore ed accumulazione che "tradisce" la sua
nascita letteraria: "Ti lascio / una cosa, una prosa /
una tentazione, un'occaisone / uno scampo di dolore / un ammutinamento
/ un'eutanasia preventiva / non ancora necessaria. / Mi tengo /
all'eergia, alla rara magia / alle cicatrici invisibili dell'anestesia
/ alla poesia tradotta / al sapore di legno / alla bocca di sonno
/ alla serenità di quello che sei / che ti vedo / che ti
sento / che anche da qui / mi arrivano olimpionici silenzi / battaglie
perse, specchi rotti / infiniti sprechi / Sprechi infiniti".
Oppure nella tentazione dei dodecasillabi di "Innestami":
"Ho ancora motivo a restare distante / In questo tempo
cupo e diviso / ho ancora respiri e fiati e spartenze / che non
portano ad altro che a specchi". Ma l'ascendenza poetica
non blocca l'immediatezza delle canzoni che sono e restano una grande
prova di interprete. "In fondo io nasco come interprete e lo
sono ancora. Anche se sia qui che nel mio primo disco ho scritto
anche i testi".
Ne discende una vertiginosa cavalcata tra suggestioni diverse, ma
tutte unite da un'unca passione. Si parte da "Per
tutto l'inverno" con le sue suggestioni femminili:
"come la luna tu sei grilli e silenzio lì ferma
/ che indossi un dolce far niente. / Ti guarderò a lungo
/ per tutto l'inverno / ti guarderò / ti guarderò
a lungo / per tutto l'inverno / per tutto / per tutto".
"Mi diverte scrivere al maschile - dice Pilar - ma in questo
caso, il femminile usato si riferisce anche alla luna" e mi
viene spazzata via per la seconda volta in due dischi il sottile
brivido erotico. Se "Per tutto l'inverno"
è incalzante, la successiva "Ti lascio"
è ipnotica e suggestiva, di una lentezza rarefatta: un voile
di cotone, un'organza di seta.
"Labbra" è canzone insinuante
e intensamente erotica con i sospiri che riempiono il brano, con
quell'attitudine trascinata che arrotola e sfuma le parole, al servizio
di un testo di una brillantezza luciferina: "C'è uno
spazio che avanza tra il mio e il tuo spazio / un sentire più
chiaro che si appoggia alla spalla / mi uccide con cura, mi bacia
e si scusa". E poi il lampo di genio: "il sabato sera
lo lascio a chi aspetta / di fare una fila, cercare un parcheggio
/ io tengo per il martedì". Un brano che abbiamo già
incontrato in "Anatomia femminile", la
compilation su 23 cantautrici e il corpo della donna, curata da
Michele Monina, e che già avevamo apprezzato lì come
il pezzo forte della collezione.
Cambia completamente il clima con la successiva scanzonata "Cherchez
la femme!", ritmo vagamente manoche e testo in
francese, scritto direttamente in lingua da Pilar. "Chercez
la famme, dice la canzone, è come attribuire il crimine al
maggiordomo". "C'è chi dice che le donne hanno
un sesto senso femminiel / lo chiamano sesto senso / , ma francamente
/ non è altro che intelligenza". Tanto per dire chiaramente
le cose come stanno.
"Meduse" tende di nuovo alla
rarefazione estrema, da sophisticated lady. E' stato il primo brano
composto nella collaborazione tra Bungaro e Pilar ed è stato
anche invano proposto per Sanremo. Compensibilmente. Brano troppo
d'alta classe per potere accedere la trampolino del Festival. "Meduse",
sospesa tra mito e seduzione: "Il mio orizzonte, il tuo
desiderio, / se ti guardo / è un fiato mancato, un gesto
un bacio, / dimentica un respiro in questo momento / resta con me,
/ ma la bellezza è tutto quello che sento / io so cos'è".
Ma sarebbe tutto da trascrivere! Uno dei momenti più alti
di un album che, per fortuna sua e nostra, propone quasi solo momenti
alti.
Più leggera, nel senso di lieve, è "Geni
e alligatori" che punta più sull'ironia:
"Alterate le temperature / sopra solita media stagionale
/ tengo a bada la pressione, la persuado che è tutto normale
/ che deve tenersi stretta / a qualche incoffessabile gioia / che
non può permettersi cadute di braccia, di stile, di noia.
/ Paese strano è questo / orchestra senza golfo mistico /
esercito senza guerrieri7Bandiere / curioso dna per geni e alligatori".
Volete ritrovarci un richiamo al Caimano e alla sua corte? Secondo
me siete liberissimi di farlo: leggete infatti qua. "Questi
ciarlatani, poco avvezzi alla decenza / ai congiuntivi ed al pudore",
Sembra un preciso identikit.
"Casautogrill" è una
sorta di piccolo blues urbano. "Nella mia casautogrill
/ mi mangio un'insalata / poi prosciutto di Parma / perché
è da qui che passo / nei pressi di Bologna / Bere caffè
amaro / non difficile né avaro / solo questione di abitudine
/ specie stasera se sarò a Milano". Una pausa di
leggerezza, ben scolpita e insinuata a centro album, con uno sguardo
allo swing di Ernesto Bonino e uno oltre oceano.
"Con toda palabra" è
meravigliosa! "Con toda palabra / Con toda sonrisa / Con
toda mirada / Con toda caricia / Me
acerco al agua / Bebiendo tu beso / La luz de tu cara / La luz de
tu cuerpo"
(Con ogni parola / Con tutti i sorrisi / Con
gli occhi di tutti / Con ogni carezza. / Mi avvicino l'acqua / bere
il tuo bacio / La luce del tuo volto / La luce del tuo corpo). Lhasa
De Sela, conosciuta anche come Lhasa è una cantante messicana,
morta a 37 anni lo scorso anno, per un tumore al seno. La versione
del suo brano che dà Pilar è da brivido.
"Innestami" è un altro
gioiellino che termina con un coro di tutti i partecipanti alla
registrazione: "innestami un'anima fresca / di fresco bucato
/ da mietere al sole". Un inno: alla gioia, alla amore,
alla delicatezza, alla gioia del vivere, con mille tocchi delicati
e qualche goccia di pudore. "E' nato come testo - dice ancora
Pilar - e non mi aspettavo che Bungaro lo scegliesse per farne una
canzone. Ma proprio questo mi è piaciuto: un testo complesso,
non complicato, complesso, inserito in un 6/8 da mercato rionale!"
"Il bacio prima del caffè"
è l'unico brano la cui musica non è stata scritta
di Bungaro, ma da Tony Canto. Eppure siamo completamente nello stesso
mood ispirativo. Senza leggere le note a margine è impossibile
percepire la differenza. Il testo di Pilar e la voce di Pilar creano
l'uniformità: "Resta indifendibile la tua rossa
Gauloise / amante insuperabile, mai fumata per metà".
"Dopo l'amore" chiude l'album,
completando un lotto di canzoni dagli alti valori: un brano che
risente di trame popolari (da "i pisci di lu mari" alle
"bianche mani delle madri", dalla "bocca che mastica
la menta" ai "rovi cresciuti ai lati delle strade che
tengono i frutti migliori dove nessuno può arrivare".
Una preghiera profana che si chiude con una lunga coda musicale
di ineffabile piacere. Dopo il canonico buco di silenzio di 4 minuti,
Pilar, sola voce, decide di chiudere con una nuova sorpresa: un
brano in tedesco di derivazione classica. "Solo chi conosce
la nostalgia" è uno dei testi che viene fatto cantare
alla figura di Mignon nel Wilhelm Meister, scritto da Goethe. Molti
musicisti lo hanno musicato, Pilar ha scelto la versione di Cjaikovskij.
Brividi anche dopo la fine del disco.
"Sartoria italiana fuori catalogo" è
un album non comune, che miscela linguaggi alti e tentativi popolari,
che coniuga un linguaggio poetico a una cura musicale estrema. Prodotto
artigianale, sì, ma di quell'artigianalità che crea
l'eccellenza. E se questo indica lo stato di salute del cantautorato
italiano possiamo stare tranquilli: gode di ottima e feconda salute!