Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.


 
Le BiELLE RECENSIONI
Pietro Spanò: "Il terribile suono del silenzio"
Un disco da formiche. Per non ballare un'estate sola
di Mario Bonanno
Ascolti collegati

Ugo Mazzei
;Mezzogiorno o giù di lì

Germano Bonaveri
Città invisibili

Cesare Livrizzi
Dall'altra parte del cielo

Luigi Mariano
Asincrono

Beppe Donadio
Figurine

Ennio Rega
Arrivederci Italia

Crediti:
Testi e musiche di Pietro Spanò
Produzione a arrangiamenti di Pietro Spanò
P.2011
Mixato al Sonaria Studio Rec da Vincenzo Cavalli

Pietro Spanò: sound programming, fisarmonica e voce
Vincenzo Mancuso: chitarra acustica in “Come avvenne il sequestro di Babbo Natale”
Salvatore Petrotto: violino in “L’immoralista”
Francesco Corso: viola in “Fu la primavera” e “L’immoralista”
Laura Benvenga: violoncello in “L’immoralista”

Il disco è stato registrato tra luglio 2009 e giugno 2011.
In copertina “Senza Titolo” 2001 – Olio su tavola dorata – Franco Battiato



Su Bielle

Sul web
Facebook
MySpace


Pietro Spanò
"Il terribile suono del silenzio"

Autoprodotto - 2011
via mail

 

Tracklist

01 10 sosia che si pentono
02 Notte di quasi Natale
03 Fu la primavera
04 Come avvenne il sequestro di Babbo Natale (Notte di Natale 2008)
05 Vietato
06 Dolore di artista
07 Un meritato esotico riposo
08 L'immoralista
Questo disco non si esaurisce al primo ascolto. Non foss’altro perché è affollato come un tram all’ora di punta: di simboli, evocazioni, richiami, immagini retoriche. Per cui se uno ha ancora capacità e orecchie per intendere ci passa del tempo, lo sente e lo risente.

Senza contare il titolo di chiara estrazione simon-garfunkeliana, si evocano - in zona De Gregori - babbi natali, metafore cristologiche, “elettricità”, “vino e pane”, notti “di quasi Natale”. Ci sono pure un “giudice” e gli “umili” di marca De Andrè, un “diavolo rosso” che, in traslato, potrebbe rimandare a una canzone di Paolo Conte.

Sul fatto che “Il terribile suono del silenzio” sia un album citazionista non ci piove. Evidenti le ingerenze, anche sul fronte della musica: l’ombra lunga degregoriana-deandreiana - di nuovo - fa capolino in “chiusura” di alcune strofe, in certi climi, in certi rif di chitarra; quella del Battiato più misticheggiante (fase “E ti vengo a cercare”, per intenderci) in un paio di passaggi “sinfonici” di “L’immoralista”.

Alla luce di tutto ciò risulta legittimo dubitare se l’autore ci faccia o ci sia. Se, in altri termini, le citazioni siano omaggi voluti, oppure appigli di uno stile ancora in divenire. In sede di giudizio complessivo l’album va accolto comunque con indulgenza. Anche in forza dell’humus cantautorale dal quale attinge, risulta un cd strutturato, stratificato, liricamente oscuro, quanto basta per scampare a certa didascalia di tipo adolescenziale. Come ogni disco d’esordio che si rispetti, scaturito più per stato di necessità che per altro. Rivelatore della voglia di fare & di dire di un cantautore non furbo, non à la page, sfacciatamente all’antica (nel senso più pregnante del termine).



Tolte un paio di ingenuità formali (le ripetute rime in “mente” - lentamente/effettivamente/regolarmente della pure riuscita “Fu la Primavera”, per esempio), e una resa sonora non sempre all’altezza, l’insieme è piacevole, si lascia apprezzare.

Passando a una rapida carrellata sulle tracce: “Vietato” è un country di buona presa e di ottimo coraggio (contro un certo fariseismo religioso), “Notte di quasi Natale” la canticchi da subito, e non perché sia ruffiana; “10 sosia che si pentono” vanta buoni spunti e un titolo originale; “Come avvenne il sequestro di babbo Natale” sembra piovuta dritta da un disco anni Settanta; “Un meritato riposo” sa come suggestionare e denunciare al contempo.

In analisi lapidaria: un disco consigliato a quelli che alla canzone chiedono qualcosa di più che un motivetto scemo che li faccia ballare per una sola estate. Più o meno come succede alle cicale.



Ultimo aggiornamento: 15-09-2011