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Le BiELLE RECENSIONI
Cesare Livrizzi: "Dall'altra parte del cielo"
Luci e ombre in un disco sovrabbondante
di Mario Bonanno
Ascolti collegati

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Goccia a goccia

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La buccia del buio

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Asincrono

Crediti:
PVoce e chitarre e pianoforte in “Fino a domani”: Cesare Livrizzi
Pianoforte, chitarre e tastiere: Susanna Rienzi
Violino: Valeria Sturba
Batteria percussioni: Emanuele Tomasi
Basso: Matteo Portelli
Chitarra elettrica in “L’amante della sposa”: Sergio Zafarana

Grazie per l’amichevole partecipazione a Eugenio Colombo (sax baritono)
E Luigi Bozzolan (fisarmonica) in “Ricorda quest’inverno”

Il disco è stato registrato tra le periferie di Bologna, il verde di Formello e la calda Sicilia tra il 2010 e il 2011. Il violino di Valeria Sturba è stato registrato in presa diretta da Germano Bonaveri
Arrangiamenti e missaggio: Susanna Rienzi. Mastering: Matteo Portelli
Foto delle copertine: Germano Bonaveri. Grafica: Emanuele Tomasi
Ufficio stampa a cura di X-Beat – Fabio Lauteri fabio@x-beat.it

www.zonedimusica.com info@zonedimusica.com

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Cesare Livrizzi
"Dall'altra parte del cielo"

Zone di musica - 2011
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Tracklist

01 Ricorda questo inverno
02 Valzer di confine
03 Dall'altra parte del cielo
04 Partenze
05 Macabro blues
06 L'amante della sposa
07 Ogni sorso in più
08 La luna e le mosche
09 Ombre
10 Stelle d'agosto
11 Fino a domani
I dischi d’esordio sono come certi panini di McDonald’s. C’è dentro di tutto un po’, alla faccia della morigeratezza, sempre auspicabile: buone intenzioni e ingenuità, audacia e reminiscenze poetiche di stampo liceale (leggi cadute di forma), scimmiottamenti illustri e spunti personali, all’insegna dell’hai visto mai possa giovare come biglietto da visita per la discografia che conta (ma conta ancora?).

Salvo eccezioni, così è stato e sempre sarà. Se ne faccia una ragione Cesare Livrizzi che, stando all’ascolto del suo “Dall’altra parte del cielo”, ha ancora diverse cose da mettere a fuoco (a cominciare dalla malizia: un numero eccessivo di dediche personali, per esempio, sanno tanto da neofita che, insomma, ce l’ha fatta), ma il passo è spigliato e - discografici permettendo - il cantautore si farà.

Quello che mi è piaciuto di questo cd luci-ombre per sovrabbondanza argomentativa, è la cifra stilistica di alcune tracce (“Ombre”, “Stelle d’Agosto”, “Fino a domani”), tenute a distanza da didascalie e/o sbrodolamenti sentimentali vari. La scrittura di Livrizzi, sebbene da smussare in certe ridondanze (“La luna e la mosca”), è capace quasi sempre di evocare, gioca col non-detto, non imbocca l’ascoltatore, e quando approda a climi sociali (“Dall’altra parte del cielo”, “Macabro Blues”) dribbla la retorica, affidandosi al fioretto piuttosto che alla sciabola.




Poi ci sarebbe la veste musicale (frutto della collaborazione con Susanna Rienzi, produttrice, nonché pianoforte-chitarre-tastiera nel cd), che maneggia con cura stili diversi - folk, rock, elettronica, musica da camera, un tantino, ma proprio ino ino, di cantautorato classico - senza fronzoli, prevaricazioni, compiacimenti fine a se stessi.

Si sente, insomma, che il sound è figlio di lavoro certosino & genuino e, per ciò, tanto di cappello (e di rispetto) al cantautore novizio, che si affaccia sul piano sdrucciolo della scena musicale, senza la scorciatoia demente della pop-music. Ai lati irrisolti del cd ho già accennato.

Mi sembrano, peraltro, bene riassunti (senza volerlo) dallo stesso Livrizzi, quando dichiara: “Dall'altra parte del cielo immaginiamo che possa esserci di tutto. I sogni, i pensieri rimasti in sospeso e non comunicati, la disillusione, la divinità, l'espansione progressiva dell'universo. Sono questi i temi affrontati nelle tracce del disco...Un uomo che dirige il suo sguardo lontano, cercando un appiglio in qualcosa o in qualcuno, che sia l'amore, una fede passeggera, una luna per nulla romantica entro i confini di questo mondo, un dio imperscrutabile”.

Traducendo, in forma pragmatica: troppa grazia per un disco solo. Un maggiore continenza di temi avrebbe conferito al lavoro maggiore omogeneità. Forse anche quel pizzico di “cattiveria” in più che mi aspettavo al cospetto della copertina (ma questo è un mio vizio, da imbrattacarte ostinato- militante): come tradurre altrimenti quel cipiglio da giovane sopravvissuto alle macerie della metropoli, alias della civiltà? Sfumature. Che, col tempo e nel tempo, Livrizzi potrebbe riuscire a definire meglio. Così come l’ambito cantautorale di riferimento per le sue ballate.


Ultimo aggiornamento: 20-08-2011