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Le BiELLE RECENSIONI
Pilar: "Sartoria italiana fuori catalogo"
Fascino, classe, voce e idee di chi tiene per il martedì
di Giorgio Maimone
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Spartenza

Crediti:
Pilar (voce, coro, mani e fili di perle); Tony Canto (chitarre, percussioni, coro su "Innestami); Giovanni Arena (Contrabbasso e coro su "innestami); Franco Barresi (batteria, percussioni e coro su "innestami"); Adriano Murania (viola e violino); Alessandro Longo (violoncello); Bungaro (Chitarra acclassica su "innestami" e cuciture a vista): VIncenzo Cavalli (registrazione, editing, missaggi e molta pazienza); Tony Brundo (arrangimenti e direzione archi per "Dopo l'amore"); Aidan Zammit (arrangiamento archi per "Meduse"); ROcco Lopex (coro su "Innestami", paste di mandorla e cannoli); Salvo D'Antoni (coro su "Innestami", arance e passaggi in macchina); Gisella e la gastronomia Milluzzo (cortesi e qualità e finocchietto selvatico); Signor Luciano (sambuca e grappe).

Un progetto scritto e pensato da Pilar e Bungaro
Testi di Pilar (tranne "Con toda palabra" di Lasha De Sela), musiche di Bungaro (tranne "con toda palabra) e "Il bacio prima del caffé" di Tony Canto)
Registrato tra novembre e dicembre 2010 e missato a gennaio 2011 presso il Sonoria Studio di Scordia (Ct). Masterizzato da Fabrizio De Carolis a giugno 2011 presso Reference Studio (Roma).
Tutte le immagini sono di Paolo Soriani "Soriansky"
Grafica e artwork: Davide Sebastian

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Ascolti: "Innestami"
Intervista dal loft

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Sito ufficiale


Pilar
"Storia italiana fuori catalogo"

UpArt Records - 2011
Nei negozi di dischi
e su iTunes

Tracklist

01 Passi
02

Per tutto l'inverno

03 Ti lascio
04 Labbra
05 Cherchez la femme
06 Meduse
07 Geni e alligatori
08 Casautogrill
09 Con toda palabra
10 Innestami
11 Il bacio prima del caffè
12 Dopo l'amore
Pensiamola complicata. Pensiamola sfaccettata. Pensiamo una situazione in cui le lingue e i suoni del mondo vengano a contatto ravvicinato. Pensiamo la complessità di una costruzione molto curata, di un abito d'haute couture disegnato da un grande stilista. Uno stile un po' forse demodè, ma con un'attenzione al particolare, al dettaglio che solo la cura artigiana di un marchio può portare a compimento. La sfilata comincia: presenta 12 abiti (più uno nascosto dietro un velo di silenzio). Sono tutti fuori catalogo. Forse fuori categoria. Forse fuoriclasse. Abiti-canzoni che, come in un libro di Hrabal, volteggiano sulla testa dell'ignaro ascoltatore che non sa capire (non ancora) di essere stato preso in un vortice magico, dove i vestiti girano e cambiano forma, ma si adattano tutti al corpo canoro di Pilar, a questa voce che sa delle musiche popolari e colte e ce la sa riproporre con classe.

Per farlo al meglio Pilar si è messa al lavoro con Bungaro, dividendosi i compiti: a lei i testi, a lui le musiche, nel tentativo di tracciare un percorso che, parlando di una donna, parlasse anche di un Paese, l'Italia, alle prese con un lungo inverno. "E non puoi sapere che piacere mi abbia fatto che il mio disco, che si apre con "Per tutto l'inverno", sia uscito esattamente quando l'Italia ha iniziato a svegliarsi da un lungo inverno, da un inverno troppo lungo.

Che musica fa Pilar? Una musica che parte della vocalità e che è conscia delle canzoni di origine popolare dell'area del mediterraneo. Non a caso sono presenti canzoni in italiano, spragnolo e francese e per registrare il disco "con meravigliosa lentezza" abbia scelto di andarlo a registrare in Sicilia, a Scordia, vicino a Catania. La semplice lettura dei testi chiarisce che molti di questi siano nati prima della musica, come poesie, per poi essere riportati all'interno della trama musicale: è il caso di "Ti lascio", così ricca di anafore ed accumulazione che "tradisce" la sua nascita letteraria: "Ti lascio / una cosa, una prosa / una tentazione, un'occaisone / uno scampo di dolore / un ammutinamento / un'eutanasia preventiva / non ancora necessaria. / Mi tengo / all'eergia, alla rara magia / alle cicatrici invisibili dell'anestesia / alla poesia tradotta / al sapore di legno / alla bocca di sonno / alla serenità di quello che sei / che ti vedo / che ti sento / che anche da qui / mi arrivano olimpionici silenzi / battaglie perse, specchi rotti / infiniti sprechi / Sprechi infiniti".

Oppure nella tentazione dei dodecasillabi di "Innestami": "Ho ancora motivo a restare distante / In questo tempo cupo e diviso / ho ancora respiri e fiati e spartenze / che non portano ad altro che a specchi". Ma l'ascendenza poetica non blocca l'immediatezza delle canzoni che sono e restano una grande prova di interprete. "In fondo io nasco come interprete e lo sono ancora. Anche se sia qui che nel mio primo disco ho scritto anche i testi".

Ne discende una vertiginosa cavalcata tra suggestioni diverse, ma tutte unite da un'unca passione. Si parte da "Per tutto l'inverno" con le sue suggestioni femminili: "come la luna tu sei grilli e silenzio lì ferma / che indossi un dolce far niente. / Ti guarderò a lungo / per tutto l'inverno / ti guarderò / ti guarderò a lungo / per tutto l'inverno / per tutto / per tutto". "Mi diverte scrivere al maschile - dice Pilar - ma in questo caso, il femminile usato si riferisce anche alla luna" e mi viene spazzata via per la seconda volta in due dischi il sottile brivido erotico. Se "Per tutto l'inverno" è incalzante, la successiva "Ti lascio" è ipnotica e suggestiva, di una lentezza rarefatta: un voile di cotone, un'organza di seta.

"Labbra" è canzone insinuante e intensamente erotica con i sospiri che riempiono il brano, con quell'attitudine trascinata che arrotola e sfuma le parole, al servizio di un testo di una brillantezza luciferina: "C'è uno spazio che avanza tra il mio e il tuo spazio / un sentire più chiaro che si appoggia alla spalla / mi uccide con cura, mi bacia e si scusa". E poi il lampo di genio: "il sabato sera lo lascio a chi aspetta / di fare una fila, cercare un parcheggio / io tengo per il martedì". Un brano che abbiamo già incontrato in "Anatomia femminile", la compilation su 23 cantautrici e il corpo della donna, curata da Michele Monina, e che già avevamo apprezzato lì come il pezzo forte della collezione.



Cambia completamente il clima con la successiva scanzonata "Cherchez la femme!", ritmo vagamente manoche e testo in francese, scritto direttamente in lingua da Pilar. "Chercez la famme, dice la canzone, è come attribuire il crimine al maggiordomo". "C'è chi dice che le donne hanno un sesto senso femminiel / lo chiamano sesto senso / , ma francamente / non è altro che intelligenza". Tanto per dire chiaramente le cose come stanno.

"Meduse" tende di nuovo alla rarefazione estrema, da sophisticated lady. E' stato il primo brano composto nella collaborazione tra Bungaro e Pilar ed è stato anche invano proposto per Sanremo. Compensibilmente. Brano troppo d'alta classe per potere accedere la trampolino del Festival. "Meduse", sospesa tra mito e seduzione: "Il mio orizzonte, il tuo desiderio, / se ti guardo / è un fiato mancato, un gesto un bacio, / dimentica un respiro in questo momento / resta con me, / ma la bellezza è tutto quello che sento / io so cos'è". Ma sarebbe tutto da trascrivere! Uno dei momenti più alti di un album che, per fortuna sua e nostra, propone quasi solo momenti alti.

Più leggera, nel senso di lieve, è "Geni e alligatori" che punta più sull'ironia: "Alterate le temperature / sopra solita media stagionale / tengo a bada la pressione, la persuado che è tutto normale / che deve tenersi stretta / a qualche incoffessabile gioia / che non può permettersi cadute di braccia, di stile, di noia. / Paese strano è questo / orchestra senza golfo mistico / esercito senza guerrieri7Bandiere / curioso dna per geni e alligatori". Volete ritrovarci un richiamo al Caimano e alla sua corte? Secondo me siete liberissimi di farlo: leggete infatti qua. "Questi ciarlatani, poco avvezzi alla decenza / ai congiuntivi ed al pudore", Sembra un preciso identikit.

"Casautogrill" è una sorta di piccolo blues urbano. "Nella mia casautogrill / mi mangio un'insalata / poi prosciutto di Parma / perché è da qui che passo / nei pressi di Bologna / Bere caffè amaro / non difficile né avaro / solo questione di abitudine / specie stasera se sarò a Milano". Una pausa di leggerezza, ben scolpita e insinuata a centro album, con uno sguardo allo swing di Ernesto Bonino e uno oltre oceano.

"Con toda palabra" è meravigliosa! "Con toda palabra / Con toda sonrisa / Con toda mirada / Con toda caricia
/ Me acerco al agua / Bebiendo tu beso / La luz de tu cara / La luz de tu cuerpo" (Con ogni parola / Con tutti i sorrisi / Con gli occhi di tutti / Con ogni carezza. / Mi avvicino l'acqua / bere il tuo bacio / La luce del tuo volto / La luce del tuo corpo). Lhasa De Sela, conosciuta anche come Lhasa è una cantante messicana, morta a 37 anni lo scorso anno, per un tumore al seno. La versione del suo brano che dà Pilar è da brivido.

"Innestami" è un altro gioiellino che termina con un coro di tutti i partecipanti alla registrazione: "innestami un'anima fresca / di fresco bucato / da mietere al sole". Un inno: alla gioia, alla amore, alla delicatezza, alla gioia del vivere, con mille tocchi delicati e qualche goccia di pudore. "E' nato come testo - dice ancora Pilar - e non mi aspettavo che Bungaro lo scegliesse per farne una canzone. Ma proprio questo mi è piaciuto: un testo complesso, non complicato, complesso, inserito in un 6/8 da mercato rionale!"

"Il bacio prima del caffè" è l'unico brano la cui musica non è stata scritta di Bungaro, ma da Tony Canto. Eppure siamo completamente nello stesso mood ispirativo. Senza leggere le note a margine è impossibile percepire la differenza. Il testo di Pilar e la voce di Pilar creano l'uniformità: "Resta indifendibile la tua rossa Gauloise / amante insuperabile, mai fumata per metà". "Dopo l'amore" chiude l'album, completando un lotto di canzoni dagli alti valori: un brano che risente di trame popolari (da "i pisci di lu mari" alle "bianche mani delle madri", dalla "bocca che mastica la menta" ai "rovi cresciuti ai lati delle strade che tengono i frutti migliori dove nessuno può arrivare". Una preghiera profana che si chiude con una lunga coda musicale di ineffabile piacere. Dopo il canonico buco di silenzio di 4 minuti, Pilar, sola voce, decide di chiudere con una nuova sorpresa: un brano in tedesco di derivazione classica. "Solo chi conosce la nostalgia" è uno dei testi che viene fatto cantare alla figura di Mignon nel Wilhelm Meister, scritto da Goethe. Molti musicisti lo hanno musicato, Pilar ha scelto la versione di Cjaikovskij. Brividi anche dopo la fine del disco.

"Sartoria italiana fuori catalogo" è un album non comune, che miscela linguaggi alti e tentativi popolari, che coniuga un linguaggio poetico a una cura musicale estrema. Prodotto artigianale, sì, ma di quell'artigianalità che crea l'eccellenza. E se questo indica lo stato di salute del cantautorato italiano possiamo stare tranquilli: gode di ottima e feconda salute!


Ultimo aggiornamento: 11-12-11