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di speranze, d'informazione, dell'uomo.
Le
BiELLE RECENSIONI
Luca
Serio & the Yonders: "Can I tell you dabòn" Dagli Appalachi
agli Appennini, il serio folk di Luca Serio di
Leon Ravasi
Ascolti
collegati
Luca Serio Bertolini
Manca la polvere da sparo
Luca Serio Bertolini
Angeli, amici e menestralli
Modena City Ramblers
Sul tetto del mondo
Davide Van De Sfroos
Yanez
La casa del vento
Articolo uno
12 corde
Il viaggio
Crediti:
Gli Yonders sono: Luca Serio Bertolini (voce, chiratta); Gianmaria
"Jambo" Iori (basso e cori); Andrea "Monchio"
Monchiari (batteria, percussioni e cori); Alessio "Alle"
Berré (violino, banjo, fisarmonica e cori).
Ospiti:
Eusbio Martinelli (tromba, trombone, trmbino ecc in "Peace
& Love buonasera", "Senza colpo ferire"
e "Fotanei e Cadorì"); Roberto Zeno (tamorre
e percusioni in "Lo scantanader di Ogreri"); Leonardo
Sgavatti (fisrmonica in Lo scantanader di Ogreri"): Juani
Canovas Gomez (voce introduttiva in "Peace & love
buonasera"); i cani, le galline e le anatre di Pippo.
In quasi tutte le tracce, anche quando non si sentono.
Testi e musiche di Luca Serio Bertolini
Registrato e mxato da Luca Serio Bertolini presso lo Yonder
Studio di San Polo d'Enza (Re)
Luca
Serio & the Yonders
"Can I tell you dabòn" Autoprodotto - 2011 Sul
web o a concerti
Tracklist
01
La
fola del tirabusson
02
Al
marangon
03
Senza
colpo ferire
04
Pace
& love buonasera
05
Fontanei
e Cadorì
06
Yonder's
song
07
Furto
con spasso
08
Al
Scantanader d'Ogreri
09
l'inveren
di noster non
10
Ora
d'aria
11
Manca
la polvere da sparo (live)
Abbiamo
già avuto occasione di dire, commentando l'ultimo disco dei
Modena City Ramblers, il primo che vede nella line up della banda
Luca Serio Bertolini, che avere in squadra uno come lui e non fargli
scrivere canzoni né farlo cantare è come avere in
squadra Messi e farlo giocare in porta. Soprattutto considerata
la fatica che fanno i Modena a scrivere canzoni nuove. Neanche finito
di parlare e ci arriva questo delizioso disco, pieno di stamina,
di Luca Serio con gli Yonders. Confermiamo tutto. Luca sa scrivere
canzoni, le sa cantare ed ha cose da dire. Tra questo disco e "Sul
tetto del mondo" dei Modena ci passa la differenza che sta
tra il Barcellona e il Pergocrema!
Ma non è né un modo di dire, né un'esagerazione.
"Sul tetto del mondo" è un disco faticoso e faticato,
che ripercorre strade note e lo fa con percorsi accidentati per
non tradire la lunga storia del gruppo e il seguito sempre fedele
dei fan che quello si aspettano e quello ricevono. Luca Serio è
molto più giovane e fresco e non ha storia alle spalle da
difendere (è solo il terzo disco, ma in pochi anni) e quindi
può permettersi anche di essere iconoclasta nel percorrere
quelle che sicuramente sono strade note. Non usciamo dal seminato
del combat folk, ma lo facciamo con un'energia e una voglia di raccontare
che non possono non conquistare.
Ne esce un disco che presenta un'aria irriverente e un attitudine
quasi bluegrass, laddove la tradizione irlandese sposa quelle degli
Appalachi: chitarre, violino, banjo, basso e batteria fanno un casino
del diavolo per stare al passo col canto e l'energia è così
tanta che è impossibile ascoltare questo pugno di canzoni
e non muovere le gambe. Album che pare suonato dal vivo, o almeno
in diretta dal tanto che è immediata la presa che fa: invece
dal vivo è solo l'ultima canzone "Manca
la polvere da sparo", dal primo disco omonimo
di Luca.. Poi, certo, ci sono anche i momenti riflessivi, che sono
molto intensi, densi, dotati di una precisa anima. E' un disco di
poco più di 40 minuti, ma è la lunghezza necessaria.
Di più sarebbe stato troppo. Così è la misura
giusta. Attenzione, sono tutte canzoni in dialetto emiliano. Senza
libretto la comprensione è quasi impossibile. L'emiliano
fa concorrenza al calabrese tra i dialetti più difficili
d'Italia. Ma il libretto, fortunatamente, nonostante questa sia
un autoproduzione, riporta tutti i testi e la loro traduzione in
italiano. "Fontanei e Cadorì"
(Fontaneto e Cadorio) e "L'inveren dei noster non"
sono le mie canzoni preferite tra i brani "lenti", così
come "Al Marangon"
(il falegname) è la più bella tra quelle "di
corsa", ma il disco è tutto da ascoltare, tanto è
privo di pause e corre dritto e liscio fino alla fine .
"Folk & Roll, Fontaneto, Reggio Emilia"
recita il sottotitolo e sarà il caso di prenderlo sul serio,
come suggerisce il nostro titoli. Luca non canta tanto per fare,
ma per raccontare storie e le sue storie sono tutte schierate. Dalla
parte giusta. Raccona storie partiiane, quando non di partigiani.
Storie di paese che parlano di piccoli artigiani, di soldati, di
una banda di sciammannati (uno sordo, uno mutilato e uno zoppo e
per giunta ubriachi), racconta degli "amici del cavatappi",
di notte di bevute e di danze sull'aia, di paesaggi campestri che
si perdono tra i boschi e le colline, fino alla lunga storia (vera)
dei due nonni partigiani.
E'
un microcosmo che si apre e che fa pensare per rapporto diretto
alle canzoni del primo Van De Sfroos, quando era un altra realtà
locale, quella della sponda sinistra del lago di Como, a diventare
protagonista di una serie di canzoni. La banda di scalcagnati
di "Furto con spasso" ricorda
le imprese del Cimino ("A prte che non si fanno le rapine
da ubriachi" dice il Maresciallo qui. E là il Finanziere
diceva "Arrendti Cimino / che te se biut e maseraà"),
mentre "La nocc", ma anche per altri aspetti "La
terza unda" ricordano "Yonder's song"
e la storia dei partigiani può ricordare "Ciamel
amuur". Due province che si toccano.
Sono tanti
gli spunti. Ne prendiamo alcuni, tradotti in italiano: "Per
i ragazzi disoccupai / i fornai e gli impiegagti / i precari e
i dottori / gli studenti ei minatori / Beviamo una bottiglia di
Lambrusco / e poi tutti a imostrare / che diveta tutto più
leggero / se siamo mezzo ubriachi" ("La
fola da tirabusson"). "Seduto, piegato
come un falcetto / pensa a rime di lambrusco / Scrive che siamo
come delle piante / che crescono per donare il loro legno. / Fra
pialle, stracci e chiodi / e un martello che non sa più
dove picchiare / Piegato dalla vecchiaia / fra colle, lime e segatura
/ scrive una canzone / che è più di un lamento"
("Al marangon").
"Riposiamo la schiena / piedi pesanti / male ai piedi
niente festa / Salame e fondi di lambrusco / figlio di un cane
o di una serva / siamo i rospi del volgo /un bacio ci può
peggiorare" ("Peace & love buonasera").
"Ograra madre di un bosco di quercia / madre dei campi
e dei contadini / figlia di un fiume che si ripara / sotto l'ombra
delle spighe di grano" ("Fontanei e
Cadorì"). "Onda che a sponda
ti risponde / la notte più profonda assomiglia a te / Negati
ubrichi, naufragati nel cielo dei dannati / per dissetare che.
/ Là dove ogni bellezza crolla / la notte si riella per
abbracciare me" ("Yonder' song").
Sono 11 canzoni che racchiudono un mondo, vivaci, intense, ricche
di sapori e soprattutto con un'aria sincera che sembra in grado
di fare la differenza. Tutto è ruspante. Dal dialetto al
folk & roll, al titolo maccheronico, ai testi sanguigni, ma
c'è la possibilità di respirare la provincia vera
e poi, come dice "Al Scandanader di Ogrèri"
nella sua unica frase (il brano è praticamente uno strumentale
da ballare) "Se non sai cosa cantare / alzati e vieni
a ballare". Balliamo, ma dabòn!