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Le BiELLE RECENSIONI
Onorato: "Sangue bianco"
Spirito e carnalità, erotismo e amore, nascita e polvere
di Lucia Carenini
Ascolti collegati

gianCarlo Onorato
Falene

Davide Tosches
Dove l'erba è alta

Baustelle
I mistici dell'Occidente

Paolo Benvegnù
Le labbra

Mauro Ermanno Giovanardi
Ho sognato troppo l'altra notte

Susanna Parigi
L'insulto delle parole

Crediti:
gianCarlo Onorato: pianoforte, chitarra elettrica Telecaster, acustica, percussioni, lastra plexiglass, organo crumar, harmonium, ritmica vocale, synth teremin, mandolino elettrico, voce
Christian Alati: chitarra elettrica, acustica synth, ebow, lapsteel, sintetizzatore, wurlitzer
Laura Balbinot: violoncello
Davide Bonfanti: ghironda elettrica
Laura Carè: voci, voce solista in 07
Andrea Cavalleri: basso
Mario Congiu: chitarra elettrica
Felice Cosmo: violino
Beppe Facchetti: batteria e percussioni
Attila Faravelli: loop percussioni
Marco Franzoni: batteria, chitarra lapsteel, pianoforte, cori
Ombretta Ghidini: voci
Davide Mahony: chitarra Stratocaster e Telecaster slide su reverbero a nastro, batteria, cembalo
Lelio Maira: batteria Gabrieel Mazzei: organo, sintetizzatore Manuela Montalbano: voci
Franci Olmi: pianoforte
Maurizio Polsinelli: pianoforte solista in 06
Christian Rainer: pianoforte, partiture archi in 10
Massimo Rumiamo: hammond
Davide Tosches: harmonium, glockenspiel, tubo corrugato
Silvio Uboldi: campioni marimba e celesta
Isabella Vimercati: voci, pianoforti
Gabriele Zamboni: fisarmonica grave
Fabio Zuffanti: wurlitzer, rhodes, mellotron, minimoog, effetti sonori radio, generatore di frequenze

Produzione artistica: gianCarlo Onorato

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Sito ufficiale

Onorato
"Sangue bianco"

Lilium/Venus - ottobre 2010
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Tracklist

01. Sasha
02. Il carnevale dei morti
03. Else lied
04. L’illusione della salvezza
05. Il tuo venire
06. Io ti battezzo
07. Elegie del sangue
08. Un ragazzo speciale
09. Il nostro fiero canto
10. Reginebambine
GianCarlo Onorato è una persona che non ha fretta. È uno dei sempre più rari artisti che badano alla loro opera piuttosto che alle dinamiche di mercato. E che producono quando hanno qualcosa da dire, non perché “bisogna”. GianCarlo Onorato lavora di cesello, cerca la parola giusta per la musica. Lima nota per nota, sillaba per sillaba. GianCarlo Onorato, infine, è un artista a 360 gradi. Non si occupa solo di canzone, ma anche di pittura, di fotografia, di poesia e di scrittura. Non c’è quindi da stupirsi che siano passati sei anni dal suo precedente lavoro discografico, Falene, a questo Sangue bianco.

Onorato
- così ha deciso di chiamarsi in questo lavoro per spostare il fuoco dalla sua persona alla collettività della band - torna con la sua scrittura raffinata, peculiare e personalissima, a tratti cupa, sicuramente al di fuori del mainstream. Le sue coordinate si collocano in un territorio dove la musica colta fa capolino; la voce è quasi recitante, le parole vanno dalla pennellata impressionistica alla visione mistica. Il tentativo sembrerebbe quello di dar vita a canzoni-installazione capaci di sublimare in un unicum tutte le sfaccettature della sua arte.

Le dieci canzoni di Sangue bianco si snocciolano lungo il percorso della vita esplorando amore ed erotismo, fecondità e aridità, sacralità e carnalità in un gioco complesso di opposti che più che essere antitetici si completano. Le liriche, perché di liriche si tratta, srotolano le spirali della metafora e si completano con arrangiamenti musicali complessi. Ogni brano ha caratteristiche particolari, realizzate dall’intervento di venticinque musicisti (fra cui Christian Alati, Mario Congiu, Attila Faravelli, Christian Rainer, Davide Tosches) alle prese con violini, violoncelli, armonium, ghironde, mellotron, wurlitzer, rhodes, pianoforti, chitarre, basso batteria e chi più ne ha più ne metta, per disegnare suoni che spaziano tra ambiguità, ombre, solitudini e desideri.

Ma le collaborazioni non si fermano alla parte musicale: il lavoro ospita infatti tre liriche di altrettante poetesse - Anna Lamberti-Bocconi, Else Lasker-Schüler e Paola De Benedictis - dando così anche una componente femminile al lavoro, perché il binomio uomo-donna era essenziale alle tematiche esplorate.

L’aspetto che colpisce maggiormente è la cura quasi maniacale con cui Onorato, partendo dal principio secondo il quale nella canzone d’autore la parola è il fulcro dell’opera, applica la stessa regola alla composizione musicale. Ne esce una canzone d’arte dove le due componenti si equivalgono, e volano alte. Le parole sono al centro dell'opera, ma la musica anche. Sangue bianco non e un disco facile, adatto a un ascolto superficiale. Richiede dedizione, la stessa attenzione che si concede a un film, a una piéce teatrale o a una mostra d'arte. Non è un lavoro ruffiano o accattivante, piuttosto un tentativo di comunicare qualcosa di profondo, di intimo, di ancestrale.

Sangue bianco si apre con le slide guitar e i glockenspiel di "Sasha", con le loro suggestioni psichedeliche che accompagnano, assieme ai tocchi ritmici del piano, un quasi-mantra di fecondazione che rimanendo all'interno di un'ottava crea un'atmosfera sfumata e mistica. Ma a dare uno scossone ci pensa subito "ll carnevale dei morti", adattamento dell'omonima poesia di Anna Lamberti-Bocconi. Ritmato, incalzante, notturno, con le chitarre elettriche, le percussioni e il basso a segnare il tempo del passaggio dalla vita alla morte e la voce, filtrata e a tratti distorta, che evoca i riti magici dei bajou nei dintorni di New Orleans o di Bahia.

In bilico tra notte e alba sta "Else lied", in cui la voce di Onorato intreccia sapientemente le parole della poetessa tedesca con gli standard "classici" della forma canzone. A modo suo, naturalmente. "L’illusione di salvezza" si ricama invece su una trama di chitarra e organo, in una sorta di sacralità profana, o di religiosità al di fuori dei canoni.

A metà dell'opera è di nuovo notte, ma è la notte del "Tuo venire", una «notte di di luce, sangue bianco, sfinimento». Una notte animale, fatta di carnalità e di beatitudine dei sensi, del corpo ansimante di una donna che si dilata verso l’assoluto.

"Io ti battezzo" (libero adattamento di una poesia di Paola De Benedictis), è una preghiera dolorosa che si appoggia su un crescendo di piano e poi su un violoncello sofferto e recita «io ti battezzo / nel nome del tuo siero del graffio sulla schiena / del tuo buco santo ti prego / ti prego torna ancora / ritornati prego torna a messa come l’arcangelo / come l’arcangelo ti parlo ascolta / inclina alla mia volta la nostra Makoraba / dove, puoi ricordare? puoi ricordare? di due facemmo uno».

Dopo "Un ragazzo speciale", con le sue lande americaneggianti e la sua steel guitar, si libra "Il nostro fiero canto", una ballata atemporale, con una melodia perfetta come gli arrangiamenti. Un’estasi che partendo da una promessa tende all’infinito, che vede la passione sciogliersi nella dolcezza, ma senza mai toccare nemmeno un’ombra di melensaggine. Gli archi e il piano si rincorrono, giocano e oscillano accompagnando gli amanti. Per sempre.

Ma la melodia degli ultimi brani è fatta a pezzi dalla una stilettata lunga 5 minuti, quella di "Reginebambine". Una solennità cupa, fatta di piano-voce-violino che marciano all’unisono come automi e che invocano «venite regine / meduse bambine / pudiche, chinate ad un servitore ciascuna una goccia / e l’acqua che voi emettete / ci ridarà il mondo e il vostro stupore la carne / d’amore / col mio sangue bianco / sentite il contatto, il vuoto colmato la mia muta voce / del cosmo che dice: venite…».

Penetrare il mondo di Onorato non è né facile né immediato, ma una volta passata la soglia, ci si trova davanti a qualcosa di unico, che va oltre alle categorie. Ascoltare per credere.

Ultimo aggiornamento: 09-03-2011